L’anima dell’Europa sopravvive nei piccoli Stati

RASSEGNA STAMPA

di ADOLFO MORGANTIindipendenza-veneta

1. L’Europa nella sua concretezza storica, fonte di trasmissione culturale.

“Respirare con due polmoni”. Chi non ricorda la celebre metafora con cui Giovanni Paolo II, fin dagli inizi del suo Pontificato, auspicava la ri-unione dell’Europa (allora ancora tagliata in due dagli scellerati accordi di Yalta) in una medesima comunità di popoli, ispirata da una medesima cultura di fondo, a sua volta poggiata sui condivisi valori cristiani?
Sono passati pochissimi anni, circa 30, ma la memoria oggi si stinge rapidamente.
Il processo di Integrazione europea non nasce con le macerie del secondo dopoguerra: esso si radica nella storia stessa del continente europeo, e al di fuori di essa non avrebbe potuto assumere le caratteristiche che invece si è coscientemente dato.morganti0
Concetti cardinali del nostro linguaggio odierno quali “Persona” e “Comunità”, “Partecipazione” e “Sussidiarietà” non sono nati per caso, e posseggono in terra d’Europa una lunga e profonda storia culturale: nascono da una plurisecolare elaborazione che giunge fino ai secoli della modernità procedendo dall’esperienza politica greca, dal rigore giuridico romano, dai secoli della civiltà cristiana medievale e moderna: dall’insieme del percorso storico e sociale dell’homo europaeus.
Sul piano sociale, l’idea stessa di una struttura sopranazionale che secondo l’antico modello Imperiale faccia convivere in una superiore unità le diversità che la compongono senza distruggerle, risale agli albori stessi della storia della civiltà europea e l’accompagna fino alle soglie della modernità, permanendo per tutto il corso del XX secolo come una memoria profonda, ed una speranza non rimossa.
2. Il tema antropologico: cruciale per le scienze umane, politiche e sociali.

Parlare di homo europaeus comporta con piena coscienza tradurre la dimensione macroculturale, dei grandi processi storici che hanno costruito l’Europa contemporanea, su un piano di concretezza personale. Non nel senso che, in modo del tutto ideologico, sia possibile estrarre dalla storia europea un unico modello di uomo: questo è stato semmai il tentativo svolto e fallito delle grandi ideologie della modernità.
Piuttosto questa concretezza ci permette di ritornare al punto fermo dell’assoluta importanza della visione dell’uomo nella crescita della cultura europea contemporanea.
Ricondurre ad un fondamento antropologico, ad una precisa visione dell’uomo, la comprensione dei fenomeni sociali ed economici anche di estensione planetaria rappresenta una rivoluzione copernicana che salda la tradizione personalista novecentesca alla direzione assunta, per via autonoma e propria, della crescita di tutte le scienze umane dalla seconda metà del XX secolo fino ad oggi.
3. Dalla civiltà, una cultura.

Insomma, parlare di homo europaeus comporta misurarsi con attenzione con i nessi che uniscono i grandi processi storici che grazie alla loro diversità hanno composto, come anelli di un unico albero, il percorso millenario dell’Europa, alla dimensione culturale, attraverso la concretezza dell’esperienza umana.
Che cos’è quindi l’”identità europea”? Da quasi 18 anni esiste ed opera un’Associazione culturale così denominata, fondata dal medievista Franco Cardini, già dopo di lui presieduta dallo storico e magistrato Francesco Mario Agnoli (ed oggi dal sottoscritto). Il simbolo di questo sodalizio è il chrismon, cioè il cosiddetto “monogramma costantiniano”: il che da solo potrebbe già sembrare una scelta di campo. Rifarsi a un simbolo costantiniano significa indicare che i tre fondamentali càrdini dell’Europa sono la tradizione classica, la fede cristiana e la vocazione unitaria garantita da quel diritto che appare ancora alla base del tessuto connettivo stesso non solo delle nostre leggi, ma anche dei nostri valori etici.
Su questi presupposti desideriamo comprendere meglio, oggi, cosa accade in Europa ai Piccoli Stati (PSE).
4. L’Unione Europea e i Piccoli Stati d’Europa

All’interno dei confini che delimitano oggi l’Unione Europea sono presenti Stati caratterizzati da esigue dimensioni territoriali e/o una popolazione parimenti esigua. Si pensi, oltre a San Marino, a Lussemburgo, Liechtenstein, Malta, Islanda, Andorra, Principato di Monaco, Città del Vaticano e Cipro.
Ognuno di essi ha dovuto fin da sempre rapportarsi ai grandi Stati nei quali si trova o coi quali confina. Dal 1957 in avanti inoltre si sono sempre più spesso trovati a gestire relazioni con un’ulteriore soggetto ingranditosi progressivamente, cioè l’Unione Europea. Ciascuno di essi si è posto l’interrogativo su quali fossero i rapporti da tenere con l’Europa e se fosse possibile e conveniente anche per uno Stato piccolo aderire ad essa. In modo sempre più chiaro il dibattito attorno alle modalità e i fondamenti del processo di integrazione europeo coinvolgono ed interessano i Piccoli Stati Europei (PSE), ognuno dei quali ha cercato – in modi e con tempi assai diversi – di comprendere come e se un rapporto più stretto con le nascenti Istituzioni comunitarie europee potesse costituire una risorsa per la propria comunità, o viceversa un pericolo esiziale.
Le risposte date a questa domanda sono differenti a seconda dei paesi.
Tre di questi Stati sono entrati a far parte dell’Unione Europea; gli altri, benché non abbiano fatto questo tipo di scelta, detengono relazioni importanti e di rilievo con essa.
Coloro che hanno scelto di aderire sono: Lussemburgo, Malta e Cipro. Vediamone brevemente la storia e alcuni cenni sul presente.

Lussemburgo: Le sue origini risalgono al 963 d.C., e il Lussemburgo divenne un Granducato nel 1815, indipendente dei Paesi Bassi. Confina con la Germania (Lander Renania-Palatinato e Saarland) a est, con la Francia (dipartimenti della Mosella e di Meurthe-et-Moselle in Lorena) a sud e con il Belgio (province del Lussemburgo e di Liegi in Vallonia) a ovest. Ha un territorio di circa 2.600 km2, 450.000 abitanti ed è una monarchia costituzionale. Cedette più di metà del suo territorio al Belgio nel 1839, ma ne guadagnò un’ancor maggiore autonomia, mentre la piena indipendenza fu ottenuta nel 1867. Cessò la sua neutralità nel 1948 quando entrò a far parte del Benelux e quando aderì alla NATO l’anno seguente. Nel 1957, il Lussemburgo divenne una delle sei nazioni fondatrici della Comunità Economica Europea, distinguendosi per il contributo dato al processo di unificazione europea, prima di tutto attraverso l’opera dall’allora primo Ministro Joseph Bech.
Da allora il Lussemburgo è stato in prima fila in tutti i passi del lungo processo dell’integrazione europea: dalla CECA all’EURATOM, alla CEE.
Ha inoltre posseduto fin da subito i requisiti necessari per entrare a far parte della zona della moneta unica europea nel 1999 come tutti i grandi paesi europei. Da sottolineare è l’importanza istituzionale che esso ha rivestito nel 1993 durante la Guerra del Golfo, quando, ricoprendo il seggio di Presidente del Consiglio della Comunità Europea , ha dimostrato importanti capacità di dialogo.

Storie diverse sono invece quelle di Malta e Cipro i quali sono entrati a far parte dell’Unione Europea solo con l’allargamento avvenuto il 1° maggio 2004.

Malta: Repubblica composta dalle tre isole di Malta, Gozo e Comino situate in mezzo al Mediterraneo, fra la Sicilia e la Tunisia, con un totale di quasi 400.000 abitanti. Nacque nel Medioevo come Stato militare dell’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri (il più antico Ordine cavalleresco transnazionale del tempo delle Crociate poi, dopo la ritirata dalla Terrasanta nel XIII secolo detti “di Rodi”, e quindi appunto “di Malta”) e poi colonia inglese; divenne indipendente nel 1964, mentre venne proclamata Repubblica nel 1974. Fin dai primi anni della sua esistenza come soggetto politico autonomo oscillò a lungo fra l’Africa e l’Europa, e grazie ai Governi a guida del Partito Nazionalista (aderente al PPE) ha scelto definitivamente quest’ultima. L’ingresso di Malta è stato deciso nel vertice di Copenaghen il 13 dicembre 2002, per essere poi ratificato dal popolo maltese l’ 8 marzo 2003 e diventare così il più piccolo stato dell’Unione Europea.
Il 9 aprile 2003 il Parlamento Europeo ha definitivamente approvato l’ammissione nell’Unione Europea di Malta e Cipro, evento realizzatosi il 1 maggio 2004. Da questa data Malta fa parte dell’Unione Europea a tutti gli effetti.

Cipro: L’isola di Cipro (9.250 km2 con circa 715.000 abitanti), situata a sud della penisola anatolica, nasce come entità politica autonoma in epoca medievale, come Regno Crociato. Dopo la perdita della Terrasanta alla fine del XIII secolo, diviene sede di un Regno autonomo. Invaso dai Turchi ottomani e successivamente colonia inglese, recupera la sua sovranità il 16 agosto 1960, ponendosi come ponte naturale fra il continente europeo e il mondo arabo-islamico. In seguito all’invasione turca del 1974 ed alla proclamazione della Repubblica Turco-Cipriota del 1983, ancor oggi un terzo del suo territorio è occupato illegalmente dall’esercito della grande nazione vicina. A dispetto di questa situazione di occupazione militare, condannata da tutte le Istituzioni internazionali, la Repubblica di Cipro ha proseguito il proprio cammino verso l’Europa unita, ed il 9 aprile 2003 il Parlamento Europeo ne ha definitivamente approvato l’ammissione nell’Unione Europea, evento realizzatosi il 1 maggio 2004.
Da questa data Cipro fa parte dell’Unione Europea a tutti gli effetti, e il suo ingresso nell’Unione Europea ha aumentato le aspettative di quanti sperano che questo Stato possa riunirsi nella fedeltà alle proprie radici cristiano-ortodosse.

Sia Malta che Cipro non hanno ancora adottato la moneta unica europea: il cambio potrà avvenire solo dopo un periodo di stabilità dei cambi e dei bilanci nazionali di almeno due anni.

Altri Stati che hanno invece adottato l’euro pur non essendo membri dell’Unione Europea sono il Principato di Monaco, la Repubblica di San Marino, la Città del Vaticano e Andorra. Essendo San Marino e la Città del Vaticano ben noti al lettore italiano, ci concentreremo qui sugli altri due.

Principato di Monaco: Stato feudale fondato dalla famiglia d’origine genovese Grimaldi a partire dal 1297, confinante con il Mar Mediterraneo e con la Francia, oggi conta su un minuscolo territorio di 1,95 km2 e circa 32.000 abitanti.
Dopo un periodo passato sotto il protettorato spagnolo, Monaco si mise sotto la protezione della Francia con il trattato di Peronne (1643). Dopo la fine del impero napoleonico, e il 2° trattato di Parigi, Monaco fu messa sotto “protezione” del regno sardo-piemontese. Nel 1848, Mentone e Roccabruna, che facevano parte del Principato fecero secessione e si dichiararono “Città libere” . Nel 1860, quando Nizza e Savoia furono cedute alla Francia per ringraziarla del aiuto dato all’unità italiana, Napoleone III di Francia ripagò con 4 milioni di franchi-oro il Principe di Monaco acquistando le due città. Perdendo l’ottanta per cento del suo territorio e la parte agricola più ricca Carlo III iniziò una politica “turistica” e approfittando dell’arrivo del treno e della creazione di una strada carrozzabile diede origine al casinò, prima sulla Rocca, poi sull’altipiano delle Spelughe, in seguito battezzato “Monte-Carlo” in riferimento a Carlo III.
Oggi la moneta che vi ha corso legale è l’Euro. Nonostante il Principato non faccia parte dell’Unione Europea (e non potrà mai farne parte finché non vi saranno imposte dirette ai cittadini), è sempre stato legato alla moneta in corso in Francia.

Andorra: Piccolo co-principato di 463 km2 al confine fra Francia e Spagna, da secoli radicato in una cultura del “passaggio” e del rapporto pacifico con l’altro-da-sé, al punto che la sua denominazione tradizionale è “Valls neutres d’Andorra” (Valli neutrali di Andorra). Dal 1993 è entrata in vigore una Costituzione, sotto la guida di Francesc Areny Casal, che ne sancisce la natura di Stato di Diritto. Nei rapporti con l’Unione Europea, dopo il 2000 ha sviluppato un approccio aperto e nello stesso tempo prudente, mantenendo da un lato un partenariato forte soprattutto con la Corona di Spagna (uno dei due Stati che esercita il co-principato), e nello stesso tempo rimanendo aperto a possibili sviluppi del processo di integrazione continentale.
Questo secondo gruppo di PSE si trovano all’interno di grandi Stati: Monaco si trova infatti in Francia, sia San Marino che la Città del Vaticano in Italia e Andorra è al confine tra Francia e Spagna e da sempre hanno avuto quindi rapporti preferenziali con questi paesi e sono sempre dipesi dalle loro banche centrali dato che nessuno dei quattro piccoli Stati ne possedeva una. Con il cambio di moneta e l’ingresso della moneta unica europea si è dovuta quindi regolamentare nuovamente questa situazione decidendo che per essi sarebbe stato possibile adottare l’euro come moneta a corso legale.
Non è però loro permesso stampare banconote, possono soltanto coniare monete e il quantitativo cambia a seconda dello Stato: Monaco ne può coniare per un valore complessivo di 1/500 di quelle coniate in Francia ; per la Città del Vaticano l’ammontare arriva a un milione di euro che può essere aumentato a un milione trecento mila negli anni di Giubileo ; la Repubblica di San Marino un massimo di 1.944.000 euro.
Benché sia uno dei contatti più tangibili e significativi, l’introduzione dell’euro non è sicuramente l’unico che è stato preso, infatti ogni Stato indipendentemente ha firmato accordi bilaterali con l’Unione europea soprattutto per quel che riguarda il commercio e quindi la libera circolazione di merci, capitali e lavoro; settori nei quali stipulare accordi è importante per questi Stati che non ne fanno parte in quanto viene loro aperto un mercato molto ampio che comprende oramai 27 paesi.

Rimane l’ultimo gruppo di PSE, che riunisce l’Islanda e il Liechtenstein.

Islanda: Grande isola nel nord Atlantico, più vicina al continente americano che all’Europa (abitata da circa 270.000 persone) fu colonizzata dai Monaci irlandesi verso il IX secolo d.C., e si dette una struttura di governo proto-democratica culminante nell’Althing, la Grande Assemblea nazionale, già dal 999 d.C. Successivamente fu colonia norvegese e poi danese, ottenendo l’indipendenza dalla Danimarca il 17 giugno del 1944. Con un’economia fondata sulla pesca e su un crescente turismo, l’Islanda ha mantenuto forti rapporti culturali con gli Stati nord-europei da cui fu colonizzata, come la Norvegia, entrò nella NATO nel 1949 e seguendone l’esempio ha a lungo scelto di non aver rapporti significativi con l’Unione Europea al fine di tutelare in piena autonomia i propri proventi essenziali, derivanti dalla gestione dell’industria della pesca, pur facendo parte dell’EFTA dal 1970 ed avendo sottoscritto nel 1972 un “Accordo di libero scambio” con i paesi dell’UE. Dopo la grande crisi economico-finanziaria del 2008-2009, l’Islanda veleggia a gran velocità verso una piena adesione all’Unione Europea.

Liechtenstein: Il Principato del Liechtenstein è una piccola Monarchia costituzionale dell’Europa centrale, racchiusa tra la Svizzera (cantoni San Gallo e Grigioni) ad ovest e l’Austria (Land Vorarlberg) a est. Ha un territorio di circa 160 km2 e 32.500 abitanti. La famiglia austriaca dei Liechtenstein acquistò rispettivamente nel 1699 e nel 1713 i feudi di Vaduz e di Schellenberg, trasformati poi nel 1719 in principato indipendente nell’ambito del Sacro Romano Impero con il nome di Liechtenstein. Nel 1919 il Liechtenstein affidò la gestione delle sue relazioni esterne alla Svizzera; dalla fine della seconda guerra mondiale in poi l’importanza del paese come centro finanziario continuò a crescere, insieme alla sua prosperità. Con il 64,3% delle preferenze il principe Hans Adam II ha vinto il referendum del 16 marzo 2003, proponente la bozza della nuova Costituzione che gli riconosce maggiori poteri. Le riforme accettate dalla popolazione concedono al monarca il diritto di licenziare il governo, porre il veto sulla legislazione e nominare giudici. Allo scopo di proteggere nel modo migliore la propria autonomia finanziaria il Principato non ha finora accettato di stabilire legami con l’Unione Europea.
Conclusione

Guardandoli nel loro complesso, i PSE rappresentano le radici storiche e istituzionali del continente europeo, conservandone fino ad oggi quella diversità di fondo, nata dalla pratica quotidiana del vivere comunitario nei diversi contesti, che storicamente si è armonizzata con una rete valoriale condivisa. Essi rappresentano nel loro insieme i più antichi Stati del continente (fondati, secondo la datazione ufficiale di ciascuno, dal IV al XVI secolo d.C.), e conservano ancor oggi un interessante campione del modo originario di vivere il pluralismo politico europeo assieme alla residua applicazione, in alcuni casi, del diritto comune consuetudinario anche in forme ben più pure del common law del Regno Unito: dalla democrazia comunitaria pre-illuminista (ben visibile nelle istituzioni di Islanda e San Marino) a forme di autorità miste (il co-principato andorrano, l’equilibrio istituzionale monegasco), a ordinamenti aristocratico-popolari (il singolare caso del Liechtenstein). È quasi totale un forte riferimento alle proprie radici storiche comunitarie e religiose cristiane (siano esse declinate nella confessione cattolica, ortodossa o protestante) come ad esempio nei casi esemplari di Malta, San Marino e Cipro. Vi è parimenti frequente una sottolineatura del valore delle libertà concrete rispetto alla libertà astratta di tradizione giacobina, che oggi si sostanzia in una difesa attiva del principio di sussidiarietà nei rapporti fra gli Stati nazionali e l’Ue da parte di quei PSE che intendono coltivare rapporti strutturati con l’Unione Europea.

I PSE sono quindi lo scrigno dell’identità storica e culturale del continente. Nella difesa della loro antica storia ed identità, e nella tutela della loro apparente fragilità politica ed economica si cela una sfida epocale: quella fra il Leviatano e la libertà dei popoli. Una battaglia che interessa ogni europeo, sempre più.

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One Comment

  1. Si sì ma ente l’Ouropa a ghè anca la Svisara, siben no la fasa parte de l’UE (ognon poledega ouropea).

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