Lissa, non esistono Veneti di serie A e Veneti di serie B

battaglia di Lissa

di MARCO DEL BON – Nei giorni scorsi presso la prestigiosa sede della sala delle Marangonerie del Castello del Buonconsiglio di Trento ha avuto luogo una conferenza sulla Battaglia di Lissa del 20 luglio del 1866. La prima parte della serata è stata curata da Luigi Carretta che ha spiegato in modo particolareggiato le varie fasi della battaglia navale evidenziando le tipologie di navi ed armamenti che presero parte allo scontro bellico inquadrato nella terza guerra d’indipendenza. Carretta ha evidenziato la
tattica e le strategia seguita dai due principali contendenti, il contrammiraglio Wilhelm von Tegetthoff e l’ammiraglio Carlo Pellion di Persano.

Fu la prima grande battaglia navale tra navi a vapore corazzate e l’ultima nella quale furono eseguite deliberate manovre di speronamento.
Poi Giorgio Martini, Capitano di Fregata della Marina Militare in congedo, ha ricordato quando si trovò sull’isola di Lissa ( in croato Vis) assieme agli amici austriaci della OMV e gli amici croati, ricordando i caduti della battaglia davanti alla copia del monumento funebre con il famoso leone dormiente, presso il cimitero dell’isola.
Purtroppo ha evidenziato Martini l’originale del monumento si trova nella sede dell’Accademia Navale di Livorno , sottolineando come non sia accettabile utilizzare un monumento funebre che ricorda il sacrificio di tutti coloro che caddero in battaglia, come se fosse un trofeo di guerra.

Stessa cosa ha ritenuto deplorevole la sottrazione della sciabola del contrammiraglio Wilhelm von Tegetthoff, avvenuta alla fine della prima guerra mondiale dal museo austriaco di Pola che la conservava. Ettore Beggiato, autore del volume “Lissa, l’ultima vittoria della Serenissima” ha ricordato come la marina austriaca si chiamasse fino al 1848 “Imperial e Regia Veneta Marina”, come il veneto, nelle diverse varianti, fosse la lingua correntemente parlata a bordo delle navi, ricordando le due medaglie d’oro conquistate dai veneti Vincenzo Vianello e Tommaso Penzo e le 49 d’argento che l’imperatore d’Austria assegnò ai valorosi marinai veneti, denunciando l’oblio nei confronti di questi valorosi.

“Non esistono veneti di serie A che meritano di essere ricordati perché combatterono sotto la bandiera italiana e veneti di serie B, tutti gli altri” ha ricordato concludendo la conferenza seguita da un pubblico numeroso e particolarmente attento.
Presenti alla serata numerose associazioni con i loro presidenti e rappresentanti, a partire da Italia Austria di Trento Rovereto organizzatrice dell’evento, con il Presidente Fabrizio Paternoster.

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3 Comments

  1. caterina says:

    Che bella storia!…da conoscere… per pensare! I Veneti sono LEALI…da sempre!…gl’Italiani? poveretti da centosessant’anni…e non lo sanno! e questo è avvilente…come “il trofeo” di guerra di una battaglia navale che hanno perso…
    Una curiosità: su di un lato del basamento alla statua della libertà eseguita e postata nel centro di Formia nel 1929 per celebrare la nascita dell’Impero ricordando i caduti in guerra, i primi menzionati, unici su un lato, sono due formiani caduti nella battaglia di Lissa… a pensarci, non mi stupisce che le manie di grandezza dell’epoca abbiano completato l’opera asportando dal luogo dov’era giusto che fosse l’originale del monumento che ricordava quella fatidica battaglia, che non risolvette purtroppo le sorti della guerra in favore di chi la vinse… ormai il destino anche del Veneto era segnato.

  2. FIL DE FER says:

    Se l’italia andrà in DEFAULT sarà un gioco da ragazzi prenderci l’indipendenza da uno stato fallito.
    L’AUTONOMIA non ce la vogliono dare perché metterebbe ancora più in risalto le nostre capacità e per contro le inefficienze e le incapacità degli altri italici.
    Lissa, come d’altronde la battaglia navale di Lepanto contro i Turchi sono due fatti storici che vengono ignorati nei libri di storia nelle scuole o se citati con due righe di nulla. Poi DI MAIO si lamenta perché non vuole scuole di serie A e di serie B……..certo ha ragione, con l’autonomia noi in VENETO avremmo scuole degne di questo nome e loro al Sud cambierebbe ben poco. Ci vogliono tenere nella m…a perché così siamo uguali difronte alla costituzione……ma nella mediocrità e nella criminalità.
    Se la godano finchè possono perché il tempo è contro di loro e a favore nostro.
    WSM

  3. giancarlo says:

    Sul titolo siamo senz’altro d’accordo, ma come sappiamo l’italia non riconosce i Veneti come suoi figli e nemmeno la loro lingua Veneta ( riconosciuta e tutelata dall’UNESCO ) perché siamo stati una nazione indipendente e sovrana per oltre 1.100 anni e questo da fastidio a chi non ha radici proprie.
    Non parliamo poi dell’autonomia che il VENETO ha richiesto con tanto di referendum.
    La battaglia di Lissa passò anche per quella battaglia navale vinta da uomini di ferro con navi di legno
    (IRVM) contro ( italia) uomini di legno con navi di ferro.
    Certo che questa italia non finisce mai di stupire per la sua stupidità e soprattutto per la sua mancanza di rispetto e verità specie verso noi Veneti che paghiamo le tasse da oltre 150 anni e non ci vengono riconosciuti i benché minimi meriti, ma anzi ci vengono sottratti ogni anno fior di miliardi come se fossimo territorio di occupazione senza scadenza.. Poi qualcuno si meraviglia se chiediamo l’autonomia…al posto dell’indipendenza la quale è sempre sul tappeto e che in mancanza di autonomia sarà impossibile aspettare ancora e quindi lotteremo per l’indipendenza con qualsiasi mezzo democratico possibile ed immaginabile. WSM

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