L’indipendentismo richiede progetti chiari per non restare utopia

di GIORGIO GARBOLINO

Tutti i progetti politici o sono realistici o sono utopie. Costruire modelli ideali di società o di stati è uno splendido esercizio intellettuale, ma se si scontrano con la realtà del mondo della politica, o non si raggiungono o non funzionano. Nella storia gli utopisti hanno avuto il grande merito di sottolineare le storture della società e di proporre soluzioni, ma sono sempre stati sconfitti se prefiguravano mondi ideali per uomini ideali.

Qualche volta le loro generose idee hanno prodotto mostri: la democrazia perfetta sognata dai Giacobini si è tradotta nel Terrore rivoluzionario e il loro modello di stato si è rivelato dei peggiori, l’utopia ugualitarista dei comunisti ha generato dispotismo e miseria.

Altri politici generosi sono stati sconfitti per aver sottovalutato la sfavorevole situazione politica del momento. Nell’800, il pensiero dei federalisti – da Cattaneo a Ferrari a Proudhon – non ha avuto successo perché il momento storico dell’epoca assecondava solo il nascere di stati grandi e potenti, centralizzati all’interno per essere imperialisti e colonialisti all’esterno. Portarono alla Grande Guerra, ai fascismi, alla seconda guerra mondiale, ma che avessero ragione i federalisti d’allora si stenta a comprenderlo anche oggi.

Gli indipendentisti padani e alpini oggi non rischiano la fine di illuminati sognatori.
Come stanno le cose lo sanno: l’Italia sta sprofondando e la crisi fa emergere tutte le carenze di uno stato sbagliato. L’opinione pubblica è esasperata, tuttavia le uniche analisi corrette – che considerano indispensabile in Italia la separazione dell’economia “europea” del nord da quella “greca” del sud – vengono da oltralpe o da oltre oceano. Dall’Italia, solo recriminazioni e pianti.

Perché gli “indignati” non si mobilitano
se l’obiettivo non è preciso e concreto e se non si convincono che gli strumenti per attuarlo sono adeguati. Per individuarli e valutarli occorre però che l’obiettivo sia chiaro e il movimento indipendentista su questo è drammaticamente carente. Dopo vent’anni “di lotta e di governo”, questa è l’eredità peggiore che la Lega ha lasciato. Slogan d’effetto inconcludenti mascheravano la mancanza di obiettivi chiari e, di conseguenza, una chiara linea di azione.

Oggi alla domanda “Voi indipendentisti cosa proponete?”
le risposte restano varie e vaghe: “Vogliamo l’indipendenza della nostra regione”, “uno stato padano-alpino”, “un nuovo Cantone svizzero o un Land austriaco per la nostra provincia”, “un’Europa di popoli e non di stati” e così via.

Una cosa accomuna queste proposte:
sono ideali degni della massima considerazione ma meriterebbero qualche approfondimento. Non è tempo perso valutare i pro e i contro delle varie proposte sul tappeto e la possibilità concreta di attuarle, in relazione alla situazione politica – ed economica – interna e internazionale. Su questo, in prima battuta, ci si dovrebbe confrontare: è ovvio che solo se l’obiettivo è chiaro, ha senso porsi il problema della strategia per raggiungerlo e degli strumenti più adatti per perseguire quella strategia. La tentazione da evitare è quella di percorrere la strada opposta. E’ vero che il tempo stringe, ma occorre recuperare vent’anni di scelte politiche sbagliate di gran parte dell’autonomismo militante.

Chiunque, in un dibattito ai massimi livelli o in un incontro casuale per strada, chiederebbe più chiarezza.
Per esempio: “Cosa dovrebbe fare un piccolo stato per non isolarsi in un mondo globalizzato, dominato dalle grandi potenze? E se nascesse una comunità padana quale assetto costituzionale dovrebbe darsi? Che rapporti avrebbe con l’Europa transalpina? E cosa intendete per «Europa dei popoli»? Come definite un popolo? Come lo si individua? Come lo si consulta? Che grado di autonomia deve avere? E come pensate di contrastare il potere di chi trae profitto dalla situazione attuale?”. Sono domande legittime e le risposte sono doverose, ma per essere convincenti devono essere esaurienti e univoche. Se non si vuole solo gestire il potere esistente, ma scardinarlo per creare uno o più soggetti politici autonomi (che è di per sé un’impresa titanica), occorre sensibilizzare l’opinione pubblica con progetti chiari e condivisibili dai più. Sarebbe opportuno che di questi problemi se ne cominciasse a parlare nell’arcipelago degli autonomisti, per non rischiare l’utopia delle anime belle ma perdenti.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

10 Comments

  1. liugi says:

    Primo: deve passare l’idea che il Benessere sia più importante dell’unità nazionale, e che la dignità dei cittadini non è sacrificabile alle favolette nazionaliste di Napolitano.

    Secondo: deve passare l’idea che l’unità nazionale italiana è deleteria per tutti, anche per i meridionali.

    Terzo: bisogna convincere le persone che all’estero molti personaggi di spicco non vedono l’ora che l’Italia si divida e, se la cosa si facesse seria, potrebbero fare pressioni sull’Italia per permettere la Secessione delle regioni virtuose.

    Quarto: si può essere italiani anche se non si è sudditi di uno stato chiamato Italia.

    Il passo successivo sarà mettersi d’accordo tra partiti sull’obiettivo principale: quale tipo di indipendenza? Dobbiamo decidere una volta per tutte se puntare all’indipendenza della Padania (o come volete chiamarla) o delle attuali Regioni, che avranno poi la possibilità di federarsi. Gli alleati all’estero hanno bisogno di sapere su cosa puntare. Non possono presentarci come un’accozzaglia di partitini che litigano tra loro, se no hanno ragione a dirci “ciao italiani e buonanotte”.

    Dobbiamo delegare a persone fidate il compito di lavorare per la liberazione dei nostri popoli nell’ambiente internazionale.

    Ultimo ma non per importanza: ricordarsi che lo Stato italiano non si abbatte dall’interno. Senza appoggi internazionali, anche col 99% di indipendentisti continueremo ad essere italiani. Anche col fallimento dello Stato la situazione non cambierà a nostro favore, anzi si rispolvereranno i fasti dell’Antica Roma e altre baggianate fasciste (cosa che, tra l’altro, già ora si sta facendo).

    L’ordinamento dello Stato sarà molto probabilmente federale, ma non impelaghiamoci sulla sua forma esatta. Ci penseremo dopo. Adesso è necessario lavorare per trovare quanti più alleati possibili presso le nazioni estere. Una volta fatto quello l’unità nazionale crollerà come un castello di carte.

  2. GR says:

    Sono d’accordo con Bandiera…Non abbiamo bisogno di farci trope domande sul reciso assetto istituzionale, tipo di politiche ecc. quello viee dopo, con una assemblea costituente e poi le prime elezioni del nuovo stato. A quel punto, ma solo allora potremmo scannarci per una socialdemocrazia piuttosto che liberismo sfrenato o (massì) Repubblica Socialista del Nord. Con tutti gli euro che avremmo a disposizione, sarebbe il primo esempio di stato socialista al mondo che funziona.

  3. giuseppe S says:

    I problemi sono tantissimi ed è giusto parlarne e fare delle proposte, ma mi pare che del punto più importante non se ne parli abbastanza, cioè del comportamento dei partiti, infatti al riguardo di questo “tasto” la direzione di questo giornale usa “un filtro” sembra quasi che i partiti non debbano essere toccati, ho almeno debbano essere criticati il meno possibile.
    Non dimentichiamoci che il debito pubblico è stato creato dalla politica, hanno usato i soldi di tutti per creare elettori. Posti fasulli, pensioni ai quarantenni ecc.
    Senza una decisa svolta non si va da nessuna parte, ma la svolta sarà un sogno anche per una Padania Indipendente.
    Rottamati e rottamatori saranno le stesse persone.Controllati e controllori saranno le stesse persone. Ma perchè dovrebbero fare un radicale cambiamento dal momento che milioni di italiani continuano a dire a loro col voto “continuate così”????

  4. Unione Cisalpina says:

    …Perché gli “indignati” non si mobilitano se l’obiettivo non è preciso e concreto e se non si convincono che gli strumenti per attuarlo sono adeguati. Per individuarli e valutarli occorre però che l’obiettivo sia chiaro e il movimento indipendentista su questo è drammaticamente carente. Dopo vent’anni “di lotta e di governo”, questa è l’eredità peggiore che la Lega ha lasciato. Slogan d’effetto inconcludenti mascheravano la mancanza di obiettivi chiari e, di conseguenza, una chiara linea di azione. …

    ekko… fammi un pikkolissimo esempio … semplice… spiegabile in 5 righette …
    solo x kapire eh … magari l’hai già fatto, io xò non ho letto … 😀

  5. luigi bandiera says:

    Mah…
    Secondo me l’azione prima dovrebbe essere la secessione. Divorzio.

    Il resto poi avverra’ da solo.

    Tuttavia, il danno lo hanno fatto quelli delle camice rosse e delle guerre d’indipendenza che non si sa da chi.

    Ovviamente e successivamente i bravi e nobili (a magna’) partiti che osservando bene sono e di DX e di SX e di CENTRO ma KOMUNISTI perche’ tutti erano per il proletariato, ma per magnarci sopra.

    Non vederli, sti bravi partiti, molto impegnati solo al LEBO , alla MANGIATOIA e’ da sprovveduti.

    Purtroppo hanno confidato nell’ignoranza popolare, anche di moltissimi allorati purtroppo, che e’ ANALFABETA o anche semianalfabeta politicamente parlando. Dunque facile preda.

    Poi si sa, le colpe si danno sempre agli ultimi arrivati: fa figo no..? Ma non fa giustizia..!

    Per esempio, da quando ho cominciato ad avere l’uso della ragione sentivo i piu’ grandi di me affermare che in terronia (un tempo si usava questo termine per voler dire meridione) i terroni appunto non avevano voglia di lavorare. Per dire che i nostri vecchi gia’ sapevano che c’erano due o tre italie.

    Pare che quel idem sentire sia rimasto. Sia sopravvissuto agli eventi stessi nonostate la grande campagna a pro tutti kompagni dalle Alpi a Lampedusa.

    Pare che il pino marittimo non sia proprio come il pino montano…
    Sono pini tutti e due ma non sono KOMPAGNI ne di DX e ne di SX e ne di CENTRO.

    Pero’ il clima merditerraneo vale da lassu’ a laggiu’.
    Questo lo hanno fatto credere tanto che e’ di uso corrente ignorantemente ben s’intende.

    Ah gia’. Le colpe.

    Colpa delle varie lighe e lighette, degli indipendentisti e dei fetentissimi secessionisti se oggi siamo presi cosi’. Tanto che il baratro e’ sotto i nostri piedi e noi siamo senza paracadute da parapendio.

    Sara’ mica un altro tentativo per sviare il popolo..?

    E’ grazie ai partiti che ho menzionato prima che con la loro ignavia ci hanno fatto credere che la Bef(f)a
    -na vien di notte e con tanti regali per tutti.

    Eppoi essendo uno stato amministrativo in maggioranza cattolico anche kattokomunista vuol dire che abbiamo letto un po’ il Vangelo e li’ sta scritto: …10 denari sia al primo che all’ultimo. Tanto che il primo si senti’ offeso e protesto’.

    Quindi vale quel principio: che tu lavori o no avrai tanto quanto quello che lavora come un veneto o un lombardo.

    E si dimostra quello che si voleva dimostrare e cioe’: il nord lavora tanto e il sud lavora meno, ma avranno la paga UGUALE O KOMPAGNA..!! Tranne i funzionari dello stato super strapagati..!

    Questa e’ la mentalita’ dei TALIBANI, vale a dire dei “tali della repubblica delle banane”. Detti anche italiani.

    Queste due o tre mentalita’ o indoli trikoglionite non possono vivere assieme.

    O capirla o morte per entrambi..!

    I vari SAMARITANI a tre colori non fanno altro che peggiorare la situazione.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Parabola_del_buon_samaritano

    Amen

    • luigi bandiera says:

      Giusto metterci anche questo url:
      http://it.wikipedia.org/wiki/Parabola_dei_lavoratori_della_vigna

      Questa parabola la addotterei per le pensioni.

      Ri Amen

      • giorgio garbolino says:

        Comprensibile la perplessità. Dire che “Prima dovrebbe esserci la secessione. Il resto poi avverra’ da solo”, è vero: instradato su un binario, un treno poi va da solo. La gente però sale sul treno solo se sa cosa ci sarà alla fine del viaggio. Dirgli che dopo la secessione ci sarà la libertà, è come dirgli che alla fine del viaggio ci sarà la felicità: posso sbagliare ma temo che non sia sufficiente per convincerla a salire. E quella linea ferroviaria, se non ha abbastanza passeggeri, non ha futuro. A meno che sia di Trenitalia, naturalmente…

        • luigi bandiera says:

          Giusta lA TUA PERPLESSITA’ CARISSIMO GIORGIO.

          Pero’ vedi, non prendere il treno con destinazione forse ignota fa pensare e, il timore di cadere davvero nel baratro frena.

          Ma non salire sul treno e’ BARATRO SICURO.

          Siamo come i pionieri del west… DOBBIAMO RISCHIARE L’AVVENTURA..!

          Se ascoltiamo i PULPITANTI del NAPOLEON IV l’e’ piu’ che certo che loro diranno: ma che fate..??
          Dathan era uguale con gli ebrei schiavi del farone.

          O ci impadroniamo dei nostri antichi valori di cui il tornare popoli, oppure tentiamo di diventare dei nuovi per esempio VENETI..!

          Star a far l’italiano o il talibano non ci porta da nessuna parte e certamente nel BARATRO.

          La secessione e’ come quello che ha la corda al collo attaccata ad una pietra e pero’ sta in fondo al mare.
          Se vuole salvarsi DEVE TAGLIARE LA CORDA o secedere dalla pietra che lo tiene sotto..!!

          NON CAPIRE LA METAFORA FA SI CHE UNO DICA: RAMENGO, STA LA’ SOTTO E VEDIAMO SE VIVRAI A LUNGO.

          O ti stacchi dalla pietra o SOCCOMBERAI..!

          Oggi dobbiamo capire che la pietra al collo e’ tutto quel sociale che ci succhia il nostro guadagno ottenuto col nostro sudore della fronte.

          E’ l’italia..!

          Lo stato amministrativo che non produce ma succhia tanto da farci morire.

          Lo stato e’ da ABOLIRE..!

          Non la capiamo e pensiamo alla napolitano..??

          Bene, ma noi contrari lasciateci andar per conto nostro. Non vogliamo pesare su di voi..!

          Essere di peso umilia la gente… quindi..?

          SECESSIONE. DIVORZIO..!

          BASTA ITALIA..!!

          ITALIAaa… BASTAaaa..!!

      • luigi bandiera says:

        Da stupido prima sono andato a memoria e ho detto 10 danari… poi ho cercato l’url ed ho letto che era un denaro…

        Comunque il senso della metafora mi sembra che non cambi affatto..!

  6. Il Lucumone says:

    Verissimo! La stragrande maggioranza della popolazione del Nord, indipendentemente dalle condizioni socioeconomiche, dal livello culturale e dal credo politico, si rende conto di essere da sempre sfruttata da un Sud che “non vuole” assumersi le proprie responsabilità ed ambisce arrestare l’emorragia di danaro, di cultura, di legalità.
    Fino ad oggi, tranne lodevoli eccezioni, le istanze antimeridionaliste (federaliste, confederaliste, autonomiste, indipendentiste, separatiste, secessioniste…) sono state strumentalizzate da personaggi di scarsa cultura e credibilità ma dotati dell’insindacabile capacità di ottenere il favore popolare, grande o piccolo che fosse.
    Ai risultati elettorali non sono ovviamente corrisposti risultati riequilibrativi della sperequazione Nord/Sud, anzi: le risorse dello stato, materiali e morali, sono state ancor più sacrificate al dio Popò !
    L’inclita ed il volgo, in gran parte finalmente snebbiati, sono però giunti alla conclusione che “le cose non si possono cambiare, che dobbiamo andare avanti così sperando …”.
    La lingua di Bardonecchia e quella di Trieste sono diverse quanto il portafoglio di un operaio e quello di un notaio, quanto la cultura di un semianalfabeta e quella di uno studioso plurilaureato, quanto la salute di un disabile e quella di un atleta…! Giocare sulle piccole o piccolissime patrie è demenziale: se il Nord é polverizzato, il Sud ringrazia !
    Da quel che vedo, da quel che leggo, da quel che sento mi rendo drammaticamente conto che il danno prodotto dalla Lega Nord e dalla quasi totalità delle similleghe è inestimabile. Come possiamo recuperare la quasi assoluta e generale perdita di credibilità?
    Esautorando e scacciando TUTTI, TUTTI coloro che hanno beffato i propri concittadini, TUTTI coloro che hanno fatto soldi e carriera con gli slogan bifolchi, i discorsi zotici, le promesse menzognere !
    Cerchiamo persone serie, oneste, capaci e laboriose che vogliano impegnarsi per le generazioni future: la selezione accurata di capi e milizie è fondamentale, Bossi e fattoria docent!
    Diamoci da fare: meno chiacchiere, perchè di ideologi ne conosco troppi!
    Tiremm innanz !!!

Leave a Comment