LO SCONTRO IRAN-USA E L’ASSERVIMENTO DELL’EUROPA

di LUCA PODESTA’

La situazione post-elettorale iraniana per il rinnovo del Parlamento, come ben spiegato sul recente articolo di Sandro Knos, è in continua evoluzione per quanto riguarda gli equilibri di potere interni, tuttavia come più volte sottolineato, comunque cambino questi equilibri di potere sembra che non allontanino il rischio di arrivare ad uno scontro armato tra la Repubblica islamica sciita e gli USA, magari innescata preventivamente da un primo scontro Iran-Israele. A parole si fa abbondante uso di concetti come “politica delle sanzioni” e “diplomazia” , ma dagli USA si fa sempre più riferimento al fatto che “ogni opzione” è posta sul tavolo. Linguaggio morbido ed edulcorato per affermare che si è pronti all’ attacco militare.

Nell’ articolo di Knos si conclude chiaramente che questo porterebbe a conseguenze inimmaginabili. Vediamo perchè. E’ sotto gli occhi di tutti che oramai l’equilibrio mondiale creatosi dopo la seconda guerra mondiale, passato attraverso il crollo del Muro di Berlino oltre un ventennio fa si sta sgretolando sempre di più. Questo equilibrio mondiale (e le nazioni che lo reggono) sta risentendo sempre più del teatro di lotta tra 2 nuovi emergenti aree globali, da un lato sempre gli USA con l’esteso (più di quanto era) blocco occidentale, con beninteso un’Europa sempre più vassalla, sottomessa e controllata. Dall’ altra tutte le altre nazioni che sono indipendenti da Washington o che resistono alla sua egemonia. Tra queste, ovviamente “simpatizzanti” per l’Iran individuiamo facilmente Russia e Cina. Queste due aree stanno diventando sempre più distanti tra loro alla luce delle varie posizioni tenute nelle varie questioni di geopolitica internazionale. Washington ha cercato più volte di dimostrare che il regime degli hayatollah potesse diventare un minaccia alla pace mondiale  a causa della sua politica poco chiara, secondo gli USA naturalmente, circa la sua determinazione nel proseguire con l’attività di dotazione nucleare, a detta degli uomini di Teheran, per uso civile. Addirittura si è arrivati pochi mesi fa ad affermare, con l’aiuto degli onnipresenti sauditi, che l’Iran intendesse eliminare l’ambasciatore saudita a Washington causando un enorme incidente diplomatico o anche più recentemente ad intimare agli iraniani di non tentare di bloccare lo Stretto di Hormutz, crocevia strategico di almeno un terzo del passaggio del petrolio mondiale. Vero e proprio atto di guerra secondo gli americani. E’ in questo clima che la marina iraniana ha condotto pure delle manovre navali ritenute provocatorie, nelle acque del Golfo Persico e nelle vicinanze dello stesso Stretto.

La definizione di “provocazione” e “guerra fredda” in questi casi è estremamente ingannevole in quanto in tale contesto che trasuda tensione qualsiasi scintilla può dare origine ad un reale confronto armato che si estenderebbe facilmente ad incendiare altre aree limitrofe sotto la sfera d’influenza economica cinese o russa. Dall’ Asia centrale al Caucaso fino al Pakistan sarebbe come giocare col fuoco seduti sui candelotti di dinamite. Le conseguenze, vista la posta in gioco anche del controllo di aree fondamentali delle sempre più residue riserve petrolifere mondiali, sarebbero peggiori di quelle che hanno scatenato la seconda guerra mondiale. E’ inutile raccontare scenari più rassicuranti. Troppe volte nella Storia i popoli hanno sofferto le conseguenze di esplosione di tensioni geopolitiche causate da sistemi economici e da governi improntati al dominio su altre culture, altre terre ed altre risorse. Anche questa volta le conseguenze non sarebbero differenti dal passato, solo ben più gravi ed estese. Non pensiamo noi popoli d’Europa di esserne immuni solo perchè stavolta la miccia potrebbe scoppiare relativamente lontano dai nostri confini geografici. Avendo oramai a Bruxelles e Francoforte un governo sia politico che finanziario continentale totalmente telecomandato da Washington e così sprezzante dei veri interessi e dei benefici dei popoli europei e così lontano da quello che dovrebbe essere una vera Confederazione dei Popoli d’ Europa, pagheremo tutti noi sulla nostra pelle le decisioni prese da altri nell’ interesse di altri.

Chi è un sostenitore dei popoli d’ Europa non può che rifiutarsi di seguire questo governo centralista, italiano ed europeo, sulla strada dell’ asservimento, sempre più totalizzante, economico e politico, a potenze,  che ci porteranno al disastro. Riprendiamoci il nostro destino ed il timone per guidare la nostra storia.

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6 Comments

  1. Luca68 says:

    Signor Fabio Ghidotti l’aspetto democratico di questo giornale mi sembra sia ben dimostrata dall’ ampia possibilità di replica e controreplica che si dà ai lettori fermo restando la forma civile e garbata degli interventi. Per quanto riguarda il contenuto degli articoli, come ben dice Leonardo Facco, essi, rimanendo espressione di chi li scrive (naturalmente firmati con nome e cognome) sono un evidente arricchimento del giornale proponendo punti di vista diversi e stimolando dibattiti e riflessioni più ampie.
    Le linee rappresentative univoche dei giornali (spesso eufemismi per non usare la parola “censura”) sono prerogativa abituale dei giornali di partito o di proprietà di gruppi di potere ben precisi. Cosa a cui questa per ora ancora piccola (ma speriamo sempre meno) testata resta distante anni luce.
    Detto questo per replicare alla sua considerazione sul fatto che lei pensa che sia “paranoia” sostenere che l’Europa sia da oltre una sessantina d’anni asservita agli USA la invito a citarmi qualche episodio di politica UE indipendente ed autonoma alle direttive USA dalla caduta del Muro di Berlino in poi (prima con l’esistenza dell’ URSS e del Patto di Varsavia la situazione dei rapporti era differente), forse che l’Europa genuflettendosi alle pressioni Nato ( e quindi USA) per il bombardamento di Belgrado nel ’99 o per la recente “grande impresa libica” guidata da Francia ed Regno telecomandati da Washinghton ha dato un esempio di di sovranità e tutela dei propri interessi? Tanto per citare un paio di episodi ovviamente… Se lei la pensa così evidentemente abbiamo 2 visioni di geopolitica differenti. Questo giornale come vede ci dà la possibilità di confrontarci.

    • Stefano Magni says:

      Scusate se entro a gamba tesa nel dibattito, ma mi sento chiamato in causa. Quali esempi di politica Ue “non asservita” alla causa di Washington?
      Eccone solo alcuni:
      2003: opposizione di Francia e Germania (e altri alleati minori) alla guerra in Iraq
      2007: opposizione di Italia, Germania e Francia al dispiegamento di uno scudo anti-missile in Polonia e Repubblica Ceca
      2008: opposizione di Francia, Germania e Italia alla candidatura di Georgia e Ucraina nella Nato, cosa che ha causato il loro asservimento (senza virgolette) alla Russia
      2010: accordo di cooperazione militare tra Francia e Regno Unito per poter fare a meno (nel prossimo futuro) della presenza americana in Europa
      2011: la guerra di Libia è stata voluta soprattutto da Francia e Regno Unito, gli Usa sono stati tirati dentro letteralmente per i capelli e hanno fatto il minimo indispensabile, giusto per rispettare l’alleanza.

    • fabio ghidotti says:

      sugli esempi di decisioni europee indipendenti (o addirittura opposte) a quelle degli USA ha già brillantemente risposto Stefano Magni.
      Io continuo a essere ancora più cattivo. quello che trovo allucinante è leggere che ci sarebbe qualcuno (ieri gli ebrei. oggi gli americani, domani chissà) che per qualche misteriosa legge universale riuscirebbe a fare sempre quello che vuole, il che equivale a considerare tutti gli altri (per esempio noi che ci stiamo scrivendo) come dei cerebrolesi condannati a subire sempre: e allora perchè qualcuno ci chiede di insorgere?
      Quanto al concetto di “censura” il sig. Luca68 dev’essersi distratto nel leggermi. Censura sarebbe se la redazione “tagliasse” questi interventi di commento dei lettori. Io scrivevo invece sulla scelta degli articolisti, che non mi pare possano essere percepiti da un lettore (magari occasionale, magari avversario politico) allo stesso modo di un blog. Non ho accusato il giornale di non avere un “aspetto democratico”. Ho scritto di “ambizione democratica” intendendo la capacità di essere efficaci nella propaganda autonomista.
      Sarà il tempo a dire chi ha ragione. Sarò il primo a essere felice se i miei timori si rivelassero infondati.

  2. fabio ghidotti says:

    il fanatismo religioso e i sogni un po’ razzisti di superpotenza etnica li abbiamo conosciuti bene nel passato europeo e ce ne siamo liberati. Credevo che fosse chiaro a tutti che questa malattia sia oggi caratteristica di alcune culture non europee. Mi chiedo che senso abbia agitare lo spauracchio di un’invasione islamica dell’Europa e poi continuare a tollerare gli imperialismi regionali di aspetto islamico (per es. quello persiano) quando li si vuole usare (perchè?) in funzione antiamericana.
    L’imperialismo americano è invece di tipo economico: è la faccia meno presentabile del liberalismo, cioè della stessa ideologia che viene sbandierata dai padanisti, autonomisti, separatisti e quant’altro più in vista.
    A che gioco state giocando? Come osate definirvi liberali se non capite che il male che può fare un liberista lo fa perchè APPROFITTA delle situazioni ambientali alle quali si sa adattare (il famoso mercato): non ha una propria dottrina da IMPORRE (come invece fanno gli integralismi religiosi e nazionalisti). Premesso che qualunque governo può essere criticato, e che anche a me piacerebbe un’Europa più convinta nel fare scelte autonome, parlare di asservimento dell’Europa agli USA è paranoia pura.
    Chi legge articoli (sempre più numerosi) come quello sopra o come quelli di Alberto Lembo, cosi’ come sono impaginati, li identifica come rappresentativi della linea del giornale. E si fa molti dubbi sulla sincerità delle motivazioni autonomiste, e magari comincia anche lui a chiedersi (non è una vostra esclusiva) “chi c’è dietro”.
    Mi piacerebbe un intervento esplicito e pubblico di Marchi e di Facco su questo punto. Un forum su cui scambiare idee è sempre interessante, ma io credevo che questo giornale avesse qualche ambizione democratica in più…

    .

    • Leonardo says:

      Caro Ghidotti, io e Marchi rappresentiamo – con ogni probabilità – due pensieri diversi in tema di politica internazionale. Io sono un libertario, anarco-capitalista, e la penso esattamente come Ron Paul, il candidato dei Repubblicani oggi in lizza per la presidenza degli Usa. Entrando nel merito della questione che lei pone sulla linea del giornale, torno a ribadire che l’Indipendenza ha una linea editoriale che si sintetizza in queste parole: DIRITTO DI SECESSIONE, AUTODETERMINAZIONE! Su questo non si transige. Dopodiché, sul quotidiano il dibattito è aperto, sia in tema di politiche internazionali che su altri temi (pensi a quanto ha già fatto discutere la rubrica AMBIENTE, dove trovano spazio pareri contrastanti in tema di energia ad esempio. Pensi a L’ALTRA CAMPANA, dove ospitiamo opinioni di chi crede nell’Italia unita e nell’indissolubilità dello Stato. Tutto ciò è fatto per dar vita ad un confronto ideologico aperto. n conclusione. Se lei legge gli articoli di Magni, troverà punti di vista diversi da quelli di Lembo o Podestà. Ma tutto ciò è un arricchimento, un modo per dare a tutti la possibilità di confrontare le proprie idee con quelle di altri, che hanno comunque in comune un presupposto, liberarsi dal centralismo italico, che rimane l’obbiettivo primo e, possibilmente, condiviso da tutti. Ciò detto, il dibattito (argomentato ovviamente) è aperto.
      Ovviamente, ciò che ha letto corrisponde solo al mio pensiero, non a quello del direttore, per il quale non mi permetterai mai di prendere posizione. Cordialmente.

      • fabio ghidotti says:

        grazie per l’attenzione e per la risposta, che però non è molto convincente negli esempi (i problemi ambientali sono molto concreti ma meno drammatici: non vale la citazione de “l’altra campana” perchè li’ si chiarisce che si sta ospitando un estraneo).
        Ribadisco che la battaglia per l’autodeterminazione sarà credibile solo se e quando troverà TUTTE le sue motivazioni all’interno del territorio dell’attuale repubblica italiana (opponendosi alla sua storia, alle sue leggi, alla sua struttura, ecc. e BASTA)
        La volontà di liberarsi dal centralismo italico ha senso se gli si scaricano addosso TUTTE le colpe. Considerarlo un vassallo di poteri che sono o sarebbero altrove nuoce gravemente alla causa separatista.
        Mi resta la curiosità sull’opinione di Leonardo sul contenuto degli articoli che ho criticato. Anche perchè si dichiara “anarco-capitalista” (non ho capito bene cosa sia) ma ha il merito storico di avere ristampato anni fa un caposaldo del pensiero separatista di sinistra come “L’Italia non esiste” di Sergio Salvi

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