Liberiamo Milano, come la Scozia e la Catalogna! Indipendenza Lombarda, la Lega Padana e Pensioni&Lavoro in campo

conferenza stampa 12 dicembre 2015 liberiamo milanodi REDAZIONE – Tre simboli, tre bandiere. Indipendenza Lombarda, Lega Padana Lombardia e Pensioni e Lavoro. Tre movimenti in movimento, autonomisti e indipendentisti, “che radicano le loro origini in questa città, Milano, e che hanno deciso di lavorare fianco a fianco per il cambiamento”, avevano preannunciato Roberto Bernardelli e Giulio Arrighini, presidente e segretario di Indipendenza Lombarda.

Nella conferenza stampa di presentazione all’Hotel Cavalieri, moderato dal direttore de lindipendenzanuova.com, Stefania Piazzo, lo sguardo però è andato oltre le amministrative milanesi del 2016. Se, come e perché ci si presenterà, sarà una questione secondaria. La questione è invece più politica che di cadreghe. E cioè ricostituire un asse che riunisca la gente attorno ad un progetto alternativo al nazionalismo che oramai è la ragione sociale di tutti i partiti. “Eppure la questione settentrionale  è aperta – ha spiegato Arrighini – e Milano è e resta la capitale perché ci riconosciamo nel suo modo di essere, ed è qui che pulsa il cuore della politica. Il senso del nostro ritrovarci è dialogare con tutti i movimenti indipendentisti anche se la parola indipendenza sembra essere passata di moda! Oggi – prosegue Arrighini – tutto sembra ruotare attorno a Firenze, che però non produce nulla, se non un presidente non eletto, cioè arrivato dal nulla”.

Infatti, ha poi aggiunto Cesare Valentinuzzi, segretario di Pensioni e Lavoro, “si lotta contro il nulla. Per questo occorre avere compagni di strada che vogliano ancora battersi per la Lombardia. Noi ci siamo”.

Tra gli ospiti dell’evento al Cavalieri, il politico catalano Jordi Fornas, segretario di Udic, Uniti per dichiarare l’indipendenza, e Paola Bonesu, giornalista blogger, consulente di studi di analisi politica e in particolare esperta di indipendentismo scozzese. Membro del Comitato per il Sì e del comitato di controllo elettorale.

Fornas, portando con sè una nuova bandiera, ispirata ai colori catalani ma con al centro l’araba fenice, segno e auspicio di rinascita, ha voluto ribadire come il processo di autodeterminazione catalano sia in realtà fumo negli occhi. “Sono quattro anni che si dice “ecco l’indipendenza.. ecco il plebiscito per l’indipendenza… ecco l’avvio del processo di indipendenza… ma come sempre l’indipendenza viene rimandata alla prossima occasione. E’ una tattica per conservare il potere, niente di più – osserva critico il leader di Udic -. Quando ci dicono che l’indipendenza arriverà in 18 mesi, non credete a queste parole. Bastano 18 ore. Si dichiara l’indipendenza la mattina e la sera, se si vuole, si proclama la repubblica di Catalogna, in pace, senza armi”.

Poi, uno sguardo agli equilibri interni catalani, con una previsione: “Elezioni ancora a marzo, se non ci sono accordi tra le parti”. Come dire, tutto da rifare, “così il brodo si allunga”.

Diverso il profilo scozzese illustrato da Paola Bonesu. “Il successo del sì è da analizzare da diversi punti di vista. Il no ha preso il 55%, il sì il 45%. Due anni prima solo il 25% della popolazione si era però espressa per il sì alla secessione. Di più, il partito nazionalista scozzese, il Snp, alle elezioni ha fatto cappotto, prendendo 50 seggi su 56 in parlamento! Il successo – spiega Paola – è legato a più fattori. Innanzitutto la credibilità nella classe politica, la fiducia nelle istituzioni, nella magistratura. Inoltre, la Scozia ha potuto giocare con una marcia in più, perché non vi sono sbarramenti legali alla possibilità di secedere e quindi di chiedere un referendum per consultare il popolo. Ma non solo! Dichiararsi indipendenti in Scozia è normale, la volontà di conquistare la propria libertà non è un fatto da censurare. Il Partito nazionalista, a dimostrazione di questo processo di identificazione tra cittadino e classe dirigente, è passato da 20mila a 120mila aderenti!E i comitati per il sì sono nati anche dalla società civile, dal basso. La campagna elettorale si è giocata porta a porta, c’erano anche i social d’appoggio, ma è stato il contatto diretto sul territorio, la “personalizzazione” del contatto e il restare in contatto col cittadino elettore per coinvolgerlo, a fare la differenza”.

Ridotte le spese per la campagna referendaria: 7 milioni di sterline, tutte dichiarate: 1,5 per il Sì e 1,5 per il NO, 1,3 per il SNP, 700mila sterline per i laburisti e 300mila da altri comitati per il SI’.

Un altro mondo… come quello raccontato dal presidente di Indipendenza Lombarda, Roberto Bernardelli: “Torno ora dal Texas – ha spiegato ai presenti – dove il diritto a secedere da Washington è un diritto se la capitale non mantiene i patti. Sembra di essere su Marte. Ma è la stessa siderale distanza che separa Milano, l’Italia, da quello che hanno vissuto i nostri amici Jordi Fornas e Paola Bonesu. In Scozia i cittadini hanno fiducia nei loro politici, nelle loro istituzioni. A noi basta chiederci se abbiamo fiducia del Pirellone! La risposta – afferma Bernardelli – è che non ci rappresentano, e in questa Lega che si dice per l’indipendenza non c’è più nulla del progetto originario. Oggi si vede solo un progetto lepeniano nazionalista che fa bene alle poltrone ma non alla nostra terra”.

A chiudere l’evento, le parole di Romano Bracalini, giornalista e scrittore, collaboratore del nostro quotidiano, col quale sta organizzando “Gli incontri culturali del Cavalieri – La storia mai scritta”.

“Già a fine Ottocento, dopo la disillusione dell’unità, proprio a Milano una mente illuminata come quella di Filippo Turati, parlava già di uno Stato di Milano”, con magistrati del territorio, leggi e scuole uniformate alla storia del territorio. Idee riprese da Cattaneo, autonomia e federalismo, ma presenti in altri paesi come la Germania. Le scuole di Amburgo sono diverse da quelle di Monaco. La Baviera è tutt’altra cosa rispetto alla lega anseatica. Ma in Italia – sottolinea lo scrittore – queste idee sono fuorilegge! Si rischia la denuncia per attentato contro lo Stato. Uno Stato antidemocratico, oppressore. Eppure la storia aveva insegnato ai milanesi cosa fosse essere mitteleuropei. A Milano Maria Teresa d’Austria aprì scuole gratuite e obbligatorie. Un milanese su 10 sapeva leggere e scrivere, contro uno su 100 in Toscana e uno su mille nel Sud. La questione è tutt’ora aperta!”.

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

3 Comments

  1. Benevento says:

    Ma lo sapete che a Milano i nuovi nati si chiamano “Mohamed” ? credete di essere ancora ai tempi del libro Cuore ? ma chi è il vostro spacciatore ? La Rivoluzione lasciatela agli UOMINI …voi siete eunuchi !

  2. ingenuo39 says:

    Grazie per avermi ricomunicato i pensieri di Cattaneo, Turati, le azioni di Maria Teresa d’ Austria. Adesso, in attesa del Messia, siamo ancora al “vai avanti tè che mi scappa da ridere” scusate la sincerità.

  3. Giancarlo says:

    Non che mi interessi molto, ma se proprio esiste una volontà superiore per cui l’italia non deve essere smenbrata, allora di faccia quello che CARLO CATTANEO sostenne al tempo dell’unità d’italia e di come dove essere impostata la penisola.
    Ogni regione farà stato a sé in tutto e per tutto e tutte le regioni poi saranno federate in un unico blocco italico riducendo drasticamente all’osso le istituzioni federali e la pletoria di burocratico inutili o affacendati a complicare la vita ai cittadini.
    Ben venga quindi che anche la Lombardia si svegli dal lungo letargo che l’ha contraddistinta per lungo tempo dato che ha un surplus fiscale più che doppio di quello Veneto e non oso immaginare cosa ci farebbero i lombardi con così tanta disponibilità finanziaria. Forse, anzi quasi sicuramente farebbero di più di noi Veneti che vogliamo fare del nostro territorio e della nostra Patria la Singapore d’Europa.
    Avanti e coraggio….bisogna perseverare e mai mollare.
    A gennaio 2016 noi Veneti inizieremo a lavorare ai fianchi le istituzioni internazionali a cominciare dall’alta Corte di Giustizia per i diritti dell’uomo.
    Infatti chiusa la via democratica interna che volevamo seguire, la consulta oltre a negare con la propria sentenza l’esistenza del Popolo Veneto ( genocidio naturale e culturale ) hanno negato qualsiasi possibilità di poter effettuare un referendum regionale negando se c’è bisogno di ribadirlo ogni forma di democrazia all’interno dell’italia e persino nei confronti della stessa costituzione.
    Ergo, dalla sentenza pronunciata dalla consulta è chiusa qualsiasi possibilità di qualsiasi trattativa con l’italia la quale dovrà in futuro vedersela con le istituzioni internazionali.
    Per quanto riguarda il debito pubblico italiano, poiché il VENETO è sempre stato a credito e non a debito, l’ipotesi che gli indipendentisti Veneti si erano posti , un domani indipendenti, di poter aiutare l’italia, è capitolo chiuso. Ci sono gli estremi invece per andare dall’altra parte e cioè chiedere i danni procurati al nostro territorio e alla nostra gente nonostante si desse e si dia anche oggi più, molto più di quanto si riceva in ordine ai servizi che uno stato è obbligato a fornire ai propri cittadini ( Scusate in questo caso sudditi perché tali siamo per lo stato italiota !!)
    WSM

Leave a Comment