L’inutilità di certo pseudo indipendentismo veneto. Impariamo dalla lotta dei baschi

capodanovenetodi ENZO TRENTIN – «La verità è uno specchio spezzato che nessuno possiede interamente. La mia verità? No. La tua verità? Neppure. Uniamole e avremo entrambi una porzione più completa di verità.» Lo scrisse Antonio Machado, un poeta e scrittore spagnolo, tra i maggiori di tutti i tempi. Aggiungiamo il pensiero di una persona molto influente nel mondo dei media spagnoli che ha sostenuto che «il Partito che in Spagna difende il Diritto all’Autodeterminazione commette un suicidio politico ed elettorale.»

Arnaldo Otegi (classe 1958) è un politico basco, attualmente in carcere, perché è il simbolo del separatismo non violento, che nel febbraio 2013 è stato eletto Segretario Generale della abertzale basca indipendentista partito Sortu. È stato membro del parlamento basco per entrambi Herri Batasuna e Euskal Herritarrok. Non si dimentichi che Otegi non è mai stato coinvolto in attentati gravi. In realtà, non ha mai commesso crimini di sangue. L’unico crimine che potrebbero imputargli fu il rapimento di un industriale. Otegi ha fatto un cambiamento ideologico ed etico riconsiderando la questione della violenza. Si è presto impegnato sulla necessità di far tacere le armi. In una recente intervista sostiene quanto noi, da anni, andiamo  [https://insubriaprolombardia.files.wordpress.com/2015/11/intervista-otegi.pdf ] scrivendo su questo ed altri giornali:

 

«Ora che in molti ci vengono a parlare di un nuovo processo costituente dello Stato, […] Sono giunto al convincimento che dobbiamo occuparci di mettere in moto una dinamica che ci conduca alla creazione del nostro Stato, che tenti di elaborare raffinate strategie per cercare di smuovere lo Stato dalle sue posizioni. Se le nostre strategie di liberazione passano necessariamente da accordi con lo Stato, non vi saranno accordi, né vi sarà liberazione, lo Stato non vuole questo. Questo significa che rifiutiamo qualsiasi tipo di accordo? Assolutamente no! Significa che tracciamo la nostra road map indipendentemente dal fatto che vi siano accordi o no. Quindi, consentitemi di fare un’interpretazione libera e, allo stesso tempo, adeguata alla nostra realtà con la frase: per ottenere la pace in Euskal Herria, dobbiamo ottenere che i nostri nemici diventino i nostri vicini, ciascuno nel proprio Stato. […] La nostra battaglia fondamentale deve essere combattuta sul piano delle idee; la risposta esige una nuova economia, una nuova etica, e una nuova politica.»

 

Insomma come ci si può confrontare con uno Stato (a sentire Arnaldo Otegi vale per lo Stato  spagnolo. Ma noi intendiamo, per similitudine, parlare di quello italiano) che ha stravolto ogni principio di buon governo, infatti:

 

  1. La sovranità del popolo preesiste allo Stato: lo Stato italiano, in tutte le sue articolazioni appartiene ai cittadini italiani, e non viceversa.
  2. Che a conferma di ciò l’art. 1, comma 2, della Costituzione sancisce: «La sovranità appartiene al popolo…»; non ai rappresentanti eletti pro tempore.
  3. Che appartenendo la sovranità, a qualsiasi livello degli organi dello Stato, ai cittadini; gli eletti hanno sempre il dovere di uniformarvisi, qualunque essa sia, poiché essi sono delegati a rappresentare la volontà della maggioranza e non gli interessi dei partiti politici ai quali appartengono, e che ai cittadini, in democrazia, dev’essere sempre riconosciuto il potere di modificare le regole della delega, e di fare o di modificare direttamente le leggi nella libertà, e senza assurdi ed ingiustificati vincoli burocratici.
  4. Che un Paese dove le leggi di iniziativa popolare non sono neppure prese in esame dal Parlamento, non è una democrazia. Oltre seicentotrenta sono le proposte di legge, corredate ognuna da 50.000 firme, tutte inutilizzate, che giacciono da tempo immemorabile nelle cassapanche del Parlamento.
  5. Che un Paese dove i cittadini non possono controllare la spesa pubblica dopo essere stati tassati fino alla persecuzione, non è una democrazia.
  6. Che tutti i partiti si dichiarano favorevoli all’introduzione di un’organizzazione federalista nello Stato italiano; ma trovano ogni artificio per sminuire o depotenziare l’idea federalista. Infatti Gianfranco Miglio sosteneva (vedi “Il Sole 24 ore”, n. 144, 27 maggio, 1987): «L’idea che le preferenze dei governati possano manifestarsi normalmente soltanto per il tramite di rappresentanti, e che la volontà dei primi debba prendere necessariamente la forma di un’adesione (consenso) alle “verità” proposte dai candidati al potere, questa idea sta per uscire dalla storia. Perché spezza il legame fra legittimazione del governante e ricognizione delle opinioni dei governati.
    Fra poco tempo (nei paesi civilmente avanzati) i cittadini non solo potranno “votare”, o esprimere il loro parere su una quantità di argomenti standosene a casa loro, in tempo reale e senza farsi stordire da arcaici riti comiziali, ma saranno in grado di riconoscersi, di raggrupparsi e “corporarsi” autonomamente anche a grandi distanze, e soprattutto di contarsi, indipendentemente dalle iniziative dei pubblici poteri. Le “elezioni” le farà ogni cittadino, e le tecniche di potere politico dovranno cambiare radicalmente: un’età e un’arte di governo, cominciate con i missi carolingi, arriveranno alla loro fine. Altro che far la guerra ai referendum.»
  7. Che uno dei principi federalisti indiscutibili è rappresentato dal fatto che la sovranità appartiene al popolo e che essa non può essere alienata, limitata, violata o disattesa, e che il popolo può delegare la sua volontà ma deve sempre restare libero di modificare le regole della delega.
  8. Che ottenere servizi dalla giustizia italiana è sempre più arduo e dispendioso senza avere la certezza del diritto. Infatti, un’associazione a difesa dei consumatori denuncia [http://avvertenze.aduc.it/comunicato/giustizia+molti+giudici+pace+negano+ai+cittadini_23626.php ] che: «nell’ambito della tutela del consumatore accade spesso che si presentino controversie di modesto valore, nell’ordine di qualche centinaia di Euro. In molti casi, avvalersi di un legale è un controsenso, in quanto la parcella del professionista finisce per vanificare e talvolta addirittura superare il valore della causa stessa. Per questo, l’ordinamento italiano e europeo prevedono specifici procedimenti per cause di modesta entità in cui il cittadino può rappresentarsi in proprio, senza difesa tecnica. […] Ebbene, numerosi cittadini ci segnalano che moltissimi giudici di pace scoraggiano o apertamente negano l’utilizzo di strumenti di tutela.»

 

Or dunque, come possiamo aspettarci che lo Stato italiano rispetti i trattati internazionali liberamente sottoscritti. Infatti come tutto il diritto internazionale, il principio di autodeterminazione viene ratificato da leggi interne: in Italia, vi è la Legge n. 881/1977. Nell’ordinamento italiano il principio vale come legge dello Stato che prevale sul diritto interno (Cassazione penale 21-3-1975); se non è in grado di rispettare il suo stesso ordinamento interno.

 

Facciamo una considerazione preliminare: «oggi più che mai noi prigionieri indipendentisti (sostiene Arnaldo Otegi) siamo ostaggi di uno Stato che, mediante la nostra strumentalizzazione, cerca fondamentalmente tre obbiettivi: vuole perpetuare lo scenario precedente (ETA con i suoi prigionieri), vuole generare frustrazione e disillusione nel nostro popolo (con il nostro mantenimento in carcere senza modificare la politica penitenziaria) e  infine, lo Stato ritiene che fino a quando non si risolverà questa questione e ci avrà nelle sue mani come ostaggi, Euskal Herria non inizierà un processo sovranista unilaterale. […]  Mediante l’unilateralità, dobbiamo utilizzare la loro stessa legalità per indebolire la posizione dello Stato. Per uno Stato non c’è male maggiore della dimostrazione che non rispetta il suo stesso sistema legale.»

 

Gli indipendentisti veneti (ma non solo loro) che tipo di ordinamento propongono? Ad oggi nessuno! Eppure l’indipendenza del Veneto avrebbe molte ragioni. Tra quelle fondamentali c’è il recupero della sovranità politica ed economica che è fondamentale per intraprendere la trasformazione politica ed economica necessaria per garantire il benessere della maggioranza del popolo veneto.

 

Sono i contenuti che costruiscono la comunità. La cultura porta innovazione. L’educazione è una grande estensione di contenuto. I dati rappresentano preziosi assetti. Per giustificare la crescita futura e le spese in aumento, abbiamo bisogno continuamente di dati misurabili. Ipotizziamo un settore pubblico forte, trasparente e sotto controllo democratico, chiariamo che la proprietà privata va salvaguardata. Recuperiamo la politica con la P maiuscola affinché si  sottometta a controlli di legittimità e, contemporaneamente, faccia evolvere la democrazia rappresentativa verso una bilanciata combinazione di democrazia rappresentativa e di democrazia diretta. Nell’Unione Europea attuale è semplicemente impossibile. E la domanda susseguente è: si può modificare o riformare questa struttura che è stata concepita come un autentico progetto di dominio delle élites oligarchiche? L’esperienza greca rende evidente la risposta.

 

Si domanda ancora Arnaldo Otegi: «A cosa serve proporre una nuova politica, una nuova economia o una nuova etica se continuiamo a costruire vecchie organizzazioni, e vecchie forme di funzionamento? A cosa serve proporre nuovi/vecchi principi e valori se nella nostra vita quotidiana non trovano il necessario e coerente riflesso? Le nostre organizzazioni e la nostra vita militante e personale devono essere un riflesso fedele dell’alternativa che rappresentiamo e sosteniamo. Perché non c’è cambiamento sociale che non inizi da noi stessi. […] In ogni caso, dico che una dinamica di “aggiornamento” del proprio programma politico in funzione dell’evoluzione sociologica elettorale può essere molto pericolosa; alla fine questo ti porta ad appiattirsi talmente sugli altri che se un giorno arrivi al Governo, lo fai con il “loro” programma. E questo a cosa serve?»

 

Importante anche l’evoluzione verso la pace. Arnaldo Otegi ha creduto nella pace su due assi. Da una parte, si riassume con la frase “più violenza, meno indipendenza”. La violenza in un contesto europeo, potrebbe portare all’indipendenza. Ma potrebbe portare anche ad una pena detentiva. La repressione è soprattutto fare del male a molte persone. La violenza poi rende impopolari. Fermare la violenza e spostarsi nella politica ha dato una vera opportunità all’indipendenza. Si tratta di un approccio politico che è lì, e i militanti lo possono capire. Ma ha anche fatto un approccio per la pace attraverso un’etica. La pace è non uccidere. La pace è un valore in sé. La pace per Otegi è una tattica che significa la pace con la sua gente, ma dalla sua personalità interiore, la pace è un approccio rivoluzionario all’etica. Chi ha bisogno della repressione per giustificare se stessa è invece la Spagna, perché ciò che non vince nelle urne lo prende in tribunale.

 

Ancora Arnaldo Otegi afferma che c’è un “dentro” senza un “fuori”. Se ciò che proponi è una dinamica di politica convenzionale, se decidi di installarti in un sistema confortevole. Le istituzioni, in una strategia di trasformazione sociale, non possono né debbono essere l’avanguardia dei cambiamenti ma, sempre, la loro retroguardia. Il vero motore del cambiamento deve svilupparsi nel tessuto sociale e popolare come conseguenza di una lotta ideologica forte, tenace e paziente, che cambi la scala di valori della gente. I cambiamenti che si producono come conseguenza di una maggioranza elettorale saranno sempre reversibili attraverso una maggioranza alternativa, di altro segno. I cambiamenti che si producono nella scala dei valori sociali potranno essere ritardati, repressi o contenuti, ma finiranno sempre per imporsi».

 

E con ciò abbiamo ancora una volta affermato l’inutilità di certo pseudo indipendentismo veneto che come unica strategia ha quella di farsi eleggere nelle istituzioni italiane per (dicono loro) modificarle dal di “dentro”. Poiché, come scriveva lo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton: «Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini però sanno che i draghi esistono. Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi vanno uccisi.»

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3 Comments

  1. caterina says:

    per l’esimio Enzo Trentin esistono solo gli Autori e le Istituzioni… la realtà che gli si muove intorno gli sfugge perché il suo interesse è altrove, in un mondo ideale, e la concretezza dell’agire minuto delle persone che non hanno nomi di fama o sigle dall’aura del consolidato non la reputa degna della sua attenzione… lui viaggia su sfere diverse e gli viene sicuramente bene… il suo contributo sono nozioni, e ringraziamolo per quel che ci dà, ma proseguiamo tranquillamente per la nostra strada se vogliamo arrivare alla meta…lui non ci tiene veramente… in fondo sta bene così, nel suo pessimismo di fondo.

  2. Giancarlo says:

    PROSEGUO: CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIIA SUI DIRITTO DELL’UOMO e proseguire poi per altre vie al fine di ottenere internazionalmente il riconoscimento del Popolo Veneto e della sua indipendenza già ottenuta per via privata-civile con un referendum digitale certificato ben due volte etc…etc.. da PLEBISCITO.EU
    Ecco come andranno le cose da qui al prossimo anno.
    WSM

  3. Giancarlo says:

    Tutte cose interessanti e analisi lucida dello stato in cui ci troviamo.
    Ma, dato che la consulta ha negato non solo l’esistenza del Popolo Veneto ma anche qualsiasi possibilità di esercitare democraticamente un referendum per l’autodeterminazione del POPOLO VENETO è chiaro a tutti che solo la via internazionale è quella giusta da percorrere.
    Lo stato italiano e per esso i rappresentati politici votati dagli italioti potranno fare quello che vogliono, negare qualsiasi cosa, ma alla fine la spunteremo noi indipendentisti Veneti.
    Sappiamo che l’italia ha già scavalcato l’art.5 della costituzione quando ha scientemente rinunciato alla zona B istriana regalandola alla SLOVENIA e non mi importa con quali incredibili motivazioni lo possono aver fatto. Ergo anche l’art.10 l’italia potrà ignorare, ma non potrà ignorare le condanne che le verranno inflitte nelle sedi internazionali appropriate se gli indipendentisti si faranno valere con tutti gli strumenti giuridici ce ci sono e andranno USATI !!!!!
    Dal giorno della sentenza della consulta qualsiasi indipendentista che continuasse ad invocare la via democratica interna è un bugiardo ed un falso per no dire di peggio.
    Pertanto dovendo adire per vie istituzionali internazionali si dovrà cominciare nel denunciare l’italia alla

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