Lo Statuto dei Gattopardi padani

di BRUNO DETASSISMilano 12 Febbraio 1995, Congresso Federale della Lega Nord. Con

Ogni fede ha il proprio catechismo. E anche un partito non si sottrae a quello che è l’abc delle regole da rispettare, altrimenti sarebbe l’anarchia. La questione dello statuto del Carroccio, ripetutamente strattonato dai detrattori e dai sostenitori di Tosi o di Salvini, non è altro che un passaggio di questa liturgia del rispetto formale che però diventa anche regola non scritta quando l’aria tira a favore. E poi vedremo perché. Ragionare su uno statuto, in questo momento, non è certo nevralgico e determinante per la vita di tutti i giorni, ma dietro questo tiro alla corda passa il futuro della politica, il futuro delle alleanze e del centrodestra, l’alternativa parlamentare al governo di Renzi oppure altri 20 anni di renzismo. Dove andrà Salvini e con chi, con quali e quanti patti di desistenza, con quali alleati, centralisti, fascisti, indipendentisti… lui siglerà un patto elettorale, interessa nel bene e nel male il futuro del Nord, ammesso che il Nord abbia ancora voglia di credere in qualcosa, tradito da destra e da sinistra in tutta la sua storia. E ammesso che ai politici il Nord interessi non solo come punto cardinale ma anche come terra da vendicare dopo 150 anni di centralismi.

Il punto era ed è: Tosi ha violato lo Statuto difendendo il diritto di stilare le liste dei candidati per le regionali in Veneto?

Cerchiamo di scoprirlo, statuto alla mano. Quello approvato nel corso del congresso federale di Assago che nel luglio 2012 incoronò Maroni segretario, cambiò le regole. Prima, infatti, tutto doveva passare per il cosiddetto federale. I rispettivi consigli nazionali potevano proporre ma non decidere. Ma come, si interrogavano gli artefici del nuovo corso, proprio noi che siamo federalisti non lasciamo alle regioni la possibilità di decidere chi sul territorio debba essere eletto? Ed ecco, allora, l’autonomia.

L’articolo 30 dello Statuto

Tanto che nel nuovo articolo, l’articolo  30, Le Elezioni Amministrative – si legge che “Ciascun Consiglio Nazionale potrà nominare una Commissione elettorale per la preparazione delle liste dei candidati alle elezioni amministrative. La Commissione così costituita dura in carica fino allo svolgimento delle elezioni cui fa riferimento. L’approvazione di eventuali alleanze con altre liste è di competenza del Consiglio Nazionale”.

La domanda è: perché commissariare la formazione delle liste se per statuto esiste autonomia?

L’altro punto era ed è: Tosi ha violato lo Statuto costituendo la sua fondazione Ricostruiamo il Paese?

Andiamo a riprenderci lo Statuto. Nella segreteria Bossi, era vietato il tesseramento ad associazioni diverse dalla Lega. Epica fu la sconfessione bossiana dal palco di Pontida contro un’associazione culturale varesina. Dalla segreteria Maroni in avanti, la posizione statutaria si ammorbidì. Per cominciare, che si doveva fare dei “Barbari sognanti”? Erano associazione (vietata), corrente (vietata), gruppo di amici (?)… Insomma, la questione venne risolta stabilendo che ci si poteva associare a qualcosa di diverso dalla Lega. Non c’era più il divieto in assoluto, bastava però che la Lega non ponesse veti.

Ecco infatti cosa recita lo statuto nelle disposizioni finali, punto IV:

“Il Movimento potrà stabilire intese con Associazioni esterne che perseguono obiettivi finalizzati alla realizzazione della Società Padana, della sua coscienza e della sua identità. La decisione è assunta tramite delibera del Consiglio Federale. Il Consiglio Federale stabilisce, tramite specifici regolamenti, forma e modalità delle intese a livello Nazionale e Provinciale, disciplinando nel contempo, la partecipazione dei non iscritti”.

Non è un no ma è anche un “previa autorizzazione”.

La questione Tosi come si intreccia? I “Fari” della sua fondazione “Ricostruiamo il paese” sono nati nella gestione Maroni. Non ricevettero la scomunica da parte di alcun dirigente della Lega. Furono costituiti alla luce del sole. Tanto che al palabam di Mantova il 6 ottobre 2013 c’erano alti esponenti del Carroccio. Certo, Tosi non chiese formalmente il permesso, ma era un accordo tacito, anzi, un beneplacito che l’allora segretario federale aveva concordato, senza portare la questione sul piano dell’espulsione: o noi o loro.

 

I nulla osta alle associazioni: il mandato a Giorgetti

Narrano i cronisti di alcune vicende interne, che ci furono dei precedenti avanzati in consiglio federale. Ad esempio la richiesta, alla luce dello Statuto, di una nota associazione varesina che chiese ufficialmente al federale di essere “approvata”. Narrano le fonti che l’allora segretario avrebbe rimandato al saggio Giancarlo Giorgetti di fare una proposta complessiva, per arrivare così ad una sola delibera per confermare il patto di amicizia… Ci fu mai quella delibera?

E’ così che la fondazione di Tosi si è trovata “fregata” dallo statuto e dai via libera verbali dei vertici del partito, non avendo oggi nulla di scritto e deliberato? E come mai si certifica l’incompatibilità ad un anno di distanza?

 

Il peso specifico di Tosi, oggi

Cosa può portare, oggi, fuori dalla Lega, il consenso di Tosi al centrodestra dei moderati? Perché il centrodestra dovrebbe investire su Tosi quando Salvini da solo aspira ad arrivare ad oltre il 15% nazionale? Potrebbe essere un elemento di disturbo, non c’è dubbio, ma con l’ascesa salviniana, il resto si appanna in questo momento di ubriuacatura mediatica.

L’alleanza con Silvio

Salvini sa anche di essere costretto a fare una scelta: o costruire un’alleanza con Berlusconi, ancora, se vuole puntare a vincere le elezioni per detronizzare Renzi; oppure può continuare a macinare consensi per dire, al 18%, di essere un fenomeno. O per dire, al 20%, sono amico di Dio. Ma senza andare oltre.

L’uso dello Statuto, strumentale alla battaglia politica per la leadership del centrodestra, fa anche dire a Salvini, l’indomani della detronizzazione di Tosi, queste parole: “Tosi ha fatto un ottimo lavoro, ha cambiato Verona come un calzino, per lui ci sarà posto nella lega”, “spero che non lascierà e credo che farà ancora grandi cose”. Parla così’ di Flavio Tosi il segretario della Lega, Matteo Salvini, il giorno dopo il Consiglio federale del Carroccio sul caso Veneto. Durante la trasmissione di Canale 5 “La telefonata” di Belpietro, Salvini ha però aggiunto che ora, in vista delle elezioni regionali, “c’è bisogno di tanti fatti e poche parole”: Basta litigare, non ho bisogno di gente che litiga”, ha aggiunto il leader leghista ricordando inoltre che “chi esce dalla lega poi non va da nessuna parte”.

Salvini, fa sapere di aver bisogno di tutti.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

Leave a Comment