L’Italia non è paese per giovani: 32° su 34 in classifica

di GIORGIO CALABRESI

Che l’Italia non sia un Paese per giovani lo si dice spesso, ma adesso a certificarlo c’e’ l’indice elaborato dal ‘Movimento per l’economia positiva’ che valuta la visione di lungo periodo per le generazioni future. Ebbene in questa classifica l’Italia e’ 32esima su 34 nazioni e precede soltanto Grecia e Turchia. Al primo posto c’e’ la Svezia, la Germania e’ al 13esimo, la Spagna al 16esimo e la Francia al 19esimo. Prima dell’Italia vengono anche Paesi come il Messico (30esimo), la Corea del Sud (28esimo) e il Portogallo (22esimo). La graduatoria, oltre al Pil, tiene conto di altri 28 parametri sociali, infrastrutturali e territoriali. A citare la classifica e’ stato il presidente del Movimento per l’economia positiva, Jacques Attali, questa mattina all’Universita’ Bocconi di Milano, durante la conferenza stampa di presentazione della prima edizione internazionale del LHForum, che si terra’ il 12 e 13 giugno presso la comunita’ di San Patrignano nel riminese.

 Nel suo intervento, Attali ha spiegato: “Se vogliamo affrontare le sfide – sia da un punto di vista tecnologico, sociale, politico, – che abbiamo davanti a noi, dobbiamo trasformare il nostro sistema economico in un sistema che pensi esclusivamente al lungo periodo”. Perche’ “in caso contrario, le soglie di irreversibilita’ saranno oltrepassate, e avremo di fronte a noi un mondo confuso con un malcontento diffuso che alimenterebbe principalmente una economia illegale e criminale”. Invece, sottolinea Attali, “abbracciare una economia positiva ci consentira’ di superare l’attuale crisi evitando questi disastri”. Uno dei prerequisiti “e’ costruire un capitalismo paziente, basato anche su una finanza che sostenga l’economia reale”. Dal canto suo, Letizia Moratti (ambasciatrice della comunita’ di San Patrignano) ha evidenziato la necessita’ di un “cambio di mentalita’” richiesto “alle istituzioni e ai governi, attraverso tagli mirati e risparmi da riallocare verso servizi e strumenti tesi a favorire il terzo settore, nella logica di un piu’ generale ripensamento del welfare”. Insomma “lo Stato deve superare il concetto di spending review e introdurre quello della misurazione dei costi-benefici, in questo modo favorendo progetti tesi a favorire crescita, occupazione e sviluppo”.

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