Dall’islam all’ultraliberismo agli Usa, i nemici dell’indipendenza

di DAVIDE LOVATTERROREGIACOBINO

Uno dei grandi limiti dell’indipendentismo italico (uso l’aggettivo che si riferisce alla dimensione puramente geografica, giacché “italiano” si identifica storicamente con l’unità politica) è la carenza di una sistemazione ideologica ordinata e su questo fronte da tempo sono impegnato con i miei lavori. Chi conosce già il mio pensiero, magari attraverso alcuni articoli già pubblicati, sa che ritengo fondamentale superare la rivendicazione fiscale tipicamente bossiana e leghista perché ritengo che essa conduca inesorabilmente a discorsi di tipo autonomista. Il pensiero indipendentista deve invece radicarsi sull’elemento identitario, fatto di valori etici e di caratteristiche etnoculturali, per potersi contrapporre efficacemente alla tendenza totalitaria del potere contemporaneo, così come viene esercitato dallo Stato e ora anche dall’UE.
Sono inoltre consapevole di non poter sfuggire a una regola cogente per ogni movimento politico che miri ad affermare il suo punto di vista: “Ogni azione politica deve essere rivolta contro un nemico”, come teorizzò Carl Schmitt.
Io so che il nostro principale nemico è in noi: è la nostra propensione al conforto e all’autosufficienza. Da cui la mia convinzione che serva un sussulto, sia morale che spirituale, per mantenere il nostro posto di fronte alle sfide del nuovo millennio ed evitare così di venire travolti e spazzati via dalla Storia.

Su un piano strettamente politico, distinguo cinque minacce prioritarie: per il nostro continente europeo con la sua civiltà di tremila anni, ma anche per la democrazia intesa come effettivo esercizio della sovranità da parte del popolo, e soprattutto per quei popoli che aspirano alla libertà in nome proprio della democrazia e della civiltà europea. Essi sono:

1. Il giacobinismo che, non contento di aver uniformato la Francia a colpi di ghigliottina (sradicando la religione, i costumi locali e le libertà professionali), ha fatto scuola dapprima in Italia, dove lo Stato scaturito dal processo unitario ha ricalcato il modello francese, e poi a Bruxelles, dove impedisce all’Europa di liberare le energie che possiede. Questo giacobinismo si traduce in un centralismo costante e in una volontà di regolamentare la vita dei cittadini anche nei suoi più piccoli dettagli quotidiani.
2. Il complesso “etno-masochista” (detestazione del proprio popolo) che genera l’uniformazione attraverso la promozione del melting pot all’americana, quando invece il vero rispetto delle differenze consiste nel riconoscere a ciascuno la sua particolarità senza volerla alterare.
3. Il capitalismo ultraliberale, opposto al capitalismo d’impresa – che invece è nobile e radicato nella cultura veneta da cui io provengo. Per la sua vocazione universale, esso attraversa le frontiere e conduce all’omologazione mondiale promuovendo il modello cittadino-consumatore (opposto all’antico modello europeo del cittadino-soldato) vivente nello stesso unico villaggio planetario, impoverito di ogni attaccamento spirituale e di ogni altro valore o identità, all’infuori di quella di “spingitore di carrelli al centro commerciale”
4. La politica espansionista degli USA che, motivata dall’ideale di un “secolo americano”, nega le specificità culturali e i grandi equilibri naturali del mondo, volendo esportare indefinitamente e ovunque il proprio modello di democrazia commerciale. Un espansionismo che, quando le armi culturali ed economiche non bastano più, non esita a ricorrere alla forza militare con la conseguenza di destabilizzare un po’ di più il fragile equilibrio mondiale. Per il mio popolo veneto, nello specifico, la gravità di questo fattore è maggiormente sentita per la presenza a Vicenza della più grande base militare americana in Europa, lascito dell’invasione del 1943-1945 durante la Seconda Guerra mondiale. Finalizzata ad abbattere la dittatura fascista, nemica del potere di Washington, e a far nascere un Paese vassallo degli USA che fosse membro dell’Alleanza Atlantica nella NATO, l’occupazione militare non ha ancora avuto termine, nonostante la fine della Guerra Fredda e sebbene sia mascherata da accordo multilaterale, finalizzato al “mantenimento della pace nel mondo” (“La Guerra è pace” era uno degli slogan del Ministero della Verità, nel romanzo distopico “1984” di G. Orwell). Non essendo cessata la presenza militare straniera, nemmeno l’influenza politica dell’occupante è cessata, con la conseguenza che ogni discorso sull’indipendenza e l’autodeterminazione del popolo veneto deve considerare questo tremendo pesantissimo fattore, ben più duro da scrollarsi di dosso della sovranità italiana sulla nazione veneta.
5. L’islam infine, altro fenomeno a vocazione universale, religione di conquista che non mira ad altro che alla sottomissione dei non musulmani alla shari’a. Ora questa shari’a, legge civile e morale, è radicalmente opposta alla mentalità europea, precisamente per l’assenza della distinzione tra sfera temporale e sfera spirituale, vale a dire fra politica e religione. Inoltre, lo statuto riservato alla donna dal Corano è incompatibile con la tradizione europea dove le donne sono state in ogni tempo dee, sante, eroine, combattenti e sovrane. Tornerò forse più compiutamente su questo argomento in futuro, come teologo studioso dell’islam e delle religioni in generale, per evitare di venire considerato “islamofobo”, in quanto non è l’aspetto religioso dell’islam che preoccupa, ma esclusivamente quello sociopolitico. Quello religioso è stato esaurito ancora nel 1456, all’indomani della caduta di Costantinopoli, da Nicolò da Cusa che ne dimostrò inconfutabilmente la totale dipendenza concettuale dall’ebraismo e dal cristianesimo, di cui rappresenta una deviazione ereticale, in una relazione preparata per il papa. Questo per ora non ci interessa.

Detto questo, se bisognasse sintetizzare e designare il nemico – che secondo Carl Schmitt è il proprio della politica – dell’indipendentismo, direi che il nemico principale è “l’ideologia dell’uguale” detta anche egalitarismo, quella per cui l’uguaglianza e l’uniformità sono le chiavi per il paradiso in terra. Questa ideologia dell’uguale si veste di diversi nomi: il mondialismo (compresa la sua variante di “altro – mondialismo” conosciuta come “ideologia new global”), il giacobinismo o, ancora, il capitalismo globalizzato. Io propongo una visione “diversista”, perché sicuramente riconosco il valore dell’uguaglianza morale e della pari dignità di ogni essere umano davanti a Dio e davanti alla Legge per il fatto stesso di essere tale, ma promuovo e difendo il valore dell’unicità e specificità di ogni essere umano come ricchezza della Natura, come anche l’unicità e la specificità di ogni popolo quale patrimonio irrinunciabile dell’umanità.

 

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2 Comments

  1. Mi a ghe xontaria anca l’enperialeixmo catolego-roman co el papa come enperadore.

    http://www.filarveneto.eu/forum/viewtopic.php?f=24&t=1092

  2. CARLO BUTTI says:

    Sarò un volgare materialista, ma io al cittadino- sodato tutto Blut und Boden preferisco il consumatore sì global, che cerca buone merci e non vuol saperne né di guerre né di confini né di nazionalità

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