Liberi da chi? La libertà non è per tutti, non tutti la cercano

di STEFANIA PIAZZOlibertà 3

La libertà non è un bene oggetto di scambio né di baratto. Semplicemente non ha prezzo, sarà anche per questo che gli uomini e le donne libere non hanno le tasche piene di soldi.

Scrivere su un giornale non vuol dire per forza essere liberi; navigare sul web non significa essere più liberi; votare non corrisponde all’essere liberi di scegliere. Festeggiare il 25 aprile non è la stessa cosa che lottare per la libertà, essere consapevoli del prezzo che richiede la libertà, ossia governarla, essere all’altezza di essere liberi. Qui sta lo snodo. La libertà non è per tutti. Il Nord cerca la sua libertà? Un tempo l’ha cercata, ora si accontenta di credere che qualcuno lotti per la libertà del Nord. Che è ben diverso dal battersi per la libertà.

Mai come in questi tempi l’andare nella foresta come il ribelle di Ernst Junger offre forse la via per la libertà meno scontata e più strategica, quella dell’uscire dalla massa delle pecore, e farsi lupi nel bosco, nella foresta appunto, per sottrarsi al pericolo della servitù. Sottrarsi allo strapotere. alle vie facili, alle illusioni urlate. Tornare al bosco, sfuggire alla dittatura democratica che è democrazia apparente.

“Quando la tirannide dei partiti o di stranieri conquistatori opprime la terra, a destarsi è l’antica, sostanziale, elementare libertà. Ed è una libertà che fa sua la lotta. La resistenza del ribelle è allora assoluta. Egli non conosce neutralità né perdono. Non si aspetta che il Nemico faccia valere degli argomenti, né, men che meno, che si comporti cavallerescamente. Sa anche che, per quel che lo riguarda, la condanna a morte non sarà cancellata. Il ribelle conosce una nuova solitudine, quale comporta una malvagità di dimensioni sataniche. Ci si aspetta dunque dal Singolo un grande coraggio. Ci si aspetta che lui da solo agisca in aiuto del diritto anche contro la potenza dello Stato. Si dubiterà che esistano tali uomini … ma essi emergeranno, e saranno appunto i ribelli”.

Questa è la Resistenza. Il ribelle  (Waldgänger, the Forest Goer) passa al bosco, si ritrae nella foresta, si dà alla macchia. Come i partigiani, per poi riaggregarsi nella ribellione e trascinare “le masse” che erano inconsapevoli.  “Tra il grigio delle pecore stanno i lupi, coloro che non hanno dimenticato che cos’è la libertà”.

Nei momenti bui, “quando tutte le istituzioni divengono equivoche o addirittura sospette, e persino nelle chiese si sente pregare ad alta voce non per i perseguitati bensì per i persecutori, la responsabilità morale passa nelle mani del singolo, o meglio del singolo che ancora non si è piegato”. E’ il ribelle. Il partigiano.

Ma Junger afferma che  “il vero problema è piuttosto che una grande maggioranza non vuole la libertà”. Questo è il punto cruciale: chi è disposto a lottare per la libertà? Non è forse vero che la maggioranza dei  cittadini, soprattutto al Nord. sono attanagliati dalla paura e così preferiscono demandare funzioni allo Stato o ai partiti sedicenti liberi in cambio di sicurezza? Accade tutti i giorni.

 

 

 

 

 

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5 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Beh, nei giorni precedenti col culmine della pazzia mi sono sentito proprio nel mezzo della Piazza Rossa.

    Poi dicono che non ci sono komunisti..?

    Ma almeno stessero zitti…

    Brutto belpaese…

  2. giorgio masocco says:

    Stefania, come sempre ficcante e puntuale. Il ‘Doge di Cantu” e Leone di San Marco. Pronto.

  3. luigi bandiera says:

    Cara Stefania,
    fai sempre dei belli articoli ma questo lo metterei al top.
    Averlo letto mi ha dato fiducia per il futuro e riempito di gioia, io ormai destinato a soccombere quindi per forza pessimista. Ma sto gia’ soccombendo..?
    Sono gia’ in tomba, quella che lo stato italia mi ha preparato da appena nato..??
    Beh, doveva fare l’olocausto dei veneti per dare spazio agli italiani, si o no..??
    E’ che col sistema democratico non si vede e non si sente quando te lo infilano e senza nemmeno un po’ di estro. Poi se ti muovi fai il loro gioco. Meglio quindi stare fermi e subire il trattamento “civile”, o se vogliamo, la timbratura come le vacche al pascolo. Cosi’ si passa da ..> a. La proprieta’, cioe’ noi, passa allo stato che poi provvedera’ a farci la festa e a festeggiare la nostra liberta’..!! I mone ci credono anche e vivono tantissimo beati e giulivi.
    Non voglio sciupare l’articolo col mio maldestro pensiero…
    Complimenti a te e non ci rimane che attendere un po’ per vedere che fine fara’ il primo attore che oggi ci governa, forse o intenderebbe governarci… ma per andare dove..? Appunto, nel bosco viennese..?
    At salüt

  4. Roberto Porcù says:

    Penso a Jonn Brown, quel vecchio idealista che iniziò una sua battaglia contro la schiavitù. Lo impiccarono, ma poi fu la guerra e la schiavitù fu abolita.
    Noi abbiamo un tale che parte dalla Sicilia e va a sparare ad un Carabiniere davanti a Montecitorio, che l’unica cosa che si può loro incolpare è di ubbidire tacendo troppo.
    Avesse aspettato un paio di settimane ed al funerale di Andreotti avrebbe potuto tirare nel mucchio con la certezza di fare sempre centro.
    Un altro, uno scalino più su, porta la sua rabbia in un Tribunale ed immagino quanta ne avesse accumulata. I giornali asserviti hanno detto di lui che viaggiava in Mercedes con l’autista, ma penso che fosse sua e l’autista lo pagasse lui, così mi sorge spontaneo il paragone con quelli che viaggiano con macchina lussuosa ed autista che dobbiamo pagare noi.
    Uno scalino alla volta, di rabbia in giro ce n’è tanta, volontà di riforme vere alcuna, penso proprio che i lupi salteranno fuori.

  5. renato says:

    Bene, Stefania. Plauso incondizionato.

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