L’incapacità dei burocrati e la selezione al contrario dei politici

burocraziadi GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Che i burocrati di tutto il mondo non siano campioni di voglia di lavorare e di capacità organizzative, è notorio, ma in Italia si raggiungono vette himalayane. Credo che il famoso acronimo UCAS (Ufficio Complicazione Affari Semplici)  sia stato inventato e tagliato su misura di questi assai poco solerti impiegati pubblici. A questa drammatica tara, aggravata dal fatto che i signori di cui sopra hanno almeno quattro volte il potere dei politici  (e non spariamo questo numero per dare enfasi ), si aggiungono:

I disastri prodotti dai politici – Ho il dubbio che , ormai, i politici siano il risultato di un processo di selezione alla rovescia, dove, mediamente, chi è meno dotato e non riesce a trovare un decente posto di lavoro , si da alla carriera politica ( e sottolineo “carriera”), risolvendo così in maniera brillante il problema della propria  vita. A questa carenza dei politici si aggiunge il fatto che questi vengono sistematicamente aggirati e, talvolta ricattati, dai burocrati i quali, degli enti in cui operano , conoscono bene il “giro del fumo”. Basti dire, a titolo di mini-esempio, che (mi si dice) a qualcuno  è capitato di vedere , in bilancio comunale, una situazione “in rosso” alla voce “contante”, mentre dovrebbe indicare solamente il FISICAMENTE DISPONIBILE. Ed è altresì noto che chi comanda in un qualsiasi Consiglio comunale è praticamente (nella grande maggioranza dei casi) il Segretario.

I burocrati – I quali, almeno in Italia, provengono da scuole poste al Sud, scuole  che  non brillano certo in campo nazionale ed internazionale per sfornare allievi di grande livello culturale. Il candidato burocrate, a questo punto, deve solamente superare un esame basato sulla cultura che ha più o meno acquisito al liceo. Dopo di che vive tranquillo per tutta la sua vita professionale, con carriera assicurata solamente dal trascorrere del tempo. Nessuno starà  mai a valutare i suoi stadi di progresso , il livello di efficienza né tanto meno a licenziarlo, anche nel caso di mancanze gravissime e, forse anche, di condanne.

Tipo di cultura vigente nell’ambiente burocratico – Questa condizione genera disastri organizzativi poiché:

1.-Nessun esterno verrà accolto per portare esperienze nuove e diverse e, quindi linfa operativa  vitale.

2.-Leggi e Regolamenti saranno sempre stilati alla luce di esperienze interne, mai validate da una realtà di cui il burocrate, peraltro,  non risponderà mai.

3.-La struttura organizzativa ,tramandata prevalentemente per via orale, è basata più su giochi di potere che su modi di gestire efficienti.

4.-Nessuno fissa e fisserà mai obbiettivi da raggiungere e in termini economicamente validi. Ossia non verrà mai stilato un budget annuale di cui risponderanno in prima persona i dirigenti.

Esempio da manuale è rappresentato dai giudici che:

a.-Emettono sentenze (si escludano dalla discussione, per semplicità di dibattito, quelle politiche) che lasciano basiti i cittadini alla luce della più semplice delle logiche.

b.-Commettono errori madornali di cui non rispondono. E quando (assai raramente) devono rispondere di un errore, non pagano loro, ma paga lo Stato , ossia i cittadini che sono assolutamente esenti da colpe.

c.-Regolano tempi e modalità operative a piacimento del singolo , senza che nessuno controlli.

d.-I pochi controlli formali sono effettuati dal CSM ossia da un organo costituito dalla stessa categoria dei giudicandi. Caso probabilmente unico al mondo di operatore che controlla e giudica se stesso.

e-. Influenzano in modo rilevante la stesura di  Leggi e Regolamenti leggendo i quali nessuno riesce a capire a priori se può azzardarsi a compiere una qualsivoglia azione con la tranquillità di essere assolutamente esente da una futura censura o condanna.

E i rimedi? I rimedi possibili ci sono? Eccome! E sono disponibili e ipercollaudati da anni, nel settore produttivo  di tutto il mondo.

a.-Assumere personale per concorso, o proveniente da note aziende esterne, richiedendo un curriculum adeguato. Validando comunque periodicamente le capacità operative degli assunti.

b.-Rendere i burocrati PERSONALMENTE responsabili, in termini economici e di possibile allontanamento dal posto di lavoro ( licenziamento, non semplice trasferimento), dei risultati delle loro azioni.

c.-Obbligare a pubblicare dettagliati budget annuali.

d.-Incaricare persone esterne al settore affinchè compiano i periodici controlli di cui sopra.

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2 Comments

  1. L.I.F.E. FEDERALE says:

    In Italia occorre attuale una radicale riforma dello Statoriducendo drasticamente il numero dei dipenentieliminando doppioni o incarichi senza responsabilità,avviare una vera riforma a Stato Federale avendo regioni forti. Adottare in politica i principi del “buon impenditore”

  2. caterina says:

    credo che la struttura dello stato intero sia irriformabile… la classe e carriera politica dovrebbe essere preclusa a chi non si è mai sperimentato in niente, per non parlare delle leggi incongruenti che fa e dei vantaggi di posizione spropositati rispetto ai meriti… così’ dicasi per tutte le corti/commissioni che mette in piedi, di tutti gli enti pubblici che sono poltronifici e non concludono niente, di tutte le burocrazia dal commesso al dirigente mai misurati sull’efficienza… apparati e contorni da abolire perché solo postifici per gli amici…
    la gavetta per amministrare la cosa pubblica un tempo erano i comuni che, guarda caso, sono nati da tempi antichi nel nord… addirittura dalle Regole nelle zone di montagna, dove i regolieri erano i capi famiglia e l’economia era nella gestione delle risorse del territorio e se il presidente eletto a rotazione non operava correttamente subiva lo scoperchiamento del tetto della sua casa… hai voglia se simile cultura è mai esistita nella gran parte della penisola… non diciamo dove per non essere tacciata di xenofobia interna… che proprio non mi appartiene, perché conosco benissimo anche il sud che amo e so che ha bravissime persone, ma sono poche quelle che hanno il senso del bene pubbliico, cioè della propria comunità…perché non c’è comunità, ma parentela, non c’è bene comune perché ci deve pensare sempre qualchedun altro… c’è sicuramente solidarietà, commozione, capacità di organizzare feste, eventi, teatro, ma è la continuità sull’essenziale del vivere comune che manca…
    Insomma, tutto da rifare, a cominciare dal proprio contesto, sennò non se ne esce…
    Oppure ce ne andiamo, regione per regione…il Veneto per primo!

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