L’ITALIA SAREBBE IN ZONA RETROCESSIONE ANCHE IN SERIE B

di DIEGO TAGLIABUE

‎”…perché l’Italia non si decide, una buona volta, a retrocedere in serie B (senza offesa per tutte le nazioni che vi appartengono) dedicandosi esclusivamente alla corretta e onesta amministrazione dei propri beni, posto che ne abbia la vo…glia e la capacità, cercando di saldare i debiti e recuperare credibilità?”

Risposta molto semplice: perché l’ItaGlia non è neanche in grado di assolvere i compiti di serie B. Parole come disciplina finanziaria, limite di debito, responsabilità, riduzione seria della spesa pubblica sono fantascienza pura.

L’ItaGlia preferisce mantenere alle stelle i costi della politica, introdurre lo Ius Soli (che nessuno degli Stati seri dell’Europa centrale ha adottato), fare feste per un’unità nazionale forzata e – viste le differenze culturali – inesistente, continuare a sprecare miliardi in aiuti, che vengono mangiati da mafia, inefficienza, inezia e quant’altro, mantenere un esercito che non avrebbe mai vinto e non vincerebbe neanche un torneo di briscola, ecc.

Soffermiamoci per un momento sul tema dell’esercito. Non credo di essere l’unico ad aver visto solamente marescialli di provenienza D.O.C. panciuti, mantenuti con tasse di chi lavora veramente, arroganti e offensivi nei confronti dei soldati, provenienti da zone sopra una certa latitudine. Questi parassiti parlavano solo il borbonico (mica fratelli d’ItaGlia), rubavano la merce dei depositi loro affidati (soprattutto il vettovagliamento), per venderli poi in nero nei loro negozietti di zona.
Che un esercito di mal traa insema, di una nazione di mal traa insema cambi alleanza in due guerre mondiali, non dovrebbe meravigliare nessuno.
Prima guerra mondiale: l’ItaGlia entrò un anno dopo e con il ribaltone delle alleanze, per occupare poi il Sudtitrolo a ostilità cessate.
Seconda guerra mondiale: l’8 Settembre del 1943 l’ItaGlia si arrese agli alleati (decisione legittima), dichiarando guerra alla Germania, alla quale era alleata fino al giorno prima.
Questa non è una difesa del nazionalsocialismo. Il tradimento sarebbe stato il medesimo a parti invertite: prima con gli Americani, poi con i Tedeschi.
Intendiamoci bene: la resa poteva starci, il ribaltone fu una leccata di culo al vincitore.

Dopo due guerre, l’atteggiamento patetico italiota di scimmiottamento di una potenza e di leccaculismo di Stato va avanti.

Non c’è differenza tra destra e sinistra: sono come due dischi incantati.
A destra si sentono solamente l’inno e frasi come “Vada a Redipuglia”, “Il mondo deve diventare una grande America” ecc.
A sinistra si sentono i soliti pacifismi e buonismi, che ben poco hanno a che fare con una politica di immigrazione e integrazione seria.

E fuori dai nostri confini: tutto pane, amore, pasta, mafia e fantasia.
L’ItaGlia ci marcia su questa immagine del “buon uomo, ma affatto idiota”, per attirare turisti con la compassione.
Gli ItaGliani si sentono sputtanati solo da Berlusconi? Io pure, ma soprattutto mi sento sputtanato da quello straccio dai tre colori massonici, che mi hanno fatto adorare ogni mattina per un anno intero e che molti ancora scambiano per una bandiera seria, simbolo di uno Stato serio.

Dobbiamo capire, realizzare finalmente, che la cosiddetta “italianità” (termine tanto artificiale quanto questa nazione senza popolo) era destinata al fellimento ed è clamorosamente fallita.
Questo fallimento non è solamente di natura economica, ma soprattutto culturale: italianità = inaffidabilità = schettinismo.

Parafrasando quel povero illuso di Concato (gli sto facendo un complimento): “I come ItaGliani, I come i falliti, I come insolventi, I come incompetenti, I come inaffidabili ecc.”.

 

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