Linate ha cannibalizzato Malpensa: si accorgono ora di quel che tutti sapevano

di GIORGIO CALABRESI

E’ stato un ”grande errore” non integrare gli aeroporti milanesi di Linate e Malpensa. Ma, ”se c’e’ la volonta’, c’e’ ancora il tempo per farlo”. Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, a Cernobbio ha raccolto le sollecitazioni arrivate da uno studio della European House Ambrosetti che indica come nell’agenda per la crescita dell’Italia debba tornare prioritario il ruolo dello scalo di Malpensa, il cui destino dipende oggi piu’ che mai da scelte politiche di lungo termine, a partire dalla riduzione di Linate a terminal del collegamento Milano-Roma. Nella ricerca emerge, infatti, come ormai lo scalo cittadino, pur avendo caratteristiche differenti, abbia ”cannibalizzato” l’impostazione di hub con la quale era nata la gemella Malpensa 2000: negli ultimi quattro anni, dopo la nascita della nuova Alitalia, le principali compagnie lo hanno infatti scelto per alimentare i propri hub europei. Spostando, dunque, passeggeri ma anche ricchezza.

Al workshop di Cernobbio se ne e’ discusso diffusamente, anche perche’ il tema e’ stato inserito nella prospettiva di un piano di razionalizzazione dei trasporti e degli aeroporti nazionali che potrebbe portare a guadagnare 2 punti Pil. ”L’Italia – ha sottolineato Passera – ha questa sindrome del ogni citta’ ha un’universita’, un aeroporto, ha un tribunale”. Adesso, ha aggiunto, ”dopo tanti anni al nuovo piano aeroporti arriveremo in poche settimane: e’ un lavoro in gran parte preparato” e ”i criteri che abbiamo indicato sono molto simili a quelli indicati dal rapporto” dell’Enac. E’ al Governo, del resto, che lo studio Ambrosetti ha rivolto indicazioni precise su come intervenire in tempi rapidi ma con prospettive di lungo periodo. Con un decreto che, appunto, limiti Linate e con il completamento della liberalizzazione dei voli su Malpensa. In questo modo Malpensa tornerebbe hub multivettore (perche’ l’hub puro, osservano dalla societa’ di gestione Sea, e’ un modello ormai difficile da realizzare specie in Europa), potrebbe gestire oltre 40 milioni di passeggeri all’anno nel 2030 contro i 19 milioni attuali. E darebbe, soprattutto, al nord Italia quell’accessibilita’ diretta alle destinazioni intercontinentali che oggi e’ ridotta al minimo, sostituita da scali intermedi obbligati a Francoforte o Parigi o Amsterdam o Londra.

Il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi, ha detto che ”finalmente ci sono una sensibilita’ e una volonta’ di introdurre un modello di traffico che preveda e possa portare a una maggiore concentrazione di voli di breve e medio raggio su Malpensa, per favorire investimenti e voli di lungo raggio”. E ha indicato l’esempio dei due aeroporti di Parigi. Anche il suo azionista di riferimento e’ d’accordo con la strategia delineata da Ambrosetti. ”Penso che la Sea terra’ conto di questo studio e lo trasformera’, arricchendolo, in un piano industriale – ha spiegato l’assessore al Bilancio del Comune di Milano, Bruno Tabacci -. E’ chiaro che il Governo deve fare la sua parte”. E il direttore generale di Intesa San Paolo, Gaetano Micciche’, uno degli artefici insieme al’ex ad Passera del salvataggio di Alitalia, da Cernobbio ha condiviso la lettura del rapporto Ambrosetti. ”Quello che e’ emerso oggi – ha sottolineato il banchiere – e’ il vecchio piano Fenice del 2008 che gia’ allora diceva che non potevano esistere due aeroporti”.

Quella dello studio presentato a Cernobbio è una conclusione che tutti sapevano: Malpensa non sarebbe mai potuta decollare veramente se non ci fosse stato un drastico ridimensionamento di Linate alle funzioni di semplice navetta Milano-Roma o poco più. Tutti sapevano ma nessuno ha fatto nulla o quasi per invertire la rotta. A cominciare dai governi che si sono succeduti, che si sono più che altro preoccupati di preservare il ruolo di Fiumicino.

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