Lo Stato gestisce i soldi dei contribuenti in maniera intollerabile

di ALESSANDRO MARCHI

Il liberalismo è stato sconfitto, è un dato di fatto oggettivo poiché sono le idee comunitarie, socialiste e stataliste che oggi rappresentano il pensiero dominante. Antonio Masala (nel libro “Crisi e rinascita del liberalismo classico”) analizza molto bene alcuni dei motivi per i quali il liberalismo non è riuscito a imporre il proprio punto di vista e la propria ideologia. Credo possa esser utile lasciare per il momento il passato e concentrarsi sul futuro.

Se è vero che il liberalismo ha perso molte battaglie e adesso, purtroppo, è in fin di vita, è altrettanto vero che, alla luce della situazione italiana (ed europea), le idee socialiste, interventiste, stataliste non possono che riconoscere i propri errori. Sì, è vero, è più facile dar la colpa al mercato, al capitalismo, agli appetiti insaziabili degli uomini al potere, piuttosto che riconoscere che, alla fine, il sistema socialdemocratico non si è preoccupato minimamente di tentare di limitare il potere governativo ma, anzi, ha fatto di tutto per accrescerlo. I liberali avevano avvertito che i politici avrebbero finito per distruggere tutto, che non si poteva mantenere sotto controllo l’indebitamento pubblico, “tagliare le imposte e lasciare l’attività di governo così com’è”. Pensare al lungo periodo, forse, sarebbe stato saggio.

Sicuramente nessuno riconoscerà i propri errori e nessuno riterrà opportuno rivedere le proprie teorie. La speranza, però, è che il sistema socialdemocratico italiano ‘crepi’ di indigestione: le risorse, così come “i soldi degli altri”, prima o poi finiscono e la colpa è sempre e solo di chi ha permesso che il ‘fallito’ ne controllasse troppe. Lo stato ha accesso a più di metà del lavoro dei suoi cittadini: con le tasse fornisce dei servizi, gestisce sanità, istruzione, sistema pensionistico e la giustizia, si occupa dei trasporti, delle infrastrutture e di altri aspetti di cui si è attribuita il diritto esclusivo. In teoria vorrebbe anche rendere la società ‘più giusta e più equa’ cercando di ridistribuire risorse da chi ne ha di più a chi ne ha di meno. Non considereremo gli aspetti teorici ma solo gli aspetti prettamente pratici. Ebbene lo stato gestisce, e ha gestito, i soldi dei contribuenti in modo assolutamente intollerabile. Non credo debbano essere forniti degli esempi. Semplicemente non funziona niente, nonostante le risorse spese.

Probabilmente lo stato italiano, prima o poi, imploderà e, si spera, con lui anche le disgustose idee collettivistiche e stataliste secondo le quali lo stato deve stare al di sopra dell’individuo, per gestirne denari e vita, per renderlo più libero. Ecco, i liberali devono assolutamente smascherare questa infamia nei confronti della libertà: la libertà è essenzialmente negativa, è assenza di vincoli, di imposizioni. Poi, chiaramente, alcune regole sono necessarie, ma esse devono essere norme, non comandi, devono cioè “definire alcuni attributi che ogni azione dovrebbe possedere” e non ” mirare a uno o più risultati specifici e previsti note a colui che impartisce il comando”. Uno stato che decide che cosa è meglio che io faccia del mio corpo, non è uno stato che lascia libertà all’individuo; se si esige che più della metà delle ore lavorative vada per pagare delle tasse che possono essere aumentate a discrezione del governo, si nega la libertà. Potrei fare centinaia di esempi in cui la libertà è negata, in cui lo stato usurpa il vero titolare della libertà, l’individuo.

Purtroppo non possiamo pensare che prima o poi tutto si sistemerà. Il lavoro dei liberali è appena cominciato e, sebbene ci siano diverse frange di pseudo liberali che bisogna evitare, il loro apporto alla causa della libertà individuale, della libertà dallo stato, non deve mancare. Non importa se si litiga con il panettiere o si scrivono libri di filosofia politica, i liberali, se veramente si sentono tali, devono mostrare che ci tengono alla propria indipendenza. Nel momento in cui questo marcio paese collasserà, a causa delle politiche stataliste degli ultimi sessant’anni, i liberali dovranno farsi trovare pronti, armati fino ai denti della voglia di dimostrare che i socialisti si sbagliano e solo loro, con false promesse e falsi proclami, ci hanno portato dove siamo: a combattere contro uno stato totalitario.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

3 Comments

  1. Alessandro Marchi says:

    Per liberalismo intendo essenzialmente quello austriaco che, per certi versi, andar molto d’accordo con il libertarismo à la Rothbard. Einaudi non è così interessante. Penso che ‘la libertà sempre risorge’ e, consapevole del degrado del liberalismo, della forza dello statalismo, farò il possibile per prepararle la strada, qualora intendesse tornare nella penisola italica.

  2. CARLO BUTTI says:

    Penso che il liberalismo classico, quello alla Luigi Einaudi, per intenderci, nonostante il suo rispettabile blasone, sia destinato a diventare un relitto del tempo che fu, a meno che non cambi pelle calandosi nelle istanze libertarie; le quali a loro volta, se non vogliono rimanere innocua protesta (sia pur fondata su ineccepibili diagnosi), devono sapersi tradurre in programmi operativi; ma qui io vedo solo nebbia, molta nebbia…

  3. Albert Nextein says:

    I liberali in italia, il partito liberale sostanzialmente, sono sempre stati identificati come il partito dei padroni.
    La moda catto-socialista li ha lentamente demoliti.
    Una notevole colpa l’hanno avuta i vari dirigenti che seguirono Malagodi, Bozzi in testa.
    Quelli ancor successivi hanno addirittura contribuito allo sfascio generale e taluni sono finiti in processi e in galera.

    Il pensiero liberale non se lo fila più nessuno.
    I liberali erano e restano un gruppo alquanto ristretto di persone.

    Una buona fetta di liberali si trasformò in radicali che di libertario avevano qualcosa inizialmente, ma che ora si sono completamente imbastarditi grazie al padre-padrone Pannella. Una specie di saturno che si nutre dei figli che non lo abbandonano in tempo.

    Direi proprio che il futuro per i liberali non sia roseo.
    Forse saranno gli eventi a far aprire gli occhi alla gente comune che, in braghe di tela, dovrà far riferimento a sistemi alternativi di vita e di resistenza nei confronti di un sistema di potere come l’attuale che è fondato su costituzione e leggi illiberali, liberticide e catto-socialiste.

    Ma quanto tempo, quanta informazione, quanti esempi saranno necessari per fornire l’input sufficiente?
    Quanto in basso si dovrà giungere affinché l’opportunismo autolesionista e furbesco del 98% degli abitanti peninsulari sia sostituito da comportamenti degni di gente libera e che si vuol fare rispettare ?

    I liberali, se oggi si chiede in giro, sono degli sconosciuti.
    Le idee liberali, e quelle libertarie, suonano alle orecchie della gente come eccentriche, irrealizzabili.

    Ecco allora che i liberali, quelli che non vogliono più subire, devono attuare autonomamente azioni di protesta ed esemplari.
    Al contempo preparandosi per lasciare la penisola e l’unione europea.

    Esistono , infatti, i liberali che si illudono e che vorrebbero resistere.
    Io temo che costoro non abbiano ben chiaro un detto di coloro che conoscono la vita pragmaticamente.
    Al peggio non c’è limite.
    Questa è la strada segnata per l’italia.
    La strada del peggio.

Leave a Comment