L’italiano di oggi: niente cultura, ma videogiochi e Poker online

di GIORGIO CALABRESI

Ritratto impietoso degli italiani di oggi, fatto dal Censis. Una volta la sfida era l’esame, oggi e’ la vincita al gioco. Stime attendibili affermano che non piu’ del 20% degli italiani possiede le competenze minime per orientare e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita quotidiana. Questo svilimento del capitale culturale si riflette nella crisi endemica di cinema e teatri, accresciuta dalla crisi. Lo denuncia il Censis, in occasione dell’incontro dedicato alla “Fenomenologia della societa’ impersonale”. Gli individui che compongono la societa’ impersonale hanno un’identita’ volatile: cercano prove iniziatiche e sfide per affermare la propria identita’, ma anziche’ affrontare esami universitari, affrontano avvincenti sfide con i videogiochi o il gioco online, riferisce il Censis. Che denuncia come il 31% dei genitori italiani gioca quotidianamente con i videogiochi anche per piu’ di due ore. E oltre il 30% degli adolescenti dichiara di conoscere ragazzi che giocano al poker online.

Chiediamoci come mai siamo finiti così…

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8 Comments

  1. della scala says:

    WELCOME IN ITALY !!!!!!!

    ve sio acorti finalmente !!!

  2. Dan says:

    “Stime attendibili affermano che non piu’ del 20% degli italiani possiede le competenze minime per orientare e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita quotidiana. ”

    Serve a qualcosa far parte di quel 20% ?
    No, non serve, perchè tutto ruota intorno alle solite cose.

    Bella ragazza ? Sculetta, troieggia e sei sistemata, Meglio l’università del marciapiede a quella della cultura.

    Bel ragazzo ? Su con la vita, grazie ad un elite del calibro di Vendola e Platinette anche tu, ora puoi !

    La politica dovrebbe essere un posto composto di gente capace e responsabile invece è solo un non luogo dove si radunano amici di amici e ruffiani di amici, dove la responsabilità non esiste (ovviamente, dovendo sempre pagare pantalone) e l’unica capacità che conta è rubare a più non posso col timore che fuori tempo massimo ci scappa al più uno speciale di report.

    Dentro le stesse università, idem con patate, grazie alle baronie e per finire le aziende… ma quali aziende.

    C’è da stupirsi se ci stiamo tutti rimbecillendo verso forse più semplici di “successo” ?

  3. liugi says:

    Per fare gli italiani era necessario farli ignoranti.

  4. Gabriele Barello says:

    Perchè i videogiochi non sono cultura ed arte?? Chi sono i coglioni che scrivono questi articoli?? Il poker online è una cosa, i videogiochi un’altra… poi che gli italiani siano un branco di ignoranti non è di certo per colpa dei “videogiochi”, che cmq istruiscono anch’essi, ma colpa della mancata lettura di libri. Io sto scrivendo un libro proprio contro la denigrazione dei videogiochi, che ormai ha rasentato il ridicolo specie in Italia. Prima di scrivere demenze, usiamo la materia grigia… grazie.

    • Dan says:

      I videogiochi saranno anche una forma di cultura ma ciò non toglie che qualche libro andrebbe letto nella propria vita se non altro si scoprirebbe che certi problemi attuali non sono diversi da analoghi del passato e certe soluzioni sarebbero tutt’altro che innovative o misteriose.

      • Rodolfo Piva says:

        Bravo DAN
        L’anno scorso, più o meno, l’ISTAT ha reso pubblico il dato relativo agli analfabeti nello stato italiota che rappresentano un numero piuttosto contenuto ma ha anche indicato che il numero dei semi-analfabeti, detti anche analfabeti di ritorno, è intorno al 60 % della popolazione. I semianalfabeti sono coloro che sanno leggere ma non capiscono nulla di ciò che leggono. Credo che uno stato che continua a definirsi nazione, a sproposito, come quello italiota ne farà molto poca di strada con questa massa di caproni bipedi sempre con il massimo rispetto per i caproni quadrupedi. Dopo di che, un invito ai caproni italioti: “continuate a rimbecillire con i videogiochi assorbendone la cultura e l’arte che esprimono”.

    • ..qualsivoglia gioco è deprecabile se diventa vizio…; con il videogioco c’è un’aggravante: è un gioco solitario, non consente relazioni; i vecchi che giocano a tressette sono uno spettacolo teatrale; chi gioca ai cavalli si confronta con altri scommettitori etc.; chi sta le ore davanti ad una macchinetta mangiasoldi è caso clinico oltre che sociale; il videopoker toglie pure quel minimo di relazioni tra giocatori che si spennano allo stesso tavolo; stai scrivendo un libro?… immagino sia un fatto commerciale: speri di vendere a chi gioca e, soprattutto, ai parenti…; però esageri nel sostenere che i videogiochi siano arte e cultura; est modus in rebus…

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