Il nostro giornale, la Lega e chi sceglie la “torre d’avorio”

di GIANLUCA MARCHI

Diversi lettori de L’Indipendenza, e fra loro alcuni appartenenti ai movimenti accreditati alla convention di Jesolo del maggio scorso, sostengono ripetutamente che questo giornale dovrebbe smettere di occuparsi di Lega. Insomma, invocano il dantesco “non ti curar di lor ma guarda e passa”, ritenendo che dilungarsi sul Carroccio e sulle sue evoluzioni in atto – negative o positive a seconda dei punti di vista – sia una perdita di tempo e finisca per non portare acqua al mulino indipendentista. Osservazione legittima dal loro punto di vista, che non sto a sindacare se derivi dalla reale convinzione che la Lega ormai rappresenta solo un passato morto e sepolto, oppure sgorghi più dal malanimo maturato per essere stati il cosiddetto “amante tradito”.

Ribadisco: la loro è una posizione legittima e anche comprensibile, soprattutto quando espressa da persone che hanno deciso di impegnarsi a vario titolo nella cosiddetta galassia indipendentista, e che vedrebbero facilitato il loro compito dalla sparizione della Lega ma non dei leghisti. Tuttavia è una posizione non condivisibile da parte di chi, come il sottoscritto, dirige un giornale online che, pur rivolgendosi in primis al composito mondo indipendentista e autonomista, non ha le funzioni di un soggetto politico e deve guardare al numero più vasto possibile dei potenziali lettori. E in questo bacino ci sono migliaia di cittadini-elettori che continuano a guardare alla Lega come a un’opportunità e che sono anche lettori de L’Indipendenza e da essa si aspettano di essere informati, persino con una lettura critica, su quanto accade dentro il movimento oggi guidato da Roberto Maroni.

Ecco perché, qualche giorno dopo il congresso di Assago, ho scritto un articolo – che so aver scatenato diversi mal di pancia – in cui ho sostenuto la necessità di andare a vedere cosa sarà capace di offrire la Lega in occasione degli Stati generali del Nord (convocati per la fine di settembre). La politica – almeno così la vedo io – è fatta di ideali ma anche di azione pratica: i due binari devono sempre mantenere una coerenza fra loro, altrimenti il treno deraglia, ma senza l’azione pratica l’ideale resta rinchiuso nella sua preziosa “torre d’avorio” e senza ideali l’azione pratica diventa solo opera di mercenari. In altri termini una modica dose di compromesso è necessaria, altrimenti ci si ferma alla testimonianza: per carità, una nobile scelta, ma con la testimonianza al massimo si influisce su qualche coscienza, difficile che si modifichino i destini di una comunità. A meno di essere maggioranza assoluta, ma non mi pare questa una prospettiva facilmente realizzabile a breve.

Mi spiace dirlo, ma ho l’impressione che la galassia indipendentista rischi di ammalarsi di “splendido isolazionismo”: con la scusa di non contaminarsi ciascuno resta confinato nella sua “torre d’avorio”, ammesso e non concesso che questa scelta non sia dettata dalla recondita volontà di salvaguardare il proprio piccolo territorio. Non vado oltre perché l’ottimo Fabrizio Dal Col si esibisce efficacemente proprio su questo tema nell’articolo pubblicato qui a fianco. Dico solo che L’Indipendenza si è fatta promotrice di Jesolo per far sì che i vari soggetti indipendentisti e autonomisti si guardassero in faccia e si parlassero, elaborando alla fine un documento che indicasse una strada come possibilità da intraprendere. Mi limito a constatare che fino a oggi è successo ben poco: solo due o tre gruppi presenti a Jesolo, insieme ad altri che invece non c’erano, stanno costituendo un cartello elettorale in vista delle politiche 2013, attirandosi tra l’altro non poche critiche. Ma ora non si chieda al quotidiano di compiere ulteriori passi, perché questi spettano a chi ha scelto di fare politica e non teoria.

Un’ultima annotazione. Coloro che sostengono che la Lega andrebbe ignorata dovrebbero sapere che un giornale online ha la possibilità di reggere la sfida della sopravvivenza, e sottolineo sopravvivenza a uso e consumo di coloro che fingono di non capire, solo se raggiunge numeri ragguardevoli (in fatto di contatti e di pagine visitate), tali da diventare attrattivi per la pubblicità (che, va detto subito, sulla rete vale ancora assai poco, almeno in Italia). Se questo giornale dovesse rinunciare per scelta a una parte consistente del suo pubblico, sono disposti costoro a sostenere economicamente L’Indipendenza per consentire a chi ci lavora con dedizione e a tempo pieno di ricavarne un compenso dignitoso e perché il prodotto giornalistico possa essere sempre più completo? E come si porrebbero i suddetti signori, nel caso la loro risposta fosse negativa, rispetto all’opportunità offerta dalla nuova legge sull’editoria (in discussione in Parlamento) che introduce finanziamenti pubblici (moderati, sia chiaro) per i giornali online i cui ricavi annui siano inferiori ai 100 mila euro? Per la cronaca se L’Indipendenza anche solo si avvicinasse a tale cifra non avrebbe problemi di vita… Attendo con trepidazione una risposta, anche se ciò implicasse che il primo ad accomodarsi alla porta debba essere chi scrive.

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48 Comments

  1. Antonino Ciravola says:

    Leggo che Libero oggi e altri giornali nei giorni scorsi hanno scoperto il bubbone Sicilia. Ma a sostegno della bravura di questo giornale si deve dire che voi la questione la avere sollevata mesi fa e qui ai sono lette molte informazioni anche su malefatte leghiate con i serviZi della Rai proprio sulla Sicilia e sulle eccellenze siciliane che non esistono e su personaggi che noi siciliani ben conosciamo come il sindaco di Bronte o suo genero Castiglione.., o sul centro di Mineo…. Grazie per la vostra voce e che abbia lunga vita.

  2. Roberto Porcù says:

    Vaffaculo ! Anche finanziamenti (poco importa siano moderati) per i giornali online ?
    Dobbiamo arrivare al default affinché questi stronzi capiscano che deve calare l’interventismo politico e pari, pari le tasse.
    Per chi avesse letto Bastiat, poi pari pari non è mai che c’è sempre una fetta che lo stato si trattiene per la gestione, ed è con una fetta dopo l’altra che siamo finiti nella merda.

  3. Giacomo says:

    Caro Direttore, condivido la tua linea. Aggiungo che occorre sostenere questa testata e chi ci lavora con grande impegno. Io, nel mio piccolo, ho versato 50 €. Chiedo a tutti i lettori di sostenere questo raggio di luce nella penombra dell’informazione itagliona.

  4. oppio 49 says:

    caro direttore, condivido l’articolo e penso che il vostro egregio lavoro debba continuare su questa strada. chi ha voglia di fare, di organizzare, di andare a convincere la gente della bontà (e della necessità) dell’ottenere l’indipendenza, lo faccia con tutti i mezzi. per non essere frainteso devo chiarire che i mezzi quali le alleanze con chi non è chiaramente indipendentista non sono mezzi ma porcate.

  5. gigi ragagnin says:

    non possiamo abbandonare gli elettori della lega alla deriva del loro partito. si spera che leggendo l’indipendenza capiscano la situazione. anche loro vorrebbero sapere qualcosa di più su quello che stanno meditando (non ancora facendo) Maroni e soci.

    • caterina says:

      la Lega in questo momento potrebbe vedere l’apporto dei novimenti indipendentisti como un’ancora di salvezza… sennò che ci starebbe a fare? si dissolverebbe.
      Spero che i Movimenti si coalizzino per determinarne l’indirizzo… e sempre meglio che cominciare un percorso da zero.

  6. Luca says:

    La mia fiducia nella possibilità di una svolta semi-seria della Lega Nord è pari a zero. Chiunque non abbia le fette di salame sugli occhi non può non rendersi conto del bassissimo livello umano, culturale e politico dei politici della Lega e di chi si ostina a sostenerla. Tuttavia, il punto di vista del direttore mi sembra comprensibilissimo: l’Indipendenza è pur sempre un quotidiano, non un movimento politico, e non si può ignorare il fatto che la Lega ha ancora (purtroppo, a mio parere) un certo peso politico. L’importante è dare spazio anche alla voce di quegli indipendentisti che nella Lega hanno smesso di credere da un pezzo, e mi sembra che questi giornale sia uno dei pochi a farlo.

  7. Dan says:

    Io credo che bisognerebbe cercare di capire qual’è il grado di onestà di tutte le parti in gioco.
    La lega abbiamo visto cos’è diventata: possiamo, potremo dire lo stesso dei vari movimenti indipendentisti ?
    Alla fine della fiera quando un qualunque movimento riesce ad accaparrarsi delle poltrone comincia a gestirle secondo la regola non scritta che “loro sapranno gestirle meglio di altri” ovvero “rubino tutti purché siano loro” e sotto sotto è questa la vera ragione dell’antipolitica: la gente s’è rotta di mandare altri mangioni a comandare che alla pari dei precedenti saranno preoccupati di crearsi la loro corte personale di pedine e leccaculo.di conseguenza non avranno mai tempo per risolvere le questioni per le quali sono stati eletti e bisognerà ancora vedere quanto lo vorranno veramente (basti pensare agli effetti pratici di una secessione sui vitalizi dei vari maroni, calderoli e co.)

    La gente non si stufando solo della gente, si sta stufando dell’intero sistema, così com’è concepito e mantenuto in piedi.

    • Dan says:

      La gente non si stufando solo dei partiti/politici, si sta stufando dell’intero sistema, così com’è concepito e mantenuto in piedi.

  8. mr1981 says:

    Tranne due giorni a metà del mese scorso, da prima della convention di Jesolo non ho più avuto modo di seguire regolarmente questo giornale online. Mi ricordo solo che poco più della metà dei lettori si era espressa in un sondaggio per cercare un confronto con la Lega Nord che sarebbe emersa dai congressi. Quindi i lettori vogliono che la redazione si occupi della Lega Nord 2.0, quei pochi che non lo vogliono, lo fanno più che altro per astio personale, che può essere anche comprensibile e giustificabile, ma che poco aiuta alla causa.
    A leggere queste righe di Gianluca Marchi mi rendo conto che in questo lasso di tempo non mi sono perso proprio niente, che si è tutto arenato. Ho solo notato che la qualità dei commenti è scesa ad un livello che lascia alquanto a desiderare, a livello di tifo da stadio; mancano quelli costruttivi, che a suo tempo avevano portato i giornalisti della redazione a prendere spunto per scrivere degli articoli.
    Sarà magari stata colpa di Scipione, Caronte o Minosse, spero però in un prossimo futuro di rivedere il giornale online allo splendore iniziale.

    • gianluca says:

      Noi redazione sul livello dei commenti postati dai lettori possiamo fare poco o nulla( se non cassare i più beceri e insultanti). Spero che il suo giudizio non si estenda anche al livello degli articoli…
      gl marchi

      • Veritas says:

        No, Direttore, i Vostri articoli sono sempre molto corretti ed estremamente interessanti e quanto ci dice oggi è pienamente comprensibile e giusto. Grazie.

  9. Iva says:

    Ve lo dico io cosa accade: la nuova Lega ha contattato Marchi per dargli direzione. Si sono fatti furbi….. Con un sol colpo ottengono due risultati!!

    • gianluca says:

      Ehhh quante cose che sa… Certo li ho letti anche io questi spifferi, ma a oggi l’unica proposta che mi è stata formulata è di preparare il progetto per un settimanale popolare di gossip e umanità varia. E mi creda, non è stata la Lega a farmi questa proposta.
      gl marchi

  10. giuanin says:

    siete troppo compromessi con la lega 2.0 e dando spazio agli ascari del “nuovo” partito itaglione, il sito perderà la libertà…addio Indipendenza.
    senza le necessarie palle per taglare il passato, non andate da nessuna parte….
    uomo avvisato…..

  11. Unione Cisalpina says:

    non c’è indipendenza politika senza kuella ekonomika …

  12. Enrico Sarnek says:

    Non ho ancora capito bene se il famoso documento di Jesolo è una proposta di dialogo e collaborazione (legittima) o, come si potrebbe dedurre da quanto scritto nell’articolo (spero di sbagliarmi) un “caloroso invito” a formare cartelli elettorali tra movimenti.

    Detto questo vorrei sottolineare alcune cose:

    1-nella realtà dei fatti di gruppi attivi se ne contano sulle dita di un mano

    2- per l’aggiunta essi devono ancora seriamente radicarsi nelle nazioni di appartenenza.

    3- generlamente i patti seri si fanno sulla base di una conoscenza approfondita della controparte especie se essi sono vincolanti per il futuro dei movimenti stessi

    • gianluca says:

      Nessuna proposta di cartello elettorale, ma solo lo spunto per creare una tavola rotonda de L’Indipendenza dove i movimenti si confrontino costantemente e decidano strategie comuni.
      glm

  13. luigi bandiera says:

    Tempo fa, quando parlavo alle masse, dicevo loro:
    non rinchiudetevi in casa, nel lusso e comodita’ di casa vostra, mentre fuori c’e’ un fiume di lava che scorre continuamente e che se non sara’ oggi sara’ domani, vi brucera,’ assieme alla casa, vivi.
    Vuol dire di non ignorare quel che succede fuori casa.

    Per vivere sicuri e tranquilli bisogna essere presenti in omni direzione.

    Ora gli eventi sono cambiati con l’evento dei COLONNELLI detti proff e con l’euro detto URKA.
    I partiti stessi, come gli indipendentisti, sono in fibrillazione per questo motivo. C’e’ un riassetto politico e venale. C’e’ ansia e speranza in tutti gli uomini pensanti o attenti.

    Quindi l’attento cronista deve tenerne conto e quindi deve fare una disamina degli eventi senza mai stancarsi e senza tener conto delle inevitabili critiche negative. che cambiano continuamente nell’interno dei movimenti e partiti di cui poi le news.

    Guai arrendersi alla prima magari inutile critica negativa in particolare: finirebbe il senso dell’esistenza stessa.

    Quando ho letto per la prima volta il nome della testata “L’INDIPENDENZA” appunto, mi sono venuti i briviti.
    Ho cominciato a SOGNARE in un altro modo. Diciamo che ho aperto un altro sogno..!!!

    La lega nord mi aveva dato motivo per essere un po’ in depressione visti i pochi risultati ottenuti.
    Cosi’ esultai col nuovo evento. Da un sogno passai ad un altro.

    Adesso leggo che deve frenare e non fare certe osservazioni particolari o circa ne’..?

    Direi. Anzi. Sotto kax.

    Sono dell’idea che i suggerimenti e le critiche vanno sempre presi in considerazione: poi si fa quello che si vuole se si e’ liberi. O no..?

    Gli spunti per non stare li’ seduti tranquilli davanti al tivi ci sono e pare anche da capogiro. Per cui, avanti che se no ea procession a se ingruma.

    AUGURI ALL’INDIPENDENZA e a tutto il suo STAFF.

    SVOBODA

  14. sandro Migotto says:

    ogni tanto bisogna fare un passo indietro e cercare di vedere le cose distaccandosi dalle quotidiane beghe o liti.
    Per la prima volta in Italia nasce un giornale indipendentista web. Un giornale che ha avuto tra gli altri meriti, quello di cercare di unire su un progetto comune e condivisibile le anime indipendentiste del nord ( il Direttore sa’ che mi costa assai dire del Nord…) con la assemblea di movimenti indipendentisti a Jesolo maggio 2012. Il Direttore sa perfettamente che sin dalla nascita di tale giornale ho, con altri, combattuto l’idea che un partito indipendentista potesse partecipare a elezioni di qualsiasi natura. ma non sono un talebano, ne’ tantomeno un marziano. Concordo perfettamente, ed in qualche mio commento o articolo lo ho gia’ detto, dobbiamo, piaccia o no creare consenso all’idea indipendentista. che piaccia o no dobbiamo confrontarci sulle idee con la Lega Nord. ho gia’ scritto e detto che una buona fetta degli elettori della Lega Nord sono indipendentisti convinti. Abbiamo bisogno di questa gente. D’altro canto, nei Partiti indipendentisti intravedo una brama di sedie vergognosa. Come gia’ citato dal Direttore, Jesolo ha indicato una strada. Non e’ certo quella di alleanze che mirano a candidature alle politiche 2013 e Regionali 2015. Chi ambisce a questo e’ di fatto un movimento traditore e che fara’ solo perdere tempo alla causa. Invito, per quanto sia possibile a far si’ che questo giornale sopraviva. Se lo merita.
    Grazie Dott. Marchi.

  15. paolo tinelli says:

    non comprendo lo spirito di questo articolo. è naturale che un quotidiano che si occupa di politica ed in particolare di politica indipendentista possa e debba “occuparsi della lega”, così come può e deve occuparsi di tutti quei partiti e movimenti politici italiani laddove questi parlino di autonomia o viceversa la neghino. non è importante, secondo me, se si parla di un partito ma semmai “come” se ne parla. è evidente che la lega non è più da tempo un movimento autonomista, avendo rinunciato a tale componente. è evidente che la lega continua a ragionare da partito italiano, un partito di destra, a tratti nazionalista e nei fatti spesso centralista. è chiaro che della lega ci si possa occupare, basta che si dica la verità, non per tatticismo o per “veder scomparire la lega” ma perchè un giornale dovrebbe anzitutto dire la verità, per quanto sarà sempre una verità propria.
    nelle frasi del direttore leggo intravedo qualcosa di diverso, laddove “occuparsi” della lega sembrerebbe significare “dar credito alla lega”. questo, invece, sarebbe certamente sbagliato. cercare di aumentare i lettori è un buon proposito, anzi direi che è “il fine” di ogni testata giornalistica e se occuparsi della lega significa descrivere in un’ottica autonomista le vicende del partito di maroni ben venga. se invece significa dare aperture e sostegno ad un partito che quotidianamente lavora contro l’indipendenza allora l’intento è non solo sbagliato ma anche controproducente, dal momento che altri quotidiani come “la padania” sanno fare questo mestiere molto meglio e con più risorse.

  16. carlo e amici says:

    Direttore basta ciance! Tu decidi e a noi va bene così: Non cadere nella trappola di chi vive di distinguo e di sottigliezze bizantine o di mal di pancia continui o di non va mai bene nulla… Se non piaci si legge altro: Ma vivavvadio una volta che c’è un giornalista con i contgrocoglioni (anzi mettiamoci pure, accome, il grande Facco!) bisogna solo togliersi il cappello e lasciarli lavorare. Va bene la crtica, va bene anche la lamentela. Ma quelli a cui non va mai bene niente facessero loro un bel giornale o ci mettessero i soldini….Sono bravi tutti a paraole, guardate la Lega, tanto per stare in tema, che pure aveva e ha i soldi che cazzo di giornali e di mezzi di informazione ha creato!!!!! Forse merito di Caparini o altri geni consimili: Cazzo ma vi rendete conto che Marchi è l’unico giornalista vero passato per la Lega insieme a quello scavezzacollo di Moncalvo che la di là dei gusti di ognuno era capace. Il resto? Mah….roba che va bene per qui palati fini che qui criticano…Fossi io nel direttore non sarei cosìm gentile e comprensivo: Direttore urla! Ne hai diritto lo ha conquistato sul campo!!!

  17. mauro says:

    Caro Direttore, condivido appieno quello che hai scritto. Purtroppo – con tutto il rispetto per chi si chiama fuori, per una ragione o per l’altra, dal pianeta leghista – si assiste, nella tradizione politica del nostro Paese, all’immutabile trascorrere della frantumazione ideologica più che all’affermarsi dell’aggregazione egemone e realista vs lo stato di cose presente. E’ un déjà vu che ricorda molto il ribellismo degli anni ’70 quando il potente movimento situato alla sinistra del più forte partito comunista dell’Occidente si disgregò in decine di gruppuscoli usi a passare il tempo a rivendicare, spesso in modo violentissimo e intollerante quando non terroristico, la propria “verità” ontologica anziché confederare realisticamente le proprie elaborazioni in un’opposizione globale al sistema. A quanto pare, questa infantile pulsione a scindersi e a distinguersi rivendicando una purezza di bottega tutta da dimostrare non appartiene solo alla tradizione della sinistra italiana. Anche la destra, spesso per operazioni di trasformismo, ne è rimasta contaminata. In ultima analisi la ristretta visione individuale degli accadimenti, quella che in tempi di riflusso ci fa essere tutti c.t. della nazionale, attraversa come un rizoma la cultura del popolo italiano, se così possiamo ancora denominarlo, da Nord a Sud. Si è tentato anche dalle pagine di questo giornale di cogliere e descrivere le motivazioni che storicamente hanno prodotto un proliferare di litigiosi galli nello stesso pollaio immemori della caducità della loro esistenza politica al cospetto dei poteri forti. Una cultura dei mille chicchirichi, per certi versi ricca di sonorità ma per altri incapace di sacrificare qualcosa sul piano individuale per potenziare su un piano più elevato, comunitario e collettivo i rapporti di forza contro l’invasività e il controllo esercitati dal nuovo imperatore. Non si sa cogliere, soprattutto sul piano intellettuale ed analitico, pur assaporandone amaramente le conseguenze materiali, che la contraddizione principale in atto non è tra la Lega e le varie forme dell’indipendentismo, ma tra i Popoli e l’esercizio militarizzato della governance centralista non solo nazionale ma soprattutto europea al servizio, in questo preciso momento storico, del più bieco disegno di stabilizzazione finanziario – speculativa che la nostra storia abbia mai conosciuto. Quello che sta capitando, non solo in Italia ma in tutta Europa, è che le elementari conquiste per una esistenza libera e dignitosa in una società opulenta in tutte le sue manifestazioni, sono quotidianamente messe in discussione, schiacciate a colpi di decreti, di manganelli, di lacrimogeni e di proiettili (per ora di gomma) ad altezza d’uomo con il beneplacito di quasi tutti i rispettivi archi costituzionali imbesuiti dalle rispettive debolezze analitiche e morali. E’ un evento che va affrontato con rigore coalizzando l’Europa dei Popoli a vari livelli, di cui non ultimo quello della consapevolezza egalitaria dello stato precario di hommes oltre che di citoyens, contro un potere imperiale omologante che sta sottraendo ampi margini alle decisioni autonome degli Stati, figuriamoci all’esistenza delle autonomie e dei gruppuscoli che vorrebbero “sparpagliati” rappresentarle e tutelarle. E’ necessario esercitare un’autodisciplina politica che preluda ovviamente alla condivisione di una strategia in cui non può essere estraniato il peso specifico della Lega. Ed è proprio in questo contesto, che va costruito un processo egemonico fondato anche sull’unità intellettuale e morale dei Popoli attorno a un unico fronte di lotta. Un piano più “universale” e il meno corporativo possibile. E come ci ha indicato Gianfranco Miglio, attraverso le sue strepitose lezioni sul Machiavelli, recuperando nella politica quella tecnica che conduce le relazioni di potere sul terreno della forza con l’obiettivo di conquistarlo, conservarlo e incrementarlo. Ma per fare ciò occorre la coalizione di tutte le forze in campo, come nella Pontida del lontano 7 aprile 1167. Altro che passare il tempo a contare le pulci del proprio vicino.

  18. Sottoscrivo dalla prima all’ultima riga le parole di Gianluca Marchi.
    Mi dispiace di non avere il tempo necessario per poter offrire contributi intellettuali a questo piccolo grande quotidiano. Ho almeno dato il mio contributo associativo. E proprio su questo tema penso che molte persone non abbiano le idee sufficientemente chiare.
    Se si invoca una politica nuova, almeno nel senso di dotata di maggiore dignità e fondata sulla spontanea e libera partecipazione dei cittadini e non sulla solidarietà coatta tramite contributi pubblici, dichiarati od occulti, bisogna capire una cosa fondamentale: bisogna mettere mano al portafoglio e sostenere concretamente l’attività di chi lavora per determinati obiettivi associativi.
    La politica seria si fa così, altrimenti è inutile lamentarsi dell’esperienza leghista. I Lombardi, i Veneti, i Padani in genere hanno un grave limite culturale: amano la delega. Che facciano gli altri, che ci pensino gli altri, che ci rimettano gli altri. E l’aspetto più deleterio è che la delega è largamente preferita proprio in quell’area politica, tendenzialmente di centrodestra, in cui il consenso pro-autogoverno è maggiormente diffuso. Nella mia non brevissima esperienza di politica attiva ho potuto finora constatare tutto questo. Soprattutto oggi, poi, dopo il crollo del leghismo bossiano e del berlusconismo d’assalto la cosa è dannatamente palpabile. Menefreghismo e delega si saldano in un mix devastante, che rende difficile anche soltanto individuare gruppi di cittadini potenzialmente interessati a cui rivolgere le nostre istanze.

    Allora, ripeto, cominciamo noi sostenitori dell’autogoverno a metterci la faccia o, almeno, qualche soldo.
    Meglio ancora se tutte e due le cose insieme, nelle proporzioni che ad ognuno saranno possibili.
    Senza polemica verso alcuno, sia chiaro.
    Cordialmente,
    Alessandro Storti

  19. Bresà òm liber says:

    …ho l’impressione che la galassia indipendentista rischi di ammalarsi di “splendido isolazionismo”….

    A me sembra che la malattia sia già in corso da un pò.

    Se non si fa fronte comune, non si riuscirà mai a ottenere la visibilità necessaria per raggingere lo scopo ultimo e la Lega continuerà ad ingannare e assuefare le persone condannandoci definitivamente.
    E’ ORA AMICI!

  20. DOLFINI BRUNO says:

    “LA LEGA E’ NATA PRIMA DI BOSSI” :– Bossi ha semplicemente unito un movimento,nato dal popolo del Nord,che al Nord gia’ esisteva. Quindi tale movimento “Leghista” avrebbe preso piede politico anche senza Bossi,forse un po’ piu’ lentamente. Questo movimento popolare” leghista” è tutt’ora in espansione al di la’ dei polveroni sollevati da piu’ parti : il “leghismo” era
    stato originato come lotta alla corruzione,quindi,dal momento che la corruzione è tutt’ora imperante,il
    ” leghismo” non puo’ spegnersi.Io ho potuto notare che
    “leghisti” si nasce e difficilmente lo si diventa.
    Saluti e lacrime.

  21. mauro says:

    Caro Daniele… ho fatto il direttore per 15 anni ed ho imparato che il compromesso è un arte raffinata da usare con sapienza. Essa è fondamentale nella salvaguardia dei valori, dell’etica e della deontologia, del lavoro proprio e dei colleghi. Esiste una regola imprescindibile. Il compromesso si fonde con l’onestà intellettuale e non va mai utilizzato al ribasso. Poichè, diversamente, porta verso il baratro. Prima si perde la fiducia riposta in te (dai lettori, dai colleghi) e poi, lentamente ma inesorabilmente, anche la dignità. Esistono tavoli a cui ci può sedere da invitati. Oppure evitarli. Ma consapevolmente. Elemosinare, mai! Mercanteggiare con gli ideali non è compromesso, è svendere la dignità. Dignità che non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli, diceva Aristotele. Più prosaicamente il Che ricordava “pagheremo qualsiasi prezzo per il diritto di mantenere alta la nostra bandiera”. Loro, a torto o a ragione sono entrati nella storia.
    mauro

  22. michela.verdi says:

    La Lega è stata al contempo uno scatto d’orgoglio e di dignità (brevissimo) delle terre padano-alpine e il loro più spaventoso fallimento politico, umiliante e vergognoso, che avrà conseguenze molto gravi ancora per decenni, in termini di schiavitù. Parlarne non cambia nulla. Bisogna solo sbarazzarsene.

    • vailati says:

      a cominciare da tutti quelli che la lega ha messo nei posti pubblici a partire dalla Rai….sennò la cancrena continuerà ad erodere il nord.

  23. Teresa Micheli. ( Unione Padana Alpina) says:

    Il giornale deve essere aperto a qualsiasi lettore,ma le alleanze politiche sono un’ altra cosa.

    Gianluca,andare a Jesolo non e’ stato inutile ci siamo guardati e confrontati,sappiamo cosa vogliamo e chi siamo,
    Forse dimentichi che poi ognuno liberamente sul territorio si sta muovendo e rinforzando numericamente,questa e’ la cosa più importante.

    Con sincera stima.

    • Fabrizio says:

      Ecco, proprio un esempio da non seguire se tale forza non diventa poi sostanza

    • sandro Migotto says:

      anche questa Signora sta dicendo che sta creando “filiali”…. (oopss sezioni!!!) che tristezza.
      Liberamente..ovviamente.

      • oppio 49 says:

        caro sandro, ti leggo sempre con molto interesse e, solitamente, condivido i tuoi scritti ma ora devo dissentire su questo sarcasmo. mi sembra logico che per acquisire consenso quanto basta da poter influire sulle scelte bisogna diventare in tanti, essere in tanti presuppone un minimo di organizzazione certo non sul modello della lega dove le sezioni erano, e credo lo siano ancora, il posto ideale per litigare con tutti e su tutto. la mia esperienza in lega, antica ormai di 15 anni fa, fatta per quasi quattro anni come segretario provinciale di cremona, mi ricorda bene il puttanaio delle sezioni). io vedrei bene un coordinamento tra persone che hanno voglia di diffondere le idee indipendentiste anche (e soprattutto in questo caso) attraverso azioni di informazione e di difesa della nostra gente. su questo non mi scandalizzo proprio. dove ho un pò di paura è al momento delle elezioni. qui condivido quello che ho letto. solitamente si scatenano appetiti sopiti. certo che fissare alcune regole, poche e chiare e qui interviene il coordinamento, il parlarsi ed il decidere, di comune accordo all’interno di un territorio (io vorrei occuparmi dell’ambito lombardo dato che sono lombardo) quali azioni compiere. tieni presente che chi vota lega, secondo me, ulimamente è molto attento a ciò che succede anche dentro la lega stessa e se trovasse interessante o più credibile il nostro messaggio magari lo condividerebbe. certo i militonti ci sono e sono ancora tanti.. non disperare, possiamo contare su darwin

        • sandro Migotto says:

          caro oppio, Tu scrivi bene. E da quel che scrivi mi stati parzialmente dando ragione. Quei pochi movimenti indipendentisti “strutturati” con le loro filiali sono solo una brutta copia delle filiali leghista e non vado oltre. Proprio questi partiti indipendentisti si sono gia’ proposti a livello locale e da quel che si legge e si paventa, concorreranno alle politiche 2013 (chissa’ con chi… vedo markette fatte a Zaia) e regionali 2015. Questi movimenti ci stanno prendendo per il culo. Non hanno uno straccio di progetto credibile e realizzabile a breve. I comitati cittadini, possono essere la soluzione. Indipendenti da tutti con un unico punto programmatico.. delibere di iniziativa popolare comunale. fatto cio’ con o senza Zaia si propone il referendum per l’autodeterminazione a livello regionale. Non e’ complicato. cosi’ il cittadino si sente partecipe, cosi’ il cittadino diventa attore. altrimenti saranno semmpre i soliti noti, gli arrivisti, etc a tirare i fili solo per loro stessi. A proposito. io dalla L.N. sono uscito 14 anni fa. ero membro del consiglio Provinciale di Venezia, sono stato responsabile delle camicie verdi Provincia di Ve per qualche mese, sono stato per anni segretario di circoscrizione, ho fatto tessere a chi poi e’ diventato assessore regionale. La mia parte di merda me la sono gia’ mangiata. Ho rifiutato qualsiasi carica remunerativa. ecco perche’, come Te ho sufficiente esperienza per vedere in questa espolsione di sezioni gia’ il seme del falliamento e peggio del tradimento. E’ ovvio che tirero’ la carretta fin che non scoppio, il punto di rottura della mia sopportazione è quasi al limite.

          • Unione Cisalpina says:

            … Indipendenti da tutti con un unico punto programmatico.. delibere di iniziativa popolare comunale. fatto cio’ con o senza Zaia si propone il referendum per l’autodeterminazione a livello regionale. …

            eccellente proposta e visione operativa

            mi pare dio kapire ke si tratterebbe di un movimento indipendentista alla grillo … 😀

            • sandro Migotto says:

              Ti ringrazio, ma per favore, Ti prego, non fare mai piu’ un paragone tra quello che stiamo tentando di creare ed il movimento di Grillo. Grazie.

              • Veritas says:

                Ecco una persona che ha messo per iscritto i miei pensieri, o meglio sospetti… Certi movimentini di tre gatti che vogliono presentarsi alle elezioni del prossimo futuro non possono avere degli ideali proiettati nel raggiungiento dell’indipendenza, bensì nell’accaparramento delle poltrone. Bravo Migotto.

  24. Il Lucumone says:

    Non è opportuno colpevolizzare più di tanto gli elettori leghisti, che già in buona parta si flagellano, per non suscitarne reazioni controproducenti: in democrazia contano i numeri e dobbiamo sperare nel complessivo rinsavimento e nelle … conversioni!
    Non così per i dirigenti, vecchi ed i nuovi, ed i rappresentanti politici ed istituzionali di qualsiasi livello: approfittandosi della credulità popolare hanno fatto solo ed esclusivamente i propri interessi che ora cercano , cambiata la maschera, di difendere con tutti i mezzi.
    La Lega Nord non va ignorata, anzi va raccontata dettagliatamente e sistematicamente, per evitare che qualcuno, beata ingenuità, possa credere agli “attacchi dei magistrati” od al ravvedimento del 99, 78% dei bassotti !!!
    Inchiodiamo alle sue responsabilità chi da 25 anni inganna i cittadini !!!

  25. lory says:

    non si può credere a Maroni quando dice che è un secessionista. un vero secessionista non fa il ministro dell’interno di Roma e ne tratta per le poltrone romane ( rai,commissioni parlamentari ecc) quelli della lega si sono abbuffati come gli altri è non sono più credibili. certo le forze indipendentiste si debbono unire e debbono farsi sentire prima che sia troppo tardi, è la gente si deve svegliare !

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