Linea Cadorna, lunedì la storia bussa di nuovo…

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Agli inizi del XX secolo il Regno d’Italia guardava con una certa preoccupazione al suo confine settentrionale. Il pericolo, in un momento storico in cui le alleanze tra i grandi stati europei erano tutt’altro che stabili, poteva venire potenzialmente da qualunque grande potenza militare che occupando la Confederazione Elvetica, violandone così la neutralità, avrebbe potuto far giungere i suoi eserciti ben oltre le Alpi. A quel punto gli eserciti invasori non avrebbero infatti più avuto davanti a loro alcun ostacolo che gli impedisse di discendere rapidamente verso la Pianura Padana. A preoccupare lo stato maggiore del Regno erano in particolare le armate di Francia, Austria e soprattutto Germania.

Anche la stessa Svizzera, in realtà, poteva considerarsi un pericolo per l’Italia, in quanto in un’ottica di guerra tra i grandi stati europei non era da escludersi un attacco preventivo svizzero verso la Lombardia teso a rendere più sicuri e difendibili il Cantone Ticino e il Gottardo occupando le aree dell’Ossola e della Valtellina e spingendosi addirittura fino a Milano, Brescia e forse Torino. La discussione su un piano di invasione che andasse in questo senso, pur non essendo stata resa nota alla popolazione, all’epoca era peraltro all’ordine del giorno tra le alte sfere militari confederate. Non era poi da escludersi neppure un possibile accordo tra la Svizzera e qualche potenza europea che volesse semplicemente far transitare il proprio esercito attraverso il territorio della Confederazione per poi riversarsi nella Pianura Padana.

Per queste ragioni l’Italia decide dunque di costruire una possente linea difensiva fortificata i cui lavori iniziano nel 1899 e si completano solo nel 1918, estendendo e inglobando diverse fortificazioni minori già esistenti. La Confederazione Elvetica risponde a questa mossa construendo anch’essa una serie di fortificazioni che si contrappongono a quelle italiane.

La Linea Cadorna deve il suo nome al generale Luigi Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano tra il 1914 e il 1917. Curiosamente si tratta però solo di un’attribuzione che risale a pochi decenni orsono, in quanto la Linea era originariamente conosciuta semplicemente col nome di “Frontiera Nord”, contrazione del nome più esteso di “sistema difensivo italiano alla Frontiera Nord verso la Svizzera”.

Nel corso della prima guerra mondiale la linea Cadorna, pur restando sempre militarmente presidiata almeno fino alla disfatta italiana di Caporetto, non sarà mai realmente interessata dai combattimenti. La linea tornerà però di attualità nel 1938, quando Mussolini per un momento pensa seriamente a un’invasione della Svizzera che fortunatamente non metterà mai in atto.

Verso la fine della seconda guerra mondiale alcune fortificazioni della Linea Cadorna sono teatro di alcuni scontri tra l’esercito tedesco e i partigiani. Infine, una volta tornata la pace, la linea viene ben presto abbandonata e in parte smantellata, ma ne resta ancora quasi per intero la struttura, che è oggi diventata una popolarissima destinazione per escursioni e passeggiate montane. Le fortificazioni della linea Cadorna si estendono per diverse decine di chilometri, partendo dalla Valle d’Aosta, attraversando il Piemonte Nord Orientale e sviluppandosi lungo gran parte del confine settentronale della Lombardia.
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