L’Indipendenza compie un anno: deve crescere o abortire?

di GIANLUCA MARCHI

Fra poco meno di un mese L’Indipendenza compie un anno di vita, avendo esordito sulla rete l’8 gennaio scorso. A questo traguardo ci siamo ormai arrivati, e non era affatto scontato, sulla scorta di alcuni numeri di un certo riguardo: supereremo il traguardo dei 3 milioni di visitatori unici e sfioreremo i 7 milioni di pagine scaricate. Non sono certo i numeri di un grande mezzo di comunicazione online, bensì quelli di una nicchia che, nonostante i pochi mezzi a disposizione, è riuscita ad imporsi piuttosto velocemente ed è diventata uno dei punti di riferimento non solo del mondo indipendentista, ma anche del mondo giornalistico attento a quanto si muove in quest’area.

Diciamocelo francamente: il cammino de L’Indipendenza è stato fin qui possibile grazie a una grande sforzo di puro volontariato svolto da un certo numero di persone e dalla contribuzione economica dei soci sostenitori, di qualche centinaio di lettori e di un manipolo di inserzionisti pubblicitari. I numeri del nostro bilancio sono infinitamente piccoli se paragonati a qualsiasi altra impresa giornalistica, anche solo online, senza dimenticarne qualcuna nata anche dopo di noi con un budget che a L’Indipendenza avrebbe assicurato cinque anni di vita e che purtroppo è già defunta.

Facciamoli, brevemente, questi numeri: a ieri le nostre entrate sono ammontate a 47.400 euro circa, di cui 21.800 provenienti da contributi dei soci fondatori e dei lettori, e 25.500 provenienti da inserzioni pubblicitarie. Nello stesso periodo le spese sostenute, e quindi già saldate, ammontano a 48.300 euro e sono così suddivise: 42.200 per rimborsi spese riconosciuti ai diversi soggetti che hanno contribuito alla realizzazione del giornale attraverso articoli, servizi vari, video e fotografie; 5.300 per spese notarili, tenuta conto corrente, strumenti di lavoro e spese telefoniche; 800 euro per spese di trasferta. A queste voci vanno aggiunti circa 8 mila euro di introiti pubblicitari non ancora contabilizzati, che serviranno per far fronte ad alcuni oneri fiscali e soprattutto a riconoscere le spese vive alla società Onoma srl di Brescia, vale a dire colei che ci ha consentito di realizzare e mettere in rete il nostro sito senza chiederci inizialmente un euro, ma alla quale vanno riconosciuti i costi tecnici e quelli della tenuta dei server, non dimenticando che a metà dell’anno è stato necessario un potenziamento degli stessi a causa del traffico superiore alle attese. Tenendo conto delle spese che dobbiamo ancora onorare da qui alla fine dell’anno, che portano il budget definitivo a 64.000 euro, affinché il nostro bilancio possa chiudere in pareggio ci mancano all’incirca 8.500 euro.

Come far fronte a questo fabbisogno? Dobbiamo fare appello ancora una volta alla pazienza dei soci fondatori e soprattutto dei nostri lettori, chiedendo loro di contribuire per quello che possono. Ogni settimana darò conto di quanto raccolto per verificare quanto ci manca a raggiungere l’obiettivo e se riusciremo a inaugurare il 2013 senza zavorre relative all’anno che sta per concludersi. In qualità di socio fondatore comincerò io la “colletta” mettendo a disposizione 500 euro. Facco, altro socio fondatore, farà lo stesso.

Rivolgiamo ora lo sguardo all’anno nuovo, partendo dai mesi messi alle spalle: permettetemi di fare un discorso franco, in modo che siano chiare a tutti le prospettive. In questo anno, chi scrive e Leo Facco hanno lavorato a L’Indipendenza una media di 9/10 ore al giorno tutti i giorni compresi i festivi e pure le vacanze (dove semmai s’è accorciato solo un po’ l’orario di impegno): il nostro modo per contribuire alla riuscita dell’iniziativa è stato quello di rinunciare a qualsiasi stipendio (che non sarebbe stato sopportabile per il bilancio), limitandoci a qualche rimborso spese. A un altro piccolo manipolo di colleghi abbiamo potuto riconoscere un rimborso spese della cui entità mi vergogno. Tutti gli altri, a cominciare dagli editorialisti, hanno lavorato gratuitamente. Per il 2013 non pretendiamo di discostarci molto da tale andamento, anche se un innalzamento del budget verso i 100 mila euro ci consentirebbe  di lavorare con maggiore serenità, di potenziare un po’ le forze in campo per migliorare ulteriormente l’offerta giornalistica de L’Indipendenza, di seguire dal vivo fatti e avvenimenti che oggi non ci possono vedere presenti per motivi di ristrettezze, di mettere all’opera qualche forza fresca per diffondere le notizie de L’Indipendenza sui vari social-network, lavoro considerato fondamentale per chi fa informazione online.

Per raggiungere o per avvicinarci a questo traguardo avremmo bisogno mediamente 4/5 mila euro mese di contributi dai nostri lettori: insomma, l’equivalente di un caffè al mese da un analogo numero di persone, o se volete un caffè e un quarto la settimana da mille lettori. E’ nostra intenzione inserire nel sito un contatore che si aggiorna all’istante in modo che ciascun lettore possa verificare quanto manca al traguardo e contribuire in maniera semplice. Aggiungendovi le contribuzioni dei fondatori e la pubblicità, dovremmo poter avvicinare all’obiettivo prefissato.

Se non dovesse essere possibile questa strada, vi illustro le alternative che abbiamo, con alcune controindicazioni:

1)  Introdurre il pagamento per la lettura completa del nostro giornale, con l’inevitabile conseguenza di abbattere sensibilmente il numero dei lettori;

2) Tentare la strada di ottenere i contributi pubblici all’editoria, che dal 2013 si aprono anche all’online. Ma a parte essere sempre ostaggio di quando il governo decide di pagare (perché delle scadenze di legge spesso si fanno un baffo), questa è una strada che non ci piace affatto. E che ci farebbe perdere Facco, che non ne vuole sapere.

3) Riuscire a far eleggere un nostro rappresentante al Parlamento o in consiglio regionale, impegnandolo a destinare una parte consistente degli emolumenti al sostentamento del giornale: l’obiettivo non è facilissimo da raggiungere;

4) Derubricare il nostro quotidiano (come qualche lettore ha suggerito) a semplice blog dove siano sostanzialmente i lettori a comporre i testi: ve lo dico da subito, personalmente mi sfilerei dall’iniziativa e lo farebbe anche Facco;

5) Chiudere baracca e burattini.

Aspetto ora di capire soprattutto dai lettori cosa ne pensano, aggiungendo fin d’ora un impegno: L’Indipendenza, salvo cataclismi, ci sarà di certo fino alle prossime elezioni. Il dopo dipenderà molto dalle risposte che avremo da oggi in avanti e se i nostri lettori riconosceranno che L’Indipendenza ha un ruolo e soprattutto una missione da svolgere.

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74 Comments

  1. leonardo says:

    MA CHE SIETE PAZZI CRESCE R CRESCE ANCORA !

  2. Roberto says:

    Salve, per me è molto pratica la caarta di credito prepagata, ma non c’è questa possibilità. Perchè non la inserite? Grazie a a presto.
    Roberto Bardelli

  3. Calindri says:

    DEVE CRESCERE. NOI LETTORI FAREMOIL POSSIBILE AFFINCHE CIO’ AVVENGA.AUGURI DI CUORE.

  4. JA says:

    Ma e se pubblicaste una versione stampabile con uscite periodiche. Tipo un A3 piegato a metà, un “il meglio de L’Indipendenza”? Magari anche una versione che i lettori possano facilmente personalizzare in base al loro pubblico.
    Personalmente ci fosse questa opzione una 50ina di copie io le stamperei e le porterei in 4 o 5 bar o nelle biblioteche.
    La versione dovrebbe avere in prima pagina i main sponsor (ineliminabili) del giornale e all’interno un paio di spazi liberi a discrezione del volontario stampatore/distributore (che se li gestirebbe in maniera del tutto autonoma). In questo modo, senza particolari costi aggiuntivi (eccetto quelli del sistema di impaginazione) si potrebbe incrementare il prezzo di vendita dei principali sponsor (la pubblicità su carta vale sempre enormemente di più di quella online, anche se in questo caso va detto sarebbe poco documentabile), si potrebbero raggiungere nuovi lettori poco inclini al web e si potrebbero agganciare nuovi sponsor direttamente sul territorio.

    • Luca says:

      L’idea di affiancare al sito internet un “giornaletto” periodico di poche pagine, che non richieda particolari macchinari per essere stampato, non mi sembra malvagia. Il problema è la distribuzione, dal momento che tramite le edicole non si può fare (costi e organizzazione sarebbero immensi) e il fai da te dei lettori è inadeguato (ci vuole una diffusione documentabile per attirare pubblicità).

  5. Gianni Oscarino says:

    A mio avviso il vostro quotidiano deve cercare una collaborazione con altre testate online (ad esempio Rischio Calcolato, ecc) che al pari vostro hanno budget ridotto ma molto materiale pubblicato. Impensabile vivere di pubblicità online, far pagare qualcosa per i commenti è una buona idea, non lo è assolutamente diventare a pubblico chiuso (dietro pagamento), chiudereste dopo 3 mesi.

  6. Francesco says:

    Vi invierò al più presto il mio contributo 2013 tracciabilissimo con bonifico on-line!
    Comunque mi sembra veramente incredibile che non riusciate a raccogliere molta più pubblicità: tutti gli imprenditori padani sono veramente così in crisi?? O la paura fa novanta? In questo secondo caso, che ritengo più verosimile vista la padana pavidità, scordiamoci qualsiasi Indipendenza.
    Personalmente subordinerò il mio contributo 2014 alla nascita di un movimento politico unico, credibile e dotato di un certo seguito, in ambito indipendentista, di cui il giornale sarà promotore-fautore-organo-pensatoio. Va bene continuare a “contarcela su” tra di noi, ma possibile che in tempi di crollo di un regime, e alla vigilia di un altro “sistema” che potrebbe essere anche peggiore, non si assista alla benchè minima spinta indipendentista a nord dell’Appennino? I padani sono così coglioni da scegliere la strada contraria a quella percorsa in altre realtà europee? Ho i forte sospetto che sia così!
    Infine non ritengo moralmente accettabile chiedere contributi statali e nemmeno stategicamente avveduto rendere il sito a pagamento.
    In conclusione, grazie per il giornale on line, libero e indipendente!

  7. giovanni says:

    Crescere! Crescere! Darò il mio contributo per il 2013 come fatto per il 2012. Farò azioni per far conoscere ad amici e conoscenti questa straordinaria voce di indipendenza.

  8. FabrizioC says:

    Scusate se sono un po orbo,
    qual e’ lo SWIFT-BIC per versamenti dall’estero?

    grazie e buona serata

    Fabrizio

  9. Crisvi says:

    60 commenti, indicano una valida affezione dei lettori a questo giornale web.
    Questa è una cosa positiva e un merito per l’intera redazione.

    Dopo aver letto i vari interventi in questa sede di discussione, ritengo la segnalazione di Federico Lanzalotta del 10 dicembre ore 10.51, quella più utile.

    A mio parere, sarebbe giunto il tempo di concordare delle strategie con agenzie pubblicitarie qualificate.

    Un buon professionista, con i contatti giusti, trova sempre la soluzione al problema.

  10. MarcoGiovanni says:

    Io introdurrei un abbonamento vero e proprio, ovvero si paga per scaricarsi il quotidiano in formato pdf (poche pagine eh, semplice) e sul sito invece si mettono solamente alcuni degli articoli pubblicati e rubriche/blog vari. Oppure soluzione 1 semplicemente…

  11. Antonio Ballette says:

    Non sono un esperto del campo, ma credo che le pubblicità potrebbero aumentare se appena si apre la finestra del quotidiano qualche volta, invece dell’invito a fare donazioni, ci fosse invece un banner pubblicitario. Avrebbe una grande visibilità e quindi sarebbe appetibile. Inoltre, dato che effettivamente mettere il giornale a pagamento farebbe perdere lettori, mentre le cose che dite devono raggiungere più persone possibili, suggerirei di fare come molto probabilmente farà La Repubblica l’anno prossimo: si potrà leggere un certo numero di articoli gratis (numero che si può decidere di azzerare a fine mese, fine settimana o fine anno, si deciderà), mentre se si vuole leggere un numero di articoli superiore, bisognerà pagare un determinato importo. Così i nuovi lettori potranno comunque leggere degli articoli, e se vorranno continuare a farlo saranno poi costretti a pagare. Comunque anche l’alternativa numero 2 è percorribile (anche se difficile), e sarei disposto a votare il vostro candidato. Prendere contributi pubblici, oltre a far perdere un giornalista validissimo come Facco, snaturerebbe lo stesso giornale (sarebbe un po’ ipocrita scrivere in ogni articolo quanto questo Stato faccia schifo e poi farsi finanziare da esso).
    Comunque non ho mai contribuito sia perché sono uno studente, e quindi gravo sulle spalle dei miei, sia perché non posso effettuare il pagamento, ma adesso che mi dite che c’è la possibilità di consegnare i soldi in busta (non ci avevo pensato), farò il mio piccolo contributo, magari dopo Natale, quando avrò qualche soldo.

  12. D.m.g says:

    Fin qui impresa di coraggio assoluto e grande qualità! Ma Marchi lei ha troppa dignità per stare ancora a cavallo della Lega. Li mandi dove meritano, sono finiti. Trasformi il suo giornale in una nave pirata (senza per forza voler rappresentare il mondo indipendentista che maturo ancora non e) visto che mi pare raccolga un mondo di lettori trasversali e attacchi tutto ve tutti senza riguardi. Poi qualcosa accadrà! Abbia fiducia. E non molli Facco che è un marchio vincente!

  13. Mauro Gargaglione says:

    Ho bisogno di due cose nel seguente ordine:

    1 – la personale garanzia che non chiederete MAI sussidi statali

    2 – il vostro IBAN

    Potrei consegnarli cash brevi manu a Leonardo, però preferisco che il mio bonifico nei vostri confronti venga tracciato e che costituisca un’ “aggravante” nei miei confronti.

    Saluti

  14. Unione Cisalpina says:

    naturalmente i levantini italo_sikulo_portoghesi danno forfait 😀

  15. A.Z. BG says:

    Per un miglior finanaziamento istituite un cc postale,non tutti possono fare bonifici on line.Grazie di esistere

  16. Giancarlo says:

    Io proverei a lasciare tutti gli articoli liberamente leggibili con i relativi commenti, dato che in caso contrario presumibilmente la diminuzione degli utenti sarebbe drastica, ma farei pagare la possibilità di commentare. Non vedo altra via che la carta di credito, paypal oppure, se è possibile tecnicamente, il cellulare, come quando si mandano 2 euro per cause benefiche varie.

    • Salice triestino says:

      Sono d’accordo, gli articoli devono rimanere liberi, altrimenti a pagamento verrebbero letti da poche persone, ed il ruolo sacrosanto che questa testata sta svolgendo, non avrebbe più senso.
      Potrebbe essere utile l’inserimento di link che permettono di donare pochi euro in maniera facile e veloce online, ad esempio tramite il citato PayPal, magari con a fianco simpaticamente il disegno di quella tazzina di caffè in più alla quale si può tranquillamente rinunciare a favore de l’Indipendenza.

  17. Niki says:

    La registrazione a pagamento per fare i commenti mi sembra un’ottima idea!
    Chissà se certi statalisti d’assalto pur di dire la loro pagheranno.
    p.s. Sono in un paese nel quale le carte di credito… sono pericolose (le banche italiane non rubano niente confronto a quelle di certi paesi). Appena torno in lidi meno selvaggi vi faccio un versamento.

  18. ingenuo39 says:

    Di solito in tutti i quotidiani da qualche parte ci sono i tariffari per la pubblicità. Non sarebbe il caso di vederli al posto di “sostieni l’ Indipendenza”, un quadratino con la tariffe e la tiratura del giornale. Altrimenti, uno che vuole fare pubblicità come deve fare, telefonare, scrivere, senza sapere prima in teoria quanto le costa, per l’ acquirente, sarebbe una perdita di tempo e non un incentivo a contattarvi.

  19. Giorgio R. says:

    Ho creduto nell’iniziativa investendo lo scorso anno, all’avvio, 100 euro e quest’anno mi accingo a fare altrettanto, per sostenere l’iniziativa finché non sarà a regime.
    Ma credo che il modello più adeguato sia quello di effedieffe.com di Blondet, a cui sono peraltro felicemente iscritto (i suoi articoli mi hanno letteralmente aperto la mente ed ora mi onoro di avere una visione del mondo molto più ampia e profonda):
    – 50 euro di iscrizione all’anno (o almeno 20 per incentivare la diffusione)
    – registrazione obbligatoria per chi vuole commentare e/o magari anche pagamento della quota di iscrizione;
    – una parte di articoli pubblica ed una riservata agli iscritti (su effedieffe il solo 3-5% sono pubblici), inizialmente 50% e 50% e poi, mano a mano che i clienti si fidelizzano e la qualità degli articoli aumenta, ridurre la quota pubblica
    – pubblicare traduzioni integrali di articoli internazionali con due tipologie :
    a) mostrare com’è vista l’italia all’estero;
    b) raccontare l’evoluzione indipendentista nelle altre nazioni europee in lotta per l’indipendenza

    Grazie ragazzi per il vostro impegno e mi raccomando, non mollate!!
    I risultati positivi sono evidenti anche se comprendo sia dura (il Daily News di Murdoch, solo per Tablet e smartphone ha chiuso oggi per fallimento nonostante i 100.000 abbonati – ma hanno esagerato con la redazione: 120 stipendiati!!). Apprezzo molto la vostra sapiente politica (padana o lombarda) dei piccoli passi sicuri. L’importante è crescere ed affermarsi. Credo che il modello di BLondet sia vincente e oramai si autosostenga economicamente (anche se non ho visto il suo bilancio).

  20. Crisvi says:

    Perdonate la schiettezza costruttiva,

    Ma con simili numeri di visite, per nulla di nicchia a mio parere, non riuscite a trovare nuovi sponsor ?

    A mio avviso, è quella la strada giusta, anzichè chiedere sostegno dai lettori ( più che lecito anche questo per carità ).

    A mio parere, molte aziende, molte imprese del Nord, non conoscono le potenzialità di questo nuovo strumento di catalizzazione d’opinone.

    Tante visite = tanta pubblicità a basso costo per gli sponsor.
    Probabilmente i vostri moduli sono anche economici, quindi competitivi in termini di costi di marketing aziendale.
    Fate valutare ai nuovi clienti potenziali, un limitato periodo gratuito sperimentale.
    Questi sono affari, non politica.

    Inoltrate alle molte aziende del Nord le vostre proposte, anche tramite posta elettronica.
    E’ matematico, che alcune di esse aderiscano ogni X contatti.
    Se la risposta è deludente, cambiate la formula della vostra proposta.

    In qualità di soci fondatori, considerate il vostro esborso quale investimento per il futuro, non sull’immediato.
    Sono certo che la determinazione che dimostrate e un’ottimale strategia di marketing, sarà per voi premiante.

    Questo il mio auspicio per voi, ma non solamente concretizzabile sulle basi di una vacua speranza.

    Ad Maiora.

    CrisV 🙂

    • I.I. says:

      Sai che chiamano giornali come il corriere della sera, riviste specializzate …fiere…fanno ottime promozioni …diciamo ” no grazie” non posso…le aziende del nord sono tutte indebitate e poche producono utili. Non danno più soldi neanche alle società sportive che fatturavano anche uno a cinque… Scusa ma tu che lavoro fai?dove vivi?

      • Crisvi says:

        Nulla è semplice, eppure nulla è impossibile, per un’impresa determinata a raggiungere i suoi obiettivi.

        Io sono un commerciale !

        Svolgo questa mia professione dagli anni ’80. Considerati i premi conseguiti e riconosciutimi durante questa mia attività ( anche in oro 18 k ), la svolgo dannatamente bene !

        Francamente, non mi piace misurarmi con gli incompetenti del marketing, che buttano il loro giudizio su questioni che non conoscono.

        Nonostante l’evidente crisi, se le cose fossero incistite in modo irreversibile, come affermi tu, aziende come Mediaset avrebbero già economicamente collassato, considerato che vivono esclusivamente d’introiti pubblicitari e non di canone RAI peraltro in continuo aumento.
        Eppure, questa titanica azienda privata,riesce ancora oggi, nonostante la crisi, a distribuire utili ai suoi azionisti e ad offrire occupazione a decine di migliaia di persone, compreso l’indotto esterno.

        http://www.impresaefficace.it/archives/896

        Di tante amenità che ho letto qui dentro, espresse da persone con un metro del mercato piuttosto limitato, la tua è sicuramente la peggiore.

        Sicuramente il successo, non ha mai arriso ai mediocri.

        ” Gli uomini vincenti, trovano sempre una strada. I perdenti, sempre una scusa ” ( J.F.K. )

  21. Rinaldo C. says:

    Spett.l’Indipendenza
    ho letto il vostro articolo sulle problematiche future molto incerte e questo me ne dispiace moltissimo perchè sono un vostro lettore giornaliero e spesso e volentieri mando commenti come ho fatto prima e poi ora, la propposta di far pagare i commemnti potrebbe seesere interessante, così si eliminano quei commenti contro i nostri ideali, perchè sono fatti da persone che ragionano come lo stato itagliota. Io scriis anzi tempo che non ero nelle possibilità di aiutare in modo più concreto l’appoggio al vostro giornale on.line. Io sono d’accordo in primis di riuscire a presentarsi in modo particolare alle votazioni
    reionali della lombardia come movimento politico culturale
    l’indipendenza, che come ho visto e letto può essere un buon live per conquistare molta gente della Lombardia perchè stacchino la spina dai vecchi partiti politici e iniziare una riunione con tutti i movimenti indipendenti della Lombardia ad unirsi all’Indipendenza così Unione Cisalpina, Unione alpina padana, Unione padana, pro lombardia, e altri movimenti nati dalla delusione di Prima il Nord e dalla lega nord, Io per primo ho messo sulla mia macchina l’Indipendeza e ho cominciato a pubbliccizare
    il votro giornale ad amici che sono stanchi di quanto succede. Mi prometto che entro natale spero mi devono arrivare dei soldi dall’uffico del’entrate e di poter donare 100 euro non è molto ma lo desidero perchè voi siete imprtanti per il mio pensiero, i miei ideali di nordista e della liebrtà dall’Italia che non considero il mio paese, per me il mio paese è la Padania.

    Rinaldo Cometti

  22. andrea says:

    Io penso che qualsiasi costo a carico dei lettori distruggerebbe il giornale e comporterebbe una forte migrazione di utenti.
    Le soluzioni sono due:

    Diminuire i costi sul personale, magari aprendosi anche ad altri soggetti che potrebbero scrivere gratuitamente ed inviarvi articoli, magari con un banner “invia il tuo articolo”…

    Aumentare i ricavi pubblicitari aumentando gli spazzi pubblicitari, con una colonna laterale, un banner a fondo pagina e dei video pubblicitari prima della lettura di un articolo.

    • Federico Lanzalotta says:

      in effetti mancano corrispondenti locali, una buona idea per far iniziare chi vuole intraprendere la carriera di giornalista.
      Ovviamente il tutto in forma gratuita.

  23. nel 2012 ho dato un contributo di 50 euro, non sono pochi e nemmeno molti – invito tutti i lettori a fare la stessa cosa – consulto frequentemente questo giornale, con non poca sorpresa ritrovo qui esposte le mie considerazioni, per nulla scontate o di massa. Colgo in questo giornale molta trasparenza, coerenza, e nessuna vera appartenenza che non sia la libertà autentica d’espressione. Un’ opinione super partes che mancava e che ritengo fondamentale per creare una sana e chiara informazione. La disinformazione e il plagio dilagano, per cui ritengo d’importanza FONDAMENTALE la sopravvivenza dell’Indipendenza!
    Ogni anno verserò 50 euro! Buon lavoro!

  24. Giovanni Birindelli says:

    Io darò oggi il mio contributo. Personalmente sono a favore della prima soluzione:
    1. diversi tipi di abbonamento (p. es. mensile, semestrale, annuale) con costi mensili decrescenti.
    2. possibilità di scaricare il pdf del giornale così da marcare il cambio di marcia con un “look and feel” diverso

  25. lucano says:

    Egr. Direttore, Le consiglierei di crescere e on line. Ci sono ottimi esempi.
    Ma perchè c’è così poca pubblicita? 100.00 euro di budget non mi sembrano un traguardo irraggiungibile incrementando la raccolta di inserzioni.

    • gianluca says:

      Penso anche io che non è un traguardo impossibile, ma la pubblicità online vale ancora poco in termini assoluti e non sono molti quelli che si sono avvicinati a noi per fare pubblicità

  26. Giovanni says:

    Io spero che troviate la quadra. Io non l’ho trovata. Ho cambiato mestiere. Sono tornato a zappare i campi. E me ne vanto. Ho provato a lanciare un mensile agricolo. (di quello so scrivere) che si occupasse anche di politica sopratutto europea. Poteva e doveva sopravvivere sulla pubblicità. A parte il momento drammatico per vendere pubblicità, ho trovato un muro spesso un metro . Tutti gentili ma fermi nel dichiarare che non volevano esporsi. personalmente avrebbero anche potuto dare una piccola mano, ma non volevano mettere la loro impresa in condizioni di esporsi verso una parte. Condivisibile ! Non vado oltre . Ho messo tutto nel cestino e ho ripreso il manico del badile. Per lavorare, per ora. Speriamo di non doverlo girare dall’altra parte.
    Quindi, se ci sono gli spazi per sostenervi da soli, vi auguro un felice futuro. Diversamente forse è meglio una soluzione più drastica. Chissà che prima o poi la gente non si renda conto che a forza di mettere la testa all’ammasso ci si rende conto che è vuota.
    Giovanni Robusti

    • gianluca says:

      Eh sì caro Giovanni il problema dell’esposizione è quello più grosso, non vedi che qui addirittura si fa polemica perché a un convegno di Veneto Stato chiedono la registrazione dei partecipanti…

      • Dan says:

        Ma ai tempi della marcia su roma, la gente usciva di propria spontanea volontà dalle case o veniva trascinata per i capelli ?
        Forse per rompere questo muro di menefreghismo ed ignavia quella è l’unica via….

        • fabio ghidotti says:

          non ho capito..chi dovrebbe trascinare per i capelli “la gente”?

          • Dan says:

            Chi vuole veramente cambiare le cose deve attivarsi con tutti i mezzi pacifici e non che ritiene necessario.
            Chi invece vuole limitarsi a parlare, internet è fatto proprio per questo: a far sentire intere greggi di pecore, eserciti di eroi

  27. ilnonno says:

    Sono un “lurker”. Ogni tanto sbircio rapidamentei a sbafo i titoli degli articoli de “l’indipendenza”. Raramente leggo gli articoli e i relativi commenti.
    Ritengo che la formula “online” sia assolutamente inadeguata (in italia, e per ora, quantomeno) per per creare la “massa critica” necessaria a dare autorevolezza ad un quotidiano. Autorevolezza di cui “l’Indipendenza” avrebbe bisogno.
    Per ora, la mia impressione è che “l’indipendenza” sia più uno sfogatoio dove se la cantano e se la suonano tanti insoddisfatti e frustrati indipendentisti che non trovano altro modo e voce per esprimersi.

    Istituire una formula a pagamento farà migrare verso altri lidi tutti quelli che leggono solo per poter commentare l’articolo. Penso la maggioranza.
    Allora fate pagare i commenti*: se uno sente questo afflato a dire la sua in rete, su una testata che NON è un blog, che almeno contribuisca a mantenerla aperta.
    Quantomeno ci si penserà bene e si pondererà con attenzione prima di esprimere il proprio augusto parere.
    Per ora ne approfitto, fin che è gratis. Grazie.

    P.S.: una formula ad abbonamento tipo “100 commenti per 5 euro” con un codice + contatore a scalare per accedere all’area di commenti potrebbe essere una formula abbastanza economica per stimolare l’adesione. Poi, si sa, l’appetito vien mangiando.

    • Unione Cisalpina says:

      formula azzekkata … sottoskrivo … dopo i primi 10 kommenti gratuiti x novizi o new entry si passi ai kommenti a pagamento… diciamo 30(oppure 50) cents c.u. komperando pakketti di 100 … naturalmente ke rimanga un giornale di accesso e lettura gratuita…
      😀

      • Unione Cisalpina says:

        un giornale ke interagisce koi lettori i kuali, kommentando a pagamento, kontribuiskono fattivamente al suo matenimento, esprimendo le proprie opinioni…

        un po’ kome x le primarie … paga ki vota… gli altri spettatori passivi …

        un giornale a partecipazione popolare volontaria … l’opinione a pagamento … kuella ke x potersi esprimere si sostiene ekonomikamente e responsabilmente… se si vogliono eliminare kontributi esterni e x essi, kuestue, rikatti e sottomissioni, mi pare buona strada, konsegnarsi nelle mani dei lettori attivi ke, liberamente, esprimeranno le loro opinioni, kon giusto diritto dioopo aver kompiuto doveri… 😀

    • Giorgio R. says:

      Direi che sarebbe una buona idea limitare i commenti agli utenti registrati e in regola con il pagamento di una sottoscrizione minima.
      Così si istituirebbe un minimo di filtro sui corvi, sui provocatori, sui parassiti ecc., certo meno commenti ma più appropriati.!

  28. gigi ragagnin says:

    anch’io propendo per la terza ipotesi di soluzione. faremo una campagna elettorale on line e io personalmente mi recherò alle urne, anche se sono molti anni che non lo faccio, coinvolgendo tutti quelli che posso convincere.

  29. Lorenzo says:

    Va detto che il sito de l’Indipendenza l’ho scoperto quasi per caso. In che modo si può incrementare il numero di lettori? e quanto questo influirebbe sulle entrate?

    • gianluca says:

      Un più alto numero di lettori influirebbe sulle entrate solo se la lettura fosse a pagamento, ma va detto che se facessimo pagare adesso molto probabilmente il numero attuale dei lettori calerebbe drasticamente per poi, forse, riprendersi piano piano

  30. Dan says:

    Sono per la terza opzione. Purtroppo bisogna prendere atto che un anno di articoli e proclami non hanno smosso chissà quali folle, Si parla tanto di staccarsi da roma ma alla fine si rimane in attesa della mossa del politico o del partito di turno che invece vuole solo conquistare o mantenere la sedia.
    In attesa del crash definitivo e delle dittature nazi fasciste che seguiranno tanto vale cercare di eleggere un tizio al parlamento ed impegnarlo a mantenere il portale.
    Chiedere alla gente, già in miseria, di privarsi di altri soldi per seguire un sogno al quale però non ha il coraggio effettivo di dare seguito non ha senso.

    • fabio ghidotti says:

      perchè mai dovrebbero ineluttabilmente seguire le dittature nazifasciste? Potrebbe essere la volta buona per fare qualcos’altro, magari una qualche rivoluzione…se no, perchè continuiamo a parlare?

      • Dan says:

        Il problema è che questo qualcos’altro non sta avvenendo, la gente non c’è, non si muove, non reagisce, tranne ovviamente su facebook s’intende.
        Le cronache degli ultimi anni mostrano che i pochi eventi degni di nota sono avvenuti sull’altra sponda del mediterraneo dove la gente ha usato internet per darsi un appuntamento in piazza e non l’ha mancato mentre qui è solo tutto un grande pensatoio incapace però di concretizzare alcun che.

        Siamo talmente ridicoli che i ladri della politica ci stanno perfino rubando gli slogan, dalla rivoluzione (il “partito” di sgarbi: uno più allergico al lavoro di un cinese al lattosio) agli avvertimenti sul rischio di rivolte popolari.
        Ma cazzo ! Ma possibile che queste cose devono uscire dalla bocca dei politici ? Siamo noi, senza alcun politico a farsi da porta voce, che dovremmo essere là fuori a dare il giro a tutta la faccenda ed invece stiamo qui ad aspettare che qualcuno venga a fare il nostro lavoro.

        Per forza di cose questo schifo non reggerà ancora a lungo e ciò che seguirà sarà il risultato di una diffusa consapevolezza per la quale noi tutti non ci meritiamo qualcosa di migliore tipo una vera democrazia.

        Poi per carità se per te “qualcosa di migliore” vuol dire una dittatura comunista, fa pure tanto alla fine la morale è che di sto passo tra una decina d’anni saremo in piena terza guerra mondiale.

        • fabio ghidotti says:

          non sono comunista (anche se molti italiani mi considerano tale) e tanto meno voglio una dittatura.
          Per “rivoluzione” intendo qualcosa che spacchi in vari pezzi (proprio in senso territoriale) questo aborto che chiamano italia.

          • Dan says:

            Infatti, però non sta succedendo niente che porta a fare pensare, che succederà qualcosa del genere.

            Tutti gli indizi portano invece al ritorno dei totalitarismi con tutte le nefaste conseguenze del caso

        • rothari says:

          Giusto, vero, ma ti diro’ ..io personalmente sono stanco,non credo piu’ a niente e a nessuno, nei primi anni novanta mi sono iscritto alla Lega , mi sono adoperato in qualita’ di militante, con banchetti, volantinaggi, cercando di far opera di proselitismo, cercando di arrivare al cuore della gente parlando di patria padana, e ti giuro non e’ stato facile per me che fondamentalmente sono un timido, mettere in piazza il mio credo,cosa ho ottenuto? dalla gente, la nostra gente, spesso disinteresse, alle volte un si, sono d’accordo, pero’ non me la sento di espormi,altre volte ancora prevaleva l’interesse personale, in poche parole mancava e manca il coraggio di opporsi a un sistema marciscente, ho speso tempo e denaro di mia tasca, per la mia patria e per farla finita con questa Italia mafiosa avrei dato la vita, infine la bastonata finale sono state le porcate fatte dalla dirigenza leghista, ladri come se non piu’ degli altri, hanno tradito milioni di persone per bene, e’ stato osceno cio’ che hanno perpetrato, …sono stanco…ho molto amaro da metabolizzare

          • Etnui says:

            Onore a te, ma ti invito ad andare avanti perché le idee sono giuste e non sarà uno squallido partito a rovinarle. Ci si può sempre muovere con gli altri movimenti autonomisti, le associazioni identitarie ed i comitati civici.

  31. andrea says:

    Purtroppo vista la piccola crisi che passiamo non sono in grado personalmente di contribuire in alcun modo.
    Di questo mi dispiace tantissimo perchè considero questo giornale una delle poche forme serie di informazione, nonchè un punto di riferimento quotidiano.

    A livello pubblicitario, mi chiedevo quanto potesse costare un banner sulla testata o laterale, forse sapendolo a qualche azienda territoriale potrebbe interessare.

    Ma a parte questo, io spero che questo giornale possa essere, diventare un punto di riferimento per un intera comunità al fine di accrescere la coscienza comune indipendentista di cui abbiamo estremamente bisogno.
    Per farlo sarebbe necessario passare oltre la rete e diventare un quotidiano gratuito tipo Metro o Leggo, ma non essendo del settore non so immaginare quali costi porterebbe un operazione del genere.

    • gianluca says:

      I costi del passaggio alla carta sono insopportabili, gli stessi gratuiti sono in profonda crisi e stanno cadendo come foglie morte. Bisognerebbe avere alle spalle almeno 5 milioni di euro e comunque verrebbero bruciati in poco tempo. Fuori dall’online non c’è strada.
      I banner costano poco e basta contattare Onoma per avere un ragguaglio.
      Grazie comunque
      glm

      • Federico Lanzalotta says:

        banner poco costosi, ecco l’errore fondamentale.
        Con milioni di contatti un banner non dovrebbe essere svenduto.
        Manca azione di marketing.

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