L’Istat dice che ci sono più occupati. Ma noi 50enni giornalisti ormai figli di nessuno non ce ne siamo accorti

giornalismo

di STEFANIA PIAZZO – Ennesimo dato di occupazione in crescita. Siamo all’11,2% di disoccupati, contro l’11,7% dello scorso anno. Dicono gli statistici che ci sono 100mila persone in meno che cercano lavoro. E dove saranno finiti? Il lavoro dicono cresca, peccato sia solo quello precario, a tempo determinato: 2 milioni 723 mila, più 298 mila unità, contro appena 73 mila contratti a tempo indeterminato.

Poi cala il solito silenzio su chi resta fuori dal giro anche questa volta. Ecco qua. Scende il tasso di disoccupazione per gli under 25 (al 34,7%, -3 punti), per i giovani 15-34enni (al 21,2%, -1,3 punti), mentre sale quello degli over50 (al 6,2%, +0,2 punti). Le politiche di sgravi interessano quelli che devono iniziare a lavorare, non la fascia di popolazione uscita dal ciclo produttivo con la crisi o con i tagli indiscriminati come nell’editoria. Centinaia, migliaia di giornalisti con un piede nella fossa. Un Ordine che ti obbliga a seguire i corsi di formazione professionale obbligatoria il cui esito non cambia la giornata, un sindacato che ti invia a casa i solleciti dei pagamenti perché si stupisce che tu non aderisca più e, anzi, ti chiede “nel caso in cui non fosse più tua intenzione restare iscritto dovrai comunicarcelo via mail”.

Un paradosso se non una presa per il culo che non ha eguali. Cos’è, un obbligo vaccinale pagare la tessera? E se smetto perché ho finito i soldi te lo devo anche comunicare?

C’è una emergenza lavoro, che riguarda la parte più sensibile della società, come la tutela della salute, che è l’informazione, definitivamente archiviata.

Parlo della mia categoria, che ben conosco. E dei colleghi che fanno due tre lavori per pagare le bollette.

Devo ammettere che è stata esemplare la recente presa di posizione del presidente dell’ordine dei giornalisti lombardi, Galimberti, il gennaio scorso alla festa del patrono dei giornalisti. Così affronta la questione del web. 

“Ci avevano raccontato che il web sarebbe stato il luogo della democrazia  disintermediata  e che su Internet avrebbe trionfato la libertà di pensiero. Ci siamo ritrovati in un mondo virtuale pieno di fake news, serio pericolo per le democrazie, per la libertà di pensiero e per il rispetto dei più deboli – ha detto Alessandro Galimberti – Dall’inizio dell’era digitale viviamo una sorta di idolatria (abilmente indotta) del web, percepito come valore e come contenuto e non invece come semplice medium, percezione che oggi è urgente spezzare. Nel mondo reale e nel  giornalismo tradizionale abbiamo regole di responsabilità e di civiltà chiare, per cui chi sbaglia paga, mentre sul web questo non accade per definizione. Basti pensare chela diffamazione da noi è reato, ma negli Usa no, così da bloccare ogni richiesta di  assistenza giudiziaria per identificare gli autori di fake, calunnie e diffamazioni via social.

Sul web è ormai inderogabile avere regole e leggi internazionali condivise, altrimenti il rischio per le democrazie e per il libero pensiero, lasciato in mano a tre o quattro monopolisti della rete, è davvero elevato – ha tenuto a sottolineare il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, che ha proseguito segnalando che – i motori di ricerca e i social network guadagnano soldi dalla profilazione dei loro utenti. Non solo, più una notizia è “sparata”, più è falsa più fa click, e più si fanno click più guadagna soldi chi la scrive, attraverso la premialità dell’advertising gestito dai soliti 2 o 3  big (Google e Facebook controllano più del 75% della pubblicità mondiale della rete). Il pagamento delle notizie in base ai click e non in base alla qualità/veridicità del contenuto genera il distorto fenomeno delle fake news. Le notizie vere hanno un costo di produzione e questo costo deve essere pagato, se non più dagli utenti, dall’intermediario digitale che su quei contenuti da anni produce redditi miliardari (Google e  Facebook su tutti), peraltro di quasi impossibile tracciabilità fiscale”, ha concluso Galimberti. (www.odgmi.it)

Avete mai sentito il governo affrontare questo problema che è il nodo del millennio? Mai. Prima hanno azzerato i fondi all’editoria, con un processo partito dal governo Berlusconi e perfezionato da quello Renzi. Poi hanno imposto il silenzio della politica sulla crisi nera dell’Inpgi, l’ente di previdenza, che ha allineato la riforma delle pensioni all’Inps. Dimenticando che chi non ha un lavoro da quando ha 50 anni, non arriverà mai vivo ai 66 anni e mezzo previsti come se non esistesse crisi e i giornali vendessero come 10 anni fa senza la droga del web. Chi aveva maturato il diritto alla pensione a 60 anni fino a due anni fa, si è visto spostare il limite di altri 6 anni almeno. Se pensare di sopravvivere fino a 60 di lavoretti e pensione dei genitori poteva forse far tirare la cinghia, adesso ci si candida alla richiesta di testamento biologico per sopravvenuta morte economica, morale, fisica. Perché neanche gli immigrati fanno quello che fanno oggi i giornalisti per sopravvivere.

La follia impera, nella totale indifferenza dei partiti, che promettono redditi di cittadinanza, abolizione della Fornero, flat tax.

I giornalisti hanno due, tre, quattro lavori o l’hanno cambiato del tutto. Però mai dimenticarsi di seguire i corsi obbligatori di aggiornamento, in cui trequarti dei presenti si portano via il lavoro da casa per evitare la noia delle relazioni sul poco o niente. I corsi interessanti sono a pagamento. Ma se non hai da spendere, vai a quelli gratuiti. Come alla mutua. Senza dimenticare di rispondere al sindacato perché dopo 30 anni ti cancelli dall’elenco degli iscritti. Il giornalismo è un mestiere morto, malato terminale, dovrebbero mandarci in pensione per invalidità permanente. Anche i 5Stelle si adeguano, cercano giornalisti under 45. Gli altri sono troppo vecchi per vivere ancora.

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4 Comments

  1. caterina says:

    a proposito dei corsi… sento anche ingegneri architetti di lunga vita professionale che si lamentano di dover sottostare ad obblighi del genere tenuti da pivelli… ma che invenzione è questa? un ennesimo postificio per neolaureati raccomandati?

  2. Riccardo Pozzi says:

    è siete troppo distratti… se tenete la schiena curva e vi schierate col padrone giusto si alza anche il reddito oltre che la pressione.

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