L’indipendenza degli stati contro il marasma dei superstati

usadi SERGIO BIANCHINI – Nonostante l’incessante, martellante e quasi unanime narcotizzazione dell’opinione pubblica fatta dai media, dagli intellettuali e purtroppo dai vertici attuali della chiesa cattolica, la grande maggioranza degli italiani  e adesso  anche degli Europei, vuole rallentare i flussi migratori e sottoporre a controllo maggiore la condizione ed il comportamento degli stranieri applicando senza esitazioni le espulsioni ed i respingimenti.

Ciò non è dovuto a residui, di natura mentale o culturale, del  “becero nazionalismo” che ad esempio in Italia è sempre stato ultraminoritario e nei paesi dell’est ex sovietico è stato demonizzato per decenni. E’ dovuto all’evidenza dei fatti dolorosi, onerosi, a volte mostruosi che il flusso eccessivo dei migranti sta producendo nella nostra società.

 

Il  nazionalismo moderno, benigno,  oggi accusato erroneamente  e maliziosamente di tutti le” meschinità” , fu in realtà una conquista dopo secoli di nazionalismi maligni, imperiali. Nelle  vicende storiche europee  le nuove nazioni  nate dalla rottura dell’impero cristiano, si misero a creare in proprio degli imperi.

La nazione del’ 700-800 fu quindi in generale una nazione tendenzialmente imperialista che sfruttando gli enormi vantaggi della omogeneità interna si dedicava alla conquista di parti anche enormi del mondo.

 

Francia, Inghilterra , Austria, Spagna e da ultime Germania e Italia con i loro stati sempre più ricchi e potentemente armati hanno dato vita negli ultimi 300 anni alle innumerevoli controversie e guerre, che ben conosciamo,  in questa spinta concorrenziale dei nazionalismi imperiali.

 

Ma guarda caso a questi nazionalismi imperiali (o imperialismi nazionali), a questo nazionalismo aggressivo e maligno, si opponeva sia il desiderio di pace dei popoli europei sia il desiderio di indipendenza dei popoli del mondo sottomessi. Queste due spinte dopo la prima e poi la seconda guerra mondiale hanno creato l’ONU  e posto la nazione e l’autodeterminazione dei popoli alla base della vita politica mondiale.

 

La caratteristica originale del sistema sovietico, emerso dopo la seconda guerra mondiale, è che per la prima volta nasceva una formazione multinazionale dove (in teoria) convivevano sia il rispetto dell’identità nazionale che l’eguaglianza degli stati volontariamente partecipi della formazione sovranazionale.

Gli stati poi membri del’URSS avevano raggiunto, nel corso delle due guerre mondiali, l’omogeneità che nell’Europa occidentale era stata raggiunta dopo 2 secoli di guerre di religione. Avevano a lungo desiderato l’omogeneità e lo stato nazionale moderno figlio di quella omogeneità.

 

Il nazionalismo positivo,  difensivo,  ha caratterizzato(contro gli imperi) l’ultimo secolo sia in Europa che nel mondo. Sia in Asia che in  Africa i movimenti di liberazione ed indipendenza nazionale (basati sulla richiesta di autogoverno di comunità omogenee) hanno determinato, assieme alla lotta interna tra gli stati imperiali ( Francia, Inghilterra,USA), gli assetti politici che viviamo.

Anche la turbolenza che agita oggi il medio oriente (Iraq, Siria, Libano, Arabia) è figlia dei tentativi di creare stati moderni più omogenei, superando gli stati multietnici, come era stato per secoli l’impero  ottomano, e dove la convivenza di comunità con leggi diverse era normale.

 

Lo stato nazionale fortemente omogeneo e con una legge uguale per tutti, indipendentista  e difensivo, non è quindi un residuo regressivo. E’ anzi la esplicazione di desideri  e sogni antichi . Desideri  e sogni antichi che nascono dal rifiuto delle fratture  e delle violenze, sociali , economiche e politiche  che per  secoli si sono viste in Europa e che ancora oggi si vedono soprattutto in medio oriente ed Africa.

 

Nei popolosi paesi poveri in via di sviluppo come Cina ed India il nazionalismo politico non sembra affatto in contrasto con il progresso economico  e con l’apertura e la collaborazione  funzionale  col mondo intero.

Anzi proprio l’appello alla specificità della cultura e del potere nazionale produce un’ enorme spinta nel lavoro di modernizzazione.

Da ultimo appare chiaro che chi sta attaccando violentemente i  nazionalismi positivi e non imperiali sono proprio gli STATI UNITI che si sono autoproclamati, azzerando l’ONU, come i governatori del mondo.

Il governo USA del mondo, oltre ad un milione di uomini in armi sparsi ovunque,  usa le tensioni tra paesi ricchi e poveri, le tensioni religiose ed etniche per garantire la propria presenza ed ingerenza e per impedire accordi e  soluzioni dei problemi mondiali che non vedano gli USA  stessi al centro .

Si sta creando così in tutto il mondo un’atmosfera carica di tensioni che però inesorabilmente vedrà la fine del dominio imperiale americano  oggettivamente sostenuto,  spiritualmente e  forse involontariamente,  dalla linea attuale, in parte tradizionale ma in parte molto più carica di attivismo mondialista, del papato.

 

Il malcontento “populista” e “nazionalista” degli esseri umani reali dell’Europa e del mondo è quindi destinato ad aumentare . Non è figlio di “errori mentali” curabili con iniezioni di sapienza storico-filosofica. E’ figlio delle assurdità  esistenziali, sociali e civili che la realtà di tutti i giorni ci mostra ed alle quali in Europa occidentale non eravamo più abituati da secoli  e del rifiuto, nei paesi in sviluppo, dello stato multietnico e confessionale.

 

L’omogeneità culturale è una conquista nelle relazioni umane di vita quotidiana del mondo moderno e la tendenza al formarsi di piccole nazioni ancora più omogenee in Europa ne è una prova costante (Scozia, Galles, Catalogna, Paesi Baschi, Cechia, Slovacchia, Fiandre, Padania, Slovenia , Kossovo, Savoia , ecc).

 

Contemporaneamente al rifiuto del marasma mondialista crescerà il bisogno di coordinamenti di area e mondiali nuovi,  cooperativi e liberi non basati sul dominio imperiale oggi USA.

 

Ma anche in formazioni sovranazionali libere e cooperative la tendenza all’egemonismo ed al dominio probabilmente non cesserà e con essa l’uso dell’ansia,  dell’ingerenza, della forzatura e del disordine a cui le persone di buona volontà devono e dovranno sempre opporsi.

 

 

 

 

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2 Commenti

  1. luigi bandiera says:

    Flusso demografico piu’ quello religioso, che ne consegue insomma, e noi siamo fottuti.
    Si legge o no che su tutti i fronti stiamo perdendo..? E se perdiamo, mo, chi sta vincendo..??
    E le capre o oche, che belano o starnazzano che bisogna fare di piu’ per ottenere l’invasione completa al piu’ presto, sono su tutti i pulpiti dei mass media e non solo dimostrando collaborazionismo senza vergogna. Anzi. Insultano chi invece vuole le cose normali. Come del resto dovrebbe essere.
    TRADIRE LA PATRIA NON E’ REATO..! Ma poi: quale patria hanno i popoli residenti nello stato italiano..??
    Quelle che avevano le hanno distrutte in qualche modo per cui tutti senza patria siamo e quindi senza valori da difendere.
    Ci hanno conciati bene sti KKI.
    Diamo loro il voto ancora e pero’ in contemporanea dobbiamo essere pronti a emigrare non so in qualche altro pianeta se non vogliamo SOCCOMBERE come del resto lo stiamo facendo.
    Salam

  2. Giancarlo says:

    Dico solo una cosa. Stiamo pagando gli errori fatti in passato.
    Ben 40 anni or sono parlando in famiglia sulla fame nel mondo, dissi che se i paesi occidentali non avessero messo in campo politiche serie di aiuto ai paesi più poveri un giorno ci saremmo trovati questi popoli sulla porta di casa a chiederci quello che non gli abbiamo dato quando eravamo ancora in tempo per salvare capra e cavolo.
    Prima il delinquenziale colonialismo perpetrato da quasi tutti i paesi europei nel mondo intero e poi ottenuto o mantenuto quello che ci faceva comodo, abbiamo abbandonato il campo e lasciato questi popoli nella disperazione assoluta.
    Adesso la storia ci presenta il conto ed è salatissimo e pericolosissimo.
    Risolvere o attenuare questa problematica dell’immigrazione sarà arduo e difficile e ci costringerà a cambiare modo di vivere quasi da subito.
    WSM

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