Lo Stato che usò le ossa dei caduti per la Patria per farne fosfati è sempre lo stesso: potere camuffato da “ideali”

guerra2di ENZO TRENTIN

«L‘idealismo è la nobile toga con cui i signori della politica avvolgono la propria ansia di potere.» Lo scrisse Aldous Leonard Huxley che è stato uno scrittore britannico (scomparso nel 1963) famoso per i suoi romanzi, saggi, poesie e racconti di viaggio.

«Grazie a Matteo Renzi si stanno creando le condizioni per la crescita economica, la fiducia nel futuro e l’Italia ritrova una credibilità internazionale che ci rende orgogliosi di essere italiani.»  A parlare, il 13/04/2015, è l’ex deputato M5s Alessio Tacconi. Eletto a Montecitorio con le liste del duo Grilllo-Casaleggio, Tacconi ha lasciato dopo meno di un anno i grillini. [http://www.huffingtonpost.it/2015/04/13/tacconi-ex-m5s-renzi-_n_7053874.html ]

Non bastasse è lo stesso Premier a sproloquiare il 9/11/2015: «Basta con chi vuole solo insultare e bloccare il Paese, noi rimettiamo l’Italia al suo posto nel mondo.» Lo ha detto a margine di una cerimonia nella capitale dell’Arabia Saudita e prosegue: «È molto significativo che l’Italia sia vista come un Paese non solo dove andare a fare una vacanza ogni tanto […] Lo sforzo del governo è quello di rimettere l’Italia nel suo posto nel mondo.» [http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2015/11/09/renzi-riyad-ora-basta-con-chi-vuole-bloccare-italia_RJoxp8tI2nbNP3y2S2dVSO.html ] Naturalmente chiunque ha diritto ad sostenere le proprie opinioni. Ciò nonostante Giulio Cesare aveva già messo in guardia i suoi stessi epigoni: «Gli uomini credono volentieri in ciò che desiderano sia vero

Dopo queste premesse vediamo cosa si dice dell’Italia a partire da quella che gli agiografi di regime – ovvero coloro che elaborano la storia arricchendola di elementi favolosi o leggendari a scopo celebrativo -, e consideriamo la questione a partire dalla quarta guerra di indipendenza – che è uno dei nomi dati all’intervento italiano nella prima guerra mondiale – in un’ottica storiografica che individua in quest’ultima la conclusione del Risorgimento e dell’Unità d’Italia.

Iniziamo con il citare alcune raccapriccianti testimonianze: «Mentre ogni paese si mobilitava per innalzare un monumento ai propri caduti, – degli operai raccoglievano dagli altipiani, dal Carso, le ossa dei Caduti per lo sfruttamento industriale della fabbricazione dei fosfati – » (il Risorgimento, 22-23 febbraio 1922, nr. 4 di Bruno Pederoda, Cappellano insieme ai soldati sul Grappa)

«Se il Genio militare aveva rischiato una pessima fama per gli intrallazzi compiuti da alcuni dei suoi ufficiali ed ex ufficiali impegnati nella ricostruzione, la Sanità Militare rischiò invece di macchiarsi di infamia, per l’odiosa speculazione introdotta da non pochi dei suoi nell’opera di riesumazione, trasporto e ricomposizione delle salme dei caduti. La tecnica del malaffare non differisce gran che tra l’una e l’altra delle Armi: in entrambi i casi ci si imbatte in qualcuno che depone le spalline per darsi al mercato e in qualche altro che invece le conserva per dargli man forte e poi dividere gli utili. La voce di infami speculazioni sui cadaveri era presto circolata; scrivendone a poco meno di tre anni dalla cessazione del conflitto, il giornalista vorrebbe far credere il malaffare ‘un ricordo’, legato al comportamento di imprese civili “che ebbero cura delle salme di caduti in guerra” (…) in quanto fu da qualcuna di queste speculato sui grandi eroi della Patria, dividendo una salma in più parti, per far figurare un maggior numero di morti.» (il Risorgimento, 16 giugno 1921, nr. 142 di Bruno Pederoda Cappellano insieme ai soldati, sul Grappa).

«Va osservato, però, che la certezza dell’esistenza del losco affare si ebbe solo dopo un’interrogazione parlamentare e che la conferma dell’orrenda verità venne per bocca del Ministro della Guerra. L’indegno traffico si svolgeva in parecchi cimiteri, ma in modo particolare in quelli del Grappa.» [http://venetostoria.com/2015/11/09/il-commercio-delle-ossa-dei-caduti-della-grande-guerra/]

Se la Grande Guerra appare lontana un secolo, ecco la voce di alcune note personalità che fino al 8 settembre 1943 stavano dalla parte dei nemici dell’Italia. Il resto sono solo chiacchiere da salotto, ed anche i lettori hanno il diritto di crearsi una propria opinione:

  1. «...penso che l’armistizio di Badoglio sia stato il più grande tradimento della storia…» (Dalle “Memorie” del Field Marshal Bernard Law Montgomery)
  2. «…la resa dell’Italia fu uno sporco affare. Tutte la nazioni elencano nella loro storia guerre vinte e guerre perse, ma l’Italia è la sola ad aver perduto questa guerra con disonore, salvato solo in parte dal sacrificio dei combattenti della RSI…» (da “Diario di Guerra” di Dwight “Ike” Eisenhower, Comandante supremo delle Forze USA nello scacchiere europeo)
  3. «Certamente non mi garba l’idea che questi ex nemici mutino opinione quando sanno che stanno per essere battuti e passino dalla nostra parte per ottenere d’essere aiutati a mantenere il potere politico.» (Harry Hopkins, consigliere del presidentre USA Franklin Delano Roosevelt)
  4. «…il fatto è che il Governo italiano decise di capitolare non perché si vide incapace di offrire ulteriore resistenza ma perché era venuto, come in passato, il momento di saltare dalla parte del vincitore…» (da “Le armate alleate in Italia” del Field Marshal Harold Alexander)
  5. «…l’Italia fu fedele al suo carattere di sciacallo internazionale, sempre in cerca di compenso per i suoi tradimenti…» (da “Storia della diplomazia” di Vladimir Petrovič Potëmkin, ambasciatore sovietico a Roma. Mussolini e l’ambasciatore Potemkin avevano firmano il trattato di non aggressione e neutralità, a Palazzo Venezia, il 2/09/1933).

Qualche ben pensante dirà: «ma sono cose lontane nel tempo, oggi l’Italia si comporta assai diversamente, nel contesto internazionale.» Ai lettori l’ardua sentenza:

Il 24 marzo 1999, poco dopo le ore 20, i bombardieri NATO colpivano i primi obiettivi Serbi a Pristina, Pogdorica e alla periferia di Belgrado. Cominciò così la guerra del Kosovo.

[http://www.massimodalema.it/doc/16361/kosovo-fu-un-errore-bombardare-belgrado.htm ] Per la seconda volta dal 1945 – la prima era stata la Guerra del Golfo nel 1991 – l’Italia partecipò con propri mezzi e truppe a una operazione militare offensiva. E lo fece per decisione di un governo di centrosinistra guidato da Massimo D’Alema, insediatosi nell’ottobre del 1998, quando lo scenario di un conflitto armato era già un’ipotesi concreta. E ciò con una interpretazione alquanto disinvolta dell’Art. 11 della Costituzione: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».

La guerra di Silvio Berlusconi, invece, comincia il 25 aprile 2011 dopo quarantotto ore di silenzio e alla vigilia di un delicato vertice a Roma con il presidente francese Nicolas Sarkozy. [http://www.ilfoglio.it/articoli/2011/05/07/perche-litalia-oggi-bombarda-la-libia___1-v-108987-rubriche_c133.htm ] Berlusconi sa bene di andare incontro – sul fronte interno – a una possibile crisi di nervi della Lega, sa pure che il passato coloniale italiano suggerirebbe una maggiore flemma, così come è avvertito della cogenza del trattato di amicizia da lui stesso stipulato con il colonnello libico Muammar Gheddafi.

Ai persistenti benpensanti non resta che riflettere su quanto scrive il quotidiano on line “affaritaliani.it del 10 gennaio 2014, che titola: I cittadini italiani non esistono. Altro che Unità… La verità nei geni [http://www.affaritaliani.it/roma/i-cittadini-italiani-non-esistono-altro-che-unit-la-verit-nei-geni-10012014.html ] l’articolo ci informa su una ricerca dell’Università di Roma, La Sapienza: «Ha analizzato il Dna di 57 popolazioni locali e scopre che la differenza di “patrimonio” tra un sardo e un abitante delle Alpi è maggiore di quella tra un ungherese e un portoghese, distanti migliaia di chilometri. E che il ceppo italico non esiste: lo Stivale è da sempre un porto di mare per le genti. Gli effetti del Risorgimento e del Paese unito non si vedono ancora nella popolazione. La nostra struttura genetica è figlia del Medioevo. Altro che Unità d’Italia. A leggere il Dna degli italiani, sembra quasi che il Risorgimento non ci sia mai stato e che Garibaldi e i suoi Mille, girando per le campagne abbiamo fatto più un passeggiata che una conquista.

John Stuart Mill (1806–1873) è stato uno dei massimi esponenti del liberalismo e dell’utilitarismo. Riteneva che solo le leggi di produzione fossero leggi naturali, e quindi immutabili, mentre considerava le leggi di distribuzione come una fenomenologia etico-politica, determinate da ragioni sociali e, quindi, modificabili. Scrisse tra l’altro: «una persona con un ideale ha la stessa forza di novantanove che hanno solo interessi»

Preso atto di tutto ciò, esistono numerosi diritti morali a secedere, benché alcuni argomenti pro secessione non siano del tutto accettabili a livello internazionale (inclusi quelli basati sul consenso e sulla pura autodeterminazione). Nondimeno vi sono varie considerazioni che, complessivamente considerate, costituiscono un valido supporto per un diritto morale a secedere sotto determinate circostanze. Tra gli argomenti più convincenti a favore del diritto alla secessione figurano quello fondato sulla giustizia rettificatoria. Il Veneto fu annesso all’Italia con un referendum fraudolento. Una conferma la troviamo in svariate applicazioni nei moti secessionisti del mondo contemporaneo e in particolare nei paesi ex comunisti. Esso afferma che una regione ha diritto a secedere se è stata ingiustamente incorporata nella più ampia unità da cui intende separarsi.

Allen Buchanan scrive nel Capitolo II, di “SECESSIONEQuando e perché un paese ha il diritto di dividersi”: «dimostro che un gruppo può lecitamente opporsi allo Stato con la forza qualora si trovi a essere vittima di una ridistribuzione discriminatoria – ossia, qualora le politiche economiche o fiscali dello Stato operino sistematicamente a detrimento di quel gruppo e a beneficio di altri, in assenza di una valida giustificazione morale per questa difformità di trattamento. In terzo luogo, ritengo che, a certe condizioni, un gruppo sia legittimato a secedere quando ciò risulti necessario alla tutela della sua particolare cultura o forma di vita comunitaria. Ciascuna di queste conclusioni rappresenta una brusca dipartita rispetto a quella che spesso viene ritenuta una fondamentale caratteristica dell’individualismo liberale: l’esclusiva preoccupazione per i diritti individuali e il conseguente insuccesso nel valutare l’importanza della comunità o dell’appartenenza al gruppo per il benessere e per la stessa identità dell’individuo».

Insomma, i Veneti (e così pure i lombardi ed altri) non hanno particolari interessi ad essere italiani; né a difendere uno specifico orgoglio ad essere tali. Hanno solo la necessità di riconoscere gli pseudo indipendentisti per ostracizzarli politicamente affinché, come già è stato per la Lega Nord che ha svilito il concetto di federalismo, costoro non avviliscano anche l’idea dell’autodeterminazione, e della secessione dall’Italia. E nello scegliere nuovi soggetti autenticamente indipendentisti, li si stimoli alla redazione in un nuovo assetto istituzionale su cui basare le proprie rivendicazioni indipendentiste. Questo, poiché un altro argomento sostiene che la secessione è giustificata quando la divisione dell’unione politica esistente aumenterebbe l’efficienza.

Più sopra abbiamo parlato di guerre, troviamo calzante aggiungere che mentre il re fellone trattava per ottenere maggiori possedimenti territoriali, che costarono 650mila morti, e che l’Asburgo gli avrebbe regalato purché non intervenisse – attraverso un cambio di alleanze – nella Prima Guerra Mondiale scoppiata il 28 luglio 1914; il poeta Trilussa (pseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri (Roma 1871–1950) in quello stesso tempo scisse la «Ninna Nanna De La Guerra» che troviamo calzante qui riportare:

https://www.youtube.com/watch?v=5fywn3HN-x0

 

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3 Comments

  1. Padano says:

    Ok, abbiamo il diritto morale di secedere. La questione è: come la facciamo la secessione?

    Lasciando amenità come i tanko o inattuabili come le rivolte fiscali.

  2. Giancarlo says:

    Dello sfruttamento delle ossa dei caduti ne ero a conoscenza tramite mio nonno che partecipò alla prima guerra mondiale e che a più riprese ( avevo 10 anni) mi raccontava di cadaveri e pezzi di cadavere che venivano portati via con dei camion che non si sapeva dove andassero a finire. Poi tramite un amico venne a sapere la cruda e crudele realtà.
    Mio nonno venne ferito ad una mano da una baionetta austriaca durante un assalto all’arma bianca e con essa, pur ferendosi, deviò la baionetta dell’austriaco e conficcò la sua nel petto dell’altro.
    Mi raccontò che pianse per notti intere perché aveva sempre davanti a sé il viso del giovane austriaco che lo aveva guardato come se chiedesse perché??? perché ???
    Da qui venni poi a sapere da mio nonno cosa succedeva sul campo di battaglia, ivi comprese le decimazioni e altro ancora che non voglio nemmeno ricordare qui.
    Dunque questa italia, da sempre ha al suo interno nell’apparato statale persone che pensavano solo agli affari loro e speculavano su tutto e tutti, persino sui morti in battaglia.
    VERGOGNA:………….mi viene il vomito !!!!!
    WSM

  3. caterina says:

    illuminante!… sveglia, ragazzi. alziamoci in piedi!

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