L’indipendenza, prima forma di autodifesa per fermare chi cancella l’identità

BARCONIdi MARCELLO RICCI – L ‘immigrazione massiva e senza limiti temporali è anche finalizzata a cancellare le identità.  La storia, maestra di vita, insegna che le civiltà  sviluppano culture, usi e costumi, sicuramente molto diversi che sempre si concretano in valori. Parallele alle civiltà sono le lingue. Attualmente con il massiccio trasloco di esseri umani, si tende a fare di tanti popoli uno solo e così per le lingue.

Ogni etnia, nel tempo, apre delle finestre esporta e importa valori e esperienze che valicano, modificano, modellano la vita i costumi propri e altrui. I valori individuali influenzano quelli collettivi, guidando le svolte delle civiltà. L’ immigrazione massiccia e senza limiti temporali, finirà inesorabilmente per inquinare, senza farle maturare , le singole civiltà, togliendo confronti,   precludendo la strada ad un   futuro migliore, vanificando la speranza di ieri e anche il ritorno al passato ,a volte necessario, cristallizzano la realtà di oggi.

I popoli crescono sviluppando autonomamente le proprie filosofie intese nel senso più ampio e per poi confrontarle con quelle di altri. Sotto l’aspetto ontologico,  è la sostanza che garantisce l’identità nel processo evolutivo e nelle mutate condizioni.  Le prospettive universalistiche soffocano le identità, un’unica lingua, un unico pensiero e in un futuro non auspicabile, con possibili interventi genetici  per puntare all’ unicità di statura e anche di pensiero.  Ciò premesso risulta evidente che le lotte sotto tutte le forme per conquistare o mantenere l’indipendenza, non sono fatti di campanile, ma un impegno importante per proteggere tutti i valori, in potenza e in atto,  legati all’identità.

E’ evidente che l’invasione di migranti, parallela per modalità al concetto di infinito, è la minaccia più grande alle identità e di conseguenza all’indipendenza. Fortunatamente la storia di questo Paese dimostra che le differenze identitarie sono difficilmente cancellabili.
Hanno provato con  l’unità d’Italia. Solo sulla carta è stata realizzata. Nella realtà hanno creato lo scontro perenne tra  il concetto di stato e della cultura sociale e politica austro-ungarico con quella borbonica . Ne scaturisce che l’invasione di migranti è anche finalizzata ad indebolire le autonomie e facilitare il nuovo corso del globale inteso come cancellazione delle identità.
La trasformazione del linguaggio corrente che sempre più include parole estranee alla lingua italiana ne è la prova. Perché anche i governanti usano, anzi si pavoneggiano, dell’uso della lingua inglese che di certo per la sua cacofonia è antitetica alla musicalità della lingua dell’Alighiero? Sfoggio e dimostrazione di conoscere l’inglese? Vergogna di appartenenza o sfoggio di conoscenza linguistica, o cattivo gusto?  
La scuola dovrebbe curare l’insegnamento della lingua regionale, dell’italiano e di una lingua straniera. Bello sentire le famiglie che tra le mura domestiche usano la lingua locale, fuori l’italiano e quando varcano i confini parlano la lingua del paese di arrivo o altra utile per comunicare. Si pensa che alcuni o molti siano convinti che l’uso di una lingua straniera sia espressione di cultura.
Non è così, la lingua usata per comunicare è solo uno strumento. Diversa è la conoscenza della letteratura di quella lingua e qui vale la possibilità di studiare i testi nella lingua originale e non nelle traduzioni che spesso trasformano. Quanti dei goffi orecchianti del britannico ‘verbo’ sono in grado di leggere  le opere di Shakespeare nella lingua madre?  Sarebbe divertente sentire il tronfio parolaio fiorentino cimentarsi nell’impresa , come fece Benigni con la Divina Commedia. Ci si deve ricordare che ogni acquiescenza all’introduzione di anglicismi è una cessione d’identità e una rinuncia al proprio patrimonio culturale. La lotta per l’indipendenza è minata fortemente dall’accoglienza, intesa nel senso di Bergoglio e di quanti del mondialismo fanno bandiera.
Ostacolare l’invasione di migranti senza tentennamenti e in tutti i modi leciti,  è il primo ineludibile atto di autodifesa.
Print Friendly

Recent Posts

One Comment

  1. Carlo Butti says:

    A leggere questo articolo pare quasi che la lingua dei migranti, quelli che cancellano la nostra identità, sia l’inglese. Mi pare che si faccia un bel po’ di confusione.

Leave a Comment