Libertà e Indipendenza: se non vogliamo morire, i tempi stringono

di GIANLUCA MARCHI

Tre modi per declinare la battaglia per l’indipendeza delle comunità territoriali del Nord: 1) la Padania come “massa critica” per contrastare lo Stato Italiano e costringerlo alla resa (Gilberto Oneto); 2) la dimensione regionale con i referendum per l’indipendenza celebrati regione per regione, perché l’istituzione Regione è ben definita e ha un proprio parlamento (Carlo Lottieri – Color44); 3) la macroregione, attuabile a Costituzione invariata, come strumento per ingaggiare nelle istituzioni il braccio di ferro con lo Stato (Stefano Bruno Galli Lista Maroni Presidente).

Sono i percorsi emersi dall’interessante dibattito svoltosi sabato sera a Cologno Al Serio (Bergamo) in occasione della “Serata Indipendentista” voluta dal consigliere comunale leghista di Spirano, Luca Sonzogni,  con l’appoggio di Simona Danesi, Tiziana Merlini e Gianfrancesco Ruggeri e con la collaborazione di CoLoR44, il Comitato Lombardo per la Risoluzione 44, alla quale hanno partecipato oltre 250 persone e i rappresentanti di diverse forze politiche: Alessio Morosin, presidente onorario di Indipendenza Veneta; Andrea Robbiani, sindaco di Merate e responsabile Enti locali della Lega Lombarda,; Gianantonio Arnoldi, Pdl; Mario Barboni, consigliere regionale del Pd; Dario Violi, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle; Giulio Arrighini, consigliere provinciale di Brescia di Indipendenza Lombarda (il dibattito è stato abilmente coordinato dal direttore de L’Intraprendente, Giovanni Sallusti).

Sono tre modi di approcciare una questione unica: le regioni del Nord sono morte se non troveranno il modo di liberarsi dal loro problema più grande, quello di essere rinchiuse nella gabbia-Italia. Lo Stato Italiano le rapina da sempre se è vero, come è vero, che ogni anno quattro Regioni, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, versano a Roma a fondo perduto un obolo che si aggira oggi come oggi intorno ai 95 miliardi di euro (residuo fiscale) per il mantenimento del resto del Paese. “E’ una cosa che non può più essere sopportata – ha rimarcato Oneto – e fra poco tempo i nostri territori non avranno più niente da dare, perché saranno morti”.

Perché la liberazione dalle catene italiche possa avvenire, serve ovviamente il consenso della gente, e qui le gradazioni di consapevolezza da parte delle popolazione sono diverse a seconda dei territori. In Veneto la situazione è più avanzata e Alessio Morosin, galvanizzando anche una platea prettamente lombarda, ha rivendicato il ruolo di Indipendenza Veneta che, partita con la Risoluzione 44 (avvio del processo verso il referendum), oggi “sta letteralmente travolgendo l’agenda politica del Veneto”. Il presidente onorario di IV non sembra affatto preoccupato dalla parziale battuta di arresto subita in Consiglio regionale dal progetto di legge 342 (indizione del referendum consultivo per l’indipendenza), con il rimando in Commissione, perché nel frattempo hanno raggiunto quota 106 i Consigli comunali che hanno votato l’ordine del giorno da inviare in Regione per il sostegno al referendum: “Nelle prossime settimane altre decine di Comuni si aggiungeranno e quando il pdl 342 tornerà in Aula ai consigliere regionali non resterà che votare sì. A quel punto si farà il referendum e se vinceranno i sì noi veneti dichiareremo unilateralmente l’indipendenza” ha chiosato Morosin, il quale ha rivendicato la via tutta veneta all’indipendenza, perché è ormai noto come  in Veneto non vogliano più sentir parlare di Padania, dopo le delusioni causate dalla Lega e il nulla ottenuto a Roma. “Sinceramente non crediamo nemmeno alla Macroregione – ha aggiunto -, non si sa cosa sia, non ci crede nemmeno Luca Zaia e spero di non metterlo in difficoltà dicendo questa cosa. Di trattare con lo Stato italiano a noi non interessa nulla”.

All’obiezione che il referendum veneto sarebbe solo consultivo e per di più non legittimano dalla legislazione vigente, Morosin ha replicato appellandosi all’art. 10 della Costituzione che stabilisce come l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale: “Finché l’Italia rimane nell’Onu noi abbiamo il diritto di esercitare un diritto sovranazionale com’è quello di autodeterminazione. Quindi non noi ma sarebbe l’Italia a essere fuorilegge se non ci consente di esercitare tale diritto”. Sul carattere consultivo del referendum, Morosin si è limitato a dire: “Rispondo ai formalisti dicendo che una volta che il popolo si è espresso, chi si azzardasse a contraddire l’esito di una votazione popolare compierebbe un abuso”.

Il professor Stefano Bruno Galli, capogruppo in Regione Lombardia della Lista Maroni Presidente, ha rivendicato un percorso di realismo politico, lavorando da dentro le istituzioni per accelerare il collasso dello Stato attraverso iniziative che costringano lo Stato stesso a “venire al Nord per trattare la resa”. Un percorso dentro le istituzioni ribadito anche dal leghista Robbiani, soluzione verso la quale la platea indipendentista crede poco o nulla, perché dovrebbe scontrarsi comunque con un Parlamento italiano dove la maggioranza resta e resterà centro-meridionale. Galli ha pure risposto alla domanda naturale che gli viene rivolta: perché non è lui a presentare nel Consiglio regionale della Lombardia un progetto di legge per il referendum? “Io potrei farlo – ha detto – ma la Lombardia è l’unica regione in Italia dove l’approvazione di un referendum consultivo richiede non la maggioranza del 50% più uno dei consiglieri, ma dei 2/3, un traguardo che oggi non raggiungeremmo. Mi si potrebbe obiettare allora che la strada sarebbe quella di cambiare lo statuto lombardo per uniformarlo agli altri, ma è un percorso quasi più difficile di quello dei 2/3. Questo è il lascito che abbiamo ricevuto da chi ha governato la Lombardia per 17 anni…”.

Carlo Lottieri ha sottolineato come CoLoR44 (comitato apartitico che sta raccogliendo firme in maniera trasversale), in pratica punti a ripetere in Lombardia il percorso seguito da Indipendenza Veneta, cioè la celebrazione del referendum per l’indipendenza: “Col consenso si può fare tutto, le istituzioni non possono resistere contro la volontà della gente. Per ora in Lombardia non c’è ancora un consenso attivo, ma la gente si deve rendere conto che deve agire per prendesi la propra libertà. A tutti, indistintamente, chiediamo il diritto di voto, la possibilità di scegliere fra Italia e Lombardia”.

A questo appello ha risposto il consigliere regionale grillino Dario Violi: “Personalmente non sono d’accordo con l’indipendenza, ma i cittadini devono avere la possibilità di esprimersi e dunque assicuro che ci impegneremo per il referendum”. Portare invece oggi Pdl e Pd su un discorso di referendum sembra un’ipotesi lunare. Arnoldi (Pdl) ha parlato al massimo di forte autonomia, mentre Barboni ha ammesso come nel Pd siano questi discorsi assenti e al massimo si può perlare di federalismo a piccoli passi.

Giulio Arrighini, segretario di Indipendenza Lombarda, è stato l’artefice dell’approvazione, da parte del Consiglio provinciale di Brescia,  della mozione a sostegno di CoLoR44. Da ex parlamentare leghista del 1994 ha rimarcato come fin da allora nel movimento non sia mai stato creato un clima di fratellanza e i veleni di ieri ancora circolano nel mondo indipendentista (sebbene con una certa attenuazione negli ultimi mesi), e ciò non aiuta a rendere maggioritarie le tesi indipendentiste.

La chiusura della serata è toccata a Gilberto Oneto, il quale non ha taciuto un suo cruccio, cioè la responsabilità della Lega di non aver fatto nulla, in un quarto di secolo, per diffondere la cultura indipendentista: “Adesso siamo in emergenza e la gente deve rendersi conto che il nostro problema è l’Italia. Qualsiasi strumento ci aiuti in questo senso va benissimo, ma dobbiamo sapere che se non sapremo creare il consenso in tempi rapidi, sarà meglio chiuderla lì e non pensarci più”.

La conclusione onetiana è amara, ma molto realistica: i tempi stringono e non è più tempo di pestare l’acqua nel mortaio.

 

 

 

 

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62 Comments

  1. Alberto Pento says:

    Lebartà e endependensa, par prima, dai paciolanti ke de fati li ghe ne fa poketi (a parte le ciacole ke le xe anca lore on fato de lengoa).

    Pensè valtri a la difarensa ca ghè tra n’avogador come Gandhi e li do avogadori veneti come Moroxin e Cantaruti ke li xe entrà ente on partido (Indipendensa Veneta) fato su da altri e li se lo ga enpurpià parando fora coeli ke li lo ghea fato dal gente,

    Mi no voto gnaon, a me vargognaria, n’omo kel ga degnetà nol vota ente la Talia..
    Ciacole e partidi le xe lomè fregadure par la xente, par el povolo, par li boni omani ke no vol fregar el prosemo.

    Li fati xe scuminsiar da la dexobediensa a le lej enjuste del stado talian, so tuti li canpi anca a costo de finir en galera.

    Coeli ke no li ga sto corajo no li ga gnanca el dirito de darse arie, de paciolar tanto e de dirghe a staltri “voteme”, voteme par cosa?.
    Par sitar a esar sciavi?

  2. Silvia says:

    Giuseppe, condivido quello che dici, ma la Catalunya ha un’autonomia fiscale che tutti noi invidiamo (si, anche noi friulani, mica siamo ai livelli del Sud Tirolo o della Sicilia). Con questi chiari di luna, poi…
    Mi sembra un serpente che si morde la coda: crollo dell’economia del Nord, tagli agli enti culturali locali con tutto quel che ne consegue; impossibilità di stampare libri di divulgazione storica e sociale dei nostri territori, impossibilità di mettere in atto strategie di marketing a livello europeo a scopo conoscitivo delle altre Nazioni.
    La scarsa volontà politica chiude questo circolo infernale.
    A proposito, come dite “ciao” nella vostra lingua?
    Non so neanche di dove sei.
    In ogni caso, siate orgogliosi delle vostre parlate, non capisco: perché vi dovreste vergognare?

    • Giuseppe says:

      Giusto! Rischia di essere il gatto che si morde la coda, quella che in logica si chiama circolarità. È vero: non abbiamo autonomia fiscale. Bene!, anzi, male!, perché è un dato di fatto. Vogliamo conseguirla, però, insieme a un’autonomia politica che può essere variamente coniugata. Come si fa? Quella che propongo è una strada, la via culturale ad ampio spettro, che ritengo dovrebbe essere produttiva dei migliori effetti in tale direzione: riunendo varie istituzioni, che insieme certe somme possono trovarle e permettersele, fare investimenti mirati nel senso indicato, di altissimo livello, segnale forte e comprensibile in Europa. Prove tecniche di macroregione o euroregione o di indipendenza? Anche, e per di più politicamente meno devastanti, almeno all’apparenza, rispetto ad altre iniziative parolaie prive di speranza perché velleitarie, spesso trombonesche e, per questi stessi motivi, subito stoppabili. Con l’annesso solo vantaggio per le tasche dei tromboni assediolati.
      Così, si arriva al nodo che tu giustamente segnali: serve una decisa e netta volontà politica. Dice il Vangelo: dite solo sì, sì; no,no. Adesso, per quel che ci sta a cuore, siamo al bivio, al bivio della verità col falso, del bene col male. Ciò che raramente càpita nella vita dei popoli. Sta ora alla nostra intelligenza comprendere bene ciò che è più facile di altre volte capire e trarne le conseguenze.
      Ciao.

  3. Castagno12 says:

    Al punto (1) leggo: “La Padania come massa critica per contrastare lo Stato italiano …. “.
    E io aggiungo: ” …. che ha alle spalle il Governo Mondiale, quindi potrà prendere decisioni solo se autorizzate da Lorsignori, i Mondialisti”.

    Escludendo il ricorso alla violenza, contrastare in che modo ?

    A parole, con gli scritti, con i fatti ?

    L’obiettivo che vi siete posti è grosso: L’INDIPENDENZA.

    Anche a occhio, anche a spanne, risulta irragiungibile con una sola firmetta, anche perchè l’interlocutore è di gomma e non ha la Sovranità, Monetaria nè quella LEGISLATIVA.

    E’ fondamentale che questa firma sia aiutata, sia sostenuta da azioni che possano veramente togliere forza a Lorsignori che attualmernte sono in evidente difficoltà.
    E sarebbe DOVEROSO APPROFITTARNE.

    I vari problemi degli USA dovrebbero essere ben noti. Inoltre Draghi ripete in maniera ossessiva che “l’€uro deve essere salvato ad ogni costo, “indietro non si torna” dice sempre lui, “democraticamente”.
    Quindi Draghi ammette l’esistenza di grossi problemi per la sopravvivenza della moneta unica, e qui mi fermo.

    Dovrebbe essere obbligatoria un’azione immediata di massa, almeno da parte dei residenti al Nord.

    Bisognerà vedere se gli italiani che dicono “Buona Padania” “Veneto Indipendente”, “Viva San Marco”, ecc., sono disposti a rinunciare, compatti e risoluti, a quelle pratiche, anche quotidiane, che loro giudicano tanto comode.
    Li ho chiamati italiani perchè sono saldamente attaccati a quei servizi ingannevoli forniti dalla Stato e dalle Banche di bell’italia.

    Riguardo al da fare ho già detto e ripetuto.

    Ora domando se il vostro Convegno ha partorito qualche indicazione riguardante ciò che deve fare, di utile, di concreto, oltre la firmetta, la popolazione che per il momento è INQUALIFICABILE !

    • GeertWilders4president says:

      Infece di andare dietro le vostre fantasie paranoidi (dicasi ‘governo mondiale o illuminati, o grigi, o rettiliani o quant’altro’) perchè non lottate per risovere i problemi veri, ovvero quelli delle nostre regioni del nord?

      • Castagno12 says:

        Riguardo a quelle che lei definisce paranoie, ci sono libri, riviste e siti Internet che hanno fatto precise denunce, hanno fornito informazioni e dettagli, senza ricevere smentite.

        Si trovano anche quotidiani on-line che hanno dato notizia dei vari Raduni del Bilderberg Group, dell’Aspen Italia e della Commissione Trilaterale.
        Riunioni a porte chiuse di politici, di imprenditori, e di giornalisti italiani dei quali sono stati resi noti i nomi.
        Visiti Internet, si documenti, cerchi di capire e non scriva scemenze.e non faccia osservazioni fuori luogo.

        Riguardo al lottare lei non doveva rivolgersi a me ma ad altri, che sono i più che non fanno niente, al massimo disquisiscono.

        Io faccio tanto da parechi anni ed al riguardo, anche i miei ultimi commenti postati in coda a vari articoli di questi ultimi giorni ne danno la conferma.

        Lei o non li ha letti, o non li ha cappiti o ha già dimenticato tutto.

        Problema suo.
        Invece di importunare me, dica a tutti noi cosa sta facendo Lei di utile per la causa comune.

        Ci faccia sapere, non ci lasci in ansia.

        Certo che la maggioranza delle repliche sono deliranti e inducono a non mandare più commenti.

  4. Silvia says:

    Ps.: non sono “Silvia/o” ma Silvia, caro/a Giuseppe/a.
    Mandi

  5. Silvia says:

    Ma io condivido in toto quello che dici, lo so benissimo cosa hanno fatto e stanno facendo in Catalogna, non mi dici nulla di nuovo.
    Ho degli amici catalani che si incazzano come bisce quando vedono a come siamo ridotti in quanto a diffusione culturale ma almeno qui in Friuli quando entri in un locale puoi trovare la scritta “Sburtait” (spingi) e cartelli stradali bilingue, l’insegnamento del friulano nelle scuole primarie
    Piccole cose…
    Non per la legge 482 del 1999 ma per volontà nostra.
    Ma il tempo stringe⌛

    • Giuseppe says:

      Sono d’accordo. Ma proprio da quel che dici, e che è sommamente lodevole e apprezzabile, che fa onore al Vostro Friùl (in Lombardia quasi si teme di vantare l’appartenenza sociale e territoriale), emerge la differenza sostanziale dell’investimento culturale posto in atto dalla Catalunya, tipo d’investimento che, per quanto ci riguarda e per essere anche soltanto paragonabile a quello catalano, deve diventare ben altro, imponente, rilevabile a vista d’occhio, quindi, effettuato a livello almeno regionale, ma anche lombardo-veneto-friulano, se si vuole, o macroregionale o di area di civiltà alpina, e rilevante a livello almeno europeo, all’altezza di altri Stati… Di questo bisogna avere coscienza tanto per cominciare a parlare concretamente di un disegno politico realizzabile e questo dobbiamo prima di tutto chiedere ai cosiddetti nostri governatori. Dobbiamo almeno apparire all’esterno quel che dovremmo essere…

  6. caterina says:

    avevo letto solo il titolo e stamattina ho postato su questo articolo che è apparso sul sito di IV il mio commento, che certamente non sarà pubblicato perchè lì esiste la censura… comunque se IV non si attiva perchè si arrivi quanto prima al Referendum, come se temesse per prima il risultato senza aver predisposto una sua piattaforma consolidata, cade nelle sabbie mobili come la Lega prima e saranno i Comuni a quel punto che prenderanno direttamente l’iniziativa… quando fossero la maggioranza nella Regione che lo reclamano avranno già modo di sorpassare la Regione stessa e potrebbero assere i protagonisti diretti dell’azione! il primo atto di democrazia diretta: indizione del Referendum!
    IV addio e si comincia a costruire la nuova Repubblica Veneta, la Terza come ci ricorda il Prof.Bernardini!
    Sarà il vero Plebiscito…se non ci arriviamo nel 2013, lo faremo nel 2014, prima comunque che si vada a nuove elezioni amministrative!!! quella è la scadenza che aspettano i nemici, perchè azzera tutto e si dovrebbe ritornare daccapo!!!…le attese a volte sono la morte!!!

  7. Silvia says:

    Sig. Oneto, le lancio un appello accorato. Ho appreso molto dal movimento indipendentista catalano: lei potrebbe essere la Carme Forcadell ( ok, la signora e’ molto piu’ giovane) ma data la sua cultura e la sua risolutezza lei ha molta voce in capitolo.
    Abbiamo dato un’occhiata al suo sito di Faceboook: spoglio di ogni contenuto. Dia vita a tutte le voci indipendentiste. Non basta l’Indipendenza, rendetevene conto.
    Certo, manca un leader, ma un leader deve essere acclamato dal popolo, prima viene la cultura. Dal Mas, in Catalaunya deve soggiogare al volere del popolo.
    Non dividetevi in fazioni: Veneti, Lombardi, Piemontesi, Emiliani, avete una cultura assai simile, non sprecate questa risorsa. Per voi, per la vostra terra.
    Avete un nemico in comune, aggregatevi e poi discutete. Il resto e’ bla bla.

    • Giuseppe says:

      Cara/o “Silvia”, per aiutarti a capire meglio che cosa ci distanzia dai Catalani, e quanto siamo distanti, ti sarebbe bastato visitare, ma anche soltanto guardare da fuori, lo stand della Catalogna alla Fiera Internazionale del Libro di Francoforte a.M.: alla Buchmesse è immediatamente rilevabile il grandissimo investimento culturale, ma non solo, fatto dalla Catalunya, molto abile nel mettere assieme il design della cosiddetta location con la promozione della letteratura. Chiunque è in grado di rendersi conto che si tratta di una terra e di una società “altre” rispetto alla Castiglia e alle restanti regioni spagnole, in ciò anche visivamente aiutato. Catalunya è “altro”, ma non in contrapposizione con gli “altri”: semplicemente mostra di essere consapevole di ciò che è, e niente di più, e chiede il rispetto di questa oggettiva evidenza. Tutto questo lo si capisce, intuisce se vuoi, anche soltanto guardando lo stand: per dire la raffinatezza intellettuale con cui è stato preparato.
      Da rimarcare come i catalani nell’ambito dello specifico della Fiera offrano moltissimo materiale in inglese, lingua franca dell’editoria, in esso sintetizzando la loro storia letteraria, centrata sulla lingua catalana, le loro riviste, specie letterarie e filosofiche, ma anche geografiche e d’arte, e brochures con i classici “dodici autori dodici”, da tradurre al più presto: ne consegue una grande capacità di diffondere le particolarità della propria cultura almeno al livello di Repubblica ceca, Estonia, Lituania e Polonia, Stati nazionali appartenenti all’Unione europea, paesi che mi sembra abbiano adottato la medesima strategia comunicativa e divulgativa. Da Francoforte a. M. è tutto, e non mi sembra un suono di campane a festa per noi, incapaci anche soltanto di immaginare operazioni culturali di tal fatta .

  8. Riccardo Pozzi says:

    Affrontiamo la realtà, gentili signori, facciamolo almeno per dignità intellettuale. La maggioranza dei padani, schiavi fiscali dell’intera nazione, crede che i residui fiscali abbiano a che fare con la raccolta differenziata.
    Se li intervisti sui problemi dell’immigrazione fuori controllo e sulla desertificazione industriale dei distretti padani, ti rispondono con luoghi comuni televisivi, ascoltati la sera prima. La nostra autocoscienza è ridotta a percentuali marginali di popolazione illuminata che passa per fanatica, pochi punti di percentuale su una sterminata prateria di generazioni laboriose e tenaci, ma politicamente indifese e inermi.
    La triste realtà è che più dei referendum, dai quali arriveranno solo autogol, potrà il declino e il piano inclinato che porterà ad un ineludibile default.

    • Silvano Straneo says:

      Silvano Straneo – Torino

      Condivido con molta amarezza quanto scritto da Riccardo Pozzi, e aggiungo qualche considerazione.

      La separazione di una parte di stato dal tutto è un fatto colossale a cui il tutto, anche se marcio, si opporrà con ogni mezzo.

      Per non essere schiacciati è fondamentale la presa di coscienza della propria condizione e dei motivi per cui ci si è ridotti così. Essere rapinati e presto anche sopraffatti demograficamente non basta, come si può ben vedere.

      Ogni cambiamento di questa portata è sempre stato preceduto da un lungo periodo di preparazione, convincimento e maturazione, dalla rivoluzione francese a quella bolscevica. Bisogna ricordarsi del ruolo svolto dall’occupazione della cultura messo in atto dal vecchio PCI, occupazione che ancora abbiamo sulle croste oggidì.
      E noi abbiamo perso 20 anni che potevano essere “d’oro”.

      Certamente la massa critica di Piemonte + Lombardia + Veneto è una condizione necessaria per vincere, ma non è sufficiente. A sua volta, un default potrebbe smuovere la situazione ma non è detto che la muova a nostro favore se la nostra gente non è pronta a sfruttarlo.
      E a tutt’oggi non lo è, almeno in percentuale significativa.

      Se tutte le forze autonomiste unissero le forze per un “manifesto” comune, qualche speranza potrebbe ancora esserci. Ma la variabile “tempo a disposizione”, ai nostri tempi, non ha più pietà per i ritardatari.

      • emilia2 says:

        In Veneto e Lombardia sono molto numerosi i pensionati, che, anche se hanno lavorato nel privato, ora dipendono per la loro sopravvivenza dall’INPS. Quindi non possono ribellarsi.

    • el Doge says:

      Bravissimo, Riccardo, concordo in pieno tutto quello che hai scritto. aggiungo anche che da parte della i-taglia, mafiosomassonica e in atto da molti anni una sistematica “informazione” pilotata, per convincere che il destino unitario del paesello merdoso italico sia INEVITABILE….
      Il residuo fiscale, per il 95% dei padani e SCONOSCIUTO e volutamente “alterato” dai media e dai giornali.
      Solo il DECLINO di questo Tumore maligno che si chiama i-taglia, forse porterà ad una Coscenza Vera, e reale della situazuione del Nord.
      Io sono comunque per una situazione di FORZA…(armata)…W SanMarco!!!

  9. Arcadico says:

    Ho ancora negli occhi e nell’anima la serata di sabato sera!

    La premessa a tutto ciò è come ha ben detto, mi sembra, l’esimio prof. Oneto, che … la Lega si pulisca o aggiungo modestamente si … disfi definitivamente!

    Alcuni carrieristi erano presenti anche a questa serata e questi purtroppo pensano solo alla loro crescita … non certo a quella della lega (tant’è che i risultati territoriali sono lì a dimostrazione)!

    Ergo … prima … si pulisca poi se ne può parlare anche se il tempo … fugge!!!

  10. Silvia says:

    A proposito, ad un mio amico catalano, Eusebio, che ha condiviso con me alcune riflessioni, piacerebbe, se possibile, ascoltare in qualche modo il vs. convegno.

    Dedico a lui ( appassionato del gruppo FLK) e a voi questa canzone:

    http://it.video.search.yahoo.com/video/play;_ylt=A2KLqIpRI1NSUWwAyLRGDQx.;_ylu=X3oDMTByN2RnbHFoBHNlYwNzcgRzbGsDdmlkBHZ0aWQDBGdwb3MDMw–?p=mitili+flk&vid=ef830d44c852b97d24b2aef92d293708&l=4%3A57&turl=http%3A%2F%2Fts4.mm.bing.net%2Fth%3Fid%3DV.4826599499761215%26pid%3D15.1&rurl=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DkufV_Pxykig&tit=Mitili+Flk+-+Tu+tramontis&c=2&sigr=11a5mc895&age=0&fr=onesearch&tt=b

  11. giorad says:

    Grazie per il resoconto…

    Mia modesta opinione è che delle tre prospettive quella più appetibile sia stata presentata da Lottieri. Mi rattrista percepire che un grande come Oneto soffra per la scarsa simpatia che, attualmente, la causa “Padania” sembra raccogliere. Lo capisco e rispetto in quanto pure io sono romanticamente attaccato all’idea di un’area relativamente ampia, salubre ed omogenea (Padania, whatever that means…) indipendente da I-taglia.

    Ciò detto, gli eventi degli ultimi anni mi hanno convinto che, come dice il direttore Marchi, il tempo stringe (fra x anni la Lombardia rischia di essere deserto economico-sociale) e, quindi, ben vengano gli sforzi, tanto mirati quanto “particolari”, dell’Alto Adige e del Veneto.

    Spero che uno di questi, o entrambi, riescano presto a far breccia nella diga romana. Avutosi un precedente di secessione, credo fermamente si avrebbe una reazione a catena (“si salvi chi può”), per cui la Lombardia e le altre aree a residuo fiscale positivo cercherebbero urgentemente di andarsene.

    Infatti sparito, puta caso, il Veneto, a Roma mancherebbero EUR 20 mld annui. Una ferita mortale che potrebbe essere (solo in parte) sanata andando ad estorcere il dinero da chi è in grado di generarlo – Lombardia in primis. A quel punto, vorrei vederli i bamba (unitaristi) lombardi, non considerare la secessione… O gli andrebbe di avere aliquote marginali sulle persone fisiche ben oltre il 50% e su quelle giuridiche al.. 100%?

    Economics talks, bulshit walks – come dicono arrrroma.

    Forza Klotz, datte ‘na mossa Zaja.

    PS: Caro Oneto, a cose fatte, non credo improbabile che almeno Veneto e Lombardia vorranno creare una Confederazione a la Svizzera, per economie di scala sulle opere infrastrutturali, e guadagnare massa critica sulle questioni di difesa, e la politica estera in genere. Per il resto – padroni a casa propria.

  12. Silvia says:

    Tranquilli, l’Irlanda ha impiegato più di 800 per raggiungere l’indipendenza ( non del tutto, però). Ne avete dunque del tempo per pensarci.
    In bocca al lupo.

  13. Sandrone says:

    Probabilmente quella che manca è una vera strategia indipendentista.

    Chi parla di indipendenza regionale, chi di macroregione, chi di padania…e via discorrendo.
    C’ è ancora troppa poca chiarezza di idee. Anche perché di questa benedetta padania non si conoscono ancora i confini: chi li vuole al Po, chi in Emilia, chi nelle Marche…

    E soprattutto tra la gente c’è pochissima conoscenza della storia ed ancora meno della geografia.
    E troppa assonanza sui mass media tra lega nord ed indipendentismo. E siccome la lega nord sta sulle palle a parecchia gente ( non per niente in pochi anni ha perso i due terzi dei consensi) l’indipendentismo slitta.

    Sarebbe meglio che i rappresentanti dei vari movimenti indipendentisti si mettessero al tavolino, o meglio si chiudessero per un week end in una baita svizzera ( od austriaca od in un altra nazione civile) senza computer e senza cellulare, a decidere che strategie adottare!

  14. berghemadler says:

    Complimenti e GRAZIE di cuore agli organizzatori.
    Da umile spettatore permetterete che esprima un paio di osservazioni :
    coinvolgente Morosin, affascinante Lottieri, penoso Arnoldi, enigmatici i Leghisti/Maroniani. (arrampicatori di specchi) Anche se credo degno di stima il sindaco di Merate.
    SONO RIMASTO TURBATO DA ONETO !!!!
    Concettualmente in contraddizione : termina l’intervento sostenendo la via della diffusione del consenso, dopo aver affermato la (effettiva) realtà di una importante percentuale di lombardi che vivono di assistenzialismo, e che chiaramente non convinceremo mai alla causa indipendentista. E perde tempo ad accusare i leghisti di essere “ondivaghi” !!!
    (Visto il carattere quanto meno interprovinciale, 250 presenti non sono un po’ pochini ? IO CI SARO’ con più convinzione di prima)
    Grazie dell’ospitalità

    • gianluca says:

      Che ci sia una percentuale di lombardi e padani che vive di assistenzialismo è fuor di dubbio, probabilmente Oneto intendeva che non è su quelli che bisogna lavorare. E non si può nemmeno pensare di portare la totalità della gente dalla parte dell’indipendentismo: si cominci da quelli che lo sono senza sapere di esserlo. Se 250 persone siano un po’ pochine non so dirlo, ma di certo non se ne può fare una colpa agli organizzatori, semmai a quelli che, pur interessati, hanno preferito andare a ballare…

    • Gianfrancesco says:

      secondo me 250 persone il sabato sera sono un bel numero considerando che è stato tutto organizzato in fretta e furia in 10 giorni e che nessun giornale ci ha dato spazio, salvo l’indipendenza.

      Certo 250 persone sono poche rapportate al potenziale enorme che la causa indipendentista potrebbe muovere, diciamo che è una buona base di partenza.

  15. Riccardo Pozzi says:

    Le considerazioni del prof. Galli lasciano di stucco e capisco tutta l’amarezza che Oneto ha lasciato trasparire nel suo intervento.
    Lavorando dentro le istituzioni come hanno fatto molti esponenti della Lega nel famoso ultimo quarto di secolo, di certo non avverrà alcun collasso dello Stato. Non voglio darle addosso per sport ma una classe dirigente seria e consapevole prende atto del suo sostanziale fallimento e non ripropone le stesse formule dialettiche.
    Lo stesso professore tempo fa scrisse che basterebbero due mesi senza versamenti della Lombardia per far saltare i conti dello Stato italiano.
    Allora faccio io, la mia banale proposta: la Lega con le ultime risorse politiche rimaste proponga una coordinata e simultanea disubbidienza civile; per due mesi convinca un milione di partite iva lombarde e venete a differire (attenzione, non ho scritto non pagare) il pagamento del modello F24 che unisce tributi aziendali e previdenziali, con la riserva di un ravvedimento fiscale di lì a qualche mese dopo (tecnicamente non è evasione fiscale ma un consapevole differimento con aggravio di interessi di legge). Se è vero che il banco salta, le istituzioni di controllo e repressione non faranno in tempo a perseguire e controllare un simile numero di astensione di pagamento. Fantascienza? Come dice il dott. Consalez, siamo stati geneticamente selezionati per l’ubbidienza e l’ossequio dell’autorità. E lavorare all’interno del sistema non sposterà una virgola.

  16. fabio ghidotti says:

    “se non sapremo creare il consenso in tempi rapidi, sarà meglio chiuderla lì e non pensarci più” (Gilberto Oneto).
    Bravo Gilberto, ti sei accorto che il consenso non c’è. Adesso smettila di dire che la base leghista è indipendentista, e ammetti che abbiamo preso tutti un abbaglio.
    Nel mondo reale PRIMA si conquista il consenso, e POI si organizzano i referendum per valutarlo ufficialmente. Altrimente si fa la fine dei Veneti che si preparano al suicidio. Vi siete chiesti perchè perfino SEL ha appoggiato l’anno scorso la proposta referendaria nel Consiglio regionale veneto? Ma è ovvio, per asfaltare i separatisti alle urne, poi sventolare sotto il loro naso il risultato, dire “vi abbiamo lasciati votare, siete contenti? Adesso non ne parliamo più per 50 anni!”.
    Invece il delirio non ha fine. Dopo il crollo della Lega e il fallimento elettorale di qualunque alternativa, qualcuno mi spiega cosa mai dovrebbe “…costringere lo Stato a venire al nord e trattare la resa…” ?!? Siete impazziti???
    Non ripeto le osservazioni razionali fatte altre volte. Mi limito a una precisazione costituzionale, per cercare di evitare l’ennesima sciocchezza. L’art. 10 della costituzione italiana è dedicato alla “condizione giuridica dello straniero”; la premessa citata da Morosin (vedi articolo sopra) è riservata ai non cittadini. Non so come si possa essere così cretini da pensare che recepisca la carta di Helsinki (arrivata trent’anni dopo, e di cui l’italia se ne frega), e da dimenticarsi il precedente e famigerato art. 5 della stessa costituzione, con la famosa frase sull’ ‘”italia una e indivisibile”.
    “chiuderla lì” è la cosa migliore che potete fare. Così sgomberate il campo alle menti libere che potrebbero inventarsi qualcos’altro e che ora tacciono perchè si sono stufate di essere accusate di “comunismo”. O anche solo tornare alle “50 buone ragioni per l’indipendenza” di onetiana e pagliariniana memoria. E alla rieducazione e autorieducazione storica. Senza deliri.

    • gianluca says:

      Caro Ghidotti almeno ancora per un po’ si metta il cuore in pace, non ci sgombera…

    • Gianfrancesco says:

      e a dispetto di quello che dice la base leghista è indipendentista se lei fosse stato presente avrebbe visto il mitico militante Gamba alzarsi in piedi e dire che la dirigenza fa schifo e giù applausi.
      salvo poi aggiungere che l’organizzatore è anche lui uno della base ed è indipendentista.

      infine se lei fosse stato presente saprebbe che il primo a parlare di consenso è stato Oneto, che ha rinfacciato alla lega di non aver costruito il consenso, che non cade dalle nuvole. é facile dire sono gli altri che non mi votano…

      cmq confermo non si smobilita.

      • fabio ghidotti says:

        la secessione non cammina su una Gamba sola.
        Se la base leghista fosse indipendentista, lo sarebbero anche i vertici. Non è immaginabile una situazione diversa: non capisco di quale popolo si sta parlando, se non è nemmeno in grado di organizzarsi, pur avendo la libertà di farlo.
        Non sono certo io che voglio smobilitarvi, e non saranno gli italioni perchè fate loro comodo: potranno continuare con la loro propaganda menzognera a sostenere che qualunque separatismo non può che essere di destra, così loro continueranno a fingere di essere di sinistra.
        Comunque sulle 50 buone ragioni continuo a non aver risposte. Come alla domanda con cinque punti interrogativi…

    • Io invece sono totalmente d’accordo con Fabio Ghidotti.
      “Nel mondo reale PRIMA si conquista il consenso, e POI si organizzano i referendum per valutarlo ufficialmente.”

      Spero di sbagliarmi, ma Il suo ragionamento non fa una grinza.

      • Giancarlo says:

        Infatti. La controprova ne è l’andamento del sondaggio d’opinione organizzato dalla Südtiroler Freiheit sull’autodeterminazione del Sudtirolo, che dal punto di vista risonanza mediatica e dibattito pubblico suscitato, oscura in modo schiacciante quello che si vorrebbe organizzare in Veneto, anche tenendo conto del fatto che tutto ciò che accade lassù ha una certa risonanza anche in Austria e Germania, mentre questo non si può certo dire del Veneto. Bene, il fatto di non avere cercato preventivamente il consenso popolare, soprattutto nel gruppo italiano per ovvi motivi, porterà il tutto al fallimento: 1) perchè il gruppo italiano si sta irrigidendo in senso contrario e sta mobilitando tutte le forze “unioniste” nonché quelle forze, tipo la Svp e i Verdi che, vuoi per la mera conservazione del potere e/o della poltrona vuoi per una sincero desiderio di dialogo interetnico, si oppongono alle manovre secessioniste della destra tedesca (ebbene sì, anche lì l’indipendentismo è monopolio della destra, a differenza di Catalogna e Scozia), 2) perché anche se il gruppo tedesco-ladino voterà in maggioranza per l’autodeterminazione e la cosa sarà politicamente importante anche se giuridicamente irrilevante, questo non farà altro che sancire ufficialmente la spaccatura etnico-linguistica del Sudtirolo, manderà a ramengo tutti gli attuali tentativi di creare una coesione sociale su base territoriale anziché linguistica e fornirà all’Italia nonché agli altoatesini lo spunto giuridico e morale per appellarsi al diritto delle genti, nel caso assai improbabile (eufemismo) di un percorso secessionista che andasse tutto liscio e venisse accettato dall’UE diciamo con il sorriso sulle labbra..

  17. luigi bandiera says:

    Bene,
    e’ bene parlarne di come la vediamo noi indipendentisti, secessionisti e o tutto sommato AUTODETERMINATISTI..!

    Non so se oso troppo, ma tanto quel che scrivo conta come il due di picche, ma vorrei dire che non so se sia bene o male fare riunioni cosi’ di espressione strategica con il nemico da abbattere.

    Lo so, se non li coinvolgi te li trovi contro molto piu’ arrabbiati di quando non li tieni in considerazione e per questo appunto non li coinvolgi.

    Beh, si comprende di chi io stia parlando, o no..?

    Pero’ e’ giusto fargli notare che loro sono in un contesto che a noi suona come, se non nemici, se fossero dei collaborazionisti. Piu’ profondamente dei traditori. Detta papabile papabile.

    E va ben, poi se guardiamo bene, anche il povero Cristo fece l’ultima cena col noto Giuda l’iscariota.

    Si vede che e’ bene tenerceli vicini sti iscarioti..?

    Detto cio’ direi che veramente il tempo strige. Il perche’ sta nel fatto che la KST sforna itaglianinoni a raffica.

    E anche perche’ non c’e’ tempo per FARE I PADANI. Va ben, i VENETI, I LOMBARDI, I PIEMONTESI e ecc. ecc. ecc..

    Gli iscarioti hanno mezzi importanti e potentissimi e noi, invece, nemmeno con la questua si ottiene.

    Si nota o no che ormai tutte le TV e le Radio e il nero su bianco sono stati occupati dai terroni.

    I pokissimi polentoni che ci sono si sono integrati al terrun system.

    I vecchi della DC/PCI avevano una loro regola per seminare il loro verbo, tipo testimoni di Geova: andare a porta a porta. (il vespone non c’entra). Il porta a porta.

    Erano decisamente altri tempi.

    In questi, dove la comunicazione viaggia alla velocita’ della luce, si puo’ fare di piu’, ma il di piu’ ce l’ha anche l’iscariota per cui, potrebbe essere in vantaggio dato che e’ gia’ al potere mentre noi autodeterminatisti, no. Enne O.

    Da questo bisognerebbe capire se e’ meglio stare dentro o se invece l’e’ moolto meglio stare fuori..!

    Per me vale sempre una regoletta del KAX: chiodo scaccia chiodo.

    Quindi si deve essere chiodi per scacciare i chiodi.

    Infatti: se vuoi combattere contro un avv. devi essere un avv..
    Un analfabeta non vincera’ mai contro un avv..

    Cosi’ per dire che forse noi cercando il consenso rimanendo lì con gli iscarioti va a finire che verremmo trattati da iscarioti pure noi.
    Forse peggio data la BOMBA PSICOLOGICA che e’ gia’ in corso di esplosione.
    Questa bomba smettera’ di esplodere se non quando tutto sara’ portato al regime voluto: aver annientato gli AUTODETERMINANTISTI..!

    Si palpano e bene certe mie stravaganti e insulse esternazioni.

    Io non ho piu’ tanto tempo, credo che non vedro’ proprio la mia PATRIA LIBERA E INDIPENDENTE.

    Ma quelli che hanno del tempo ancora se non agiscono e in fretta non avranno piu’ speranza.

    Oh beh, mi posso sbagliare ne’…
    E’ che non vedo uomini CARISMATICI. Almeno un GRUPPO CARISMATICO.

    Nemmeno l’itaglia ce li ha, ma a lei va bene proprio cosi’, tanto ha il potere lo stesso. Lei e’ il BANKO e il banko vince sempre.

    Non si nota che, che vinca un partito o l’altro per lei fa lo stesso..?

    NOI NON SI DEVE PIU’ ANDARE A GIOKARE NELLE SUE SALE DA GIOKO (seggi elettorali). Gli si porta solo le nostre risorse.

    Tuttavia, bisogna fare il distinguo: che sta con noi e chi l’e’ contro di noi.

    Altrimenti saremmo trattati tutti da ISCARIOTI..!!

    Sim sala bim

  18. Sacrosantissime parole caro Giacomo. Mi domando quanti ipocriti, sepolcri imbiancati, contasse e conti la Lega, accanto a militanti seri e sinceri (ne ho conosciuti molti di recente, alcuni neanche erano stati informati dell’opzione indipendentistica). La democrazia diretta poi fa paura. Non credo che la Signora Miglio sia uscita da quella sala serena.

    Ma in compenso io sono sereno, anzi serenissimo, ce la faremo. Il 2016 NON sarà festeggiato come il 150esimo dell’annessione sabauda del Veneto, ma neanche di Mantova, spero.

    Mi dispiace poi di essere stato sospeso da IV, d’altra parte penso che IV debba chiarire molte cose al proprio interno, soprattutto in vista dell’indipendenza. Per ora raggiungiamola tutti insieme, poi se mai combatteremo (ed io non sarò certo distante) per CHI lo governerà e COME verrà governato il Veneto, anzi, la III R. P. (Terza Repubblica Veneta).

    Per ora, siamo un pochino al livello dei famosi polli lombardi (a chilometri zero!) di Renzo Tramaglino, salvo che la nostra posizione comincia ad essere meno tragica, sono altri che finiranno al forno con patate!

    Per tornare all’incontro de quo, ca va sans le dire, sposo in toto le idee del collega Lottieri.

    • Allmore says:

      La mia personale solidarietà a Bernardini e agli altri sospesi, con il documento di contrarietà, sottoscritto dai nuovi vertici d’indipendenza veneta.

      Credo che un simile vergognoso atto formale, non sia degno di un movimento indipendentista democratico degno di tale definizione, ma di partiti unici di altri periodi storici.
      Facile riempirsi la bocca con definizioni importanti, come la democrazia diretta.
      Molto più difficile per taluni personaggi metterla in pratica, specie se in casa propria.

      Credo che il nuovo corso della squadra di Morosin e Cantarutti, sia destinata al fallimento politico.
      Anche i numeri dell’ultimo congresso interno, considerato che tre soci su quattro risultavano assenti, manifestano il negativo percorso di questo vertice, che da quando si è insediato, ha commesso un errore dietro l’altro.

  19. Sebastiano says:

    Avrei gradito che qualcuno spiegasse anche che cosa intendiamo per indipendenza. Ho ascoltato con molto interesse tutti i relatori ma ho sentito parlare di padania, macroregione e raccolta firme.
    Suggerisco di comprendere e diffondere l’indipendenza come rifiuto torale ed assoluto per ogni firma di itaglianità a cominciare dalla costituzione

    • Corretto, Sebastiano.
      Spiegare e tracciare i lineamenti dell’indipendenza è sforzo doveroso per tutti, se no questa parola avrà molteplici significati e fraintendimenti proprio come accadde con le parole “autonomia”, “federalismo” e ancor più con “sussidiarietà”.
      Capito l’obiettivo si dovrà stabilire la strategia per attuarlo.

  20. Gianfrancesco says:

    Direttore una precisazione: ho contribuito ad organizzare la serata ma non sono e non sono mai stato militante della Lega. Motivo per cui nei miei articoli spesso dico ai leghisti ciò che penso.

  21. Nane says:

    Mentre in Europa l’indipendenza passa attraerso la restaurazione degli stati preunitari qui la morale della favola è sempre la stessa: la cricca milanese varesotta vuole comandare su tutti.
    Male fece Rocchetta ad allearsi con la lega lombarda. La contrarietà alla macroregione di Miglio costò la testa a lui, a Comencini e a molti altri.
    Io questo filosofume sulla libertà dei popoli non l’ho mai capito.

    • gianluca says:

      Scusi, ma della serata che viene qui raccontata quale sarebbe la cricca milanese varesotta che vorrebbe comandare su tutti? Glielo chiedo perché non ho visto proprio nessuna cricca, semmai tattiche diverse per cercare di arrivare allo stesso risultato

    • Gianfrancesco says:

      a parte il fatto che l’organizzazione era bergamasco-bresciana, di varesotti e di milanesi non ce ne era uno, probabilmente neppure nel pubblico. Poi dire che i lombardi vogliono comandare sugli altri è una stronzata mostruosa, prova ne sia che abbiamo inviato indipendenza veneta cui è stata data amplissima libertà di parola e di espressione come a tutti.

      Se qualcuno in passato ha subito le angherie di certi dirigenti leghisti di varese e dintorni, ha tutto il diritto di lamentarsene, ma non si deve permettere di parlare di lombardi in generale. Non vi dovete neppure permettere di nominarci! Se non siete così intelligenti da capire che un conto sono i dirigenti di un partito e un conto sono i lombardi, è solo colpa vostra e lasciate perdere di scrivere.

  22. Allmore says:

    Senza nulla togliere all’importanza e all’interesse indipendentista dell’incontro, che anzi, ritengo sia stato prezioso per il coordinamento delle forze politiche indipendentiste del nord.

    Avete chiesto a Morosin, tra un’uscita preconfezionata e una consueta frase a effetto, se ritenga sia questo il modo corretto e intelligente di gestire e implementare l’immagine della loro indipendenza veneta ?

    http://www.bastaitalia.org/indipendenza-veneta-si-suicida-politicamente/

    L’istrionismo può andar bene, ma dev’essere seguito da fatti concreti.
    Non ci si può riempire la bocca con termini come democrazia diretta, cammino indipendentista democratico e popolare e poi allontanare persone come il prof. Bernardini e altri brillanti indipendentisti, solo perchè non sposano a 360 gradi la politica di sospetta romanizzazione dei loro vertici e cercano invece un percorso alternativo più affine all’apartiticità.

    La mia domanda a Morosin è la seguente :
    IV è un partito o un movimento ?
    Perchè se è il secondo Plebiscito 2013 non è affatto in contrasto con la politica indipendentista del movimento di cui Morosin è presidente onorario.
    In pratica, Plebiscito è l’omologo di Color 44 in Veneto.
    Non si comprendono pertanto queste nauseanti liste di proscrizione, controfirmate dalla nuova dirigenza di indipendenza veneta :

    A mio parere, se questi sono gli sviluppi concreti tra indipendentisti lagunari, figuriamoci se sarà mai possibile aggregare queste persone, in un unico grande progetto indipendentista del nord.

    Fatti concreti e sostanziali e non soltanto parole, egregio Morosin.
    I fatti sono composti dalle persone, specie nella differenze visione democratica e libertaria delle cose.
    Le epurazioni sanno di partito unico bulgaro, non di democrazia diretta e sul modello civile e condiviso.

    • gianluca says:

      purtroppo dentro indipendenza veneta ci sono ancora i veleni di quella spaccatura, e il sito a cui Lei fa riferimento è gestito da coloro che hanno creato Plebiscito2013 proprio quando hanno capito che avevano perso il controllo di IV. Non voglio entrare nelle beghe, ma penso che la ragione non stia esattamente da una sola parte

      • Allmore says:

        Gentile Gianluca,

        Faccio notare che i documenti sono riportati in originale, sottoscritti dagli attuali dirigenti IV, con le loro firme in calce aprendo questi link :

        Allegati: verbali originali firmati

        pagina 1
        pagina 2
        pagina 3

        Concordo pienamente con Lei, che dei bravi indipendentisti, che perseguono la libertà del proprio popolo dalle pastoie romane, non avrebbero mai dovuto sciogliere un movimento come IV e probabilmente neppure il primo Veneto Stato.
        Dio solo sa, quanto io desideri il reale ricongiungimento delle varie anime indipendentiste, per il conseguimento dell’importantissimo obiettivo comune.
        Ad alcuni l’unità catalana delle pur diversificate fazioni, con ciclopiche manifestazioni superiori al milione di dimostranti, sembra non aver insegnato nulla.
        Quindi abbraccio la sua tesi, laddove le colpe non siano quasi mai ascrivibili solamente a una delle parti in lite.

        Il sito a cui faccio riferimento ( Bastaitalia ) è coordinato da un membro sospeso dalla nuova gestione di IV, questo non è un mistero per nessuno.
        Rimane invece un vero mistero, il motivo per cui un partito come IV, dopo aver portato in piazza diverse migliaia di persone e aver ottenuto un consenso in firme e nel numero di militanti, o soci attivi, come nessun altro partito indipendentista precedente, improvvisamente, diviene teatro di scissioni, veleni, malanimi, ingiurie, diffamazioni e quant’altro di negativo, proprio nel suo miglior culmine e con grave disorientamento dei suoi sostenitori e soci che si ritrovano improvvisamente con un nuovo vertice, mentre il precedente, alla stragrande maggioranza di loro andava benissimo.

        Di punto in bianco, gli amici di sempre, diventano nemici e in grande, si ripropone come in un patetico siparietto già sperimentato, il fastidioso iter delle espulsioni del dopo Viest, quasi esistesse una volontà sommersa, per evitare di far sviluppare oltremodo questa volontà Veneta, di distinguersi e lottare in massa per l’indipendenza.

        Perchè è proprio questo il punto.
        Perchè ogni volta che l’indipendentismo ha un suo valido rilancio, arriva qualcuno a mettere in discussione tutto il buon lavoro precedente ?
        Prende il potere e dopo meno di un anno riduce il suo movimento politico a una penosa parodia di partito con il zero virgola dei consensi regionali.
        Chi ha l’interesse di minimizzare la spinta indipendentista e perchè ?
        Si vocifera di ” sedie romane “. Assisteremo anche con la nuova IV, al teatrino delle candidature per Camera e Senato alle prossime elezioni ?

        Plebiscito 2013 ha l’identico scopo apartitico di Color 44 : riunire chiunque e di qualunque fede politica, sotto un tetto comune che lavori per l’ottenimento dell’indipendenza.
        Qualcuno mi spieghi in cosa sia antagonista il fine di Plebiscito 2013 a quello di IV perchè fino a questo momento nessuno ha saputo spiegarmelo.

        dal sito di Plebiscito 2013 :
        Obiettivo : ” volere il Veneto come Repubblica sovrana e indipendente ”

        Grazie per l’attenzione .

    • pierino says:

      il mio pensiero va a quando i veneti voteranno SI. chi ci sarà a trattare con l itaglia? se son quellidi IV io voto no.

  23. pippogigi says:

    Se non fossimo alla canna del gas, staccarci dall’italia e riprenderci la nostra libertà con l’indipendenza è ormai questione di vita o di morte. o ce ne andiamo oppure questi ci trasformano in un deserto. Quindi, a mio parere, l’unica soluzione è una azione rapida e determinata con l’appoggio di tutte le forze padane, scordiamoci la Confindustria ormai pappa e ciccia con gli italiani. Tutte le forme di protesta, per primo lo sciopero fiscale, devono essere attuate al fine di costringere il mostro a venire in ginocchio in Padania a trattare la resa, la sua resa.
    La via dei referendum sarebbe quella ottimale, l’Onu richiede che i refrendum per l’indipendenza siano organizzati da entità già esistenti e votate, ma non abbiamo i tempi tecnici per poterlo fare, immaginatevi la raccolta di firme, le votazioni, le discussioni, l’italia che se la prende comoda per strappare gli ultimi centesimi dai nostri borsellini. La nave sta affondando, chi vuole vada pure a fondo con gli italiani, i padani sanno nuotare e sanno remare….

  24. luca says:

    grazie mille per l’attenzione e per la vostra partecipazione alla serata. Preciso e correggo solamente che l’organizzazione (ideazione compresa) della serata è stata mia, Sonzogni, in collaborazione con Danesi, Merlini, Agazzi e il vostro Ruggeri. Il sindaco di Spirano e Color44 ci hanno onorato della loro presenza nel pubblico 8 e tra i relatori con il grande Lottieri) e li ringrazio per questo.
    Luca Sonzogni

    • Allmore says:

      Un Bravo, a Sonzogni e agli altri organizzatori.

      Appena possibile, inserite in rete il video della conferenza, affinchè sia condivisa anche da chi non è potuto essere presente per l’occasione.

      Grazie.

      • renzo says:

        Mi associo anch’io con i ringraziamenti per la bellissima serata di Cologno. Mi è sembrato di capire che qualcosa del genere lo si vuole organizzare in quel di Crema.Mi potete dare qualche informazione a riguardo? grazie mille

  25. Albert Nextein says:

    Va tutto bene.
    Intanto sarebbe bene accomunare gli sforzi in una protesta fiscale incisiva.

  26. Tiziana says:

    L’interessamento alla conferenza e gli articoli de L’Indipendenza sono graditi e ringraziamo, ma la serata è stata organizzata dal Consigliere Comunale di Spirano, Luca Sonzogni che ha avuto l’idea e alcuni amici con spiccato interesse indipendentista.
    Il Sindaco di Spirano ha assistito entusiasticamente come uditore al dibattito e Color44 rappresentata dal Prof. Carlo Lottieri è stata invitata come ospite e relatore della serata.

  27. simona says:

    Mi permetto di specificare che la serata è stata voluta e organizzata da Luca Sonzogni (consigliere comunale di Spirano) supportato da amci. Aperta a tutti coloro che si sono resi disponibili al dialogo, compresi diversi altri partiti e associazioni. Grazie a tutti i presenti per la bella serata!

    • Approfitto per ringraziare Luca a nome di Brescia Patria che era presente con una delegazione, della bella, e necessaria, iniziativa.
      Personalmente ho apprezzato il ricco buffet di fine serata, quasi romano nelle proporzioni.
      Grazie ancora.

  28. Interessante notare che nemmeno lontanamente si prova a inserire il percorso degli “Stati preunitari”. Insomma “niente di nuovo sul fronte occidentale”

  29. Galli ha pure risposto alla domanda naturale che gli viene rivolta: perché non è lui a presentare nel Consiglio regionale della Lombardia un progetto di legge per il referendum? “Io potrei farlo – ha detto – ma la Lombardia è l’unica regione in Italia dove l’approvazione di un referendum consultivo richiede non la maggioranza del 50% più uno dei consiglieri, ma dei 2/3, un traguardo che oggi non raggiungeremmo. Mi si potrebbe obiettare allora che la strada sarebbe quella di cambiare lo statuto lombardo per uniformarlo agli altri, ma è un percorso quasi più difficile di quello dei 2/3. Questo è il lascito che abbiamo ricevuto da chi ha governato la Lombardia per 17 anni…”.
    CIOÈ LORO. Lo statuto regionale è stato scritto dal leghista Albertoni in perfetto accordo con la Lega. Io ero a Como anni fa a un convegno che vedeva la presenza di Albertoni. Era presente la vedova di Gianfranco Miglio. Quando si cominciò a discutere di democrazia diretta Albertoni se ne andò.

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