Libera Chiesa in libero Stato. Ditelo ai musulmani

vaticano

di ROMANO BRACALINI –   D’ accordo le radici cristiane, ma senza dimenticare che il progresso civile è merito soprattutto delle nazioni che hanno saputo conciliare la religione con il libero pensiero, il dogma con la ragione. Libera Chiesa in libero Stato, secondo Cavour. Fu così che dopo il 1848, il Piemonte sabaudo, retrivo e bigotto, si liberò della tutela dei gesuiti e divenne uno Stato moderno. L’eredità dell’assolutismo religioso fu ben più pesante a Roma che non ha mai perduto il carattere di untuosa subalternità col potere vessatorio. Un portato della storia. Tutta l’Italia – in misura minore negli Stati più evoluti, dal Lombardo-Veneto alla Toscana granducale – reca le stigmate del fondamentalismo religioso che è sempre stato contrario alla libertà dell’uomo, nell’Islam e in
Occidente.

Il fondamentalismo islamico è una minaccia, di cui non si comprende ancora la portata perché sfugge alla comprensione del mondo civile evoluto. Per comprenderlo, l’Europa è obbligata a fare un gigantesco passo indietro nei secoli, alle guerre di religione, fino alle crociate quando la politica di influenza e i confini della cristianità li dettavano i Papi. Anche la Chiesa combatteva la sua “Jihad”. Quando l’Occidente se ne emendò, nacque lo Stato moderno e i due poteri, civile e religioso, si separarono trovando ragioni e spazi per convivere. Tutto ciò è mancato all’Islam che continua a  covare un astio secolare gettando sull’Occidente le colpe della sua arretratezza materiale e morale.

Fino a tutto il XVIII secolo l’Islam ignorava la scoperta dell’America e solo ai primi dell’Ottocento in Turchia si diede inizio alla stampa dei libri in caratteri moderni. Da Costantinopoli a Roma vigeva la medesima preoccupazione di tenere il popolo sotto una cappa di ignoranza. In Occidente l’evoluzione della scienza e della cultura è andata di pari passo col distacco dal dominio della Chiesa. L’Asia, l’Africa, il Mediooriente musulmano, dopo la parentesi coloniale che comportò almeno un’idea moderna di organizzazione statale e di benessere materiale, sono ritornate ai conflitti tribali e di religione e non se ne vede la fine. Le guerre di indipendenza
afro-asiatiche sono state un fallimento perché non hanno portato alla nascita di nazioni libere ma hanno segnato un ritorno alla schiavitù, all’antica miseria.

 

Il contatto con l’Occidente non ha insegnato niente se non l’espediente misero di vivere con gli avanzi della sua tavola.
È ancora l’Occidente liberale, anconchè nutrito di morale religiosa, a rappresentare un’ancora di salvezza e una speranza per milioni di individui. Scienziati russi, polacchi, cecoslovacchi, o indiani e cinesi hanno dato il meglio di sé quando si sono trasferiti negli Stati Uniti. È stato così per Fermi,Von Braun, ma anche per Dulbecco e Levi Montalcini. L’antiamericanismo di destra e di sinistra, ma anche di matrice cattolica, dovrebbe trovare argomenti più convicenti per disprezzare il modello di vita americano.
Anche in Europa c’è stato un periodo di decadenza, in coincidenza con la diffusione del Cristianesimo che giudicava l’educazione liberale, impostata sui canoni greci, inadatta per i cristiani. Giudicando a posteriori è più o meno quello che pensa l’Islam, ovvero la democrazia
è in contrasto con la Sharia e il Corano. L’Italia, più sottoposta di altri Paesi alla tutela della Chiesa cattolica, ha superato quel contrasto da poco più d’un secolo.

Nello Stato pontificio, fino al 1870, caduta del potere temporale, non c’erano, testimonia Domenico Farini, «né scuole di metodo, né popolari, né esercizi ginnici, né istruzione tecnica, né militare, gli asili di infanzia  proibiti».

Tutta la letteratura scolastica era ridotta a pochi libri di devozione. Tutto il campo dell’istruzione era di competenza della Sacra Congregazione agli Studi, costituita da cardinali e prelati. Proibito l’insegnamento privato e pubblico senza l’autorizzazione della Sacra Congregazione. I superiori religiosi presiedevano agli esami, imponevano i loro programmi, di rara ristrettezza mentale, metodi, libri rigorosamente selezionati. Ogni insegnante era nominato dal vescovo, gli ecclesiastici erano di norma referiti ai laici, i quali avevano ben poche speranze di prevalere, anche se titolari di curriculum professionali superiori.

Dominavano su tutti i gesuiti, che Pio VII aveva richiamato, restaurandone l’ordine, dopo la bufera napoleonica, e Leone XIII aveva colmato d’onori e di rendite. Non sfuggirà il parallelo, invero impressionante, con le madrasse e le scuole coraniche. Quale fosse la differenza tra i due insegnamenti egemonici e confessionali davvero non si saprebbe dire. Ai gesuiti, quali “ideologi della chiesa”, competeva l’obbligo e il privilegio di plasmare le giovani menti, indifferenti al fatto che i metodi coercitivi praticati in ogni forma fossero causa di grave risentimento e di un diffuso sentimento anticlericale.

Nei villaggi non c’erano scuole, nelle campagne generazioni di contadini e di pastori analfabeti e inselvatichiti non avevano nozione della vita civile. Nascevano e morivano nello stesso luogo come facevano i loro antenati da secoli. Non si stenta a credere che un simile sistema d’insulto non si formasse bravi cittadini ma sudditi incattiviti e ribelli, portati però, per ipocrisia e falsità, alla piaggeria e all’omaggio formale. L’assenza di ogni antidoto o nozione di modernità nell’Islam ha permesso lo sbocco in un fanatismo antistorico che si nutre di manicheismo assoluto e di cattiva istruzione che indica nell’Occidente il diavolo ed è invece la sua cattiva coscienza; il modello che lo umilia.

L’inganno è così completo. Si ha ben poco da sperare che valga il dialogo a scongiurare l’ultima guerra di religione che l’Europa è chiamata a combattere. Ma da sempre siamo convinti, come dimostra la storia dell’Europa, che un libro sia più convincente di un’arma letale che lascia sempre il tempo che trova.

 

(da Il Federalismo, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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1 Commento

  1. Ric says:

    Libera chiesa in libero stato ma , se lo stato è confessionale siamo di nuovo a rappresentare il problema con un altro nome ma dalla medesima matrice ;
    da oppio dei popoli alla tirannide di “leggi democratiche “ .
    È l’ignoranza trasversale , quindi la superstizione , quindi l’arretratezza che chiude menti e visioni che imbestialiscono invece di evolverle darwinianamente le razze umane ;
    ecco perchè il sapere è lotta di intelligenze spesso numericamente minoritarie in grado di stimolare sensibilitá alla comprensione .
    La legge di gravitá esiste intrinsecamente malgrado Newton che però ne disvela l’essenza logica .
    Attraverso empirismo , osservazione e riflessione che tramanda esperienze acquisite di generazioni un vivente impara ed apprende i criteri per evolvere ma , se il contesto è bigotto pauroso arretrato , primeggia istintualitá , magia e isoterismo .
    Il raccontato , la mitologia , formano i nostri valori ed i nostri sogni e le pulsioni che ne derivano , senza ragionevolezza prestano il fianco alle interpretazioni , cioè alle “SCIENZE NON ESATTE “ , alla “PERCEZIONE” motore fondamentale del “FASCINO” .
    Ecco perchè viviamo di modernismo e non di modernitá .
    Tutte le leve speculative dalla sociologia alla storia recante impossibilitá di oggettivazione in quanto raccontata da viventi , sono la prova provata dell’abbaglio fulminante e del conseguente disincanto .
    Giurisprudenzialitá , brocardi , moralismi , codici tipo Hammurabi , sono TENDENZIALITÁ di far quadratura di un cerchio sociale tendente a “divinizzare “ schemi e modelli di organismi perfettamente impotenti di risorse del sapere e ricchi di esigenze speculative tendenti all’aviditá e allo sfruttamento ( tipico tentativo di razionalizzare le spaventose pulsioni cannibalesche ed al male generalizzato ) .
    Tornando alla contemporaneità , le chiavi di lettura del rapporto pensiero /azione sono come un tempo invogliate a divenire di finzione per primeggiare a prescindere da preparazione e capacitá , perchè potere come fine è il mezzo “adatto” per fingere di essere .
    Abbiamo al contrario bisogno di costruttive soluzioni , dette mestieri , introspezione creativa di sapere scientifico .
    Esercizio, abitudine e costrutto , infondono sicurezza ed atteggiamento garbatamente contagioso per far bene , non per apparire .
    Perciò politica , religione , essendo un combinato disposto di DELETERIA SIMBIOSI MUTUALISTICA , anche se pleonasticamente ci si sforza di asserirne i benefici a fronte di una utile separazione di “ruoli” , essendo in locuzione per antonomasia DISCIPLINE DELL’APPARIRE consimili ed annesse a tutte le funzioni derivate , non essendo mestieri ma dimensioni intimistiche e metafisiche , più una civiltá evolve , più dovrebbero azzerarne le perniciose influenze.
    Concludendo , nè oriente né occidente sono modelli di garanzia alle libertá ed alle felicitá dell’uomo , piuttosto al contrario potenti persuasioni .
    Bene , se il livello democratico corrisponde al grado di civiltá allora bisogna dare DIMOSTRAZIONE di non essere alienati di stupiditá .

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