L’odio crescente dei giovani islamici per l’occidente

islam coltodi SERGIO BIANCHINI – Leggendo sul sussidiario l’intervista di un docente di religione islamica che parla dei sentimenti  di odio crescente  verso l’occidente dei giovani islamici ho sviluppato le considerazioni che seguono.

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2017/8/25/SCUOLA-Znagui-prof-a-Molenbeek-Belgio-i-giovani-radicalizzati-mi-chiedono-cos-e-la-gioia/779555/

Questo odio a mio parere è generato dalla profondissima frustrazione rispetto al rapporto uomo donna. Una generale delusione e frustrazione c’è anche tra i nostri giovani e forse in tutto l’occidente. Si, tutto l’occidente ha visto crollare l’illusione che l’amore uomo donna, finalmente liberato dalle storiche considerazioni economiche e parentali sul matrimonio, sarebbe stato meraviglioso e durevole.

Oggi l’occidente stesso è permeato di questa delusione sorprendente e di tutta l’instabilità emotiva ed organizzativa che ha generato.

Figuriamoci per un giovane islamico i cui genitori sono venuti sulla spinta della ricerca di maggiore benessere ma ignari dell’enorme travaglio che i loro figli avrebbero trovato perché in corso da noi.

Il rapporto uomo donna è sempre stato, ma oggi di più, struggente. Metto di seguito l’indirizzo per ascoltare una vecchia canzone di Celentano del 1964 in cui definiva il problema più importante del giovane nostrano.

 

https://www.youtube.com/watch?v=MgTKT72-rV0

 

Questo tema del rapporto uomo donna, di come si fa o non si fa oggi una famiglia, è il vero centro dello scontro di civiltà mondiale in atto. La crisi micidiale del rapporto, che permea anche l’occidente, spiega l’adesione anche di giovani europei all’integralismo islamico.

 

Il problema del diritto di famiglia nel mondo, e del futuro della famiglia nel mondo, dovrebbe essere affrontato esplicitamente e non solo con esortazioni alla comprensione reciproca o alla solidarietà tra religioni. Il  “ mondo”, cioè la cupola finanziaria e culturale mondiale dei media, oggi spinge, troppo e ignorando le diverse fasi dello sviluppo ineguale e nazionale, verso l’uniformità principalmente proprio su questo terreno della morale sessuale. La spinta su questo terreno sta diventando parossistica anche all’interno dei paesi occidentali ignorando, con un volontarismo implacabile, i diversi livelli di sviluppo psicologico emotivo ed organizzativo della natura umana reale, sia interni che internazionali.

 

Dietro il fondamentalismo islamico c’è in realtà un comune sentire sociale, organizzativo, emotivo, prevalente nei paesi più poveri, ma non più tribali come certe aree africane, proprio sul tema del rapporto uomo donna. Per la maggioranza di questi paesi e popoli che culturalmente e religiosamente si riferiscono all’islam, l’occidente appare, e forse è, come Sodoma e Gomorra.

 

Della Loggia ha spiegato che la chiesa cattolica non ha ancora metabolizzato la gigantesca trasgressione di massa rispetto alla nostra morale tradizionale avvenuta in italia negli anni 60-70. Ecco le sue parole in un articolo del 2014:

 

“è allora difficile non stupirsi del fatto…. che quando gli episcopati occidentali decidono oggi di discutere di tali argomenti…. non avvertano….che prima di un tale compito tutti loro avrebbero da gran tempo dovuto porsi forse una domanda: come è accaduto che negli ultimi decenni un ampio numero di fedeli, forse addirittura la maggioranza, non seguissero più gli indirizzi della Chiesa? Che nella propria vita quotidiana essi si discostassero non già da aspetti secondari bensì basilari del suo insegnamento? Che non accettassero più la sua concezione dell’essere umano, del rapporto tra i sessi, della trasmissione della vita? Come è accaduto che questa gigantesca impalcatura culturale che aveva tenuto il campo per secoli stia oggi di fatto sul punto di sbriciolarsi? Che proprio in questa parte del mondo storicamente cristiano, forze e tendenze estranee se non ostili al retaggio cristiano si mostrino capaci in tanti campi di prevalere, di dettare stili di vita e di pensiero? E per proseguire con le domande di fondo scritte nelle cose: è possibile che tutto quanto è accaduto e sta accadendo non implichi responsabilità di ordine, non già solo pastorale, ma principalmente intellettuale, da parte non solo della Chiesa d’Occidente e delle sue gerarchie ma del mondo cattolico nella più vasta accezione, a cominciare dai suoi esponenti intellettuali? “

Oggi il mondialismo grondando sangue ci costringe a riflettere seriamente e non con scorciatoie dirittistiche o liberistiche sulla nostra morale di ieri, di oggi e di domani. Non tutta la morale ma proprio quella relativa al sesto comandamento, quello sugli atti impuri, sull’adulterio, cioè sul divieto di fare sesso fuori dal matrimonio. Su queste cose non si può più glissare a mio parere. Intendo dire che bisogna parlarne esplicitamente non solo per linee interne alle congregazioni ma nel dibattito pubblico e in particolare su quello che riguarda  e coinvolge i giovani.

 

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3 Comments

  1. sergio bianchini says:

    Il bel commento schwefelwolt, sicuramente veritiero in tutto conferma che il centro del conflitto psicologico e culturale è il rapporto uomo donna.

  2. Schwefelwolf says:

    Senza abbandonarsi a facili “psicologismi” ritengo che quello del rapporto uomo-donna sia solo uno dei vari fattori in gioco. Le prime generazioni di immigrati islamici (mi riferisco – nello specifico – ai Turchi in Germania) erano costituite da pecorai semianalfabeti che cercavano un miglioramento delle proprie condizioni esistenziali. Per farlo erano disposti ad accettare condizioni di vita radicalemente diverse da quelle d’origine: rinuncia “identitaria” in cambio di benessere. La situazione è drasticamente mutata per le “seconde” (terze, quarte etc.) generazioni: per evidenti ragioni etnico-culturali i giovani non riescono ad integrarsi, si auto-discriminano, autoconvincendosi non solo della necessità di non integrarsi (il discorso della volpe con l’uva) ma sviluppano una “contro-identità” autogratificante: vedono i coetanei maschi come una massa di deboli, smidollati, “finocchi”, impotenti, e le femmine (europee) come “prostitute”. Sto citando testualmente le parole di un mio commilitone all’università di Amburgo, figlio di un generale turco: ma il discorso vale per tutti i giovani Turchi di seconda (terza etc.) generazione che ho conosciuto. Molti sono anche formalmente “integrati”, nel senso che hanno seguito un corso di formazione qualificante (laurea, diploma etc.) e sono quindi perfettamente inseriti in un contesto lavorativo occidentale. Ma culturalmente e comportamentalmente si chiamano fuori. Vedono il mondo occidentale come debole, effeminato, corrotto, privo di valori veri (a differenza del loro dettato islamico) – e ci disprezzano: ci disprezzano tutti, non solo le donne. Unica eccezione è costituita da una parte (minoritaria?) delle giovani turche, che si “aprono” alle coetanee tedesche e decidono (con conseguenze non di rado gravissime, persino letali) di occidentalizzarsi (abbigliamento, comportamento sessuale etc). Tutto il resto dei giovani turchi vive un contrasto esistenziale fra rifiuto della società ospite e da un malcompensato disagio individuale oggettivo: da quel contrasto nasce una risposta aggressiva, che spinge questi giovani turchi (ufficialmente molto spesso detentori di un passaporto tedesco, quindi “tedeschi” agli occhi dei mezzi d’informazione) a scrivere – ad esempio nel parco della Sternschanze, ad Amburgo, “Deutsche ‘raus” (“Fuori i Tedeschi”). È chiaro – ed inevitabile – che questo background “culturale” sia un brodo di cultura ideale per ogni tipo di reclutamento radicale – per criminalità, terrorismo, rivolta sociale, sommossa che sia. E non si dica che la mancata integrazione sia dovuta all’insufficienza degli sforzi compiuti dalla società ospite: la Germania ha investito una montagna di soldi e di impegno sociale-formativo in programmi d’integrazione. Basta leggere i libri del professor Sarazin… Tutto inutile, solo un immenso sforzo buttato al vento.

    • Vaudano says:

      Tra i nostri teenager, vedo sempre più frequentemente compagnie miste di femminucce italiote e giovani magrebini.
      Il contrario, ovviamente, è semplicemente inconcepibile.

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