L’Italia che va a rotoli: Telecom e Finmeccanica in testa per perdite

di REDAZIONE

Eni rimane il maggiore gruppo industriale italiano ma Exor-Fiat grazie a Chrysler si avvicina; il sistema bancario per la prima volta dalla crisi segna una redittivita’ negativa ma migliora i coefficienti patrimoniali; Telecom Italia e Finmeccanica – soprattutto a causa di ingenti svalutazioni di bilancio – guidano la poco ambita classifica delle perdite. E’ quanto emerge dalla ricerca dell’Ufficio studi Mediobanca sui bilanci 2011 delle principali societa’ italiane. Nella ‘top 20′ per fatturato Eni domina con 109 miliardi di euro, consolidando la sua leadership anche grazie all’ascesa del prezzo in dollari del greggio pari al 40% nel 2011 dopo il 29% del 2010. Segue Exor che guadagna una posizione a quota 84 miliardi, Enel scende al terzo posto. Per il resto poche sorprese, con la corsa piu’ forte messa a segno da Prysmian, che sale di undici posizioni al 15esimo posto. Parmalat ora sommata alle attivita’ italiane preesistenti di Lactalis si ferma appena fuori dalla classifica al 21esimo posto mentre il ristagno dei ricavi della Rai (-1,3%) costa al gruppo radiotelevisivo la perdita di otto posizioni, dalla 39esima alla 47esima.

Non rientrano nella classifica, perche’ hanno sede estera nonostante la proprieta’ italiana, il gruppo Tenaris della famiglia Rocca, Stmicroelectronic e la Ferrero, controllata da una holding lussemburghese. Guardando alle pure perdite di bilancio, la graduatoria dell’anno scorso e’ guidata dai rossi ‘monstre’ di Telecom Italia (-4,7 miliardi) e Finmeccanica (-2,3), seguite da Edison (-871 milioni) e Seat (-790), mentre per perdite operative (Mon o Ebit) il risultato peggiore e’ stato di Maire Tecnimont (-320 milioni) ed Esso italiana (-234).

Ma e’anche sulle banche che si e’ concentrato il lavoro degli analisti di Piazzetta Cuccia, con risultati a due facce. Da un parte i crediti dubbi delle banche italiane dal 2005 a fine 2011 sono cresciuti del 141% a un totale di 4,2 miliardi di euro, con un boom dei piu’ ‘problematici’, le sofferenze, salite del 162%. E per la prima volta dall’inizio della crisi la redditivita’ del capitale proprio del sistema bancario e’ negativa: -8,2%, con una perdita aggregata di 22 miliardi, causata soprattutto dai grandi gruppi ‘commerciali. Ma migliorano i parametri patrimoniali per i ratio di Basilea: negli ultimi sei anni il coefficiente totale e’ passato dal 10,5% del 2005 al 13% del 2011 e il cruciale Tier 1 dal debole livello del 7,9% al 10% dell’anno scorso. In questa crisi comunque c’e’ anche un’Italia che cresce, per lo piu’ sconosciuta: tra le medie imprese l’anno scorso un gruppo come le Industrie De Nora, che produce elettrodi per l’industria elettrochimica e tecnologie per il ciclo del cloro, ha aumentato il suo fatturato del 165% a 405 milioni di euro. Mentre tra le ‘piccole’ chi ha fatto boom sono nomi come Ternienergia (ricavi +67%), Tca (Trattamenti ceneri auroargentifere, +59%), Alluflon (+53%).

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