L’Italia non è una nazione

di ROMANO BRACALINI

Da un ventennio l’Italia è entrata in una profonda crisi istituzionale e morale: discredito della politica, discredito dei partiti, benché le oche del Campidoglio avvertano, allarmate, che non tutto è “marcio” (lo ha detto il solito Napolitano). Leggi, regole, educazione, senso civico hanno perduto ogni significato originario e non c’è più verso di frenare il malcostume dilagante, il disprezzo d’ogni convenzione, la brutalità della nostra vita associata.

Non solo stentiamo a diventare un popolo ordinato e civile, una nazione normale, ma restiamo i peggiori nemici di noi stessi. La nostra debolezza di carattere ci viene da secoli di decadenza.

Non abbiamo fatto una rivoluzione e siamo piuttosto portati a subire le angherie in silenzio, chinando la testa. I lombardi che si sono sempre fatti governare dagli altri, al massimo mugugnando. Sotto i francesi i milanesi cantavano:

Libertè, fraternitè, egalitè

I fransè in carrozza

E i milanes a pè.

Però poi ebbero il coraggio di scaraventare dalla finestra l’odiato ministro delle finanze Prina.

Bisogna ritrovare il coraggio di ribellarci. Le tasse inique sono sempre state un ottimo pretesto.

Machiavelli dice in sostanza che gli italiani non avendo virtù civiche, morali e militari sono incapaci di democrazia; ad essi conviene piuttosto una forma di Stato autoritario con un uomo forte che imponga la sua disciplina a un popolo riottoso e sostanzialmente portato a oscillare tra “dispotismo e anarchia” (Prezzolini). Gli italiani sono bravi cantanti (“Un popolo di tenori”, diceva Roosevelt), sono bravi cuochi, abili camerieri, ma non hanno il senso dello Stato e sono toltamente privi di educazione civica e di cultura. Un popolo che non legge, ma i libri di cucina sono in cima alle classifiche.

Secondo un rapporto della Corte dei Conti sui paesi più corrotti del pianeta, l’Italia è passata in un solo anno dal 55° al 63° posto, alla pari con l’Arabia saudita. La corruzione alligna in un clima di scetticismo e di stanchezza. La si porta dietro come una macchia inestinguibile. Il cinema ha contribuito a diffondere lo stereotipo dell’italiano imbroglione ma simpatico,vile ma umano. Fateci caso, anche il cinema nazional-romano è fatto prevalentemente da attori originari da Roma in giù: basta sentirli parlare! Un cinema provinciale e sguaiato che da anni è fuori circuito internazionale. Non ha mercato. E’ roba da avanspettacolo. Dino De Laurentis ha suggerito di girare i film in inglese. Il contrasto Nord-Sud è risolto dal cinema nazional-romano con un capovolgimento di ruoli. Nel film: “Detenuto in attesa di giudizio”,di Nanni Loy, del 1971, i secondini del carcere di San Vittore parlano milanese. Voi ci credete? Nel film “La Grande guerra”, di Mario Monicelli, del 1959, la viltà del soldato romano Oreste Jacovacci (Alberto Sordi) fa il paio con la fellonia del soldato milanese Giovanni Busacca (Vittorio Gassman), scansafatiche e avanzo di galera. Insomma, tutti uguali!

Il difetto è nel manico. L’Italia nata nel 1861 è solo la sintesi di tutte le manchevolezze e le nequizie del nostro peggior passato. Lo scandalo della Banca romana di fine Ottocento rimanda, senza troppe varianti, alla Tangentopoli di fine Novecento. Oggi siamo punto e daccapo. La corruzione, che in Italia ha il dono di trasmigrare da un regime all’altro, senza che nulla cambi, ci inchioda alle nostre responsabilità di paese incompiuto che non riesce a fare il balzo in avanti e a depurarsi delle cattive abitudini. In realtà c’è del marcio in Italia, signor presidente.

Tempo fa, Angelo Panebianco scrisse sul Corriere che “è ormai un luogo comune storiografico che in Italia, data la debolezza dello Stato, i partiti abbiano svolto un ruolo di supplenza diventando gli (involontari) garanti della coesione sociale e politica”. Così che venendo a mancare “il mastice partitico, Nord e Sud entrerebbero politicamente in rotta di collisione”. Agli indipendentisti il compito di favorire l’evento e fare in modo che profezia s’avveri.

Andiamocene al più presto!

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3 Commenti

  1. luigi bandiera says:

    Stavo ascoltando e vedendo il TG 5 delle 20:00 dove si parlava di 11 Settembre…
    Terroristi impegnati a devastare gli USA.
    Si sono dimenticati della loro DEVASTAZIONE, ma peggio, con lo STERMINIO dei PELLIROSSE..?
    Prima li TORTURARONO..!!!!
    Anche loro, i musi rossi, erano li’ a casa loro che vivevano tranquilli quando tutto d’un tratto GIU’: i loro Totem e morte e distruzione. Grande olocausto… fu. Gia’, dimenticato..!
    .
    Chi la fa l’aspetti mi scappa di dire.
    .
    E i VENETI, stessa menata: erano li’ intenti a lavorare nei campi (se no non erano veneti) e nei loro artigianali laboratori e anche a quel tempo successe: giu’ tutto d’un tratto, arriva la GHIGLIOTTINONA del kax del gran komunista napolion di M.
    Ne seguirono altri e non finira’ perche’ anche qua in italìa successe e succede… di giorno in giorno.
    Vediamo la pinnocchiata renzinona che senza se e senza ma si trova li’ a sistemarci..!
    E
    ma i media, di lungo servizio e non corso, danno sempre le notizie che fanno comodo: a lor signori.
    E’
    sempre piu’ vera che mai questa: LEGGI BENE IL PRESENTE ED AVRAI IN MANO PASSATO E FUTURO..!
    Non invento mai nulla kax e per questo ce l’ho a morte con me stesso per non saper inventare proprio mai nulla..!
    Non
    ci rimane che la PREGHIERA, magari il ROSARIO su TV2000.
    Salam

  2. caterina says:

    L’Italia e’ uno stato inventato, una costruzioni posticcia che non appartiene a nessuno dei popoli che abitavano e pro speravamo nella penisola… sarebbe ora che tutti c’e ne rendessimo conto, non solo I Veneti che si son fatti due anni fa il referendum proclamandosi indipendendti, ma essential stati finora I soli sono a combattere in sedi internazionali, Strasburgo e Aia, per vedersela riconoscere!
    Si muovano anche I lombardi, I toscani, I duosiciliano … sarebbe ora! e saremmo finalmente liberi… dalla menzogna e dalla schiavitu’ da Roma e dai politicanti fasulli…anzi no, interessati solo a manovrare nel caos per sopravvivere a spese di tutti!

  3. luigi bandiera says:

    VERISSIMO..!!
    .
    Poi aggiungiamo l’inno del “fratelli d’italìa” e siamo a posto.
    .
    I popoli dell’italìa intesa stato politico ed amministrativo non sono una nazione ma una multi nazione e o se vogliamo una multi tutto. Basti pensare alle mafie… o OOCC.
    .
    Scrivevo che non ci servivano altre etnie gia’ ne avevamo abbastanza.
    L’alkatratizzazione dei popoli del continente (Padania), della penisola (italìa) e delle isole ha partorito uno sgorbio di stato.
    Tutti se ne stanno accorgendo ma non si muove foglia. Che sia Dio che lo vuole..?
    Ho il mio chiodo sempre li’ nella fronte ben conficcato:
    capisco gli analfabeti che non lo possono capire sto fatto, ma gli esimii intellighentis, con ma che una ma due o tre lauree in tasca, perche’ non dicono nulla..?
    A loro piace sto stato di emme attuale..?
    Vivono bene assieme a tutti gli altri trattati da meno di peones..?
    Sono da trattare come uomini onesti..?
    Di cultura? Con il loro proseguo nel raccontarci la storia FALSA..?
    Perche’ non sono i primi a RIBELLARSI del FALSO kulturale, ideologico e storico..?
    Ah, forse e’ perche’ rinunciare a magna’ abbondantemente ed avere privilegi puzza..?
    Vorrei vedere noi li’… ah ah.
    .
    Certo, e’ difficile rinunciare a tutto cio’.
    .
    E’ come la Parabola delle tentazioni: …se mi adorerai tutto quel che vedi sara’ tuo…
    Si, davvero, e’ difficile rinunciare a tutto cio’ che hanno e accettano: la sottokultura.
    Concludendo, si fa veramente fatica a leggere un libro scritto da questa gente che convive col falso e canta l’inno mamelucolo con la mano nel cuore. Anzi. Lo sponsorizzano col loro silenzio il piu’ delle volte.
    .
    Che brutto paese questa italìa.
    .
    Preghiamo.

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