L’Italia la smetta di fare guerre e si tiri in disparte alla svelta

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Potrò essere accusato di tutto, ma non di essere un pacifista ad oltranza. Semmai sono soprattutto un “quiet man” nel pieno significato del termine. Quando ho letto la notizia dell’elicottero della marina, mitragliato e danneggiato da una “barca di pescatori” e che a seguito di un ordine del comandante si è ritirato senza reagire sono allibito. Mai vista un’ignavia bellica simile. Se a questo si aggiunge la  triste ed irrisolta faccenda dei due marinai, catturati dagli indiani, siamo davanti ad una pavidità politica eccezionale.

Siamo in una crisi terribile, dobbiamo risparmiare (e non solo tassare) su tutto, eliminando le spese non indispensabili e, nonostante ciò, manteniamo due, dico due (una di più dell’Inghilterra), portaerei con relativa scorta navale. Le due portaerei sarebbero ancora poca cosa (si fa per dire) se non avessero una scorta costosissima e  se non pretendessero di dotarsi dei più costosi caccia mai costruiti (F35 nella versione a decollo verticale). Oltretutto ci permettiamo di usare un’abbondanza di mezzi navali minori per fare i “bagnini” di soccorso in mare. Quando ci ficcheremo in testa che l’Italia non è una nazione di primo livello e che, pertanto, non può permettersi un apparato militare da “proiezione di potenza”?

Stiamo a casa e limitiamoci ad armarci per la sola difesa. L’Italia non ha mai vinto una guerra con le sue forze.

La guerra del 1915-18, dopo Caporetto l’ha persa l’Austria per fame, ciononostante non manchiamo mai di partecipare a tutte le spedizioni militari. D’accordo che, in Italia, chi manda gli altri in guerra non rischia niente per sé e per la sua famiglia e non si preoccupa neppure che, se viene confrontato con l’atteggiamento dei massimi capi israeliani (a puro titolo di esempio non esaustivo: Ariel Sharon e Yonathan Netanyahu) fa una figura che definire barbina è da persone molto gentili.

In Somalia che ci siamo andati a fare, quando neanche gli USA l’hanno spuntata. E in Libano? Con il meraviglioso sbarco stile John Wayne su una spiaggia piena di ombrelloni e di fanciulle in bikini che guardavano meravigliate pensando che, forse, stessero girando un film. Siamo andati in Iraq  facendo figure non proprio brillanti, con l’aeronautica (dove alla fine gli americani hanno dovuto strapparci il comando delle operazioni aeree del nostro contingente) e con i contingenti a terra, dove è stato costituito un posto di blocco  così soft da costarci la vita di 19 persone. Non accenniamo a inesistenti fatti di viltà, ma a rilevanti fatti di incapacità gestionale e militare. Siamo andati in Afghanistan ponendo una marea di regole di ingaggio, ben più restrittive di quelle poste ad altri contingenti.

Sembra quasi che i governanti italioti preferiscano che vengano ammazzati soldati dei contingenti italiani più che soldati nemici.

Ultimo exploit è stato quello libico dove siamo andati per combinare il nulla e concludendo niente a spese fronte di spese enormi che addebiterei al poco amato Partito della Rivoluzione. Visto che è stato lui a volere l’intervento. Unica guerra che abbiamo vinto è stata quella in Etiopia (per la conquista del cosiddetto impero), contro gente scalza e armata di lance e facendo uso di gas asfissianti. Ricordo solo, visto che è di moda parlare di “Spending review”, che in Svizzera, nazione con una finanza statale solida, un recentissimo sondaggio popolare ha detto  (con una maggioranza del 57 %) che conviene aspettare a comperare i caccia  “Gripen”, dati i momenti calamitosi, tenendo ben presente, dopo Marignano, di starsene laboriosamente in disparte.

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

5 Comments

  1. Fabio says:

    ho sentito che quei 19 morti li abbiamo pagati l’uno 500 mila euro e con altri benefici per alcuni familiari…. quale morto a causa di equitalia può dire lo stesso?

    italiani buona gente? quante donne sono state stuprate dai contingenti italiani nel passato recente in africa? non avete i dea dell’odio seminato dai rozzi ed ignoranti che scelgono la vita militare perché sanno di non essere all’altezza del confronto lavorativo nella società civile!

    (ho fatto il servizio militare in caserma addestramento e so di che parlo!)

  2. Giacomo says:

    Concordo in pieno con l’articolo, salvo che per l’uso della prima persona plurale. Prego sostituire “siamo, preferiamo, andiamo, facciamo” con “siete, preferite, andate, fate”. L’unica prima plurale è usata doverosamente a sostegno del verbo pagare. Noi paghiamo. Va bene che l’indipendentismo padano, e il padanismo in genere è nient’altro che un prolungamento “culturale” in chiave paesana del nazionalismo e dell’etnonazionalimo italiano, ma almeno qui spero che a certe sfumature venga dato in futuro il giusto peso: “Noi” e “italiani” sono due concetti da tenere ben distinti. Grazie.

  3. Albert Nextein says:

    Risparmio di tempo,denaro, vite.
    I popoli di certi paesi si devono arrangiare per la loro libertà.
    Se poi i governi di tali località esotiche e pericolose romperanno le scatole, esistono razzi,bombardieri,navi.
    I rompicoglioni vanno trattati per come sono.
    E poi esiste la rappresaglia.
    Capisco che la non ingerenza è una bella cosa, e che mantenersi al di fuori di situazioni estranee è razionale.
    Ma se costoro intendono occuparsi di noi, è evidente che noi non possiamo non occuparci di loro.
    Il libertarismo , a quanto recepisco, è anche non violenza.
    Ma per me rimane valido il detto “coi bravi più bravi di loro,coi cattivi più cattivi di loro”.
    E’ la vita.

    • lombardi-cerri says:

      Il fatto è che l’Italia , quando si tratta di difendersi è debolissima, quando si tratta invece di “mostrare bandiera” è addirittura spaccona.

Leave a Comment