L’ex consigliere regionale Moretti (Lega) ai domiciliari per fatture false

di ALTRE FONTI

Stavolta non si tratta di champagne e ostriche, ma di molto di più, di molto peggio. Enio Moretti, politico leghista clarense di lungo corso, è da ieri mattina agli arresti domiciliari per vari reati, tra i quali l’associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, fatture false, distruzione di scritture contabili, indebite compensazioni e caporalato. Con lui, destinatari della stessa misura di custodia cautelare, anche il fratello Renato, oltre a Vincenzo e Rocco Natale, entrambi residenti in Calabria.

CHAMPAGNE e ostriche sono gli acquisti «pazzi» inseriti in un’inchiesta ancora aperta a carico di un certo numero di politici lombardi, tra i quali anche Moretti. Acquisti fatti attingendo illecitamente ai fondi messi a disposizione dei gruppi consiliari dalla Regione. Chi comprò cancelleria in abbondanza e chi beni di lusso. Moretti, appunto,… bollicine francesi. Ma, come accennato, queste – se provate – sarebbero comunque quisquilie rispetto all’accusa piovutagli addosso ieri e scritta nell’ordinanza notificata all’alba dalla Guardia di Finanza e firmata dal gip Cesare Bonamartini. Un’articolata attività criminosa finalizzata alla frode fiscale per diversi milioni di euro, ma – è l’aspetto più inquietante della vicenda – messa a punto in combutta con un paio di calabresi. Il che evoca, almeno a livello di immaginario collettivo – ma a quanto pare, nonostante il riserbo degli inquirenti, anche di elementi oggettivi di indagine – l’ombra della criminalità organizzata, che in Calabria si chiama ‘ndrangheta. In sostanza, Moretti è accusato di avere costituito dei falsi crediti d’imposta con l’obiettivo di realizzare compensazioni illecite. In pratica, lavoratori assunti con contratti messi in capo alle società fittizie, così da creare crediti di imposta da compensare con oneri contributivi. Un fenomeno diffuso e che appunto sarebbe presente anche nell’attività di Moretti, il quale oltre che il politico fa di mestiere l’imprenditore nel ramo delle costruzioni: è amministratore unico della Conar srl con sede a Chiari.  L’indagine denomita «Lupo», che coinvolge in totale 23 persone, sarebbe una filiazione di altre inchieste. Va a questo proposito ricordato che Enio Moretti era finito in qualità di imputato in un processo per truffa ai danni dello Stato e dell’Unione Europea. Una truffa nata in ambienti imprenditoriali bergamaschi, legata all’illecito utilizzo di fondi europei, per la quale, dopo due condanne nei primi due gradi di giudizio, la Cassazione ha rinviato gli atti nuovamente all’appello.

I FATTI relativi ai reati contestati dal sostituto procuratore Paolo Savio al 49enne clarense risalgono agli anni che vanno dal 2006 al 2010, un periodo in cui Moretti ricopriva incarichi politico-amministrativi di primo piano, come quello di consigliere regionale nelle file della Lega Nord. Ma era, ed è tutt’ora, al vertice del consiglio di amministrazione di Chiari Servizi, società «in house» che si occupa della raccolta rifiuti del Comune dell’ovest bresciano. Fino ad aprile era stato a capo dello staff del sindaco Mazzatorta. Ruoli che però non rientrerebbero nel raggio dell’indagine culminata ieri con gli arresti e  il sequestro complessivo di beni per 3 milioni di euro.

da: www.bresciaoggi.it

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3 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Anche lui : tiene famija”.

  2. Giuseppe says:

    Chiamate Rolfi, che certamente avrà qualcosa da scrivere su qualche velina in perfetto stile sovietico!
    La mafiosità partitica leghista non si distingue affatto da quella delle altre bande partitiche: semplicemente si tratta di gentaglia meno attrezzata e con collegamenti meno solidi, per cui si fa sistematicamente beccare. Ma di grandi ammiratori di ‘ndrine e cosche pur sempre si tratta…

  3. Dan says:

    E’ come lo spot di Avanti un altro con Bonolis: l’elettore crede di ballare con un politico onesto e si trova abbracciato ad un tipo con la coppola e la lupara…

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