L’Italia unita è un modello sbagliato, ritorno alle città-stato rinascimentali

di REDAZIONE
Marcia Christoff Kurapovna, 42 anni, nata a Detroit, per oltre dieci anni giornalista del «Wall Street Journal», vive a Vienna e fa la scrittrice. Ha concesso una lunga intervista al Corriere della Sera dove, parlando dell’Italia, dice apertamente che l’errore di fondo che ha ridotto il Paese nelle attuale condizioni è stato costituire uno stato nazionale unitario. Dice apertamente che il fiorire dell’Italia è coinciso con le città Stato rinascimentali che erano in concorrenza fra loro e consentirono una crescita sotto tutti i punti di vista. Musica per le orecchie degli indipendentisti.

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Città Stato

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8 Comments

  1. caterina says:

    l’ho sempre pensato anch’io che l’Italia era più unita, ricca e stimolante quando era divisa, perchè la competizione è sempre stata la molla inesauribile nell’agire umano, laddove soprattutto c’è vivacità di intelligenze e di culture, varietà di situazioni ambientali e di rapporti di contiguità, come nella nostra penisola agganciata all’Europa ma protesa nel Mediterraneo.
    La nostra sfortuna è stata l’aver voluto ridurre Roma da centro del mondo cattolico a capitale di uno stato stupidamente presuntuoso ed elefantiaco che soffoca come una piovra le potenzialità dei popoli itallici. .

  2. CARLçO BUTTI says:

    Però la gentile signora dimentica di dire che fu proprio la frammentazione del sistema politico italiano a consentire che le grandi potenze straniere, Francia , Spagna e più tardi Austria,travolgessero i nostri steterelli, militarmente debolissimi, assoggettandone per secoli le popolazioni, e avviando a un lento tramonto anche la gloriosa Serenissima, rimasta indipendente fino alla sua ingloriosa fine per il patto scellerato di Campoformio tra Napoleone e l’Austria. Che cosa sarebbe capitato se Fedetrico II di Svevia,nel secolo XIII, fosse riuscito, battendo l’opposizione della Chiesa alleata con i Comuni del Nord, a costruire un regno italico sul modello delle altre grandi potenze ormai già formate o in via di formazione? Probanbilmente lo sviluppo economico del Centro-Nord non avrebbe avuto le dimensioni che in realtà ebbe fra la metà del sec.XIII(morte di Federico ed estinzione della dinastia sveva) e la metà del sec. XIV(fallimento delle banche dei Peruzzi e dei Bardi) grazie al dinamismo di sistemi politici meno “ingessati” da residui feudali e burocrazie centralistiche, ma neppure avrebbe subito il tracollo susseguente all’insediamento delle dominazioni straniere, e il Sud, grazie a una pfogressiva eversione della feudalità, avrebbe avuto uno sviluppo più avanzato. Nel giro di sette secoli e più si sarebbero formati gli “italiani”, senza troppe differenze fra polentoni e terroni, come si sono formati i “francesi”, gli “spagnoli” (che pur hanno il problema dei catalani e dei baschi)e gli “inglesi”(che hanno quello degli scozzesi e dei gallesi);e oggi nessuno si illuderebbe di risolvere le nostre difficoltà tornando agli staterelli d’un passato morto e sepolto. Si penserebbe a “sciogliere” lo Stato facendogli mancare la biada, non a frammentarlo e quindi, paradossalmente, a moltiplicarlo.

  3. vincenzo says:

    In effetti, siamo molto diversi anche nell’ambito delle stesse regioni. Nel Lazio, tra Viterbo e Frosinone ci sono anni luce di differenza, lo stesso in Puglia tra il Salento ed il Gargano, per non parlare delle Merche, tra Ascoli Piceno e Pesaro.

  4. concordo ………..

  5. renato brando says:

    la temperie culturale cambia; nel medio evo gli alchimisti andavano alla ricerca della pietra filosofale, nel risorgimento hanno coltivato una insussistente, retorica quanto a posteriori improvvida idea di unità d’italia. Ora è tempo di rinsavire coltivando l’ europa dei popoli.

  6. renato brando says:

    mi viene sovente in mente la seguente frase; cosa hanno in comune il contadino dell’ alto adige con il suo omonimo della calabria sicilia ?

  7. liugi says:

    è quello che pensava già Giucciardini nel ‘500 e che dovrebbero pensare tutte le persone di buon senso.

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