L’INDIPENDENZA, LA COSTITUZIONE, I DOLLARI RIVOLUZIONARI

di JIMMIE MOGLIA

La storia più o meno ufficiale degli Stati Uniti è come se fosse stata scritta da John Wayne, ma copione e sceneggiatura hanno validità storica, testimoniale e (quasi) incontestata. In questa come in tante altre cose gli americani sono stati ingegnosi. Si sa che è molto più facile prevedere il passato che anticipare il futuro. Quindi il passato è molto meglio inventarselo evitando così inutili discussioni e – peggio – dubbi. Perchè non esiste un solo passato, ne esistono milioni, compresi quelli del sottoscritto e di chi lo legge. Per esempio, ogni volta che arrivo in Italia aguzzo inutilmente le orecchie per sentire ancora l’eco del “grido di dolore” urlato dagli ‘italiani’ ai tempi del Risorgimento. Si vede che non ci sento bene perchè i libri di storia mi dicono che la gente gridava “Italia, Italia” – almeno quel 2 o 3 percento che parlava italiano.

Senza contare che proprio il maresciallo Radetzky, dopo la cacciata dell’Austria dal Lombardo-Veneto scelse Milano come residenza permanente. Preferiva la moglie e l’aria italiana alle rispettive controparti austriache. Ma non era un mostro? – chiedo allibito agli storiografi. Ai posteri l’ardua sentenza, come volevasi dimostrare.  Né la cosa finisce con Radetzky. Ci sono quelli per cui Hugo Chavez del Venezuela è un ladro, ci sono quelli per cui in Honduras non c’è stato alcun colpo di Stato. C’è stato invece un passaggio democratico da un governo democraticamente eletto a un’oligarchia democratica con l’aiuto democratico delle armi fornite dal democraticissimo impero americano. Impero che nel suo infinito mecenatismo ha arruolato, educato, armato e finanziato i militari honduregni. Militari buontemponi cui è stato insegnato (con corso gratuito negli US), ad uccidere con efficacia nella famosa School of the Americas (qui ribattezzata School of the Assassins).

Ma si sa, quando si uccide in nome della democrazia lo si fa sempre per il solo ed unico bene dell’assassinato. Date le premesse, i fatti ed eventi a cui accenno, anche se passati agli annali, vanno presi con il proverbiale grano di  sale.

Con curioso escamotage collettivo, molti assumono che la Dichiarazione di Indipendenza formi un tutt’uno con la Costituzione Americana. I due fatti-eventi invece sono dissociati, anzi, antitetici. Si può dire che la Costituzione sia stata lo strumento per centralizzare il potere e per stroncare la possibilità di riforme conseguenti alle istanze sociali derivanti proprio dalla guerra di indipendenza. Ma andiamo per gradi. Per dipanare la matassa storica bisogna partire dalla guerra degli inglesi contro i francesi. Con il trattato del 1763 i francesi vennero scacciati da quello che oggi sono gli Stati Uniti e il Canada e relegati nel Quebec. I costi bellici erano stati pesanti e, visto il rifiuto dei coloni di addossarsi parte delle spese, l’Inghilterra pensò di far valere una legge fino a quel momento poco applicata, quella del dazio.

Va anche aggiunto che le prime mega-fortune americane furono realizzate proprio col contrabbando. I mercanti importavano da tutta l’Europa e il pizzo pagato ogni tanto ai dazieri era molto meno del dazio.  Lo Stato dove l’Inghilterra decise di sperimentare l’applicazione della legge sul dazio fu il Massachusetts – per questo il Massachusetts la fa da primattore nei libri di storia della rivoluzione. La cosa creò tanto risentimento che l’Inghilterra dovette presto fare retromarcia. Ma gli inglesi ne pensarono un’altra. L’East India Company a Londra era sull’orlo della bancarotta ma aveva in magazzino enormi quantità di tè. In America il tè spopolava – persino gli indiani lo consumavano a galloni. Idea inglese: eliminare la tassa in Inghilterra, eliminare i sensali e vendere il tè in America direttamente ma applicando la tassa di importazione. Con tale marchingegno mercantile il tè veniva costare al consumatore parecchio meno di quanto costasse importarlo col contrabbando.

La cosa mandò su tutte le immaginabili furie i mercantoni dell’intera costa est e delle colonie costiere – quelli che prosperavano col contrabbando. Fu proprio uno di questi, John Hancock, contrabbandiere miliardario, a tirar fuori le prime palanche in Massachusetts per organizzare il terrorismo – ooops – la guerra di liberazione.  La rivolta si allargò, la Francia offerse prestiti, armi e aiuti, Jefferson scrisse la famosa dichiarazione di Indipendenza e fu anche il principale redattore degli “Articles of Incorporation”, con i quali si fondavano gli Stati Uniti. E voilà, l’indipendenza e l’Independence Day del 4 Luglio 1776.  La guerra, però, non era finita e si concluse solo con il trattato di Parigi nel 1783. Gli Articles of Incorporation stabilivano un rapporto molto elastico tra i vari stati, ma senza un vero e proprio governo centrale (federale, si dice oggi).  Voleva essere una specie di Lega Nord senza Bossi e i corrispettivi assassini della grammatica e della sintassi. Al contrario di Bossi, il fortemente indipendentista Jefferson era quello che oggi si chiamerebbe un Renaissance man.

Finita la guerra, il bilancio era in condizioni disperate, ma per banchieri e mercantoni tutto sommato era andata bene bene. Le cronache del tempo abbondano di episodi di forzata mancanza di viveri e munizioni per i combattenti. Sensali e importatori volevano creare scarsità per aumentare i prezzi (piu’ recentemente fu la stessa strategia della Enron con l’elettricità). Durante la guerra di indipendenza le piu’ grandi fortune vennero realizzate proprio da chi, non  combattendo, aveva liberisticamente speculato sui prezzi. Per pagare i soldati (leggi, purtroppo, i soliti fessi), il governo provvisorio aveva stampato dei “dollari rivoluzionari” che alla fine della guerra non valevano piu’ niente. Ma le tasse dovevano essere pagate. Gli appaltatori della raccolta delle tasse (adesso americane), non accettavano i “dollari rivoluzionari”. Pretendevano moneta sonante o portavano via dai produttori (coltivatori diretti = altri soliti fessi) – portavano via i loro attrezzi, cavalli etc. Insomma, cornuti e bastonati. Cornuti per avere combattuto in cambio di promesse inesistenti e adesso bastonati al punto da perdere la loro proprietà.

Fu allora che Daniel Shays, coltivatore diretto del Massachusetts organizzò una banda di colleghi per difendersi. Anche lui aveva combattuto ed era persino stato ferito nella guerra di indipendenza. Era un’azione disperata. Presto i mercantoni di Boston finanziarono un esercitello di professionisti che riuscirono, sia pure con qualche difficoltà a stroncare la ‘ribellione’. Ne seguì la condanna dei ‘terroristi’ all’impiccagione – anche se poi quasi tutte le condanne vennero commutate in prigionia. Ma la lezione non fu persa. Mercanti e banchieri riuscirono a convocare la Conferenza di Philadelphia dove (escludendo i rappresentanti dei coltivatori diretti), dimostrarono la necessità di un forte governo centrale in grado di estinguere sul nascere (o prima che nascessero) episodi come la Shays Rebellion.  Ed è cosi’ che nel 1787 nacque la famosa Constitution – mediante la quale, tra l’altro, l’aristocrazia di rango di stampo inglese venne sostituita dall’aristocrazia del denaro.

Curiosamente Jefferson, in fondo la figura più simpatica e intelligente della Rivoluzione, quando seppe della Shays Rebellion non la condannò, anzi pronunciò la famosa frase: “The tree of liberty must from time to time be refreshed with the blood of patriots and tyrants. It is its natural manure.” (L’albero della libertà deve essere rinfrescato di quando in quando con il sangue di patrioti e tiranni. E’ il fertilizzante naturale della libertà)”.  Oggi quando con fanfare, pennacchi e bandiere qualche mammasantissima locale ripete le prime linee della Dichiarazione di Indipendenza, “All men are created equal…” si dimentica di aggiungere che certi uomini o creature erano gia’ allora meno uguali degli altri, per esempio le donne (perchè non erano uomini), gli schiavi (per via degli scabrosi precedenti biblici), gli Indiani non essendo cristiani e i poveri, tali per colpa loro e che quindi non potevano votare.  Perchè in fondo non è difficile capire l’America se si tiene presente la fortissima influenza puritano-calvinista che ne sta alla fonte. L’abito da indossare dura per qualche anno ma un abito mentale si tramanda per secoli.

Nel cristianesimo versione Calvino, Dio ha già deciso per tutti chi sarà salvato e chi condannato in eterno. Lo ha deciso senza comunicati stampa, ma con un po’ di acume e’ possibile prevedere dove andremo a finire nell’aldilà. La formula è di una semplicità disarmante. Essere o diventare ricchi è segno inoppugnabile di elezione da parte del Signore, essere poveri è segno di rigetto. Che è come dire che ai poveri il Dio calvinista lo mette in c. sia in questo che nell’altro mondo.  Chi vive in America si rende conto abbastanza presto di questa metafisica e della differenza con la metafisica cattolica.  Nei paesi cattolici il povero, anche un po’ per via di San Francesco, è considerato quasi con una certa benevolenza, sostenuta dalla considerazione che la povertà può succedere a tutti.

In America il povero è tale per colpa sua – tanto vale che si prepari per l’inferno. Da qui insofferenza, indifferenza, disprezzo e astio per iniziative che puzzino anche poco di riforma sociale.  E quindi anche un certo sforzo individuale e collettivo di non apparire poveri, per occultare il segno del disprezzo divino. Che palle di tale mole alimentino ancora l’immaginario collettivo spiega quanto siano difficili riforme sociali e democratiche nel significato etimologico del termine. Chi ci provò fece, e chi ci prova fa, la parte e la figura di Don Chisciotte. Sempreché non sia fatto fuori prima che diventi troppo pericoloso, come è successo a Martin Luther King e non solo a lui.

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One Comment

  1. toscano redini says:

    «perchè i libri di storia mi dicono che la gente gridava “Italia, Italia” – almeno quel 2 o 3 percento che parlava italiano.»

    No! i libri di storia mentono, perché quel 2 o 3 % che parlava “italiano” in effetti parlava TOSCANO, la lingua di Dante, Boccaccio e Petrarca (vedi Tullio De Mauro: non più di 600.000 individui nel 1861 parlavano il cosiddetto “italiano” ed erano tutti in Toscana).
    Chi gridava “italia, italia” eran solo que’ quattro sciagurati presuntuosi che si davano da fare attorno al Vieusseux nell’omonimo gabinetto…

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