La libertà del quotidiano che si assapora in terra elvetica

di CHIARA BATTISTONI

Qualche settimana fa, in viaggio nella Svizzera centrale, ho preso distrattamente e soprattutto di corsa un treno, per poi accorgermi, una volta salita, che non avevo il biglietto; attimo di smarrimento presto recuperato dalla considerazione che, ammesso di aver preso il tipo di treno giusto, avrei potuto fare il biglietto in carrozza. In un lampo però alla mente mi è balenato il dubbio che la mia parola, la mia dichiarazione di essere salita proprio a quella particolare fermata non sarebbe stata sufficiente. Ho cercato rassicurazione, con il mio tedesco zoppicante, da chi sedeva accanto a me e mi sono presto resa conto che il mio dubbio suonava vuoto; semplicemente non aveva alcun senso.

Qui, come in tanti altri paesi, il cittadino è persona libera, pienamente responsabile di scelte, dichiarazioni e azioni; la sua parola ha un peso concreto, è ascoltata e accettata; alla base del rapporto tra controllori e controllati c’è la reciproca fiducia, la certezza che ognuno conosce le regole della convivenza e si comporta di conseguenza. E’ il cosiddetto principio della buona fede, su cui si costruiscono le comunità (su cui la Svizzera ha costruito la propria “pace del lavoro”). A pensarci bene è l’essenza della libertà conquistata in secoli di lotte dal mondo occidentale, quella libertà che ci offre l’opportunità di sviluppare tutte le nostre potenzialità e che sempre più spesso, nel nostro Paese, è brutalizzata, calpestata, mistificata, in un crescendo di norme vessatorie, di regole, di vincoli che ci trasformano in sudditi. Una società dominata dall’ipertrofia legislativa è una società mutilata, a cui è negata la libertà di inventarsi il futuro, di sognare e di costruire il nuovo; è una società condannata all’inedia, alla decadenza. Non sarà dunque una casualità se la democrazia più antica del Continente europeo, pur con qualche sporadica tentazione centralista (più evidente in alcuni Cantoni rispetto ad altri), sia molto attenta a limitare le ingerenze dello Stato nelle scelte dei cittadini e faccia tutto quanto possibile per preservare il dialogo competitivo tra specificità, da cui dipendono vitalità e capacità innovativa.

E’ miopia culturale non voler cogliere i lati innovativi del federalismo rossocrociato, così come è miopia politica non capire che la valorizzazione delle diversità è la strada maestra per ridare speranza al nostro Paese. Non c’è ricetta centralista che possa alimentare il cambiamento, perché il cambiamento nasce solo dalla molteplicità delle idee e degli stimoli. Steven Johnson nel suo “Dove nascono le grandi idee” (Bur Rizzoli 2011) ha ricordato che “Il trucco per avere buone idee non è starsene seduti in splendido isolamento sforzandosi di concepire grandi pensieri. Il trucco è accatastare sul tavolo il maggior numero possibile di pezzi di ricambio”. Quando ho pensato ai “pezzi di ricambio” (l’osservazione conclude una dissertazione di Johnson sulla soluzione della crisi dell’Apollo11 da parte degli ingegneri a Houston, chiamati ad aiutare gli astronauti costruendo filtri per l’anidride carbonica con quanto a disposizione sulla navicella!) ho pensato alle specificità del nostro Paese, alle culture, alle terre, alle genti diverse eppure contigue da cui può nascere il nuovo, purché si capisca, finalmente, che è la diversità ad alimentare il cambiamento. E’ con questi “pezzi di ricambio” che possiamo costruire i nostri nuovi filtri, per tornare a respirare aria di libertà.

La Confederazione Elvetica, a cui noi non assomigliamo in alcun modo ma a cui siamo legati da secoli di storia comune, ha interiorizzato questi concetti; li si ascolta assai spesso nei discorsi pubblici dei suoi rappresentati e, soprattutto, li si osserva concretizzati nell’esperienza quotidiana di vita. Lo scorso primo agosto, per esempio, il cosiddetto Natale della Patria, il giorno in cui la Svizzera è in festa per celebrare la propria nascita nel lontano 1291, l’attuale presidente, la signora Eveline Widmer – Schlumpf, nel corso della sua allocuzione ha ricordato “Sappiamo di vivere in un Paese in cui aleggia lo spirito della libertà, della democrazia e della pace, e di questo siamo riconoscenti. Sono valori per i quali vogliamo, tutti insieme, impegnarci. Sono le fondamenta sulle quali abbiamo costruito e continueremo a costruire, anche per far fronte alla pressione odierna e futura. La storia non si ripete ma rima con se stessa, scrisse Mark Twain. Gli avvenimenti di epoche diverse possono essere paragonati solo in parte: ogni situazione è nuova e singolare”.

Quello spirito di libertà, di democrazia vive nell’intimo di ogni cittadino e nella giornata davvero speciale del 1 agosto si concretizza pure nei palazzi. Berna, cuore amministrativo della Confederazione, apre le porte del Palazzo Federale; chiunque può trascorrervi la giornata: ci sono concerti, c’è il discorso dei Presidenti delle due Camere, c’è il confronto diretto con il Popolo, con i cittadini che siedono negli scranni parlamentari, ascoltano e pongono domande ai propri rappresentanti. A colpire è la pacatezza dei toni, la concretezza delle domande, la competenza di chi ascolta e vuole sapere dai propri eletti cosa si fa per il futuro; già, il futuro: in questo Paese gli orizzonti sono ancora orizzonti lunghi, si pensa ai prossimi vent’anni come noi pensiamo ai prossimi tre mesi; almeno quassù, nella culla del federalismo, si discute di energia e di immigrazione senza urla, senza strepiti, perché il nuovo può nascere dove c’è comunità di intenti, ascolto e confronto competitivo. Con gli stessi toni, tanto da parte dei cittadini che dei politici, si riflette sulla resistenza al cambiamento, sui tempi della politica che i cittadini percepiscono spesso come lunghi, troppo lunghi, dimenticando forse che il nuovo è anche il frutto di intuizioni lente, maturate nella complessità delle relazioni costruite.

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24 Comments

  1. Marty says:

    Ma tu sei sceso in strada a “tirare calci nel culo” per caso? A quanti “peracottari” hai tirato calci nel culo negli ultimi giorni?

    Se l’indipendenza è un “concetto senza senso” hai sbagliato posto. Di movimenti che hanno qualcosa di organizzato ce ne sono e stanno crescendo, di sicuro non grazie ai peracottari che tirano “calci in culo” virtuali su internet ma poi non smuovono il culo dal divano per andare a convincere la gente che è ora di cambiare.

    • Marty says:

      Voleva essere la risposta a Dan qui in fondo..

      • Dan says:

        Bello mio l’indipendenza è un concetto che richiede coraggio nell’essere portata avanti e soprattutto organizzazione per poterla realizzare.
        Fino adesso ho visto solo un accatastarsi di sigle senza niente di concreto a sostegno.
        Se puta caso domani scomparisse lo stato italiano con tutto il suo carrozzone organizzativo non ci sarebbe un veneto stato, un brescia alè, piemonte autonomista, liguria su o friuli giù che avrebbero qualcosa di valido e pronto da sostituire. Solo parole, solo blablabla, solo discorsi da bar sport.
        Per quanto riguarda i calci in culo, t’assicuro che io ne tiro parecchi, non mi risparmio a differenza di fior fiore di novelli che guevara che al massimo vanno a farsi la paella alla fiera di paese.

  2. Franco says:

    Nella Confederazione Helvetica i cittadini godono de l rispetto e della fiduciadi coloro che eleggono e che li rappresentano.E’ la prima semplce regola di uno “stato” di diritto.Dove al contrario esiste soltanto il diritto dello stato gestito e amministrato da uno stuolo infinito di dritti e corrotti,accade l’esatto contrario,non esiste fiducia esiste soltanto obbedienza,esattamente quella obbedienza dovuta o ai “padroni” o ai “despoti”.Altro che democrazia,è la più assurda e lurida strisciante dittatura dei”papponi di stato”.Mi auguro che tutto ciò finisca al più presto !

  3. toscano redini says:

    Né ho mai visto, in Svizzera, drappelli di guardie del corpo…

  4. eric says:

    Avete visto e sentito Bignasca ?

    Meditate…

    • Bacchus says:

      E con ciò? Si è forse accorto che c’è qualcuno più a nord che le può dare giustamente del terrone? L’ha assaporato anche Bossi una volta a Castagnola in visita al villino di Carlo Cattaneo.
      C’è da meditare come mai ci siano ogni giorno quasi 55’000 frontalieri che vengono a cercare lavoro in Ticino, non dimenticando di aggiungere anche le decine di migliaia di notifiche annuali di padroncini e distaccati. D’altronde con una nazione confinante che non ha un indicatore macroeconomico in positivo, non c’è da meravigliarsi che il Canton Ticino diventa il primo datore di lavoro della Lombardia (regione di un’Italia fallita).

      • eric says:

        Ai 55.000 frontalieri diurni perché non aggiungi i 110.000 lombardi che ogni sera vengono in Ticino per sollazzarsi con le vostre prostitute e contribuire sostanzialmente al PIL cantonale ?

        Chissà se la bilancia pende a Chiasso o a Ponte Chiasso?

        Provi a chiederlo alla Sua mamma !

  5. Giacomo says:

    Il “nostro Paese” non è proponibile proprio perché la mancanza di senso civico dei suoi abitanti rende irrealizzabile il “principio della buona fede”. L’inciviltà è endemica in tutto il cd “nostro paese” ma con un marcato gradiente da sud a nord. A sud il rispetto delle regole è sinonimo di pura dabbenaggine, la furberia levantina una dote commendevole e la reciproca diffidenza la norma. O il cd “nostro paese” si spacca in modo che le poche comunità in maggioranza sane possano emarginare i comportamenti antisociali, o diventeremo una gigantesca Napoli. Te l’immagini Chiara cosa succederebbe a Napoli se il controllore si fidasse delle dichiarazioni di chi sale senza biglietto?

    Basta patriottismo da sussidiario. Almeno tu, Chiara…

    • Marty says:

      Infatti .
      Vedere lodare la svizzera e il suo sistema con la animosità dell’autrice , sapere che non esiste e non è mai esistita alcuna barriera storica, etnica e culturale tra il canton Ticino e la Lombardia a parte l’essere stati sotto strutture statali diverse eppur il vedere continuare a sostenere dalla stessa che per noi l’indipendenza con una struttura futura su modello svizzero non va bene è davvero incomprensibile.

      Certo ci sarà necessità di un periodo nel quale prendere consapevolezza del potere e della responsabilità aumentata che ognuno di noi avrebbe in un sistema a democrazia diretta , ma non vedo cosa ci impedisca di poter arrivare ad essere una piccola svizzera liberale (liberale come è sempre stato nella cultura delle nostre città).

      • Giacomo says:

        D’accordo con te. Misteri dell’anima conservatrice dei cattolici lombardi.

      • Giancarlo says:

        Probabilmente l’autrice conosce troppo bene la Svizzera per lasciarsi andare a banalità. Da ogni riga dell’articolo traspare il fatto che la Svizzera è prima di tutto una mentalità. Le leggi scritte, la costituzione, le prassi amministrative, la tanto lodata democrazia diretta vengono dopo, molto dopo, e sono la ratifica di tale mentalità. E’ un processo durato secoli, sempre all’insegna del pragmatismo, ovvero il costume di affrontare i problemi uno per uno in quanto tali, procedendo per tentativi, senza aver paura di fare quei piccoli errori che consentono di rettificare la rotta in corso d’opera e che evitano di fare i grandi errori irreversibili. E’ un processo che ha avuto i suoi momenti traumatici, come la guerra del Sonderbund fra cantoni protestanti e cattolici nel XIX secolo, ma che si è risolto positivamente e ormai i meccanismi sono talmente oliati che la Svizzera procede, per così dire, con il pilota automatico, essendo sufficiente la piccola manutenzione quotidiana. La politica è difficilmente distinguibile dall’amministrazione, a parte le questioni di fondo e molto importanti. In sintesi, un costume e una mentalità innanzitutto, rodati nei secoli. Per questo trovo utopico e un po’ da causa persa, anche se intellettualmente rispettabile, proporlo come modello a un paese come l’Italia, comprese le parti eventualmente secessioniste, che ha la storia che sappiamo, anche questa secolare, viene da 150 anni di unità centralista, gerarchica, burocratica e al tempo stesso inefficiente, e soprattutto ha la mentalità che ha. Come minimo mi sembra mettere il carro davanti ai buoi.

        • Marty says:

          GLi ultimi 150 anni sono stati disastrosi per la civiltà Lombarda, è impossibile non ammetterlo, ma credo che non sia possibile affermare che questi pochi anni abbiano cancellato completamente i valori e la cultura preesistente dei nostri popoli, che non ha nulla da invidiare a quella Svizzera.

          Di certo non saremo una “grande Svizzera ” non appena dichiareremo l’indipendenza , ma di sicuro abbiamo ancora la possibilità di recuperare la nostra civiltà sepolta e quindi quella di creare un sistema ben funzionante nel corso di alcuni decenni.

          Certamente la storia che abbiamo è diversa, non dobbiamo essere un clone della Svizzera ma ispirarci a lei, e la possibilità di creare un sistema dove i cittadini siano davvero l’elemento fondante dello stato potremmo averla anche noi, se solo riuscissimo a tirare lo sciacquone e eliminare lo stato italiano e i riflessi del suo operato che ammorban la nostra terra.

  6. mauro suttora says:

    ma con il biglietto com’è finita? quanto sovrapprezzo per averlo comprato sul treno? (mi pare che in Svizzera siano un po’ salati)

    • mr1981 says:

      Una volta c’era il sovrapprezzo di franchi dieci, adesso i controllori non fanno più biglietti e danno solo multe. Dall’11 dicembre 2011 non avere un titolo di trasporto valido equivale a viaggiare in nero: bisogna pagare il biglietto, un supplemento (prima volta franchi 90, seconda volta franchi 130 e dalla terza volta franchi 160) e si viene schedati (inutle dare generalità false). Questo grazie a chi cercava di fare il furbo e scommeteva sul fatto che il controllore non sarebbe passato…

  7. Alberto Pento says:

    E pensare che nel XIV secolo, prima che il Comune di Vicenza (all’epoca non c’erano le Province) si desse a Venezia, la Confederazione Helvetica propose al Comune di Vicenza di entrae a far parte della Condederazione Svizzera.
    Io so vicentino.

    • luigi bandiera says:

      Beh, al centrosudde la mentalita’ e’ una e indivisibile… oggi. Ieri erano stracolmi di “briganti”…
      Stare col vincitore l’e’ la regola…

      Al nodddde ancora non siamo stati terronizzati del tutto, ma sono ad un buon punto… e forse ce la faranno a fare dell’itaglia una intera napule.

      Il perche’ sta nel fatto che al noddde mancano i VERI CAVALLI INTERIiiiii..!!!!!!!!

      L’e’ certo che se andiamo kol KOMUNISMO e di DX e di SX e di CENTRO non arriveremo piu’ a nulla, cioe’: saremmo tutti napuletani..!

      Ed i sogni saranno il nostro RIFUGIO in tutti i sensi..!!
      Ovviamente fin ke non li proklameranno FUORILEGGE..!

      An salam

  8. luigi bandiera says:

    L’italia sta passando per la sua CRISI SPIRITUALE.
    L’intellighenzia e’ MALATA..!
    Essa non potra’ mai produrre come servirebbe all’italia per tirarla su.
    Ci sono tanti, troppi, giochini e girotondi. Forse siamo alle COMICHE o STRACOMICHE?

    La cura e’ quella del CALZINO…

    Per il momento e visto che ancora non e’ reato: SOGNAMO UN MONDO ALLA SVIZZERA MANIERA.

    Salam

  9. Maciknight says:

    Mondi così vicini geograficamente e così lontani culturalmente … purtroppo dopo il 1515 con la sconfitta di Marignano e alla fine del ‘700 con l’invasione napoleonica abbiamo perso l’opportunità di essere parte della Svizzera

  10. Pavarutti says:

    il nostro Paese? Che paese? Solbiate Olona, Cantù, Treviglio, Dalmine, Palazzolo o Rovato?

  11. Dan says:

    Invece di invidiare, anzi no, sbavare dietro chi è meglio di noi poniamoci una serie di quesiti a dir poco basilari.

    Se in Svizzera sbarcassero i nostri politicanti peracottari, con il loro modo di gestire il potere, di fare leggi e di interagire con la gente, gli svizzeri cosa farebbero, come reagirebbero ?
    Si organizzerebbero in categorie con sindacati venditori di fumo ? Fuggirebbero alla spicciolata come topi da una nave che affonda ? Si metterebbero a blaterare frasi e concetti senza senso tipo “indipendenza” senza però mai curarsi di andare oltre ed avere nulla di organizzato per ottenerla veramente ?

    O li prenderebbero a calci in culo senza aspettare che scenda dai monti l’uomo forte, il tipo della provvidenza ?

    • lorens says:

      come sempre ogni confronto serve solo per fare emergere oltremisura stupidi concetti di divisione e sfottò tra nord e sud…
      L’unica amara consapevolezza è la pochezza della classe politica italiana che rispecchia la pochezza del popolo…..

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