L’Italia condannata a restituire 70 milioni di fondi agricoli a Ue. Controlli carenti, mancata verifica sui servizi veterinari

agricolturadi MAURO CALABRESE  – Confermate le contestazioni mosse dalla Commissione dell’Unione Europea all’Italia nella gestione dei fondi diretti per l’agricoltura, con la condanna dello Stato alla restituzione di circa 70 milioni di contributi a causa dell’inefficienza del sistema dei controlli in materia di ambiente, sanità pubblica e di salute degli animali e delle piante, per le carenze nella gestione degli aiuti alla trasformazione degli agrumi, soprattutto in Calabria, e a causa delle irregolarità nei criteri per il riconoscimento dell’organismo pagatore della Regione Basilicata.

La Sentenza

Il Tribunale UE, con la Sentenza del 12 novembre 2015 nella causa T‑255/13, ha respinto il ricorso presentato dall’Italia contro la Decisione di esecuzione 2013/123/UE della Commissione, del 26 febbraio 2013, che esclude dal finanziamento dell’Unione europea alcune spese effettuate dagli Stati membri nell’ambito del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG), del Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), operando consistenti rettifiche finanziarie forfettarie alle spese effettuate dalla Repubblica Italiana.

Fondi diretti

La Commissione, a fronte delle carenze riscontrate nei controlli del sistema di condizionalità in Italia negli anni dal 2005 al 2007, ha provveduto a calcolare rettifiche finanziarie dei fondi rimborsabili, rispettivamente, del 5% e del 10%, per un importo totale di circa 48 milioni di Euro.
Le censure hanno riscontrato, tra le altre, la mancanza di controlli o l’attuazione di controlli parziali, la mancata verifica degli agricoltori selezionati, la mancata supervisione, da parte degli organismi pagatori, delle attività dei servizi veterinari incaricati di alcune verifiche oltre alla applicazione errata delle sanzioni previste dalla normativa europea.

Condizionalità

Per “condizionalità”, ai sensi dell’articolo 2, punto 30, del Regolamento CE n. 796/2004, si intende l’insieme dei criteri di gestione obbligatori e le buone condizioni agronomiche e ambientali che gli operatori devono dimostrare per poter beneficiare dei fondi europei per l’agricoltura.
In particolare, in base al Regolamento CE n. 1782/2003 del 29 settembre 2003, che stabilisce le norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell’ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori, il sistema di sostegno del produttore ha sostituito il precedente sistema di sostegno della produzione, attraverso un meccanismo di pagamento unico per ciascuna azienda, subordinato al rispetto dei requisiti derivanti dalle norme relative all’ambiente, alla sicurezza alimentare, alla salute e al benessere degli animali, nonché al mantenimento dell’azienda in buone condizioni agronomiche e ambientali.

Gli agrumi

Riguardo al settore degli aiuti europei ai produttori di agrumi, la Commissione ha provveduto a calcolare una correzione finanziaria pari al 25% delle spese sostenute, per un importo totale di quasi 18 milioni di Euro, per via delle gravi carenze e irregolarità riscontrate nell’ambito del regime di aiuti alla trasformazione degli agrumi negli anni dal 2005 al 2007, scoperte a partire da un’indagine condotta dall’dell’Ufficio europeo per la lotto antifrode (OLAF), da cui è emerso un meccanismo generalizzato di frodi nel settore nella Regione Calabria, poi anche oggetto di inchiesta da parte delle Autorità giudiziarie italiane.

La Basilicata

In ultimo, la Commissione ha riscontrato il mancato rispetto, per gli anni dal 2007 al 2009, dei criteri stabiliti per il riconoscimento degli organismi pagatori, a causa delle gravi carenze nella struttura organizzativa e di controllo e per la mancanza di garanzie di affidabilità circa i pagamenti, oltre alla grave situazione debitoria, nel caso dell’organismo ARBEA della Regione Basilicata, applicando rettifiche del 16%, per un totale di oltre 6 milioni di Euro.

Gli organismi pagatori

Nel quadro dei fondi per lo sviluppo rurale, svolgono un ruolo importante gli organismi pagatori, responsabili del controllo dell’ammissibilità delle domande e nelle procedure di attribuzione degli aiuti, garantendo il rispetto della normativa europea circa l’esatta e integrale contabilizzazione dei pagamenti eseguiti; l’effettuazione dei controlli previsti dalla normativa comunitaria; la presentazione dei documenti necessari nei tempi e nella forma previsti dalle norme comunitarie; l’accessibilità dei documenti e la loro conservazione in modo da garantirne l’integrità, la validità e la leggibilità nel tempo, compresi i documenti elettronici.
Ai fini del riconoscimento, i singoli organismi pagatori, devono disporre di una adeguata struttura amministrativa e di un sistema di controllo interno conformi ai criteri previsti dalla normativa europea, in particolare riguardo all’ambiente interno, alla attività di controllo, all’informazione e comunicazione e al monitoraggio.
In seguito delle contestazioni manifestate dalla Commissione, l’Italia ha provveduto alla revoca del riconoscimento dell’organismo pagatore ARBEA, a partire dal 15 ottobre 2010, senza però risolvere il mancato soddisfacimento dei criteri e dei requisiti, rilevati dalle istituzioni europee, per gli esercizi finanziari dal 2007 al 2009.

L’onere della prova

Nel confermare la fondatezza e legittimità della Decisione emanata dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia, sottolineandone il carattere non sanzionatorio, il Tribunale ha ribadito il principio, pacifico nella giurisprudenza comunitaria, per cui spetta allo Stato membro fornire la prova più circostanziata ed esauriente della veridicità dei propri controlli o delle proprie cifre e, eventualmente, dell’inesattezza delle affermazioni della Commissione.
In applicazione del criterio della vicinanza o disponibilità della prova, considerando che nessuno meglio dello Stato membro è in condizione di raccogliere e verificare i dati necessari alla liquidazione degli aiuti per l’agricoltura, il Tribunale riconosce che, per motivare legittimamente i propri provvedimenti, la Commissione non deve provare puntualmente specificatamente l’insufficienza dei controlli effettuati dalle amministrazioni nazionali o l’irregolarità dei singoli dati da loro trasmessi, essendo sufficiente che offra elementi tali da far sorgere dubbi seri e ragionevoli in merito al sistema nazionale di controlli e verifiche.

(da Il Sole24 Ore)

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