Lo strafalcione del Quirinale sui Cimbri ad Asiago

mattarella

di Maurizio Dal Lago – Secondo Agatha Christie «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi fanno una prova», la prova che laggiù a Roma e lassù al Quirinale c’è una quinta colonna che attenta con sistematica perfidia all’onorabilità del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il primo indizio lo si era scoperto all’interno del discorso presidenziale del 25 aprile a Varallo Sesia. Il ghostwriter quirinalizio aveva pescato tra i discorsi di Pietro Calamandrei uno dei finali più famosi, stravolgendone però parole e senso. Così Mattarella, in una delle date “sacre” della Repubblica, si trovò a citare il grande antifascista e l’insigne maestro con parole che Calamandrei non si era mai sognato di scrivere né di pronunciare. Il secondo indizio era nascosto sempre nel discorso di Varallo, là dove l’infiltrato ha fatto dire al Presidente che il 25 aprile 1945 Pertini annunciò da radio Milano nientemeno che la fine della guerra. Una coincidenza?

Il terzo indizio lo si trova in un inciso del discorso pronunciato il 24 maggio dal Presidente della Repubblica ad Asiago per commemorare il dramma della Strafexpedition. Questa è la prova provata che lassù sul Colle vive un nemico giurato del Presidente perché gli ha fatto dire con perversa malvagità che cento anni fa, sull’Altopiano, si sono trovati in una situazione «molto difficile gli appartenenti alla minoranza etnica dei Cimbri. Erano presenti nell’area dell’Altopiano fin dal secondo secolo avanti Cristo». In questo modo l’infiltrato quirinalizio fa avallare per bocca e con l’autorità del Presidente della Repubblica un noto falso storico, vale a dire la leggenda che la minoranza “cimbra” dell’Altopiano discenda da quei Cimbri che furono sconfitti a Vercelli, ai Campi Raudii, dal console Gaio Mario nel 101 avanti Cristo. Leggenda pura, purissima invenzione, anche se longeva, perché lo sanno ormai anche i bambini che i “Cimbri” dell’Altopiano di Asiago erano solo poveri contadini tedeschi, per lo più bavaresi, venuti da queste parti in pieno Medio Evo per “svegrare” i terreni boschivi delle montagne veronesi e vicentine. Nessuna parentela, neanche alla lontana, con i Cimbri fatti a pezzi dal console Gaio Mario!

Signor Presidente, fino a quando l’infiltrato continuerà a fare danni? Lo individui in fretta, signor Presidente! Finora i colpi bassi sono stati colpi di prova: il mascalzone li ha infilati in discorsi fatti in valli un po’ sperdute e sopra altipiani bellissimi ma un po’ fuori mano. Se però tra qualche mese li nascondesse nel discorso che Lei dovrà tenere in qualche consorzio internazionale, poniamo all’Assemblea della Nazioni Unite? Vogliamo proprio rischiare l’universale sputtanamento?

 

da http://www.vvox.it/

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