L’Italia fa fallire i giovani prima di lavorare

di GIULIO ARRIGHINI *

Correre o morire, dice il titolo di un libro sulla sopravvivenza in quota. In questo Stato le cose non cambiano. O corri o perisci, soccombi. Il problema è che qui si corre per produrre il doppio, il triplo, per pagare le tasse dieci volte boia verso noi stessi e le nostre fatiche. L’altro giorno in televisione veniva intervistato un commerciante romano di abbigliamento: me ne vado a Berlino, raccontava all’intervistatore, perché là in 15 giorni ho potuto aprire un’attività. Riferimenti di tutto: dall’ufficio competente ad una persona a lui dedicata per seguire la pratica. Molla la capitale nefitica e approda dalla Merkel.

La questione, traslata sotto il profilo generazionale, propone lo stesso dramma. O corri o muori. E se pensi anche solo di correre da solo, di fare l’imprenditore e sei giovane, l’angoscia di stronca prima di partire. Hanno presentato uno studio sul “Self Made Italy – Imprenditorialità come antidoto alla crisi: un sogno solo americano?” che mette a raffronto il nostro Stato con gli Usa, ovvero la patria delle libertà. Che cosa ne è uscito? Di tutto e di peggio.  Nella voglia di fare impresa, apprendiamo che i ragazzi con meno di 30 anni hanno l`atteggiamento più favorevole, con una percentuale più alta in Italia che negli Usa, 78% contro il 52%, ma a fare la differenza è la paura di fallire, 92% il dato italiano rispetto al 46% degli under 30 americani. Voglia di lavorare sì, voglia di rischiare, visto quello che c’è attorno, per nulla.

Come negli Stati Uniti i nostri ragazzi cercano  l`”indipendenza da un datore di lavoro” (44%  contro il 65% USA); la “possibilità di realizzare se stessi e le proprie idee” (40%  contro il 62% USA), la “miglior conciliabilità della carriera lavorativa con il tempo dedicato alla famiglia e a se stessi” (23% rispetto al 53% USA). Al primo posto si posiziona l`autorealizzazione (55%  rispetto al 64% USA), seguita dallindipendenza (48%  sul 59% USA).

Ma la paura, il timore di trovare ostacoli insormontabili ricaccia tutto nella stanza dei sogni: la fame, la voglia di  impresa degli under 30 italiani si arena davanti al potenziale fallimento dell’Italia per  il 92% dei giovani (contro il 75% dei giovani europei).

Solo un terzo, il 36% dei giovani, crede che l’Italia offra un ambiente favorevole per sviluppare la libertà d’impresa. E negli Usa? Nella terra delle contraddizioni ma anche delle grandi libertà,   il 72%  ha fiducia nel proprio Paese.

“Tra Italia e America si identificano notevoli diversità tra i fattori che possono stimolare la libera impresa – si legge nello studio di Amway -. La possibilità di avere finanziamenti pubblici e prestiti per le start up (46%) e una minore burocrazia (45%) si posizionano al primo e secondo posto nel nostro Paese, mentre in America la prima e vera leva per stimolare l’autoimprenditorialità è ritenuta essere la formazione, ovvero lo sviluppo di competenza nel settore (40%), fattore che in Italia si piazza solo al quarto posto (22%)”.

Insomma, non tutti credono come dei beoti che l’Italia sia il paese salvato e salvabile da Matteo Renzi. Sarà anche giovane, ma governa per conto dei vecchi poteri, della vecchia burocrazia e del vecchio Quirinale, dei vecchi partiti, come un buon venditore che sa fare marketing e che infila nel fiume tutti i topi che lo seguono incantati dalla sicumera musicale. Ora spieghi perché i giovani, quelli veri, che non vivono di chiacchiere né all’ombra di un babbo ricco o di un partito, altrettanto ricco, falliscono ancora prima di partire.

*Segretario Indipendenza Lombarda

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6 Comments

  1. Alessandro says:

    io posso parlare dell’azienda che ha fatto lo studio. Tramite lei ho potuto avviare una mia attività imprenditoriale superando quelli che sono i limiti descritti nell’articolo. Per fare altrettanto contattatemi al 338 2985016. Immaginate il vostro business come piace a voi!

  2. Pedante says:

    Fautori della nuova America non nascondono la loro gioia di fronte ai cambiamenti demografici in corso:

    “…la deeuropeizzazione dell’America è un’incoraggiante notizia di una qualità quasi trascendentale.”

    – Benjamin Wattenberg, opinionista neocon.
    http://is.gd/SeMzJT

  3. Albert Nextein says:

    Se fossi giovane espatrierei immediatamente.
    Non escludo di farlo anche prossimamente.
    Mi sto guardando attorno per cercare un posto dove invecchiare decentemente, senza che la vita sia troppo costosa, e senza subire vessazioni come ora in italia.
    Non è facile.
    I politici, cioè la casta dei buoni a nulla capaci di tutto, è simile ovunque.
    Sono alla ricerca di cose semplici, chiare, oneste.

  4. niki says:

    Ecco, se la smettessimo di definire l’America “la patria della libertà” sarebbe una buon cosa visti gli sviluppi violenti verso i cittadini della politica di Obama.
    Se proprio dobbiamo cercare esempi guardiamo il Liechtenstein non l’America di Obama. Il mondo si cambia anche smettendo di seguire falsi idoli…

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