Lo Stato padrone del nostro bancomat. Il fisco, arma di distruzione di massa

di ANDREA TURATIFISCOPROBLEMI

Se non è uno Stato di polizia fiscale, non lo vogliamo. Vietato pagare in contanti oltre i 999 euro, vietato tenere i soldi sul conto corrente, magari la liquidazione di una vita di lavoro, altrimenti lo Stato te li preleva per sanare il deficit della tua banca. Vietato avere diritto alla privacy sui tuoi movimenti perché il fisco se sgarri di un euro in più sul conto di manda l’accertamento. La schiavitù fiscale però trova il suo apice nella notizia di questi giorni, ovvero che  i tecnici del Governo starebbero mettendo a punto i decreti attuativi della delega fiscale da portare al prossimo Consiglio dei Ministri.

 Tra queste novità è spuntata l’ipotesi che le imprese e le partite Iva potrebbero essere costrette a pagare una sanzione che va dal 10 al 50 per cento degli importi prelevati al bancomat per il quale non sia stata fornita alcuna giustificazione all’Agenzia delle Entrate. Vuol dire dover chiedere permesso agli ispettori del fisco per prelevare i propri soldi. 

Se ad esempio    prelevo in un anno 50mila euro, il fisco che fa? 10mila me li abbuona come spese necessarie mentre le altre 40mila… me le tassa perché le considera nero, quindi un reddito non dichiarato che va punito fiscalmente. Una sentenza della Cassazione aveva  stabilito con la sentenza del 2014 numero 228 che si trattava di norma incostituzionale perché andava a colpire  il principio di ragionevolezza e di capacità contributiva. Tutti ci erano arrivati, tranne l’Agenzia delle entrate. Perché puoi prelevare ma conservare gli scontrini e dimostrare che quel prelievo era dunque necessario.

Delirio è dire poco.

 

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3 Comments

  1. LUCIANO says:

    Non è lo Stato ma chi lo ha usurpato, nel nome del popolo sovrano, che anziché fare gli interessi di chi li ha eletti proteggono i propri, quelli dei burocrati funzionali alla loro stessa esistenza e degli amici che ingrassano con le tangenti e impoveriscono le risorse del popolo stesso, vessato all’inverosimile. Questo stesso sistema ha distrutto negli ultimi trent’anni l’intero apparato produttivo e commerciale ( col fisco e la burocrazia) per favorire se stessi, banche e finanza ( e ora ne danno la colpa alla crisi economica). Certo costoro detengono il monopolio della forza pubblica ( e da ciò la loro arroganza e impunità) e si sentono intoccabili. Che cosa si può fare ? Sempre subire? Forse espatriare, ma in questo modo l’avrebbero sempre vinta loro. Qualcuno legittimava l’uso della forza, quando questa, com’è ora, serve per affrancarci.. Ma in Italia, l’unico Liberazione, legittima ed eternamente celebrata, sempre pro-domo, è quella storica che ha criminalizzato i vinti ed eletto ad eroi, non solo i morti, ma i loro ideologi, pseudo ideologi, e successori. Teniamo famiglia, vero! Ma almeno le rappresentante di categoria dovrebbero muoversi concretamente e in modo incisivo. Sinceramente non credo nella rivoluzione ghandiana.

  2. tony says:

    Ma cosa vogliono questi? Farci vivere senpre sul terrore paga qua paga la occhio a cosa prelevi quanto spendi! Va bene lascio la casa la mia attivita al governo mi danno una paghetta per vivere e il resto pensano loro anche pagare le bollette tipo paesi dell’est allepoca comunisti pensa lo stato a tutti. Zero pensieri zero stress.

    • Dan says:

      Cosa vogliono questi ? Vogliono ciò che è giusto sottrarre ad una massa di pavidi coglioni.
      Visto che proviamo piacere nel farci sodomizzare in ogni momento della giornata, questi criminali si sentono pienamente legittimati nel fare il bello ed il cattivo tempo con le nostre terga.
      Non è che manchiamo di forza: manchiamo di voglia, di volontà di reazione. Ne accenniamo mezza solo quando ci buttano in mezzo alle fiamme (vedi Quinto di Treviso che se fossero andati ad occupare delle palazzine isolate cinquecento metri più in là nessuno si sarebbe sognato di scattare). Dico sempre che gli italiani sono pecore, no siamo più simili alle rane che vengono bollite vive.
      In un paese normale con una classe imprenditoriale un minimo seria e non corrotta, genuflessa al politico mafioso di turno, sarebbe già scattata molti anni fa quando vennero introdotti gli studi di settore perchè una persona con la cultura minima necessaria a fare il conto della serva avrebbe capito già allora che qualcosa non stava filando per il verso giusto se era considerato normale lasciare che lo stato presupponesse all’origine quanto un’attività guadagnava e quindi doveva pagare di tasse.
      La domanda, l’unica, che si pongono quando studiano certe leggi è se il nostro sedere preferisce la vasellina, l’olio di semi, di palma o quello esausto dei dei motori ma ritengo con buona approssimazione che entro qualche anno sparirà anche questo dubbio.

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