L’indagine di Ferrari Nasi: gli italiani non si fidano degli islamici. Tranne i politici

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di ARNALDO FERRARI NASI – All’indomani degli attentati di matrice fondamentalista degli ultimi mesi, si sono quasi sempre registrate dichiarazioni di condanna, da parte delle associazioni islamiche, piuttosto timide. Parrebbe addirittura ambiguo un passaggio della nota diramata dalla Direzione Ucoii il 7 gennaio 2015 dopo l’attentato alla sede di Charlie Hebdo: «Non abbiamo nessun bisogno di dissociarci: niente come questa prassi assassina è estranea alla nostra religione, alla nostra etica e pratica civile » (http://www.ucoii.org/francia-costernazione-e-rabbia). Forse una più netta presa di posizione sarebbe risultata maggiormente opportuna, anche perché lo stesso giorno, intervistato dal quotidiano Lettera 43, Izzedin Elzir, presidente dell’Unione delle comunità islamiche italiane, appunto l’Ucoii, e imam di Firenze, ha detto: «Quando vengono presi di mira il Profeta o il Corano per il mondo islamico non sono caricature, ma vengono vissute come offese» (http://www.lettera43.it/esclusive/charlie-hebdo-imam-elzir-l-islam-non-va-offeso_43675153377.htm).

Rimanendo nei tecnicismi della comunicazione, non è difficile supporre che un’affermazione di questo tipo, possa venire interpretata da alcuni, quale mero tentativo di comprensione dell’accaduto. Se i dirigenti mussulmani almeno un minimo si espongono, occorre sottolineare che invece a livello di popolazione islamica residente in Italia, nessuna numericamente significativa manifestazione per protestare la contrarietà del cosiddetto Islam moderato è stata mai promossa.  Eppure si parla del 3% della popolazione italiana, oltre un milione e seicentomila persone.

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Forse è per via di dinamiche diverse da quelle della consuetudine occidentale, ma il primo pensiero che potrebbe venire in mente è che in fondo queste azioni che mettono l’Islam e la comunità islamica così sotto i riflettori, obiettivamente non in buona luce, non siano considerate così esecrabili, orribili, da gridarne pubblicamente il rifiuto. Eppure sono azioni terribili, che almeno nominalmente si richiamano ad Allah, e che aggrediscono la società che ospita gli immigrati islamici, che li ha accolti, traendoli da un mondo in cui vivevano così male da dover abbandonare addirittura la propria casa.

Cosa dicono di questo gli Italiani? Sembrano non stupirsi. Per sei italiani su dieci gli islamici hanno poca intenzione di integrarsi; quota che tende a salire nella fascia di età tra i 35 ed i 55 anni, nelle aree ricche del Paese, di chi non si sente troppo, ma neanche troppo poco, religioso. Ovvero chi, per questioni di lavoro e/o laicità, ha forse più degli altri modo di interagire con gli islamici.

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Di conseguenza non ci si fida, neanche di quelli che sono qui da tanto tempo: in grandissima maggioranza (70%) gli Italiani chiedono più controlli, “controlli speciali sugli arabi in Italia”; ad ampio spettro, “anche su quelli regolari che risiedono qui da anni”. Il dato raggiunge valori plebiscitari in tutta l’area del centrodestra, ce lo si poteva aspettare, ma va ben oltre la media anche tra gli elettori del Movimento 5 Stelle (76%).

Sono dati “di pancia”, lontani da un’applicabilità reale, ma i sondaggi sulla pubblica opinione servono proprio a questo: sono lo strumento del sociologo che cerca di analizzare e comprendere in che direzione possano andare i fenomeni. Nel caso in esame, la conclusione sembra chiara, allo stato, da parte dei cittadini italiani non sembrano esserci oggi aspettative su una eventuale integrazione e interscambio culturale con la comunità degli islamici italiani. Solo una convivenza, che potrà essere più o meno pacifica, ma che certo pare già ora piena di sospetto.

Per gentile concessione dell’autore, da http://www.logos-rivista.it/

ferrarinasiArnaldo Ferrari Nasi

sociologo e analista politico

professore a contratto di analisi della pubblica opinione

membro della Società Italiana di Scienza Politica

 

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