L’indipendentismo valdostano e le ragioni dei soldi

di JOSEPH HENRIET

La Valdaosta è sempre stata un focolaio d’indipendentismo. La lotta contro il centralismo ha caratterizzato tutta la nostra storia. A cominciare dalle lotte contro il potere feudale dei Savoia che, pur conquistandoci, dovettero concederci ampia autonomia. La Valdaosta ha sempre nutrito amore e odio verso i Savoia e amore mal posto verso la Chiesa cattolica. Questa sudditanza psicologica verso di essi ci ha fatto perdere l’occasione di diventare indipendenti: nel sedicesimo secolo avemmo l’occasione, seguendo la dottrina di Calvino, venuto in Valle a predicare, di diventare protestanti e scivolare quindi nell’area culturale nord-alpina.  Oggi, molto probabilmente la Valdaosta sarebbe uno dei tanti Cantoni svizzeri.

In Valdaosta l’opposizione al centralismo è continuata nell’Ottocento con la lotta contro il nascente stato monarchico italiano in difesa delle nostre peculiarità etnolinguistiche. Sotto il fascismo, i valdostani, con mezzi assolutamente inadeguati, si sono apposti all’italianizzazione selvaggia della valle. Hanno ottenuto, con lo statuto repubblicano poi, ampia libertà d’azione che forse non è stata sfruttata a pieno, perché a ben considerare l’italianizzazione progettata dal fascismo è progredita e si è completato in clima di autonomia, sotto il governo (incredibile a dirsi) dell’Union Valdotaine, il partito locale per la difesa della valdostanità! La lingua francese, da Statuto lingua ufficiale come l’italiano, è solo più “lingua di facciata”.  In Valle è nato, negli anni 70, il movimento arpitano che auspicava il distaccamento della Valle d’Aosta dall’Italia, unico modo per sfuggire alla colonizzazione italiana. Il movimento auspicava l’unione con la Savoia, il Vallese svizzero e a parte del Canavese, etnicamente uguali alla Valle d’Aosta, per formare uno stato a sé che sarebbe dovuto entrare a fare parte dell’Europa Unita dei popoli di cui da tanto si parla.

Oggi per puri motivi di convenienza economica l’indipendentismo in Valle ha pochi proseliti.  Roma sostiene il sistema Valdaosta con tredici decimi delle tasse qui versate: ci dà cioè più soldi di quanto noi ne versiamo con le tasse! In questa situazione di privilegio è difficile pensare che i nostri uomini politici, anche se a parole si ergono a difesa del nostro oramai indefinito particolarismo, possano operare in senso indipendentista. La convenienza economica soffoca l’anelito alla Libertà. Ma, vista la crisi storica e le ragioni che la determinano, le cose potrebbero cambiare: il camino verso  la dignità e la LIBERTA’, verso l’INDIPENDENZA potrebbe diventare attuale.

Destra e Sinistra, a livello italiano, sono categorie politiche superate. Come lo sono Autonomisti e Centralisti a livello regionale. Destra e Sinistra hanno perso la loro identità e si sono per così dire compenetrate. Idee della Destra sono passate a Sinistra e viceversa. La Sinistra si è faticosamente affrancata dal Comunismo e la Destra si è liberata dal Nazionalismo fascista. La stessa cosa è successa in Valdaosta per quanto riguarda gli Autonomisti e i Centristi (i partiti che hanno testa a Roma): oramai i partiti centristi (PD, UDC, PDL), tutti si proclamano autonomisti, regionalisti, difensori del particolarismo etnico-linguistico (che non esiste in sostanza più) e i partiti Autonomisti si dichiarano fedeli a Roma non mettendo in discussione l’appartenenza allo Stato italiano.

Oggigiorno la linea di demarcazione politica è fra Innovatori e Conservatori. Conservatori sono tutti i partiti del passato, di destra, di centro di sinistra, centristi, regionalisti autonomisti ecc. Innovatori sono chi invoca il cambiamento, la sostituzione della vecchia politica con la Nuova. Gli innovatori sono quegli uomini e quei partiti che cercheranno di portare la società ad abbandonare parte dei vecchi valori culturali e costruirsi una nuova visione del mondo. Gli innovatori sono chi cerca di portare la società in sintonia con i nuovi valori derivanti dalle grandi scoperte scientifiche del secolo scorso. Gli Innovatori sono chi segue la Filosofia Naturale Scientifica derivante da tali scoperte. Innovare, ad esempio, in ambito organizzativo significa ridimensionare i vecchi Stati, significa rivedere l’architettura geo-politico-amministrativa dell’Europa, sostituire i vecchi stati barbarici, con nuovi stati a “dimensione umana” dove sarà possibile operare il cambio di politica: dalla Vecchia alla Nuova. In Valdaosta l’Innovazione passa attraverso il costruendo progetto arpitano.

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4 Comments

  1. Nadine says:

    Prima di tutto, da dove esce la grafia “Valdaosta”? Credo che si debbano utilizzare le diciture “Valle d’Aosta” e “Vallé d’Aoste”. L’articolo anche se solleva problemi interessanti ed attuali riassume la situazione semplificandola eccessivamente. In primo luogo,credo la religione non abbia eccessivamente a che vedere con le vicissitudini storico-politiche della Valle d’Aosta. Infatti come sappiamo seppure la religione ha influenzato in modo importante diversi processi storici, spesso è stata solo una scusa per giustificare ben altre motivazioni che indirizzassero verso una scelta fondalmente politica o socio-economica. Inoltre la storia della Valle d’Aosta è molto complessa e nel momento cruciale della formazione dell’Italia Unita erano molte le correnti di pensiero che proponevano soluzioni diverse dall’inclusione in questo nuovo Stato. Quindi, se siete interessati ad approfondire leggete gli scritti di Emile Chanoux e Federico Chabod.
    Per quanto mi senta più Valdotaine che non Italiana penso sia un errore vedere l’Italia semplicemente come un nemico e invasore nel momento storico attuale. L’indipendenza potrebbe avere risvolti interessanti ma solo se e quando si avrà una coscienza dell’identità regionale di questa realtà che per secoli ha avuto una sua completezza e indipendenza. Per ora la situazione è ben lontana da questo obiettivo e la situazione politica e socio-economica della Valle d’Aosta non è matura per un tale cambiamento.
    Quindi prima di tutto bisogna informarsi e informare, altrimenti non ci saranno i fondamenti culturali e politici per iniziare un percorso verso l’indipendenza.

  2. fabio ghidotti says:

    innovatori sono coloro che hanno capito che l’Europa delle “nazioni” (peraltro presunte) è finita per sempre. Innovatori sono coloro (e ce ne sono parecchi nell’arco alpino, non solo in Valle d’Aosta) che pensano già oggi alla futura carta politica dell’Europa, dove le Alpi saranno una regione-stato a sè, con pari dignità delle altre. Costruite sulla comunanza di visione del mondo (proprio e altrui), di ideali e di interessi (nel senso più ampio del termine).

  3. Roberto Marcante says:

    Si dà il caso che l’unificazione dell’Italia sia stata proprio opera dei protestanti e dei massoni (che quasi sempre sono la stessa cosa), innanzitutto inglesi ma anche svizzeri. Bisogna infatti anche ricordare che Cavour stesso era calvinista, come la madre. I frutti della loro opera sono sotto i nostri occhi, perciò i valdostani dovrebbero ringraziare il Cielo di non essere diventati protestanti!

    • fabio ghidotti says:

      per Roberto Marcante: non scrivere scemenze, che ne abbiamo abbastanza!
      L’italiaunita è un progetto assolutamente sabaudo-piemontese, cioè “cattolico”, sia pure nel senso opportunista del termine. Qualcun altro (come l’impero britannico) lo ha appoggiato solo perchè gli faceva comodo, non certo per “fratellanze” di qualunque tipo. La tua è una sciocca visione “teologica”.
      Se i valdostani fossero diventati protestanti è molto probabile, come sostiene l’articolista, che sarebbero sfuggiti (magari a caro prezzo, ma con la libertà come ricompensa) al mortale abbraccio sabaudo. Così come se la Serenissima avesse aderito alla Riforma (o anche solo fatto uno scisma), noi Padani non saremmo mai diventati nè francesi, nè austriaci, nè italiani: saremmo rimasti noi stessi.
      I veri indipendentisti come me si stanno rompendo le balle di leggere le vostre cazzate di destra mentale (il confronto economico non c’entra). E’ questo ostracismo ideologico a tutto ciò che odora di sinistra che sta facendo naufragare tutti i tentativi di lottare efficacemente per la libertà della propria terra (l’ultimo episodio è questa campagna elettorale). Sono quelli come te che porteranno la responsabilità storica di questo fallimento.

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