L’EUROZONA TRABALLA, LA PROSSIMA “PREDA” E’ L’ITALIA

di GIANMARCO LUCCHI

L’Europa sta fibrillando a una velocita’ che sembra incontrollabile. I segnali sono evidenti: dopo la Spagna e’ scattata la caccia al quinto possibile ‘sommerso e salvato’, cioe’ l’Italia; lo spread dei titoli decennali spagnoli e’ risalito piu’ vicino alla fatidica quota 7% spinto dal timore non tanto  per le banche (timore solo accantonato in attesa di capire modalita’ e tempi del salvataggio) quanto per la convinzione che la Spagna non reggera’ la dura terapia di bilancio sprofondata com’e’ nella recessione; l’ovvia preparazione tecnica per l’eventualita’ dell’uscita della Grecia dall’unione monetaria, produce tensione politica e sui mercati mentre, logicamente, dovrebbe avvenire l’opposto. Cosi’ passa in secondo piano il negoziato in corso tra i governi per spezzare il circolo vizioso crisi del debito sovrano-crisi bancaria attraverso l’idea di una ‘unione bancaria’.

Intanto fanno male e sollevano reazioni indignate le parole pronunciate dalla ministra austriaca delle finanze sull’Italia, che secondo Maria Fekter rischia di seguire la Spagna e di dover chiedere aiuto, parole rincorse da smentite e rassicurazioni da parte di Eurogruppo e Commissione europea sul fatto che il governo Monti sta agendo come deve per evitare appunto un tale scenario. Neppure il giudizio di Fitch secondo cui non ci sono le condizioni per una ipotesi del genere riesce però a calmare la situazione. Che i governi dell’Eurozona e i governi di paesi che non ne fanno parte e non fanno neppure parte dell’Unione europea discutano e definiscano che cosa dovrebbero fare nel caso in cui la Grecia uscisse dall’unione monetaria e’ ampiamente giustificato, anche se cio’ non significa che sia un evento sperato, ma la situazione e’ talmente sfilacciata e in presenza di cosi’ tanti attori in gioco in teatri diversi (governi, banche centrali, mercati) che ogni mossa viene interpretata come conferma che l’Europa sta davvero tracollando. Ecco perche’ la direttrice del Fondo monetario Christine Lagarde ha fatto appello ai governi perche’ prendano misure decisive strategiche nei prossimi tre mesi e chiariscano rapidamente la pista che seguiranno.

E mentre Angela Merkel rilancia l’unione politica quale condizioni per procedere verso gli Eurobond e mutualizzare una parte del debito, il presidente francese Hollande replica che se non si risolve subito la crisi attuale non ci sara’ alcun processo ulteriore di integrazione europea. Alludendo al fatto che l’Eurozona saltera’. 

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12 Comments

  1. alekos80 says:

    Nordici…a voi la Fornero,

    …a noi la crescita.

    …Quand’è che ve ne andate per fatti vostri?

    alekos

  2. alekos80 says:

    Istat, dati export: sorpasso del Sud

    Oggi l’Istat fornisce i dati relativi al volume di prodotti esportati dal nostro Paese, dai quali emerge un inaspettato sorpasso delle imprese del sud rispetto a quelle del nord, da sempre al vertice della classifica delle migliori performance nel settore dell’export. Ad ogni modo per le imprese italiane che hanno deciso di affrontare i mercati esteri, bilanci tutti in positivo.

    Nel primo trimestre 2012 si rileva una crescita congiunturale delle esportazioni significativa per le regioni meridionali ed insulari (+6,1%) , questa, di contro, risulta più contenuta per quelle nord-occidentali (+0,8%), mentre sono in caduta le esportazioni delle regioni nord-orientali(-3,0%) e del Centro (-1,8%).

    Le regioni insulari (+20,4%) e quelle del Centro (+9,1%) presentano una crescita superiore a quella media nazionale (pari al 5,5%), mentre l’aumento tendenziale è’ particolarmente contenuto per l’Italia meridionale (+1,4%).

    Ancora una volta il processo di internazionalizzazione intrapreso da molte aziende, e non solo da quelle di grandi dimensioni, si conferma una delle vie virtuose che possono fare uscire l’Italia dalla crisi.

    Sarebbe auspicabile, date le performance sempre positive delle nostre imprese, un maggior sostegno e maggiori incentivi da parte delle istituzioni centrali che sembrano poco impegnate ad investire in questo fronte.

    Gaia Gerbino
    Fonte:Corriereinformazione.it

  3. alekos80 says:

    Le regioni del nord regine dell’export europeo ma è il sud Italia a crescere più velocemente
    Uno studio di Intesa Sanpaolo e di Smr-Studi e ricerche meridionali sfata alcuni luoghi comuni sulla scarsa proiezione internazionale delle aree meridionali del paese. Sicilia, Lazio e Campania, negli ultimi cinque anni, sono quelle che hanno guadagnato più posizioni
    di LUCA PAGNI
    Le regioni del nord regine dell’export europeo ma è il sud Italia a crescere più velocemente
    MILANO – La si potrebbe intendere come la rivincita economica delle regioni del centro-sud su quelle del “ricco” settentrione. Non ancora dal punto di vista dei numeri: in termini assoluti sono ancora dalla parte delle imprese del nord. Stiamo invece parlando di dinamismo e di tendenza alla crescita in campo internazionale: a sorpresa, si scopre che sono le regioni del dell’Italia centrale e meridionale quelle che – negli ultimi cinque anni – hanno mostrato un maggiore vivacità. Mentre le regioni settentrionali, pur rimanendo ai vertici delle posizioni in campo europeo, sono rimaste statische sulle loro posizioni.

    E’ uno degli spunti più interessanti del documento frutto del lavoro congiunto dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo e da Srm -Studi e ricerche per il mezzogiorno che ha come tema “L’apertura internazionale delle regioni italiane”. In cui si trova conferma della vocazione delle regioni del nord all’ettività di esportazione. Nella classifica delle aree dell’Europa occidentale per la propensione all’expor, le regioni settentrionali rimangono ai vertici: se primi sono i tedeschi del Baden-Wuttemberg, subito dopo viene il Friuli-Venezia Giulia. E se al terzo posto troviamo la Baviera, subito dopo abbiamo Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia.

    Ancora meglio se consideriamo la classifica per la presenza sui nuovi mercati sul totale delle esportazioni. In questo caso, in testa c’è il Friuli, che si lascia alle spalle la Baviera e poi Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Ma queste, tutto sommato, sono solo conferme di quanto accaduto nei primi sette mesi dell’anno, che hanno visto l’export dell’Italia aumentato del 14% contro il +13,8% della Germania e il +7,6% della Francia. Non a caso, nei primi sei mesi del 2001, ben undici regioni italiane (nelle esportazioni manifatturiere) hanno fatto meglio della Germania, salendo oltre il 13,8%.

    Ma oltre alle conferme ci sono le sorprese. Lo studio ha individuato un indice di internazionalizzazione delle regioni italiane, in base al quale dal 2006 al 2010 a essere cresciute di più non sono le regioni del Nord, ma Sicilia, Lazio, Campania e Calabria. “E’ vero che partivano da livelli più bassi – ha spiegato Gregorio De Felice, capo ufficio studi di Intesa – ma il passo avanti è significativo”.

    In altri termini, il nord si conferma per il maggior peso, ma è il sud a prendersi tutti i primi posti per maggior dinamismo. Il centro Italia è la macro-area che presenta la maggior crescita sullo scenario internazionale (+15,9%), la Sicilia dimostra la miglior prestazione nell’indicatore economico di “apertura internazionale” negli ultimi cinque anni e la Campania la migliore dinamica dell’indicatore di apertura commerciale, calcolato come rapporto tra interscambio commerciale e Pil (+13,8%), in un contesto economico non certo positivo”.

    Fonte: La Repubblica

  4. alekos80 says:

    Svimez: al sud si pagano piu’ tasse che al nord
    (AGI) – Roma, 12 giu. – I cittadini del Sud “continuano a pagare piu’ tasse sia di quelli del Nord che di quelli del Centro, non in cifra fissa ma in termini di peso sul pil”. E’ quanto emerge dal rapporto Svimez2011 sulla finanza dei comuni.
    Le entrate correnti, spiega l’indagine, negli ultimi venti anni nei comuni del centro-nord sono passate da 1.075 euro pro capite del 1991a 987 del 2010 con una riduzione dell’8,2%. al sud nello stesso periodo le entrate correnti sono invece salite da 774 euro del 91 a 790 euro del 2010. Le entrate tributarie sono schizzate in venti anni del 151% al sud e dell’82% al centro-nord: cio’ spiega l’aumento delle entrate correnti nel Mezzogiorno. In termini pro capite negli ultimi 20 anni le entrate tributarie sono raddoppiate nei comuni del centro-nord passando da 224 euro nel 1991 a 408 nel 2010 ma nel sud sono addirittura triplicate: i 121 euro del 91 sono lievitati fino a 303 euro del 2010. La quasi totalita’ delle entrate tributarie circa l’81% nel 2010 nella media nazionale deriva da addizionale Irpef, Ici, Tarsu. In particolare queste imposte hanno pesato al centro-nord nel 2010 per l’80%, al sud per l’86%.
    (AGI) .

  5. alekos80 says:

    TASSE, SVIMEZ: IL SUD PAGA LO 0,38% DI PIL IN PIU’ DEL CENTRO-NORD

    Triplicate in venti anni le entrate tributarie al Sud: da 119 a 298 euro La SVIMEZ: più poteri alle Regioni in materia tributarie e interventi perequativi a sostegno del Sud come prevede la Costituzione

    Protagonisti di uno sforzo fiscale senza precedenti e penalizzati dall’abolizione dell’ICI, che non ha comportato né sembra comportare nell’attuale formulazione dell’IMU, meccanismi perequativi a sostegno delle aree deboli, come prevede inve- ce la Costituzione.

    È questa la fotografia impietosa dello stato dei Comuni meridionali che emerge dal primo Rapporto annuale SVIMEZ sulla finanza dei Comuni scaricabile dal sito http://www.svimez.it. Condotto sulla base di dati del Ministero dell’Economia e del Ministero dell’Interno, il volume, curato da Federico Pica e Salvatore Villani ed edito dalla SVIMEZ, prende in esame la finanza dei comuni delle Regioni a statuto ordinario degli ultimi vent’anni, dal 1991 al 2010.

    Entrate correnti – Negli ultimi venti anni nei Comuni del Centro-Nord si è passati dai 1.063 euro pro capite del 1991 ai 976 del 2010, con una riduzione dell’8,2%, mentre nel Mezzogiorno nello stesso periodo le entrate correnti sono salite dai 765 euro del 1991 ai 780 euro nel 2010.

    Trasferimenti – Negli ultimi venti anni i trasferimenti dallo Stato sono diminuiti considerevolmente sia al Centro-Nord che al Sud. I 555 euro pro capite trasferiti al Cen- tro-Nord nel 1991 sono crollati a 292 euro nel 2010. Situazione leggermente migliore nel Mezzogiorno: qui i 555 euro del 1991 sono diventati nel 2010 331 euro a testa, circa 74 in più. L’erogazione dei trasferimenti ha comunque privilegiato i Comuni del Centro Italia rispetto al Sud, con 611 euro nel 1991 e 365 nel 2010, contro i 331 del Mezzo- giorno.

    continua su : http://web.mclink.it/MN8456/comunicati/2012/2012_03_30_comunicato_finanza.pdf

    .

  6. giuanin liscùn says:

    L’itaglia è fallita perché la Padania non riesce più la magna-grecia

  7. Anthony Ceresa says:

    LA LUNGA STORIA DI UN PAESE RIDOTTO IN DISGRAZIA.
    Quante parole, quante illusioni, per dimostrare le mancate capacità nei cambiamenti necessari al Paese, spostando individui con la medesima grave Patologia “Affectus Ladrunculites di gruppo”, da un pozzo senza fondo ad un altro simile, mantenendo invariato il buco a formare nell’insieme un perfetto colabrodo, gestito da malati cronici di un male molto diffuso nella Politica Italiana, che si risolve alla svelta con qualche anno di isolamento in celle a pane e acqua.
    Inizialmente, sembrava che il Colpo di Stato fosse organizzato da dove volano le vecchie aquile per il risanamento del Paese, le quali apparentemente avevano individuato il problema Italicus, e per redimere dal grave sistema di corruzione che attanaglia la Nazione, l’unica strada percorribile facendo ricorso a Professori specializzati (in che cosa?), i quali avrebbero prescritto la giusta cura, liberando Ministeri, Parlamento, Senato, Regioni, Province, Comuni, Partiti, Banche, Sindacati, Ospedali, Enti Pubblici, per poter agire liberamente senza intralci a trasformare questa super giungla in uno Stato Civile.
    Più passa il tempo e più ci rendiamo conto che fu tutto un sogno, delegare ai Professori Banchieri la salvezza del Paese, mantenendo i dannati sfascia carrozze o meglio sfascia Stato al loro posto.
    Aveva ragione Napoleone Bonaparte che già agli inizi del 1800, aveva previsto che per mettere a posto il mondo bisognava iniziare dall’Europa e in modo particolare da Roma, sia Politica come pure Spirituale, l’incarnazione del male.
    Dalle esperienze di questi ultimi venti anni con il PDL al Potere, abbiamo assistito alla progressiva morte del Paese senza muovere un dito, a loro dire andava tutto bene per loro, la crisi non ci toccava, sfruttando Economicamente la Nazione con tutte le componenti Politiche, soggiogata dallo Stato di Polizia, per impedire di reagire a tanta incoscienza.
    Le ribellioni popolari sfoggiate con i vari G8, G20, da persone lungimiranti le quali prevedevano il colpo mancino inferto dalle Banche e dai vili servitori pubblici.
    Nella storia del mondo, i Professori non hanno mai risolto alcunché, la specializzazione in una materia a discapito delle altre. La Scienza e la Tecnologia promossa da studiosi individuali e poi sviluppata da centri di potere con disponibilità finanziarie a creare i monopoli pubblici e privati, esattamente come rispecchia il nostro Paese attualmente.
    Lo Stivale, considerato l’angolo mondiale dei Professori è crollato tutto, non soltanto le case, i capannoni, le chiese, le Industrie, l’Occupazione, le Scuole, gli Ospedali, il Progresso, l’Occupazione, benché il segnale del crollo Economico, Industriale, Biologico, Politico, fosse nell’aria da molti anni, chiudendo i nostri cuori e isolando le nostre azioni correttive dietro alle convinzioni “fin tanto che tocca agli altri non ci preoccupa più di tanto”.
    Ebbene, è arrivato il momento che ha toccato tutti indistintamente tranne i Partiti Politici e nonostante la gravità che continua a soffocare il Paese, veniamo continuamente raggirati da false realtà con bugie e convinzioni che riversano le colpe della nostra attuale situazione e delle nostre scelte Politiche su altri Paesi, i quali non accettano il nostro comportamento fondato sulla devastante corruzione Italiana.
    Non tutti sanno che oltre ai 2 mila miliardi di debito Pubblico, oltre ai debiti delle Regioni, Province, Comuni, il nostro Paese detiene una quantità di investimenti in azioni e derivati esteri senza valore, cifre da capogiro da ricuperare attraverso imposizioni fiscali che i cittadini Italiani dovranno pagare o suicidarsi.
    Per camuffare gli illeciti e le bugie, ci hanno creato persino le Organizzazioni di Pace insieme ai mercenari della penna e della parola, per deviare il pensiero contorto fondato sul male, che ci viene imposto e presentato dall’alto della Piramide Politica con assurde operazioni di individui senza anima, i quali pensano soltanto al loro interesse personale.
    All’interno di quelle mura della vergogna rappresentate dall’intero corpo Politico Nazionale, che speculano senza ripensamenti ne rimorsi, su milioni di fratelli e sorelle in condizioni di sofferenza prolungata.
    Il crollo del Paese non si riferisce soltanto al terremoto e al crollo del mercato, ma a un crollo maggiore e più importante che demolisce gli animi, le speranze, i programmi delle famiglie, al presente ma soprattutto nel futuro.
    La realtà è talmente ingarbugliata al punto che se i nostri Politici dovessero rendersi conto quest’oggi di come hanno ridotto il Paese, ci vorranno non meno di trenta anni per la normalizzazione della ripresa. Persino la più grande Fabbrica di Automobili, la FIAT che rappresentava il lavoro Italiano nel mondo, è volata verso orizzonti migliori.
    E pensare che tutto proviene dal sistema di libertà Istituzionalizzata che permette ai grandi ladri di trovare sempre le scappatoie per trionfare nei loro sporchi affari, soffocando i più deboli.
    Veniamo spesso accusati di reticenze nel denunciare gli illeciti e i crimini. Si scrive al Presidente della Repubblica, si scrive al Governo, ai Partiti, si scrive alla Chiesa, per informarli di situazioni al limite della sopportazione e nessuno risponde. Il sistema ha trovato nel silenzio la continuazione dei sporchi affari che reprimono la Giustizia e a lungo andare sommano una tale situazione di malcontento generale che sfoggia in rivendicazioni, le quali con l’aiuto di Organizzazioni in Paesi esteri, si riesce a colpire al cuore lo Stato rappresentato da una perfetta associazione a delinquere.
    Nel Paese, le Organizzazioni del malaffare Istituzionale, hanno imparato a rubare in modo da rimanere sotto ai costi per un ricorso legale, con l’incognita di capitare sotto al giudizio di un Magistrato corrotto, oltre ai costi per la difesa che nell’insieme tendono a scoraggiare i ricorsi e le azioni legali per il trionfo della giustizia, lasciando piena libertà agli autori del male.
    Il risultato si trova dinnanzi ai nostri occhi, con tante parole e scritti senza seguito, mentre dai Media di informazione riceviamo un continuo bombardamento di bugie predisposte a creare confusione per depistare la realtà.
    Lo Stato calpesta la Costituzione, il Governo calpesta i diritti umani, le Regioni calpestano la Giustizia, le Religioni ci invitano a pregare per non reagire al male, le Organizzazioni dei servizi essenziali alla vita derubano gli utenti, vengono multati dai Garanti i quali imboscano i soldi, invece di restituirli ai derubati. La macchina della corruzione funziona in questo modo da diversi anni, per i tonti si chiama il bel Paese, la Capitale del Mondo Cristiano.
    Il Presidente Napolitano e il Presidente Monti hanno dimostrato di non conoscere la realtà del Paese e sono risentiti per gli attacchi provenienti dall’estero sul destino dell’Euro e dell’Italia, ma non sono per nulla preoccupati della libertà speculativa che inginocchia i cittadini da parte delle Istituzioni dello Stato.
    Questa situazione nella quale si trova il nostro Paese, poteva essere risparmiata se nel Paese ci fosse stato più rispetto e comprensione verso i diritti umani dei Cittadini.
    La pirateria Istituzionalizzata ha superato ogni possibilità di risolvere i problemi interni, obbligando i cittadini offesi a ricorrere alla Commissione Europea e al Mondo per frenare le ingiustizie dello Stato Italiano divenuto un Paese di Ladri Istituzionalizzati.
    Anthony Ceresa.

  8. Antonino Trunfio says:

    scusi Lucchi, da quando in qua le navi traballano ?
    di solito le navi affondano. Firmato : TITANIC ITAGLIA
    37 secondi per aver conferma di quanto sia vero !!
    http://www.youtube.com/watch?v=KMJPlrbsGUg

  9. Daniele Roscia says:

    Molti indipendentisti, quasi tutti mi sembra, appartengono all’area dei muoia Sansone con tutti i filistei, tra i filistei ci saremmo anche noi lombardi e veneti. Se salta l’euro, come modello di integrazione monetaria, salta anche lo Stato italiano. Questa semplice equazione potrebbe significare l’abbattimento dello Stato italiano e a questo punto la possibilità di costruire nuove realtà statuali: Lombardia, Veneto ed altri. Questa ipotesi, plausibile, non penso sia la piu’ probabile. La cultura indipendentista non e’ ancora sufficientemente diffusa ed in grado di sostenere questa svolta, da me auspicata, in modo prevalente rispetto ad altre soluzioni che ci allontanerebbero dalla mission settentrionale. Molti analisti e commentatori, favorevoli alla fuoriuscita dall’euro, non si rendono conto che l’eventuale deflagrazione dell’euro ed il conseguente fallimento dell’Italia, comporterebbe una gravissima crisi economica e sociale le cui conseguenze sarebbero: riduzione del potere d’acquisto del 50%, disoccupazione dilagante, scontri sociali pesantissimi. E’ questo lo scenario auspicato?, sperando che dal caos si possa abbattere piu’ facilmente lo Stato italiano? Non penso sia sostenibile e soprattutto utile, per noi che abbiamo fatto una scelta radicale, non conviene partire da un contesto di distruzione del tessuto economico e sociale che comunque, nella parte complessiva, ha resistito a tutte le nefandezze del sistema italiano. Non vorrei che dalla catastrofe ereditassimo un modello statuale ancora piu’ autoritario con buona pace delle pie illusioni di coloro cha dal caos pensano di trarre dei benefici.

    • liugi says:

      Io credo che il crollo dell’Eurozona (probabilmente dovuto proprio alla detonazione finanziaria dello stato italiano insolvente) sia ormai inevitabile e relativamente vicino. Per questo bisognerebbe lavorare in questa prospettiva e fare in modo che, dopo la catastrofe, almeno potremo consolarci di avere spazzato via lo Stato italiano. Eliminato il pessimo ordinamento giuridico italiano avremo per lo meno qualche speranza di costruire degli Stati dove la democrazia diretta è una realtà.
      Se non puntiamo a quello il rischio è che dovremo tenerci uno Stato italiano con la medesima struttura politica, ma ancora più corrotto e parassitario dell’attuale, per di più in condizioni economiche da Terzo Mondo. La gente deve saperlo senza farsi ammaliare dalla pia illusione che cambiare le facce al Governo sia la panacea di tutti i mali.

  10. Diego Tagliabue says:

    Se le regioni più produttive non avessero il fardello magnogreco, avrebbero i conti in ordine e potrebbero benissimo riformare il sistema scolastico universitario e investire in innovazioni veramente utili (non la TAV), per portare le aziende a un livello concorrenziale con quelle dei Paesi vicini.

    Invece, dalla “Transfernation” Italia l’assistenzialismo è arrivato alla “Transferunion” Europa.
    Per la Lombardia questo significa danno e beffa: danno perché si sobbarca (insieme al Veneto) i debiti delle cicale croniche, beffa perché fa (purtroppo ancora) parte di un Paese-cicala, chiamato FallItaGlia.

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