Lombardi in Svizzera, svizzeri in Padania

di STEFANIA PIAZZO

Giovanni Moretti, delegato per il Canton Ticino per la Camera di commercio italiana in Svizzera, e consulente della Cna di Como, guarda con attenzione ma senza troppi entusiasmi al viaggio oltrefrontiera di centinaia di imprese comasche a Chiasso.

Dr. Moretti, di recente centinaia di aziende comasche e del nord si sono spostate nel comune del Ticino per intraprendere una nuova avventura. E’ questa la strada giusta per uscire dalla crisi?

“Noi commettiamo un errore pacchiano, facciamo l’equazione: Svizzera uguale Ticino, per la questione della lingua. Non ci rendiamo conto che la Svizzera è un grande mercato, ma il Ticino è in proporzione il 5% di quel mercato”.

Quindi è sbagliato rivolgersi ad un mercato parziale?

“Creiamo contraddizioni. L’interesse eccessivo crea uno squilibrio nei rapporti economici tra Italia e Ticino e crea una reazione di difesa da parte degli elvetici verso una sorta di “invasione” italiana”.

Come riequilibrare i rapporti?

“Serve una collaborazione molto stretta tra Cantone e Regione Lombardia. Altrimenti è una soluzione non di prospettiva: Chiasso ha soluzioni per uffici, ha meno spazi per trasferire la produzione. Quegli spazi semmai sono in altre realtà del Ticino, verso le Alpi”.

L’alternativa proposta dalla Camera di commercio italiana in Svizzera e sposata dalla Cna qual è?

“Favorire una presenza maggiore delle imprese del Ticino in Lombardia. Io sto collaborando col municipio di Chiasso: stiamo avviando uno sportello per offrire informazioni alle aziende ticinesi per accedere al mercato italiano. Entro la fine di ottobre sarà operativo e sarà gestito da un’impresa di Chiasso in convenzione col municipio. Vogliamo creare insomma una rete di imprese Ticino-Lombardia-Piemonte. Il nome del progetto è “Piloti”, sintesi infatti di Piemonte-Lombardia-Ticino”.

Collaborano di più le istituzioni svizzere o italiane?

“Il Canton Ticino è molto più attento, c’è più concretezza”.

Un consiglio agli imprenditori e ai politici comaschi?

“Abbiamo una risorsa notevole a fianco a noi, va usata nel modo giusto”.

 

https://www.dropbox.com/s/8ikf6u7q4vh5wdp/cna.mov

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5 Comments

  1. giorad says:

    Un consiglio agli imprenditori e ai politici comaschi?

    Yes: http://www.color44.org (al momento di meglio – o meno peggio – nun ne conosco).

  2. Al says:

    Le imprese del Ticino in Lombardia?
    Pura follia.
    Piuttosto in Cina; più seri e meno esosi.

  3. corrado says:

    hahahaha ma questo qui vive su Marte???
    ma quale mercato italiota? e’ finita l’Italia, kaputt, zero al quoto, ma cosa verrebbero a fare qui le aziende ticinesi?? dopo tre giorni prendono armi e bagagli e scappano.
    In Svizzera hanno istituzioni efficienti e poca burocrazia, qui dobbiamo mantenere centinaia di migliaia di terroni nei posti pubblici, quindi ci inventiamo le tasse, le gabelle, le decime, i moduli, i timbri e el autorizzazioni di decine e decine di enti.
    Ma chi credete di prendere per il culo?

  4. eridanio says:

    Lasciate perdere i delegati, i capataz, i rappresentanti anche se fossero quelli del Padreterno.
    (Mi riferisco ai consumatori di tasse e contributi, gente di istituzioni, magari a loro volta partecipate da altre istituzioni, che vivono e consumano di tasse e contributi)

    Non c’è bisogno di essere accompagnati da questa o da quella istituzione. Non cercate padrini! (cazzo).

    Andate, sceglietevi con cura uno studio professionale, contrattate il prezzo e le prestazioni.

    Fate i vostri affari senza aiutini, scorciatoie, aderenze.
    Non chiedete, usate l’understatement, non fate i ciula ne i gradassi, rendetevi conto del tipo di rispetto richiesto e adeguatevi alle usanze del padrone di casa.

    Se avete prodotti e servizi che la gente compra per la loro qualità ed utilità, avete tutto quello che serve per farvi accogliere senza mendicare.

    FATE BENE I CONTI che non costa niente e si può fare prima di impegnare le scarse risorse a disposizione.

    Se non fate cosi non sarete mai indipendenti e non sarete mai sicuri di meritare di stare sul mercato.
    Stare sul mercato non è una concessione.
    Stare sul mercato è una capacità che è valutata dai clienti giorno per giorno. Non sarebbero necessari altri giudici più severi.
    Vivere col dubbio di esistere grazie a una legge od un assetto istituzionale che non potete controllare è autoingannarsi.

    L’inganno fatale è quello di incorrere in investimenti pensando in buona fede che ne valga la pena.
    (magari perchè vale la pena al capataz)
    Quando l’economia è manipolata dallo stato fate attenzione che la buona fede oggi vale fino ad un certo punto.

  5. “accedere al mercato italiano”?! quale mercato?!

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