LO STATO SQUALO TEME I COMUNI RIBELLI E LI “COMMISSARIA”

di GIANLUCA MARCHI

Quando lo Stato fa delle “porcate” le fa bene, meglio di qualunque altro. Da giorni stiamo battendo sul tasto dei soldi che il governo Monti ha deciso di “rapinare” ai Comuni virtuosi, cioè quelli che non li hanno sperperati, prosciugando in due tranche i conti presso la tesoreria comunale per trasferire i liquidi alla tesoreria statale. E chi si è visto si è visto.

Le reazioni di protesta a questo intervento a mano armata stanno cominciando a crescere, con mozioni presentate in alcuni Comuni  e anche ai Consigli regionali del Veneto e della Lombardia. Ieri, poi abbiamo dato conto dell’intervento di Domà Nunch che invitava i sindaci dell’Insubria alla disobbedienza civile, cioè ha rifiutarsi di consegnare i quattrini nelle fauci statali.

Ma  il governo Monti deve aver sospettato che questa potesse essere una reazione possibile e allora, probabilmente consigliato dai funzionari statali adusi ad ogni trucchetto, ha completato la propria schifezza totale.

Sentiamo al proposito cosa dice Matteo Luigi Bianchi (nella foto), sindaco leghista di Morazzone, probabilmente il promo amministratore ad essersi accorto della rapina: ” Sto cercando di capire esattamente le modalità del prelievo. Sembra che non ci si possa materialmente opporre perchè hanno attuato due pensate che non ti laciano scampo: non è il sindaco, né il ragioniere del comune a disporre il bonifico e quindi il trasferimento dei soldi, ma direttamente il tesoriere – cioè l’impiegato della banca in cui sono depositati i nostri soldi – il quale è responsabile del trasferimento dei quattrini. Praticamente siamo esautorati e prelevano dalla nostra banca in modo coatto; – non si può nemmeno pensare di “svuotare” la cassa anticipando soldi ai fornitori o pagando più fornitori possibili nell’immediato, perché la data di riferimento è il 24 gennaio. La Banca d’Italia, il prossimo 29 febbraio, si prenderà il 50% dei soldi che avevamo in cassa al 24 gennaio, ed il rimanente se lo prenderà ad aprile, sempre riferendosi alla liquidità presente al 24 gennaio. Quindi i Comuni hanno anche il paradossale problema di non andare in rosso! Perché, non sapendo di questa porcata inserita nel decreto liberalizzazioni, nessuno aveva potuto fare alcuna previsione. Noi ad esempio al 24 di gennaio avevamo una cassa bella corposa per le nostre dimensioni, poi abbiamo pagato stipendi e fornitori e adesso di soldi in cassa ce ne sono meno. Quindi dobbiamo stare attenti, al 29 di febbraio, di non andare in rosso altrimenti paghiamo pure gli interessi su questa operazione forzosa! Praticamente ci hanno commissariato!”.

Capite i signori di Roma (e Monti e la sua combriccola hanno imparato in fretta i trucchi del mestiere) cosa hanno messo in piedi. E i Comuni sono messi sempre più allo stretto e in particolare i più piccoli non hanno molto agio per lavorare su l’Imu come propone ad esempio il Tea Party Italia.  Cominciamo col dire che i traferimenti dello Stato per il 2012 saranno circa del 25% in meno rispetto allo scorso anno (il valore del taglio per ora è ufficioso, perché dallo Stato in fallimento, i dati veri arriveranno con calma e con comodo, e solo allora i Comuni potranno redigere i bilanci 2012 ora tutti in stand by-vergognoso.

Quindi, se un sindaco ipotizza di non toccare l’addizionale IRPEF, dovrà parzialmente compensare con l’IMU l’ammanco dei traferimenti da Roma, oltre che tenere presente che il 50% dell’IMU sulla seconda casa sarà versato allo Stato (anche qui… non è il Comune che trasferisce, ma è il cittadino che si troverà due bollettini: uno per il pagamento al Comune ed uno per lo Stato, a testimonianza della folle paura che a Roma hanno della disobbedienza dei Sindaci!).
Parallelamente, i Comuni dovranno fare anche un ragionamento sul taglio della spesa, ma per quelli virtuosi difficilmente potrà essere pari a due punti di IMU, perchè senza imposizioni avevano già tagliato il tagliabile. Per molti è difficile fare più, anche perché, come detto,  la metà dell’IMU sulla seconda casa se lo pende lo Stato e in contemporanea vengono decurtati i trasferimenti da Roma.
E a proposito di IMU,  l’imposta è chiamata “Municipale” non per nulla, con l’intento di scaricare le responsabilità sui sindaci, così trasformati in meri esattori. Veramente un bel quadretto!

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4 Comments

  1. Dan says:

    Secondo me i Sindaci hanno solo una carta in mano ma devono avere molto coraggio in merito. Ognuno di loro convoca un’assemblea generale dei cittadini (forse sarà un po’ difficile per le grandi città ma i paesi non avrebbero particolari problemi) e rende noto nella maniera più trasparente e semplice possibile lo schifo in atto dopo di che li invita a disobbedire ed a rimandare al mittente eventuali bollettini nominativamente del comune ma con l’indirizzo di roma.

    In seguito per il futuro non si rispetta più nessun patto di stabilità e si girano tutte le attività che fanno incassare il comune (comprese imu comunale e tarsu) ad enti no profit con conti in svizzera che non possono più essere toccati da alcun boiardo di stato.

  2. Mauro Cella says:

    Caro direttore… evidentemente ai Sindaci la situazione va bene così. Volendo ci si poteva opporre, ricorrendo in sede legale: magari non si arrivava a nulla ma per qualche mese il provvedimento sarebbe stato bloccato e magari si sarebbe ottenuta un pò di quella visibilità che i media si rifiutano categoricamente di dare alla vicenda.

    Anche senza opporsi si poteva informare la cittadinanza: mettere la notizia in risalto sul sito del Comune, stampare manifesti, inviare volantini… invece nulla di nulla.

    Non so se questa inattività dei Comuni sia dovuta ad ordini giunti da Roma, al menefreghismo (“tanto non sono soldi miei”), alla volontà di fare vedere che il Governo Monti non può sbagliare o semplicemente alla rassegnazione che oramai colpisce tutti gli strati della società. Certo è che questo silenzio assordante non è un buon segno.

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