L’ira dei 5Stelle e della Meloni: mettere Mattarella in stato d’accusa per tradimento

L’esito – negativo – delle consultazioni al Colle è appena divenuto ufficiale. E il leader politico del Movimento 5 Stelle va su Facebook per commentare il fallimento dello sforzo di Conte. «Questa scelta del presidente Mattarella è incomprensibile», attacca frontalmente Di Maio. «Non possiamo stare a guardare, di fronte a tutto questo». Parole che trovano, pochi istanti più tardi, una prospettiva istituzionalmente drammatica: secondo quanto apprende l’agenzia Ansa, infatti, i vertici del M5S starebbero ragionando sull’«impeachment» nei confronti del presidente della Repubblica, facendo riferimento all’articolo 90 della Costituzione secondo il quale «Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri».

Il problema di democrazia

«In Italia c’è un problema di democrazia», spiega Di Maio. «Non ci è stato permesso di fare il governo, eppure rappresentiamo circa il 60% dei voti, siamo i vincitori delle elezioni. Eravamo pronti a governare e ci è stato detto no. Sono molto arrabbiato», dice, ripetendo le parole scritte su Facebook venerdì da Matteo Salvini.

«Hanno deciso le agenzie di rating»

«Il problema è che le agenzie di rating erano preoccupate per un uomo che andava a fare il ministro dell’Economia? Allora diciamocelo chiaramente che è inutile andare a votare e che decidono sempre le solite lobby. È un livello di scontro istituzionale mai visto. E il punto non è Savona: il punto è di capire se l’Italia è sovrana o no».

«Un criminale ministro si può, se hai criticato l’Europa no?»

«In questo Paese puoi essere un criminale condannato, un condannato per frode fiscale, puoi essere Alfano, puoi avere fatto reati contro la pubblica amministrazione, puoi essere una persona sotto indagine per corruzione e il ministro lo puoi fare», continua Di Maio, «ma se hai criticato l’Europa non puoi permetterti neanche di fare il ministro dell’Economia in Italia. Ma non finisce qui».

La lista dei «ministri»

Di Maio ha anche elencato, su Facebook, quelli che sarebbero stati i ministri del governo guidato da Conte: Di Maio stesso e Salvini sarebbero stati vicepremier (e ministri, al Mise l’uno e al Viminale l’altro); il leghista Giorgetti sarebbe stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; Fraccaro sarebbe stato ministro alla Pubblica amministrazione; ai Rapporti con il Parlamento Giulia Bongiorno; agli Affari regionali Stefano Stefani; al Sud, Lezzi; ai Disabili Fontana; agli Esteri Giansanti; alla Giustizia Bonafede; alla Difesa Trenta; all’Economia, Savona; alle Politiche agricole, Centinaio; alle Infrastrutture, Coltorti; all’Istruzione, Bussetti; ai Beni culturali, Bonisoli; alla Salute, Grillo.

Dal canto suo non si fa attendere anche Fratelli d’Italia.

“Si dice che il Presidente della Repubblica abbia messo il veto sulla nomina di Paolo Savona a Ministro dell’Economia, se questa notizia fosse confermata avrebbe dell’incredibile. E se questo veto fosse confermato sarebbe drammaticamente evidente che il Presidente Mattarella è troppo influenzato dagli interessi delle nazioni straniere e dunque Fdi nel caso in cui questo veto impedisca la formazione del nuovo Governo chiederà al Parlamento la messa in stato d’Accusa del Presidente per alto tradimento”. Lo afferma Giorgia Meloni in una nota.

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