Libertà economiche: Gli usa precipitano al 18° posto. E’ declino

di STEFANO MAGNI

Fra Obama e Romney non è ancora possibile prevedere chi sarà il vincitore: sono troppo vicini nei sondaggi per formulare pronostici degni di credibilità. Un solo sconfitto è ormai certo: il libero mercato. Negli Usa, noti come “terra di libertà”, lo statalismo avanza a passi da gigante. Esagero? No, è una notizia la pubblicazione dell’indice della libertà economica del think tank “Cato Institute”, il pensatoio di Washington (“Economic Freedom of the World”), da cui deduciamo che gli Usa sono scivolati in 18ma posizione. Detto così andrebbe ancora bene, considerando che i Paesi scrutinati sono ben 144. E’ la tendenza che preoccupa. Nel 2000, infatti, gli Usa erano al secondo posto. La seconda economia più libera del mondo. Nel 2005 erano già scesi in nona posizione. Oggi sono in diciottesima. Andando avanti di questo passo, gli Usa saranno ben presto al livello dei Paesi europei continentali.

Tutto per Barack Obama? Anche, ma non solo. L’attuale presidente si ispira alle idee di economisti come Paul Krugman ed è sostenuto dalla stragrande maggioranza degli opinionisti di quotidiani come il Washington Post o il New York Times: tutti di formazione keynesiana e pronti ad applaudire ogni volta che gli Stati Uniti perdono una (o meglio due o tre) posizioni in questa classifica. Se, agli occhi di un progressista, la libertà economica è un male da abbattere, migliore sarà quel presidente che più si avvicina al sole del Venezuela, che, grazie a Hugo Chavez, è l’ultimo (144mo su 144 Paesi) della classifica della libertà economica. Se nelle prossime elezioni dovesse vincere ancora Obama, dunque, aspettiamoci che gli Usa scendano ancora di posizione, dal 18mo al 20mo o anche sotto.

Ma è meglio non illudersi troppo neppure dei Repubblicani. Perché le serie storiche presentate dal Cato Institute dimostrano proprio che la grande erosione della libertà economica è avvenuta proprio sotto le due amministrazioni di George W. Bush. Come accennato prima, infatti, dal 2000 al 2004 (durante la sola prima amministrazione) gli Usa hanno perso ben 7 posizioni. Obama ha solo completato l’opera. I Repubblicani sono molto cambiati negli ultimi quattro anni. Il movimento Tea Party, che ha enormemente influenzato il loro nuovo programma, chiede esplicitamente di levare le mani statali dall’economia. Ma Mitt Romney, il candidato presidente, non è certo un tea partier. Anzi: finché ha potuto, nel corso delle primarie, i conservatori del movimento del tè gli hanno votato contro. Perché, da governatore del Massachusetts si è dimostrato quasi altrettanto statalista rispetto ai rivali democratici.

Ma a cosa serve la libertà economica, si chiederanno alcuni? Quello fatto finora sembra un discorso astratto, ma è più concreto di qualsiasi altro discorso politico. Il Cato Institute, infatti, non misura i soliti dati macro-economici (Pil, crescita, reddito medio, debito pubblico, ecc…) bensì altri parametri di cose che incidono molto di più nella nostra vita quotidiana: quanto spende lo Stato (con i tuoi soldi), quanti sussidi elargisce, quante tasse ti prende, quante aziende controlla, quanto è indipendente la magistratura, quanto viene protetta la proprietà privata, quanto è affidabile la polizia, quanto vengono rispettati i contratti, quanti soldi stampa la tua banca centrale, quanto sei libero di depositare i tuoi soldi in conti correnti all’estero, quante tariffe devi pagare se commerci con l’estero e quanto sei libero di commerciare, a quante e quali regole devi obbedire quando entri nel mercato del lavoro, della produzione e dei servizi. In una sola parola, i Paesi che presentano un punteggio migliore sono: vivibili. Quelli con un punteggio peggiore: invivibili. Il più vivibile di tutti è sempre: Hong Kong (finché la Cina non lo fagociterà). Il più invivibile di tutti è: il Venezuela.

Spiace vedere che la “terra della libertà”, gli Stati Uniti siano sempre meno liberi e vivibili. Ma l’Italia è messa molto peggio, non vi preoccupate. L’Italia è all’83mo (ottantatreesimo) posto. Dopo Paesi ex sovietici, che non brillano certo per libertà, quali il Kazakistan e l’Armenia. L’Italia è sotto la Tunisia, sotto la Grecia e sotto il Paraguay. Molto sotto Paesi (che solitamente snobbiamo) quali l’Indonesia e il Kenya. Insomma, se avete la sensazione di vivere in un Paese del terzo mondo, questa classifica vi dà perfettamente ragione.

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