L’indipendentismo della giunta Maroni: viva Verdi, campione dell’unitarismo!

di TONTOLO

Finalmente la giunta Maroni fa qualcosa di coraggiosamente indipendentista:  festeggia in pompa magna il secondo centenario della nascita di Verdi. «Sarà una splendida occasione per riscoprire e valorizzare la nostra storia», ha proclamato trionfante l’assessore regionale Cristina Cappellini. Lo storico avvenimento inizierà in quella autentica meraviglia di architettura “genere Abu Dhabi” che è il cosiddetto Palazzo Lombardia, meglio noto come il Formigone.  Verranno suonate arie da Attila, Don Carlo, Falstaff, La Traviata, Rigoletto e Un ballo in maschera. Si eviterà di suonare il Va’ Pensiero in omaggio al nuovo corso “diversamente indipendentista”: la Regione si deve “tingere di Verdi”, mica “di verde”.  L’ultimo piano dell’orrido pistolone in vetro e acciaio sarà aperto al pubblico per una serata panoramica.  Evviva  il nuovo corso leghista!: festeggiamenti per uno dei campioni dell’unitarismo risorgimentale, uno dei maggiori opportunisti e voltagabbana dell’Ottocento, che dedicava le opere alle granduchesse asburgiche e alle regine d’Italia con la stessa faccia di tolla. Di meglio non si poteva trovare per questa nuova identità lombarda 2.0.

Io che sono un po’ Tontolo  ero rimasto a Sergio Borsato e mi sono perso un bel po’ di passaggi.


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10 Comments

  1. CARLO BUTTI says:

    Verdi uno dei più grandi opportunisti e voltagabbana? Ma vogliamo scherzare? Massimo Mila arriva ad assimilarlo nientemeno che a Dante! Quello era un uomo con la schiena dritta, che accettò con riluttanza la nomina a senatore; e quando si recava al parlamento pagava personalmente il biglietto del viaggio, pur avendo il diritto di usufruire gratuitamente del trasporto pubblico. La dedica di “Nabucco” all’arciduchessa d’Austria avvenne in un momento in cui il giovane compositore non aveva ancora maturato i suoi ideali politici. Il successo “patriottico” di Nabucco fu per lui cosa inaspettata: l’opera venne caricata di valori e di allusioni che nella prima intenzione dell’autore non aveva e non poteva avere. Più tardi Verdi fu di tendenze repubblicane, ma come molti altri si avvicinò alla politica di Cavour e del Piemonte sabaudo non certo per opportunismo(era ormai diventato uno dei più acclamati operisti dell’epoca, in tutta Europa, non aveva bisogno di ammanicarsi coi potenti per tirare a campare), ma piuttosto per considerazioni realistiche. Nella mia crassa ignoranza non ho mai saputo che Verdi abbia dedicato una sua opera a una regina sabauda. Ho l’impressione che qui si stia confondendo Verdi con Carducci. Dopo l’Unità, la disillusione del Maestro crebbe, come dimostra il pessimismo(un pessimismo “storico”, ben diverso dal nichilismo metafisico del suo grande coetaneo Wagner) che trasuda da capolavori come “Simon Boccanegra” o “Don Carlos”, ove il potere è ritratto nei suoi aspetti più sordidi e inquietanti, capaci di piegare e uccidere ogni idealismo.Il sincero patriottismo giovanile di Verdi negli anni compresi fra “Nabucco” e i “Vespri siciliani”, che annovera come opera emblematica “La battaglia di Legnano” , scritta in pieno clima quarantottesco, è molto simile all’entusiasmo che su questo giornale dimostrano molti indipendentisti: l’ethos patriottico è lo stesso, cambia soltanto il refereente, non più l’Italia ma il Veneto o la Padania o qualche altra invenzione; ed è identico il meccanismo psicologico che induce a rivedere la Storia del passato in chiave ideologica, deformandola e riadattandola alle aspettative di oggi.Se c’è un aspetto datato in Verdi è proprio il patriottismo, figlio di un’epoca che non è più; e che è sbagliato riproporre con altri referenti. Per fortuna la musica di Verdi ha poco o nulla che fare con queste cianfrusaglie ideologiche; ed è questo il motivo per cui l’autore di “Traviata” è amato dai pubblici di tutto il mondo

    • Tuder says:

      Qui non si confonde proprio niente, semplicemente su questo sito scrivono persone impegatg a divulgare una storia volutamente occult ta dallo stato italiano. Verdi ci ha guadagnato nell’appoggiare il movimento liberale italiano, limite fu un illuso che alla fine dovette ricredersi sui presunti patrot

  2. nomenade says:

    Si…Tontolo lo sei.
    Bisogna conoscere bene la storia.
    Quando si dá degli ignoranti (giustamente) a presunti tali (in questo caso non presunti) si stia attenti.
    Noi duri e puri amanti della controcultura risorgimentale non possiamo farcene scappare una…leggere sotto:

    http://www.veja.it/2013/01/10/giuseppe-verdi-lunita-sara-la-nostra-rovina/

    • Una lettera, pochissimo conosciuta e diffusa, scritta da Giuseppe Verdi il 16 giugno 1867, sette anni dopo l’Unità d’Italia, all’on. mantovano Opprandino Arrivabene. Entrambi erano stati eletti parlamentari nel primo parlamento del Regno.

      «Cosa fanno i nostri uomini di Stato? Coglionerie sopra coglionerie!

      Ci vuol altro che mettere delle imposte sul sale e sul macinato e rendere ancora più misera la condizione dei poveri. Quando i padroni dei fondi non potranno, per troppe imposte, far più lavorare, allora moriremo tutti di fame.

      Cosa singolare!

      Quando l’ Italia era divisa in tanti piccoli Stati, le finanze di tutti erano fiorenti!

      Ora che tutti siamo uniti, siamo rovinati.

      Ma dove sono le ricchezze d’ una volta? Addio, addio»

  3. Lombard says:

    Gli indipendentisti! ahahahah Incredibile

  4. Gianfrancesco says:

    c’è una postilla che per obiettività storica andrebbe fatta. per molti risorgimentali l’italia non era quella di oggi, non sto dicendo che la immaginavano migliore, quello è ovvio, dico che la immaginavano diversa. Basti pensare agli accordi di Plombières firmati da Cavour e Napoleone III, che prevedevano TRE regni al posto dell’attuale italia, uno dei quali era il regno dell’alta italia, leggi Padania.
    Non dimenitchiamo che lo stesso Massimo D’Azeglio in una lettera alla moglie scriveva nel 1848 “contentiamoci di fare uno stato sul Po, costituzionale”.

    Francamente questa visione “risorgimentale” la sposo in pieno, allora bisogna vedere se chi festeggerà Verdi sarà in grado di metter in luce questi aspetti, questa diversa italia che si voleva fare, che corrisponde alla Padania, oppure se si perderà in sbrodolate tricolori da bolzano a pantelleria.

    per il resto è fin troppo facile parlar di leoncavallo…

  5. jesse james says:

    Speriamo che presto vengano spazzati via, questi rinnegati…

  6. luigi bandiera says:

    Caro Tontolo,

    ti sarai perso anche qualche passaggio, ma qua mi sembra che non siamo capaci di perdere qualcos’altro e veramente: la PAZIENZA..!

    Abbiamo troppi ISCARIOTI e il bello o il brutto e’ che sono stati VOTATI da noi e per questo sono onorati e rispettati, sempre da noi..!!!

    Salam e mortadellam a duddi…

  7. Dovrebbero invece celebrare Leoncavallo, magari con il suo lavoro maggiormente noto, che davvero li riflette perfettamente.

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