LIBRI: ‘MAFIE DEL NORD’ INDAGA STRATEGIE CRIMINALI E CONTESTI LOCALI

mafia silenzio

L’espansione delle mafie in aree diverse da quelle di genesi storica, le regioni del sud Italia, è ormai di lunga data. Il fenomeno è stato spesso spiegato equiparando la
diffusione mafiosa a una patologia contagiosa che aggredisce un corpo sano, oppure rappresentando i gruppi mafiosi alla stregua di eserciti in armi che invadono e conquistano nuovi territori.

Un’analisi approfondita mostra oggi una situazione alquanto diversa, assegnando un ruolo cruciale alle condizioni economiche e politiche delle società locali. E’ quella effettuata nel saggio di Rocco
Sciarrone, “Mafie del Nord. Strategie criminali e contesti locali”, edito da Donzelli in una versione accresciuta e aggiornata rispetto
alla precedente del 2014.

Sciarrone, ordinario di Sociologia economica all’Università di Torino, dove insegna Sociologia della criminalità organizzata, è anche direttore di Larco (Laboratorio di Analisi e Ricerca sulla Criminalità Organizzata). Nel suo libro presenta un’ampia indagine condotta in aree specifiche di alcune regioni del Centro-nord: Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e Veneto.

Il volume è un punto di riferimento per chi, addetti ai lavori e non, voglia accostarsi ai temi della mafia e dell’antimafia fuori dalle tradizionali zone di insediamento, torna in una nuova edizione interamente rivista e aggiornata, che tiene conto dei recenti sviluppi delle vicende giudiziarie, che hanno riguardato il Centro e Nord Italia. Emergono modelli differenziati di insediamento, in cui prevalgono organizzazioni riconducibili alla ‘ndrangheta e alla camorra, che riescono ad affermarsi utilizzando non solo competenze di illegalità, ma anche risorse di capitale sociale.

In alcuni contesti si osservano infiltrazioni nel tessuto economico, in altri risultano in crescita situazioni di vero e proprio radicamento territoriale. In tutti i casi sembra essere decisiva la presenza di soggetti “esterni” -imprenditori, politici, professionisti- disponibili a intrecciare rapporti di scambio con i mafiosi. “Le mafie in aree ‘non tradizionali’ -spiega Sciarrone- occupano un’area grigia, in cui pratiche di illegalità, spesso preesistenti, favoriscono relazioni di complicità e collusione nella sfera legale dell’economia, della politica e delle istituzioni”.

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1 Comment

  1. Voglio fare l’avvocato del diavolo.
    Fatemi capire: non è che un mafioso ce l’abbia scritto in fronte, di esserlo; se un imprenditore fa affari con un’azienda di costruzioni che è stata fondata riciclando denaro sporco, fino al momento in cui la giustizia non evidenzia questo stato di cose (per lo meno a livello “presunto”, quando i media riportano che sono in corso indagini su quelle aziende), direi che la “disponibilità a intrecciare rapporti di scambio” con quell’azienda, ovvero con coloro che, ex post, vengono condannati per mafia, non si possa identificare come reato; e nemmeno dovrebbe, di per sé, essere oggetto di condanna sociale.

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