L’insostenibile leggerezza leghista

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di Stefania Piazzo – Lo hanno detto tutti, è la crisi più strana e pasticciona dal dopoguerra. La Lega è riuscita a staccare la spina, a minacciare il ritiro dei ministri, a chiedere il voto, a pretendere pieni poteri, a dire che poi non era vero, e giocarsi un tesoretto che faceva gola a tutti, a succhiare Berlusconi e poi a risputarne la polpa, a depositare una mozione di sfiducia a Conte e poi dire di non averne chiesto le dimissioni. Si può essere di sicura fede legista ma non si può non interrogarsi su questo letterale casino che Salvini ha messo in piedi. E farsi domande di un certo peso specifico sulla lucidità politica dell’uomo. Gli hanno staccato la spina del suggeritore? E’ cambiato il suggeritore? Chi lo sa.

Fare previsioni su questo esecutivo è stato sempre difficile. Due forze uguali e diverse come Lega e 5Stelle hanno rappresentato, in questa alleanza, un inedito non tanto per la diversa posizione ideologica, quanto per la marcata inconsistenza politica, culturale, istituzionale dei principali protagonisti della vicenda. Il che vuol dire non poter fare previsioni né di breve né di medio termine. Da uomini così puoi aspettarti di tutto e il suo contrario.

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Un fatto è incontestabile e cioè che una maggioranza alternativa in Parlamento c’è già. Occorre solo ufficializzarla passando per il Quirinale. Se si va al voto, si deve tener conto di chi eleggerà tra qualche anno il capo dello Stato e con quale schiacciante maggioranza. Essendo, allo stato attuale, l’unica figura di garanzia democratica rimasta a fare da scudo a tutte le derive autoritarie o eversive, alla spregiudicatezza di prendere e andare avanti e indietro da Milano a Mosca come si trattasse di utilizzare il Paese come cosa propria, senza sentire il dovere di dare spiegazioni, anche solo per questa ragione, occorre trovare una via di uscita. Cambiare la legge elettorale, ridisegnare i collegi, sminare il terreno politico dalle mine vaganti o ancora di più dal vaneggianti che hanno pervaso l’etere della democrazia social. Il Parlamento esiste ancora, si passa per il voto parlamentare, le scorciatoie lasciano un segno. Un’altra marcia su Roma no.

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