L’Italia del porto d’armi: le pistole non discutono, ma i pistola sì

pistola

di DIEGO GELMINI – Se le discussioni inutili fossero una disciplina olimpica, noi avremmo un medagliere da fare impallidire Bolt! Una volta ci si augurava che non vemisse  più perseguito né portato a villeggiare a San Vittore l’orefice che spara al rapinatore intento  saccheggiargli il negozio, “anche” – si badi bene – se il ladro che, normalmente ha un’ottima mira, non è stato il primo a sparare!
Orrore! Questo è Far-West, roba da fan club di John Waine. Nessuno dovrà più preoccuparsi a patto che – si intende – l’arma sia detenuta legalmente. E quando mai un cittadino onesto riesce ad avere il diritto di portare in giro una pistola legalmente: in Prefettura il ritardo medio attuale per fare uscire un porto d’armi, rinnovato mediante taglio cesareo (cioè con pacate ma vibrate proteste), è di circa otto mesi.

Poi, quando finalmente l’agognato documentino verde viene alla luce, il povero malcapitato cittadino richiedente si accorge che scade dopo 4 mesi, perché il suo corso di validità pregresso lo ha passato sulla scrivania di qualche funzionario giustamente molto preoccupato e accorto a non lasciare in giro troppi archibugi fumanti.

Allora l’incauto richiedente, che ha bisogno di una rivoltellina perché per vivere maneggia soldi o preziosi, e non può raccontare all’assicurazione che intende difendersi con la cerbottana al curaro, si rimette in pista per quello dell’anno successivo e, tra visite mediche, tempo, bolli e certificati, ogni anno butta via qualche centinaio di euro riuscendo anche a non avere il documento che gli serve. La Questura lo conosce bene da un pezzo, altrimenti il porto d’armi non glielo avrebbe mai fatto vedere neanche in cartolina!

Ma non è finita. Nei quattro mesi all’anno in cui il pericoloso pistolero da Ok Corral circola “pistola-munito”: non può andare al bar, né in autobus e, tantomeno, al cinema, perché è comunque vietato portarsi il revolver nei luoghi pubblici. Lasciare circolare un camionista balcanico che guida, stanco e un po’
brillo, un Tir da trenta tonnellate che saltando la corsia accoppa un pulman di bambini in gita scolastica, è invece un moderno e tollerante atteggiamento “europeista” che ci porta verso un futuro luminoso.

Poveri commercianti, non solo si sono fatti strangolare dall’affitto dei muri, senza capire che il vero rapinatore era l’immobiliarista, ma, per difendersi dall’occasionale rapinatore, in negozio devono avere il porto d’armi almeno in tre, sperando che al momento della sparatoria almeno uno di loro possa avere il porto d’armi “da diporto” in corso di validità, come la barca a vela, genere voluttuario per gente strana, eccentrica e un po’ snob, come D’Alema.

Non ci resta che piangere, siamo gente così, destinati ad arrenderci al paradosso affettuoso di Marcello
Marchesi: «Ricordati – amico mio – che le pistole non discutono, ma i pistola sì!».

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1 Commento

  1. lombardi-cerri says:

    Deve essere sempre ben chiaro a tutti che il disarmo dei cittadini è esclusivamente dovuto al crescente timore di una rivolta armata.
    Che vengano ammazzati o rapinati un po’ di elettori non conta niente ! Tanto sono loro a crepare. Mentre è essenziale che neanche un eletto venga ucciso.
    Fino a quando Catilina abuserai della nostra pazienza ?

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