LO SPECULATORE NON E’ UN PARASSITA

di WALTER BLOCK

Date le continue affermazioni della casta politica che, per giustificare la crisi italiana, attribuisce le colpe a non ben identificati speculatori, ripubblichiamo questo saggio di un autore libertario americano.

NON CAUSA CARESTIE E CRISI COME FANNO I GOVERNI!

In un momento in cui il principale artefice di tutti i nostri mali sembra essere lo speculatore, riportiamo un passo del libro “Difendere l’indifendibile” (ed. Liberilibri) di Walter Block, economista libertario formatosi alla Columbia University, che spiega come invece lo speculatore debba essere considerato un “eroe” moderno. Buona lettura.

Uccidete gli speculatori”! E’ un grido che risuona durante tutte le carestie della storia. Pronunciato dai demagoghi, che ritengono che lo speculatore provochi la morte per inedia alzando i prezzi del cibo, questo grido viene poi ardentemente sostenuto dalle masse degli analfabeti economici.

Questo modo di pensare, anzi di non pensare, ha permesso ai dittatori di imporre anche la pena di morte per quei commercianti di genere alimentari che chiedano prezzi alti durante una carestia. E senza la benché minima protesta da parte di coloro che di solito si occupano di diritti e libertà civili.

Eppure la verità è che lungi dall’essere la causa della fame e delle carestie, lo speculatore le previene. E lungi dal tutelare la vita della popolazione, il dittatore è il vero responsabile della causa della carestia. Dunque l’odio diffuso per lo speculatore è il più grande pervertimento della giustizia che si possa immaginare.

Possiamo meglio comprendere questo concetto se ci rendiamo conto che lo speculatore è una persona che compra e vende merce nella speranza di realizzare un profitto. E’ colui che, secondo la vecchia, onorata espressione, cerca di “comprare a prezzi bassi e vendere a prezzi alti”.

Ma cosa c’entra il comprare a bassi prezzi, vendere a prezzi alti e realizzare profitti, col salvare gli individui dall’inedia? Adam Smith lo spiega al meglio con la dottrina della “mano invisibile”. Secondo questa dottrina, “ogni individuo si sforza di impegnare il proprio capitale in modo che renda il massimo del valore. In generale egli non ha intenzione di favorire l’interesse pubblico, né si rende conto di quanto in effetti lo favorisca. Egli desidera solo la propria sicurezza ed il suo personale guadagno. Ma è condotto, in questa sua ricerca, come da una mano invisibile, a favorire un fine che non era affatto nelle sue intenzioni. Nel perseguire il proprio interesse, egli spesso favorisce quello della società più efficacemente di quelle volte in cui cerca di farlo di proposito”.

Il bravo speculatore, quindi, che agisce nel proprio interesse egoistico, non conoscendo né interessandosi al benessere pubblico, finisce per favorirlo. In primo luogo, lo speculatore diminuisce gli effetti della carestia, immagazzinando cibo in tempi di abbondanza, per motivi di profitto personale. Acquista e mette via il cibo per il giorno in cui questo scarseggerà, permettendogli di venderlo a un prezzo maggiore. Le conseguenze della sua attività sono di vasta portata. Agiscono da segnale ad altri personaggi della società, che sono incoraggiati dall’attività dello speculatore ad imitarlo. I consumatori sono stimolati a mangiare di meno, e a metter da parte di più, gli importatori ad importare di più, gli agricoltori a migliorare la resa dei propri raccolti, i costruttori a edificare attrezzature per il magazzinaggio, ed i commercianti a immagazzinare più viveri.

Comunque, si obietterà che queste conseguenze positive risulteranno solo se lo speculatore ha fatto un calcolo giusto sulle condizioni future. E se si sbaglia? Cosa succede se prevede anni di abbondanza – e vendendo stimola altri ad imitarlo – e seguano invece anni magri?

In questo caso, non sarebbe proprio lui il responsabile per la maggiore gravità della carestia? Sì. Se lo speculatore sbaglia, sarebbe responsabile di gravi danni. Ma sono in azione potenti forze che tendono a eliminare gli speculatori incompetenti. Perciò il pericolo che rappresentano e il danno che provocano sono più ipotetici che reali. Lo speculatore che calcola male subirà pesanti perdite economiche. Comprare a prezzi alti e vendere a prezzi bassi potrà indirizzare erroneamente l’economia, ma di certo sarà devastante per il portafogli dello speculatore.

Non si può pretendere che uno speculatore azzecchi sempre i suoi pronostici, ma se sbaglia più di quanti ne indovina perde il suo capitale di investimento. In qualsiasi momento, quindi, gli speculatori attivi saranno quelli molto efficienti, e cioè quelli utili all’economia.

Confrontiamo tutto questo con l’attività degli enti statali, quando si assumono il compito dello speculatore e tentano di stabilizzare il mercato degli alimentari. Cercano anch’essi di gestire la stretta linea di demarcazione tra l’immagazzinare viveri insufficienti e l’immagazzinare in eccesso.

Ma quando sbagliano, per loro non ci sarà nessun processo di eliminazione. Lo stipendio di un impiegato statale non sale né scende a seconda del successo delle sue iniziative imprenditoriali. Poiché il denaro che sarà guadagnato o perso non è il suo, l’attenzione che ci si può aspettare dai burocrati nell’esercizio delle loro speculazioni lascia molto a desiderare.

Resta l’obiezione più frequente, e cioè che lo speculatore provochi il rialzo dei prezzi degli alimentari. Se la sua attività viene accuratamente esaminata però, si potrà osservare che l’effetto generale è la stabilizzazione dei prezzi.

Nei periodi di abbondanza, quando i prezzi degli alimentari sono insolitamente bassi, lo speculatore compra. Egli toglie dal mercato una certa quantità di viveri, provocando in tal modo un rialzo dei prezzi. Negli anni magri che seguono, i viveri precedentemente immagazzinati vengono rimessi sul mercato, provocando così un calo dei prezzi.

Naturalmente il cibo costerà caro durante la carestia, e lo speculatore lo venderà a prezzi superiori di quelli dell’acquisto. Ma non saranno comunque più costosi di quanto lo sarebbero stati senza il suo intervento! L’effetto dello speculatore sui prezzi alimentari è quello di livellarli. Nei periodi di abbondanza, quando i prezzi dei viveri sono bassi, lo speculatore fa incetta ed immagazzina i generi alimentari provocandone il rialzo. Nei periodi di carestia, quando i prezzi dei viveri sono alti, lo speculatore svende e provoca l’abbassamento dei prezzi.

L’effetto che lui ottiene è di realizzare profitti. Questo non è malvagio; al contrario, lo speculatore assolve una funzione preziosa.

Eppure, invece di onorare lo speculatore, i demagoghi e i loro seguaci lo attaccano. Ma vietare la speculazione sui generi alimentari ottiene lo stesso effetto sulla società di quello che si avrebbe impedendo agli scoiattoli di immagazzinare le nocciole per l’inverno: la morte per fame!

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