L’Ocse martella la Svizzera perché non cala le braghe in materia di fisco

di GIORGIO CALABRESI

Martellare la Svizzera perché non cala le braghe a tutte le richieste avanzate dalla cosiddetta “comunità internazionale” . E’ quello che fa l’Ocse in tema di fisco, spronando il Paese rossocrociato a fare progressi in materia di scambio automatico di informazioni.Che per certi versi è una cessione di sovranità.  Il direttore della divisione per le questioni fiscali, Pascal Saint-Amans, non crede che la Confederazione possa essere tolta dalla lista dei paradisi fiscali. «Non esiste un quadro legale. La Svizzera non è ancora in grado di scambiare informazioni sulla base di una legge» ha infatti affermato ieri Saint-Amans parlando alla radio svizzero-tedesca Srf. L’Ocse non è soddisfatta degli ultimi dibattiti sul tema. Anche certe concessioni del Consiglio federale sono insufficienti, ad esempio il fatto che i clienti bancari interessati non vengano più informati a priori in caso di una procedura di assistenza amministrativa. Inoltre, ha deciso il governo, l’assistenza va concessa anche se la richiesta si basa su dati rubati.

«La Svizzera fa passi avanti, bozze di legge sono in parlamento. Ma la divisione per le questioni fiscali dell’Ocse esamina le leggi solo una volta entrate in vigore», ha spiegato Saint-Amans. L’organizzazione parigina effettua regolarmente controlli sul rispetto delle sue linee guida. Dopo l’ultimo «Peer Review» la Svizzera era stata invitata ad adottare svariate misure, come concludere un numero sufficiente di accordi sulla doppia imposizione con assistenza amministrativa in base agli standard dell’Ocse. Quest’autunno è in programma il prossimo esame. A metà agosto il Consiglio federale aveva avvertito che la Svizzera deve aspettarsi la nota peggiore qualora non accettasse gli standard richiesti. E ciò, aveva affermato, sarebbe «molto negativo per l’immagine, inoltre sussisterebbe il rischio di sanzioni».

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2 Comments

  1. Carlo De Paoli says:

    Caro Albert,
    La Svizzera è fatta così.
    Tutto passa attraverso la scelta dei cittadini elettori.
    Questa è una garanzia per quel popolo.
    L’intelligenza media di quel popolo, ma immagino che anche da noi sarebbe così, è superiore del più intelligente politico.
    Parlando con uno svizzero, alcuni mesi fa, questi mostrava incredulità per il fatto che i nostri militari fossero distribuiti ai “Quattro angoli della Terra” senza che fosse intervenuto, prima, un referendum consultivo fra la popolazione.
    Per gli svizzeri, evidentemente, è inconcepibile che i governanti trattino come “carne da cannone” i propri elettori, e datori di lavoro.
    Da noi c’è un altro clima!

  2. Albert Nextein says:

    Io penso che i politici svizzeri non vogliano farsi mettere la mordacchia da un’orda di burocrati spendaccioni e privilegiati.
    Però mi pare strano che , invece di rifiutare immediatamente le avances Ocse, la tirino per le lunghe.
    Indicano dei referendum tra le popolazioni svizzere e poi si uniformino al loro volere.
    Io sono pronto a scommettere che la gente comune svizzera spranghi ogni porta ad Ocse e unione europea.

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