Lo Stato greco è fallito. Chi sarà il prossimo?

di ALDO MOLTIFIORIgrecia

Lo Stato Greco è fallito? SI! Chi sarà il prossimo?

Sia prima del referendum, sciaguratamente voluto da Tsipras, ma soprattutto dopo il suo ancor più sciagurato esito, in Italia vi è stato un nauseabondo peana di tutta la nomenclatura quella politica, di quella cosiddetta culturale e fatto ancor più grave pure di quella industriale a favore della Grecia e di condanna dell’Europa .I più scatenati, inutile dirlo, sono stati tutti i post-comunisti, gli extra-comunisti e i catto – comunisti i quali disgraziatamente per noi lombardo – veneti sono ancora la maggioranza in tutti i gangli vitali di questo Stato che ci nega perfino il diritto di esprimerci. (Vedi la Costituzione del 1948 mai ratificata dal popolo).

A proposito  del referendum vi propongo la traduzione italiana del testo sottoposto agli elettori greci, il che vi permetterà di comprendere quanto abbia barato il governo greco: “Volete accettare la proposta di accordo, consistente di due parti. indirizzata al Governo Greco dalla Commissione Europea, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Centrale Europea il 25 giugno 2015 e consistente di due parti? Il primo documento di tale proposta è intitolato; Riforme per il completamento dell’attuale programma e oltre” e il secondo; Analisi preliminare per la sostenibilità del debito pubblico greco” .

E anche in questo conteso il Governo Greco ha barato sia perché il documento sul quale i greci sono stati chiamati a votare non era più sul tavolo del negoziato dal momento che era scaduto il 30 giugno. Ma cosa più grave il Governo Greco aveva abbandonato il tavolo negoziale quel giorno stesso senza alcuna ragione decidendo di indire un referendum con un quesito del tutto sconosciuto agli elettori. La farsa dunque si tramuta in tragedia, ma non quella di Eschilo, pure nobile e drammatica, ma in quella della “Democrazia” usata come un cavallo di Troia per espugnare l’Europa. Mentre scrivo queste note ho potuto seguire in diretta  il discorso, tanto arrogante quanto menzognero., che Tsipras ha preteso di somministrare al Parlamento  Europeo di Strasburgo.

Come  l’antico Ulisse  arringava i Troiani ad accettare il grande cavallo di legno in segno di tregua, come atto preliminare ad una lunga e duratura pace, allo stesso modo l’infido e traditore  Tsipras, quale moderno Ulisse, arringava oggi l’Europa ad accettare il suo di cavallo di Troia. Si dice che al peggio non c’è limite, ebbene Tsipras è il nuovo limite. Pensate che di fronte all’Europa ha avuto l’improntitudine di affermare che i crediti (qualcosa come 140 miliardi di €)  vantati dalla Banche nei confronti del Governo Greco non sarebbero dovuti  essere ripianati dalla BCE, ma, trasformati tout court in nuovi soldi  al popolo greco. Di più con parole tanto ambigue da far invidia allo stesso Ulisse ha sostanzialmente rilanciato la richiesta di taglio di 1/3 del debito pubblico di Atene per circa 120 miliardi di €. Spero, ma ne sono certo, che l’Europa non sia come Troia.

Niente porte aperte al letale cavallo di legno. A questi greci post-ottomani che niente hanno a che fare con l’Ellade di Leonida, di Pericle e di Temistocle, porte chiuse con la perentoria ed inderogabile richiesta di ripianare il debito contratto! Il tempo della cicala è scaduto se vuole sopravvivere deve trasformarsi in formica. Cosi Esopo oggi direbbe a Tsipras e a tutto il popolo greco. Per fortuna la replica da parte del Parlamento Europeo è stata immediata e di giusta direzione.

Semmai spiace dover constatare che anche alcuni autorevoli esponenti del mondo indipendentista hanno preso posizione a favore della Grecia e di ostracismo verso l’Europa.

Di quale Europa vogliamo parlare? Quale Europa abbiamo in testa? E come corollario alla domanda, la Grecia di Oggi è ancora  la gloriosa ed imperitura Ellade?

(1 – SEGUE)

 

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4 Commenti

  1. Pippo Gigi says:

    Il clamore e l’isteria per la Grecia in ambienti europei è difficile da capire se non in un modo: in realtà lo Stato fallito è l’Italia ma l’entità del suo debito pubblico spaventa sia i paesi europei che il mondo intero.
    Cipro e la Grecia, sono state le prove generali delle misure da imporre all’Italia, come si vede l’Italia ha appena adottato il cosiddetto “bail in” di salvataggio delle banche sperimentato a Cipro.
    Le misure imposte alla Grecia sarebbero poi state imposte anche all’Italia, in parte lo sono già, fisco, salari e pensioni. La rivolta greca ha provocato l’isteria: ci si è resi conto che è impossibile imporre lo stesso all’Italia e che quindi il crac più fragoroso della storia economica è dietro l’angolo, manca solo la volontà di ufficializzarlo.

    • aldo moltifiori says:

      Caro Pippo Lei ha lucidamente sintetizzato lo tsumani economico e politico che siprofila nel vicino orizzonte temporale. Terminata la trattazioine del caso greco affronterò con numeri adeguati anche quello italiano. La sua profezia circa il crac più fragoroso della storia economica (ma anche politica) non lontano dal vero e non è lonrtano nel tempo. Il caso Italiano è poi unico nello scenario economico mondiale anche perchè oltre 480 miliardi di € sono nella pancia degli investitori privati italiani, leggi le Banche. Miliardi che non sono disponibili oggi all’economia reale, e che lo Stato Italiano già oggi tratta come titoli perpetui. Ovvero che non saranno mai rimborsati. Con i più cordiali saluti Aldo Moltifiori.

  2. Dan says:

    Lo stato greco avrà barato in molte occasioni a cominciare dai famosi bilanci truccati però va ricordato che le truffe si fanno sempre in due: un furbo disonesto da una parte e un (presunto) mentecatto dall’altra.
    Com’è stato possibile che a Bruxelles si presentano sti tizi che portano un elenco di numeri che non rappresentano il vero e laggiù se li sono bevuti tutti quanti ?
    A quanto sembra nessuno di questi geni ha avuto la mezza idea di confrontare il bilancio dichiarato dal governo greco con la reale entità delle cose.
    Nessuno che s’è posto la domanda per tempo sulla reale sostenibilità di un sistema pensionistico pieno di escamotage, nessuno che ha verificato con una calcolatrice se era veramente sostenibile un apparato produttivo di soli 3 milioni di lavoratori privati su 20, nessuno che ha avuto l’ardire di porsi qualche dubbio se non c’erano settori malati da risistemare prima di una eventuale crisi dei mercati.
    Semplicemente questi sono arrivati e qui li hanno accettati su due piedi, la famiglia prima di tutto e del domani non v’è alcuna certezza.
    Al più, come per l’italia, si saranno limitati a far sottoscrivere al governo di allora l’acquisto di un po’ di derivati innescando di fatto ciò che poi porterà a sto attuale casino.
    Come già scrissi, qui non ce la raccontano giusta: o a bruxelles e nell’alta finanza stanno ad operare una manica di incompetenti o sono dei criminali con un piano ben preciso che non possono, non vogliono farci capire fino a metterci davanti il fatto compiuto

    • aldo moltifiori says:

      Caro Dan la risposta è molto semplice se si rifiuta la dietrologia alla greca o all’italiana. Quando nel 2001 la Grecia è stata ammessa all’Euro Club la fiducia di cui gli Stati membri beneficiavano noin ha suggerito quel controllo dei dati forniti che purtroppo a posteriori si sono rivelati invece ineludibiliu. Nell’Europa di cultura e di etica protestante la fiducia è ancora (non so per quanto tempo ancora dopo il caso greco)un valore essenziale in tutte le transazioni sia quelle pubbliche che quelle private. E, quando quella fiducia viene tradita le cose si complicano, e, come nel caso greco sfiorano il punto di non ritorno. Ora all’orizzonte vicino, come ha lucidamente rimarcato Pippo Gigi si pone un problema assai più grosso: quello Italiano. Cordiali saluti. Aldo Moltifiori.

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